Lavori in corso.

Onora il padre e la madre.
Possibile titolo per il racconto. Se non fosse stato appena usato come titolo italiano di un film (del 2007) sarebbe meglio. La forma originale, onora tuo padre e tua madre, non ha lo stesso fascino. Il titolo alternativo è in tedesco, quindi bocciato a priori.
Per ciò che concerne il Requiem del coccodrillo saprò quando sarò già a Kiel che destino avrà; ossia, esattamente in quale pubblicazione uscirà; intanto me lo hanno pagato; ma mi crederete se vi dico che esulterò più alla stampa, vero?

Per ciò che concerne Onora il Padre e la Madre, titolo a parte, procede. Dire "procede bene" non posso, per scaramanzia, ma stanotte ho scritto e non sono del tutto insoddisfatta. Il problema è rimanere nei 60000 caratteri; sono a 25000 e mi sento dannatamente in mancanza di spazio vitale.

«Ti dispiace se visito le stanze che mancano da solo? Devo farmi un’idea – e con i tuoi commenti, avvocato, sapresti indorare anche la peggior stamberga.»
«E non è quello per cui mi paghi?»
«Non per farlo con me.»

La narrazione sta pesantemente cadendo a favore di Kjeld. Il fatto che io non possa dilungarmi la rende in parte una scelta obbligata: o l’uno o l’altro. La psicopatia di Sedlacek verrà esposta cinicamente, ossia con pochi giri di parole – un peccato servito freddo. Meglio così, giacché sto impazzendo per servire caldo quello di Van Beumer, che è il meno difficile dei due.
E così Sedlacek ne uscirà ancora una volta con il volto coperto, da bravo anti-eroe da serie a puntate, lasciando Kjeld sul tavolo operatorio a essere aperto – d’altro canto Kjeld non è un mio personaggio, quindi non subisce il mio pudore morale. In verità questo Kjeld è un personaggio di nessuno, perché si sta discostando dalla personalità allora creata da VB, acquisendo propri Leitmotiven e una diversa logica con cui leggere il mondo. Licenze poetiche. Kjeld deve asservirsi alla concezione del mondo del narratore onnisciente, anche se il racconto è in terza persona immedesimata.
Sta essendo (brrr, questa forma è terribile, sì) un parto faticoso – ma non più faticoso della burocrazia da svolgere per Kiel, con i suoi termini e i suoi appuntamenti e i suoi preparativi.
Da parte tedesca sono gentili e premurosi al punto da risultare teneri. Nelle indicazioni datemi in correlazione al corso che devo fare lì a settembre è scritto tutto. Tutto. Manca il numero di telefono delle prostitute a basso prezzo locali – mentre i locali e le discoteche sono indicati, e un dottore di riferimento, un ostello consigliato, come raggiungere il luogo, link ai percorsi dei bus (notturni inclusi), agli orari di quello che collega l’aeroporto di Amburgo a Kiel. Poi ci sono: infiniti gruppi sorridenti per un pietistico “welcome” agli studenti stranieri, che promettono feste e di fare tutti insieme i biscotti a Natale (…), il servizio gratuito e anonimo di assistenza psicologica (…) e altre cose simili (…).
Attendo un’e-mail che dovrebbe essermi spedita in questi giorni per capire se devo prenotare un ostello per un paio di notti oppure no, ma per il resto non sono fortunata, di più: risiedo nella stessa via in cui ci sono la sede del corso di tedesco, l’International Center e, insomma, la maggior parte dell’università. Il fatto che si chiami “International Center” e non “International Centre” ovviamente è adorabile. Potrò andare a lezione in pigiama senza prendere freddo. (No, non lo farò: non uso pigiami.)
Nelle giornate d’orientamento per studenti stranieri una giornata è presentata con la domanda: “Cos’è la cultura?”
La risposta è: “Amo i tedeschi.”
Evito di ripeterlo troppo, in questi giorni, perché c’è una valanga di cose che non mi aspetto e che mi aspetterà a Kiel. Gli imprevisti non prevedibili, ad esempio – che possono essere positivi o negativi a seconda dell’approccio, suppongo.
Mr Caso mi vuole bene e in queste settimane mi sta pure mandando fondi. A Kiel non pagherò i mezzi di trasporto (perché sono studentessa) e probabilmente una serie di altre cose – il cibo lì sembra costare decisamente meno, prezzo ulteriormente abbassato nel campus, cosa che Sebastian ha tenuto a ribadirmi. La birra non costa un cazzo e mi chiedo se arriverò a chiedermi, a livello di puro guadagno in soldi e opportunità in quanto studentessa, se valga la pena tornare in Italia.
Credo si possa dire che è un bel periodo – certo, escludendo lo stress da burocrazia da compilare e spedire, e gli immani punti di domanda che ricoprono il viaggio.
E il fatto che non sto ripassando tedesco, ovviamente.

Ho finito di leggere Le navi degli schiavi, che ho mandato giù come un pasto cucinato per fame e non per sfizio; strana sensazione; continuo a non sapere se mi sia piaciuto, ma forse è la domanda a essere sbagliata.
(Sì, in questo periodo decostruisco le domande e non le risposte.)
In una notte ho letto Il bosco delle volpi impiccate di Arto Paasilinna. Sì, è un nome ridicolo – d’altro canto è finlandese, lingua ridicola (e complicatissima). Ed è proprio perché è finlandese che VB me l’aveva regalato – perché per me i finlandesi sono quei finnici che gli svedesi hanno sottomesso, mentre VB li adora e si era anche messa a studiare finlandese (VB e le cose inutili). Ma il signor Arto Paaaaaaaaaaasilinnnnnnnnnnaaaa mi è piaciuto molto, me ne è piaciuta l’ironia – se non avesse dei limiti disneyani sarebbe meglio, ma d’altro canto vive vicino a Babbo Natale.
Ora sto leggendo un libro prestatomi da Stefano, che se non erro s’intitola Lord of Darkness (il titolo è così becero che lo rimuovo ogni volta), libro storico che parla di un inglese nel XVI secolo che viene rapito da portoghesi e si gira qualche continente in trame avventurose. Ho letto poche pagine, ma amo il libro per le coincidenze che rivela, in quanto richiede le esatte conoscenze che sto acquisendo in queste settimane, terminologia inclusa. L’inglese a thee, thou, thy, methink, peradventure, for al posto di because e deliverance al posto di salvation non è esattamente l’inglese per cui smanio, ma mi rilassa, più o meno come mi rilassava quello tecnico per l’esame di economia. Il romanzo sembra sbattersi per intrecciarsi con la storia dei tempi, cosa che mi risulta rassicurante. Insomma, mi ispira – titolo a parte.

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6 comments

    1. [Quando farai i biscottini di natale tutti insieme mandamene una scatola.]
      Non credo parteciperò, per quanto immorale possa essere da parte mia.

      [(E ho capito bene che pubblichi? C’è giustizia al mondo?)]
      Hai capito bene 🙂 Non so se c’entri la giustizia, ma intanto ti ringrazio.

      1. Sorvolerò sulla tua nefandezza morale nel non fare dolci biscottini con le tue delicate mani da camionista esperto dei più oscuri antri del corpo umano (???) ma se non posso avere i biscotti allora voglio una copia del libro autografata *O* (hai la tua prima fangirl ufficiale, forse la seconda dopo te stessa)

        1. Nuh, dai, per quanto concerne gli oscuri antri so essere anche un silfide.

          Per il libro con piacere – se esce quando sono in Italia. Dubito uscirà così celermente da essere pubblicato mentre sono a Kiel, ma dopotutto esiste Murphy.

          (Fangirl o fungirl? 😛 )

  1. [Per ciò che concerne il Requiem del coccodrillo saprò quando sarò già a Kiel che destino avrà; ossia, esattamente in quale pubblicazione uscirà; intanto me lo hanno pagato; ma mi crederete se vi dico che esulterò più alla stampa, vero?]

    Ti credo. Ma è un libro intero o un racconto in un testo-raccolta?

    [Poi ci sono: infiniti gruppi sorridenti per un pietistico “welcome” agli studenti stranieri, che promettono feste e di fare tutti insieme i biscotti a Natale (…), il servizio gratuito e anonimo di assistenza psicologica (…) e altre cose simili (…).]

    Wah, anche negli States! Mai partecipato a nulla, non mi vado ad auto-eliminare ogni possibilità di integrazione con i locali. Il “social ice-cream” no? E la pattinata sul ghiaccio tutti insieme? E le visite organizzate? A Columbus ce la mettevano tutta per farti sentire ‘internazionalmente’ diverso. =__=
    Ad ogni modo, curioso questo ponte di pietismo USA-Germania.

    [Il fatto che si chiami “International Center” e non “International Centre” ovviamente è adorabile.]

    Ooh, hanno usato lo spelling americano invece di quello britannico. Two thumbs up per i tedeschi!

    [mi chiedo se arriverò a chiedermi, a livello di puro guadagno in soldi e opportunità in quanto studentessa, se valga la pena tornare in Italia.]

    No. Non vale la pena.

    [VB li adora e si era anche messa a studiare finlandese (VB e le cose inutili)]

    Catifa. Io sto (ri)studiando norvegese! Det er veldig gøy >_<

    1. [Ti credo. Ma è un libro intero o un racconto in un testo-raccolta?]
      La seconda: è un racconto lungo.

      [Ad ogni modo, curioso questo ponte di pietismo USA-Germania.]
      Il collegio pietista ha insegnato molto all’Occidente in quanto a formazione.

      [No. Non vale la pena.]
      E lasciami il dubbio. 😀

      [Catifa. Io sto (ri)studiando norvegese! Det er veldig gøy >_

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