Cazza la randa!

Ho passato la serata guadagnandomi 150 euro – sì, suona male, ma ho semplicemente aggiornato un sito con metodo stakanovista per calcolare un costo opportunità alto.
Posacenere svuotato, caffè bevuto, canzoni sconnesse nelle orecchie.
Il metodo stakanovista ha lasciato brecce aperte all’amore per il multitasking, e mentre lavoravo mi facevo distrarre da Facebook.
Il fine settimana via è stato molto produttivo, e gli scatti lo dicono: sono tanti, divertenti, stupidi.
Si è creato un linguaggio tra i partecipanti, che viene rimbalzato dall’uno all’altro; si sono formati attimi da finire in ricordi intrecciati l’uno con l’altro; le persone si sono piaciute, ed è questa la cosa importante per il mio animo da mezzana sociale.
Non ho scopato, ma lo sapevo ed ero preparata; in compenso ho ricevuto un delizioso massaggio ai piedi.
Ho socializzato con un cane – socializzazione al negativo, che ha preveduto il cane in soggezione dinnanzi a me. Pare io non sopporti i cani non disciplinati. Forse rileggo nei cani la capacità di disciplinare del padrone, e sono i padroni incapaci di disciplinare che non sopporto – comunque, il cane si è tenuto a distanza evitandomi di trovarmi la sua goffa massa addosso, e ciò è bene.
Ho mangiato, ho bevuto.
Ho letto quarantanove pagine de Il Guardiamarina Hornblower di Forester, in italiano, per capire se mi andava di leggerlo in inglese. I termini che non capirò in inglese saranno probabilmente gli stessi che non capisco in italiano (“Cazza la randa! Ala la drizza!”), quindi sono sempre più tentata di darmi a questa lunga saga.
Al momento sto leggendo Le navi degli schiavi di Thorkild Hansen, regalatomi da VB non so bene per quale motivo (navi a parte), ma fa da collegamento tra l’ultimo esame dato e non so che cosa. Insomma, non è un’isola sperduta nel nulla. In compenso è un mattone, ma un mattone che sta scivolando veloce (per motivi a me ignoti, dato che non esattamente mi piace; scivola e basta).

Il pensiero serio della giornata dovrebbe ricadere sulle foto sparse su Facebook, quelle che ritraggono me e in cui mi cerco. Ci sono anche dei video. Ce n’è uno, sul cellulare di M., che ho osservato a lungo senza sentirne il sonoro, concentrata, un po’ stupefatta, e non solo perché così mi sono resa conto di quanto insopportabile sono, ma perché ho capito perché conosco Caine. La mimica e la gestualità che vedevo in me non mi risultava mia, ma sua. Non che io abbia sovente modo di osservare la mia mimica e la mia gestualità, e quindi è comprensibile il mancante senso di familiarità, ma continuo a chiedermi il perché di questa somiglianza con Caine. Non ho avuto il tempo di capire se mi piacevo o meno; è giunto prima il ricordare che ho spesso trovato la gestualità di Caine tenera, ben cosciente del fatto che “tenero” mal s’associa a Caine – come mal s’associa a me, dicono dalla regia, e subito smentiscono, qualcuno asserisce e segue qualcuno a smentire, etc etc… Insomma, riassumendo, questa somiglianza ha forse un senso.

Mi è stato detto che si era felici del mio rapporto con VB, perché lo stesso aveva migliorato l’umore di VB, e mi sono scoperta a stupirmi del fatto che mi venisse detto.
Corretto: che venisse pensato.
Non che io abbia una bassa stima di me come taumaturga emotiva, piuttosto ne ho una pessima del rapporto tra la mia scala di valori e quella egemonica.
Stupirmi dinnanzi a tale pensiero altrui mi ha fatto un po’ sentire il ritrito personaggio cinico che si vede diffondere cattiva sorte e malaugurio, maledizioni da becero hard-boiled.
Il ritrito personaggio in questione avrebbe probabilmente reagito negando, mentre io ero, semplicemente, stupita – e non avevo battute pronte con cui rispondere.

Progetto di vedere Garmenghast per sconnessi motivi:
1) L’ho scoperto con quel video, e quel video incipita con un’espressione rhys-meyeriana che adoro.
2) Mi piace la canzone del video e mi ha pesantemente influenzato, e accetto ciò senza resistenze.
3) Il personaggio protagonista mi sembra caratterizzato in maniera sufficientemente schizoide.
4) Uno degli attuali personaggi portanti di VB ha la faccia di Rhys Meyers – dato che io deleto in continuazione in quanto nella foto da VB scelta Rhys Meyers è adulto, e Rhys Meyers è un viso con la sindrome di Tadzio, ossia: non deve invecchiare. Maturità come bestemmia.
Ma VB mi ha insegnato ad apprezzare molte insospettabili cose, anche bestemmianti cose, onore a lei, e alla fine mi sono affezionata anche a Rhys Meyers adulto.


Scrivere di un personaggio che recita con se stesso.
Devo scrivere, sì – al momento sto trascrivendo, e la fase creativa deve ancora venire.
Voglio e devo (e devo e voglio; e vorrei mettere queste parole una dopo l’altra in cerchio, di modo che non possa esservene una prima e una dopo) scrivere di un personaggio che recita con se stesso, perché i miei personaggi soffrono di un pudore strano, che li costringe a essere sempre ciò che sono – e se smettono di esserlo avviene dietro le quinte, dove l’occhio del lettore non può sbirciare.
Nel video qui sopra linkato il caro Rhys Meyers (a 00:46) sorride troppo per poi farsi troppo esasperato – e io penso che i picchi di lirismo li ho esperiti in fiction che mi mostrava come una persona possa essere il contrario di se stessa pur continuando a essere se stessa.
C’è chi, per tollerare questa triste vita, deve farsi rassicurare sull’immutabilità di alcune rare cose.
Io, per tollerare questa triste vita, ho bisogno di sapere che certe rare cose sono assolutamente mutabili. Se poi sono così tanto mutabili da saper mutare anche ciò che hanno attorno credo si possa parlare di “ispirazione a un modello di moralità”. Parole a caso? “Moralità” è una parola a caso.

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