Sherry.

Il profilo bluastro della finestra resa cieca – non entra mai luce, non da lì, solo il riflesso di una sorgente che non è mai nel suo campo visivo.
Il profilo bluastro della finestra resa cieca – barcolla, si segmenta, passi nella stanza, il dottore, di nuovo, il peso sul letto, di nuovo, di nuovo Damien sa cosa sta per accadere.
Sa cosa gli accadrà da qui alla fine dei suoi giorni.
Una mano sulla fronte, una sul mento. Le mani che non sono mani perché fredde come metallo. Il tubo che risale per la narice, gli buca il cervello, l’occhio che viene punto, un mal di testa sordo che ha smesso di pulsare e divora il tempo.
«Vi prego…»
Il dottore tace e la sostanza sale. L’eco della supplica riverbera acuta come – ora Damien lo sa – è la sua voce. Questo è ciò che si sente quando parla: un tremito sgraziato e inutile, che solo una tomba renderà degno.
Il tubo viene meno schioccando sul labbro, ma il cervello è vuoto – una bolla d’aria che preme sulla fronte.
«Sto male, non lo capite! Devo bere, non lo sapete, che devo bere, sto male se non-»

«Hai bevuto tutto.»
La voce è del padre.
«Mi hai bevuto tutto.»
Sheridan, Sherry – quante volte Damien ha affossato il suo battesimo con quel ridicolo nomignolo?
«Sono pelle e vuoto.»
La mano sulla fronte è secca come carta. E si sgretola. Sherry lo abbraccia e si disfa in foglie di alluminio.
«Non c’è più niente da bere.»
«Padre, io non lo so! Non so cosa è successo! Padre, dovete dirmelo! Padre! Voi dovete-»

«… Vi prego.»
Il mondo sbalza di una tonalità – un blu profondo, denso, che riempie i condotti lacrimali.
«Vi prego, sig-»
La voce di Lawrence.
Una cabina.
La voce di Lawrence nella cabina del treno.
«Siete sveglio?»
Sete.
«Sete.»
«Tenete.»
Liquido denso e fruttato, giù per la gola. E poi di nuovo su. Damien serra le labbra e lo ingoia di nuovo, acido e colloso.
«Lawr… Devo bere.»
«Tenete.»
«Devo bere
«Mi spiace, signorino…»
… Non potete.
«Lawr… È che… Sto male.»
«Lo so.»
«No, sto male, capisci? Non ce la faccio. Così non posso stare meglio. Ho bisogno di poco – capisci, il mio corpo, capisci? Ha bisogno di-»
«Mi spiace.»
«Lawr…»
«Vi leggo qualcosa.»

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