General Delaray.


Black black heart why would you offer more
Why would you make it easier on me to satisfy
I’m on fire I’m rotting to the core
I’m eating all your kings and queens
All your sex and your diamonds

Sulla scrivania: tazza di caffè con zucchero dello Swaziland, preso per il semplice fatto che viene dallo Swaziland (consumismo da fan di posti improbabili e sconosciuti – promemoria per conoscerli meglio).
Cinque e qualcosa del mattino, sveglia presto per una valigia molto esigua da preparare. Il bagaglio più ingombrante è composto da pacchetti regalo – un sacchetto pieno di colori come un incubo di Carroll.
Ieri ho passato venti minuti gratuitamente a dire cazzate al telefono con C., dopo due per accordarci per oggi. Strana creatura, C., che in compagnia starei a osservare facendo da silente pubblico, e che quando un pubblico non c’è ha un modo di comporre frasi molto più… timido. Non che lo sia effettivamente, lo è per confronto rispetto alla performance che fa quando ci sono più di tre persone.
C. è quel genere di persona con cui il rapporto inizia saltandosi al collo. A mani nude, però, con un’affilata simpatia, o un’opinabile cortesia. Quel genere di rapporto che, se va oltre al primo giorno, si setta poi su una media rassicurante, senza alti e bassi, con limiti già posti silentemente dal principio e molto lontani, abbastanza da non doversene preoccupare.

Oggi sarò in giro con tre persone che ho presentato tra loro (tranne due, per cui sono mediatrice solo indiretta >_>), e ciò mi conferisce la rilassatezza che di solito si accompagna a questi "eventi". Sarà che sono fiera delle persone che conosco, ma raramente mi trovo a dovermi preoccupare che due persone che frequento possano non piacersi, o piacersi poco. Sono abbastanza fiera delle persone che conosco da reputarle i più bei "doni" che abbia mai fatto ad altre – sarà che la conoscenza di alcune delle persone che conosco è tra i migliori doni che abbia mai ricevuto (da altri, da Dio, da Mr. Caso).

Ieri "shopping in periodo di saldi", che per la sottoscritta significa "acquisto di più di un capo" – due, per la precisione.
La stagione autunnale nella mia testa è qualcosa di serioso quanto non lo è l’estate: lo dice il taglio dei pantaloni e della camicia a maniche corte. Il colore dei primi fa invece dire a mia madre che ho molta fantasia, dato che da un po’ di tempo a questa parte opto per "tutte le sfumature del kaki". Ma smetterò.

Want my vrou en my kind lê in ‘n kamp en vergaan
En die Kakies se murg loop oor ‘n nasie wat weer op sal staan

Perché mia moglie e mio figlio stanno morendo in un campo e il sangue dei Kaki scorre su una Nazione che tornerà a sollevarsi.
Canzone boera, in Afrikaans – ossia canzone per Afrikaner nostalgici.
Il campo è un "campo di concentramento" (qualsiasi cosa sia), perché come ben sappiamo se li sono inventati gli inglesi e non i tedeschi.
I Kaki sono gli inglesi, infatti, così chiamati dai nostri amati (…) boeri. Prima venivano chiamati "aragoste", e non dai boeri, a causa della divisa rosso fuoco – poi gli inglesi hanno capito che girare per il deserto così li rendeva un po’ troppo visibili dai nemici. Sagaci inglesi.
Amo i boeri, perché hanno fatto inventare agli inglesi i campi di concentramento e ne sono stati le prime vittime nella storia – poi hanno preso il potere e hanno creato l’Apartheid, e qualsiasi vittimismo è stato nullificato.
Adesso che l’Apartheid è stato smantellato (politicamente), e i boeri-Afrikaner fanno parte dell’esiguo 10% bianco vivente in Sud Africa, credo si stiano (francesismo) cagando in mano.
Non possono né starmi simpatici né starmi sul culo. Per questo li amo.

La canzone, Delaray (De La Ray, boh) viene cantata da persone di tutte le età. Su internet trovo poco – qualche video con gruppi di bianchi che la cantano ondeggiando, fiere – interviste che parlano dell’orgoglio di una cultura, che negano altri significati, che li sottintendono o che non lo fanno. Trovo questo, e non so come interpretarlo. In Sud Africa c’è troppa, troppa roba. Troppo poco pubblicizzata. Quel che trovo in giro sugli Afrikaner è poco materiale che si vuole distinguere utilizzando una lingua – l’Afrikaans – usata come mezzo culturale.
Questo è il sito dell’Afrikaner Weerstandsbeweging, e folkloristicamente c’è in Afrikaans, italiano, tedesco, ma non in francese – e fino a poco fa non c’era neanche in inglese.

La nazione Boera è una nazione. Questa verità naturale non può essere cambiata, né con leggi di uomini né attraverso una costante disinformazione, la nazione Boera non è la nazione Afrikaner. La situazione per cui una nazione, che fu internazionalmente riconosciuta, sia oggi privata di tale riconoscimento e considerata solo come parte della razza Bianca è totalmente inaccettabile. Se riconoscerci come nazione, con il diritto all’autodeterminazione e ad una nostra patria, potrebbe per qualcuno costituire un pericoloso precedente, non c’è dubbio alcuno che impedire ad una nazione, come nel nostro caso, di godere del diritto naturale all’autodeterminazione sia un crimine contro l’umanità. Una nazione può essere una nazione soltanto quando è libera di parlare nella propria Lingua, quando è libera di prendere le proprie decisioni e di scegliere il proprio destino, associandosi con chi vuole, praticando liberamente le proprie tradizioni e coltivando la propria cultura e… ancora di più.
Per tornare ad essere completamente una nazione, dovremo essere in grado di prendere le nostre decisioni, di guidare un nostro governo, nel nostro paese; allora, potremo affidarci al nostro patrimonio culturale. I nostri bambini cresceranno come Boeri, e i Boeri torneranno ad occupare il proprio posto naturale in mezzo alle differenti nazioni.

Che casino…

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5 comments

  1. un opinione, non per forza quella giusta 🙂

    Adesso che l’Apartheid è stato smantellato (politicamente), e i boeri-Afrikaner fanno parte dell’esiguo 10% bianco vivente in Sud Africa, credo si stiano (francesismo) cagando in mano.

    Mura di cinta di due metri, filo spinato, fucili automatici in casa, cani adestrati ad uccidere abitando davanti alla stazione di polizia, non lo chiamerei “cagarsi in mano” lo chiamerei “prevenire e meglio che curare” specialmente dopo gli episodi seguiti alla caduta.
    Ma la situazione non è mai stata rosea
    Ci sono sempre stati tratti di strada in cui si conigliava di tenere la testa bassa e spingere a tavoletta, i bianchi ci sono abituati
    In ogni caso il problema etnico tristemente/ironicamente/umanamente non è suddivisibile tra bianchi-neri
    Le etnie native si odiano con ugual fervore (tutti odiano gli Zulù.. chissà perchè)
    e naturalmente quel 10% bianco ne aprofitta (come sempre, da quando un tizio in toga ha iniziato a coniare frasi in latino)
    Tu li chiami in molti modi (boeri, Inglesi etc.)
    Loro sono sudafricani
    tutti

    1. Re: un opinione, non per forza quella giusta 🙂

      L’opinione per forza giusta è quella della De Beers? 😛

      [Mura di cinta di due metri, filo spinato, fucili automatici in casa, cani adestrati ad uccidere abitando davanti alla stazione di polizia, non lo chiamerei “cagarsi in mano” lo chiamerei “prevenire e meglio che curare” specialmente dopo gli episodi seguiti alla caduta.]
      Non che usando “cagarsi in mano” io stessi usando un’espressione che alle proprie spalle aveva un’accurata disamina della faccenda. Mere ipotesi, figlie di un’mmedesimazione in quelle poche interviste a bianchi con accento Afrikaans che ho visto, al dire di Terreblanche che “bisogna difendersi perché il Sud Africa ha una netta maggioranza nera” e via discorrendo.
      Non ho i dati sufficienti per avere un’opinione; ho a malapena quelli per farmi domande – e so ancora così poco che spesso temo di farmi quelle sbagliate.

      [In ogni caso il problema etnico tristemente/ironicamente/umanamente non è suddivisibile tra bianchi-neri
      Le etnie native si odiano con ugual fervore (tutti odiano gli Zulù.. chissà perchè)]
      So a malapena che la questione etnica sudafricana, pur volendo riassumere, non può aver sole due categorie (e i coloured?). Non so abbastanza per elencare non riassumendo, e non mi convince l’accorpare assieme tutti i blacks, perché se il Sud Africa ha undici lingue ufficiali, penso, ci sarà un motivo.
      Ma non so quale.

      Distinguo boeri e inglesi perché io sono “indietro”. Il mio studio inizia nel 1800, prima di ogni coalizione, e non so poi quelle coalizioni a quale amalgama abbiano portato, quanto ben mescolato, quanto ormai indistinguibile. Quanto spazio lascia per reclamare etnicamente. Canzoni come quella da me linkata mi fa pensare che ci siano bianchi che tengono a distinguere se stessi dagli inglesi, tengono a chiamarsi e raccontarsi in Afrikaans e non inglese, ma il mio ragionamento finisce lì, con un dubbio e una domanda.

      Ti ringrazio per l’opinione. Qualsiasi intervento sulla questione è da me ben accetto, perché sono in ricerca, anche quelli che dovessero andare contro le mie idee – soprattutto perché ancora non ne ho.

      1. Re: un opinione, non per forza quella giusta 🙂

        [L’opinione per forza giusta è quella della De Beers? :P]
        Visti i risultati economici, uno potrebbe dire che da un certo punto di vista finanziario, sì:) naturalmente soldi e umanità raramente, se mai, vanno a braccetto..

        [Non ho i dati sufficienti per avere un’opinione; ho a malapena quelli per farmi domande – e so ancora così poco che spesso temo di farmi quelle sbagliate.]
        Dopo la caduta dell’apartheid intere famiglie bianche sono state torturate e uccise nelle loro case nelle piantagioni, e rappresaglie verso i bianchi erano all’ordine del giorno.
        Ciò ha provocato un esodo dal paese e sono rimasti solo coloro che non potevano o non volevano trasferirsi.
        Adesso la situazione si è stabilizzata, gli odi rimangono e gli scontri sono inevitabili, ci sono zone da evitare, ma non credo che dovresti partire pensando che la gente ti molesterà solo per il colore della pelle.. magari perché sei una turista.. (consiglio spassionato, arriva, vedi come si veste la massa, vestiti uguale, comportati come se sai esattamente dove stai andando anche se sei completamente persa. l’anonimato ha come grande vantaggio, che ti permette di osservare e apprezzare un paese come se tu fossi un nativo).

        [se il Sud Africa ha undici lingue ufficiali, penso, ci sarà un motivo.
        Ma non so quale.]
        Storicamente questo paese è stato il punto di convergenza più o meno simultaneo ( pochi secoli intendo) di vari popoli che si sono conquistati a vicenda, ma hanno sempre mantenuto una fortissima identità razziale.
        Uno Zulù potrà anche imparare altre lingue per comunicare con gli altri (e non sempre la scelta ricade sull’inglese), ma digli che lo Zulu è abolito e che adesso l’unica lingua ufficiale è l’inglese e ti troverai alla porta milioni di Zulù incacchiati.
        Sempre l’identità di razza ha permesso di mantenere faide ancestrali (in cui gli inglesi e i boeri sono gli ultimi arrivati) che sono anche la causa delle sanguinose lotte intestine tra le varie etnie.
        Effettivamente si potrebbe vedere il sud Africa come l’Irlanda del nord, molto più grande e con una decina di contendenti invece che due.

        [Canzoni come quella da me linkata mi fa pensare che ci siano bianchi che tengono a distinguere se stessi dagli inglesi, tengono a chiamarsi e raccontarsi in Afrikaans e non inglese, ma il mio ragionamento finisce lì, con un dubbio e una domanda.]

        Temo che molte fonti a cui fai riferimento siano estremisti, ma è normale in un paese pieno di estremisti.
        Se un sudafricano facesse uno studio dell’Italia, potrebbe pensare che i leghisti facciano parte di un’etnia a parte che lotta per l’indipendenza.
        Naturalmente per un leghista è proprio così
        Come sempre è una questione di prospettiva.

        [Ti ringrazio per l’opinione. Qualsiasi intervento sulla questione è da me ben accetto, perché sono in ricerca, anche quelli che dovessero andare contro le mie idee – soprattutto perché ancora non ne ho.]

        Tutto ciò te lo scrivo solo per darti altri spunti per formarti un’opinione su un paese che ti interessa, ma è il mio punto di vista basato su dati che ho raccolto durante la mia personale esperienza.
        Non credo nelle affermazioni assolute
        in particolar modo rivolto verso società che sono composte da individui, con ognuno il suo punto di vista sulla faccenda.
        La verità sta nell’insieme
        Tu andrai lì e vedrai certe cose e ti formerai un opinione
        Se andassi un altro giorno, ne vedresti altre e te ne formeresti un atra
        La verità è sfuggente

        1. Re: un opinione, non per forza quella giusta 🙂

          [Visti i risultati economici, uno potrebbe dire che da un certo punto di vista finanziario, sì:) naturalmente soldi e umanità raramente, se mai, vanno a braccetto..]
          Su questo punto un grande punto di domanda è stato da me apposto, sì che la ricerca per la tesi lo indaghi. Troppo facile condannare la De Beers (pur condannabile per svariati motivi), e troppo facilmente conduce al dire che bisognerebbe boicottarla – ma è su quest’ultimo punto che ho riserve.

          Grazie per tutto ciò che hai scritto. Per gli “spunti”, li chiami tu, “materiale che non so catalogare”, direi io, “ma che accolgo con entusiasmo”.
          Se la verità è sfuggente, allora è l’unica preda che valga la pena di essere cacciata per la lunghezza di una vita, no?

        2. Re: un opinione, non per forza quella giusta 🙂

          [Se la verità è sfuggente, allora è l’unica preda che valga la pena di essere cacciata per la lunghezza di una vita, no?]
          Molto vero

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