Facebook mi ha un po’ risucchiato via da questo blog, e lo ha fatto attirando a sé i pensieri più incollocabili, non contestualizzabili, quelli più stupidi e quelli più banali, ma necessari al quadro d’insieme. Ha come raschiato via la superficie mobile del mio pensiero, lasciandomi a questo blog in tutta la mia serietà e in tutto il mio solipsismo – in tutta la mia libertà e abitudine di scrivere cose incomprensibili, insomma.

Sul tavolo: guida del Sud Africa, dépliant di vari tour operators.
Il viaggio andrà organizzato su misura, perché il turista medio non pianifica "tour dei diamanti". Magari visita Kimberley, dà un’occhiata al Big Hole, ma poi parte per una riserva alla ricerca di leoni per concludere a Città del Capo.
Cape Town.
Kaapstadt.
Lingua più parlata: Afrikaans. E quindi: Kaapstadt.

Ascolto una canzone in Afrikaans dai dubbi risvolti politici (ma neanche tanto dubbi) per comprendere la fonetica. Ed è una delle undici lingue ufficiali. A Pretoria la più parlata è il Pedi. A Johannesburg lo Nguni. Non saprei neanche da dove iniziare, né con l’una né con l’altra. Ci accontenteremo dell’Afrikaans? Ci accontenteremo. Vaga impressione che in alcuni luoghi le lingue parlate siano passepartout più che in altri. In questo caso mi sento come se fossi alla schermata iniziale di un gioco di ruolo online, in cui devi scegliere la razza che giochi, e a seconda della scelta avrai diversi vantaggi e svantaggi.
E ripeto battute sul come in Sud Africa siano molto aperti perché il matrimonio è gay è legale, quindi non c’è discriminazione, ma ti ammazzano se sei bianco. O nero. O coloured. Estremizzazioni, a cui arrivo perché non mi arrendo al pensiero di poter essere io la discriminata per il colore della mia pelle. L’educazione politicamente corretta e buonista che viene somministrata assieme alle informazioni sull’Africa prepara a una forma mentale pronta a non discriminare, ma non prepara all’accettare di essere discriminati.
Anche per questo il Sud Africa è una meta importante.

La guida è divertente da leggere per piccole note folkloristiche, come:

Se vi trovate a un’intersezione stradale e le circostanze vi insospettiscono, è buona norma non rispettare il segnale semaforico e allontanarsi il più velocemente possibile. Ancora una volta è importante ricordare che gli aggressori sono quasi sempre muniti di armi che non esiteranno a usare in caso di resistenza. Da notare che le assicurazioni sui veicoli noleggiati in Sudafrica sono parimenti elevate.

Lo classificano come “dirottamento d’auto”.
La tendenza, in alcune società moderne, a classificare qualsiasi cosa senza metafore mi inquieta un po’. Si ricollega a un foucaltiano dire che è la società a creare l’infrazione, perché le dà nome. Non un nome metaforico, che dice non dicendo e quindi non nominando il tabù, ma il chiamare per nome creando così uno slot pronto a essere riempito dalla corrispondente azione.
… Comunque.
Dato che i tour operators non organizzano gite alla scoperta della storia dei giacimenti diamantiferi, noleggiare un’auto sarà necessario. Ho detto scherzando a VB che voglio un 4×4. Mi ha risposto che lo vuole con la mitraglietta sopra.
C’è molto da organizzare, per questo viaggio che si vuole fare nelle vacanze invernali. Molto da capire – destrutturare, ristrutturare. Il bello dell’alterità: scoprire cose nuove. Il brutto dell’alterità: per me è scontato che il centro di una città corrisponda alla zona sicura, mentre a Johannesburg è l’esatto contrario. Sono abituata alla forma mentale europea, in cui a detenere il potere non è una minoranza ridicola. Beh, non così tanto ridicola, perlomeno. Blacks: 80% della popolazione.
L’Apartheid non c’è più, e questo significa che un individuo ha la libertà di attraversare i confini segnati sulla base della sua supposta etnia – non che tale attraversamento sia sicuro. Accettato. Lecito.
Il Sud Africa in cui il matrimonio gay è legale ma è meglio se non scambi effusioni in certe zone, perché rischi trattamenti peggiori di quelli ricevuti in Italia.
Amo il Sud Africa – come si può amare una porta socchiusa – ma non so se il Sud Africa amerà me.


Non so come commentare il soggiorno di VB qui. Sei giorni di convivenza. Convivenza. Beh, non ho sviluppato intolleranza né ho sentito di essere privata del mio spazio vitale, il che sfiora di per sé il miracolo.
Non ho ancora dovuto spiegare questi giorni a qualcuno, perché le domande che mi vengono poste si aspettano risposte semplici. Hai passato sei giorni con VB, o andava male o andava benissimo, allora, com’è andata? Basta rispondere “la seconda” perché la domanda sia risolta con l’interlocutore, ma non con me. Non condivido molte delle strutture di chi mi pone domande, e quindi il problema non è che la risposta sia corretta, ma che non lo è la domanda.
Ho scherzato, in questi giorni, con VB sul cosa scrivere su questo LJ, che essendo della sottoscritta ha pochi filtri, ed essendo letto comunica informazioni.
“Metterò tutti i dettagli.” le ho detto ridendo, e poi abbiamo coniato espressioni riassuntive che servivano solo ad allietare il momento e che non possono riassumere, infatti le ho rimosse.

Credo il fulcro della faccenda non sia in realtà nulla per cui serva spendere milioni di parole; spendere milioni di parole serve per allietarsi.
Credo il fulcro della faccenda sia che nel rapporto con VB c’era un’intesa confermata all’80%.
Il 20% rimanente era ed è composto in parte da quelle cose che conosci solo con lo scorrere del tempo, con il vivere assieme svariate situazioni scoprendo come reagisce l’altro: questa parte non verrà mai saturata, perché l’essere umano è mutevole.
La restante parte di quel 20% era composta da quello che mezzo skype non si può esperire, la sfera fisica e cinestesica, in cui in questi giorni ci siamo tuffate. O forse è stata la sfera a sommergerci, e lo ha fatto perché quella sintonia che pervadeva l’80% pervade – così abbiamo scoperto, e in nessun altro modo potevamo scoprirlo – anche la sfera fisica e cinestesica.
Questo è il fulcro.

Poi ci sono i discorsi attorno al fulcro, che stanno al fulcro come la sessualità sta al sesso, come la normalità sta alla norma, come le varie -ità stanno a ciò di cui parlano.
Mi sono tanto interrogata, in precedenza, su cosa significava per VB questo rapporto – rapporto nuovo dopo anni di rapporto con il suo (ora) ex-ragazzo, rapporto con una persona (me) che non è monogama, e che è donna, e che… e che…
In questi giorni VB non mi ha offerto una briciola per pensare che alcuno di questi “passaggi” potesse ostacolarla. È stata spontanea e lieve e appassionata in un modo così genuino che più che parlare della mia felicità per ciò dovrei parlare della mia felicità nel sapere che ciò è possibile. Mi ha mostrato una possibilità dell’essere umano, e non so se io sarei come lei in grado di essere così tanto genuina.
Per quanto invece riguarda me, credo di poter dire di essere stata rivoltata come un guanto. E qui la faccenda si fa difficile da spiegare. Cerchiamo di spiegare una sottoscritta abituata a tenere in mano la situazione e se stessa. Abituata ad avere un occhio aperto anche nella maggior rilassatezza. Arresa a priori a dover reggere lo scettro dell’iniziativa. Arresa a tante e piccole e stupide cose – ma siamo foucaltiani, e l’Anticristo è un insieme di minuscole e invisibili cose. Auto-addestrata a saper cogliere il lato migliore del momento, sempre pronta a lasciar andare il momento perché le tante e piccole cose torneranno a reclamare la loro fatale presenza.
Rivoltata come un guanto – ed estremamente felice di ciò, battello ebbro che sussurra dolci inviti al mare in tempesta.
Ho riassunto interiormente lo stupore meravigliato nato da questi giorni dicendomi che ciò che lo ha causato è il fatto che la situazione ha fatto andare sia me che VB oltre a noi stesse. E in modo assolutamente positivo. Credo ciò sia parte di ciò che intendo dicendo che un buon rapporto è un rapporto fruttuoso. Un buon rapporto è la trasposizione di un buon rapporto d’affari, e io sono tornata a casa con le mani ricolme di me – una me che non so ancora come sistemare e classificare, ma al momento poco conta ciò.
Dal punto di vista sessuale potrei riassumere dicendo che ne sono uscita dolorante per incapacità di moderarmi, che è un modo moderato di dirlo. Non ho saputo (né voluto) moderarmi né su di me né su di lei – non ho sentito la necessità di farlo, e questa mancanza di limiti è un toccasana per certi individui così tanto affezionati all’abbattimento dei limiti.
I dettagli non servono. Un po’ alla volta, credo, torneranno a galleggiare nella sfera conscia e ci farò discorsi sopra, paralleli, li interpreterò, ma sono dettagli. Ho avuto nel letto una persona che non si è mossa e non mi ha mosso secondo coreografie precotte, ho avuto la mia dose di ermafroditismo in terra, e ne sono uscita con una nuova forza nel poter – la prossima volta che qualche passante mi chiederà come fanno due ragazze a scopare, se non sentono che manca loro qualcosa, e via discorrendo – dire che no, non c’è risposta a tali domande perché sono tutte stupide, o forse ignoranti, perché ignorano, mancano dell’esperienza. I sottotitoli diranno “Voi miseri mortali che perdete tempo con le domande sbagliate”, se avrò ancora il deliziato entusiasmo di adesso. Credo tra l’altro VB mi abbia anche insegnato qualcosa, nel mentre – anche qualcosa su di me.
I giorni sono volati, inghiottiti dalle onde che scuotevano il battello di cui sopra. Era martedì, e improvvisamente si è fatto venerdì – un unico ininterrotto giorno, ordinato non dallo scorrere delle ore ma dai festeggiamenti rituali fatti.
Sigari, sangria, doccia. Lavarsi a vicenda – scambio di dedizione a colpi di spugna, passaggio di sigari, imboccarsi con pezzi di frutta macerati, cospargere il tutto di battute e toni e volgarità e irriverenze che, dette, mostravano che se un bicchiere d’acqua non ha sedimento neanche un tornado potrà annebbiarla. Il mio disprezzare e compatire chi cerca il meglio censurando quel che reputa il peggio si è acuito, dopo questa prova del nove. Si è acuito il mio far combaciare tutti i rapporti chiamati con diversi nomi in un unico rapporto, l’unico che mi va di idealizzare, perché il farlo non richiede abbellimenti posticci né cesure santificate dai buoni propositi.
So che tutto questo ha il suo prezzo, anche se so solo in parte quale sia.
So che rimarrò all’erta, molto all’erta, perché ora VB è una single e io non sono monogama, e ci sono rischi come vi sono quando si traduce qualcosa: rischio di diversa interpretazione, non per volontà ma per sistema di segni usati. Destrutturarsi è una faccenda complicata. Anche io adesso sono destrutturata – ossia, rivoltata come un guanto – e se lei non è abituata a rapporti non monogami io non sono più abituata a rapporti così intensi da così tanti punti di vista. Lei è sempre lei e io sono sempre io, ma Me accarezza il capo a me e dice:
“Vediamo come pedali.”
So anche che un rapporto non è un compartimento stagno ma vive in un contesto – e questo contesto interpreta e interpreterà il rapporto in un modo che andrà aggiustato. VB non ha lasciato il ragazzo per me, non è quella la logica dell’evento, ma lo sarà per molte interpretazioni. C’è una strana coincidenza tra “serietà” e “monogamia”, e ora che la sottoscritta vive un rapporto con manifesta serietà (tradotto: si sbatte per il rapporto e per quel rapporto ha sofferto; anche la coincidenza tra “dolore” e “serietà” andrebbe analizzata) viene riconosciuta come monogama. Non posso fare dito e augurare morte atroce a chiunque lo fa, temo sarebbe poco produttivo. Posso fare lunghi discorsi mentre continuo a essere la solita persona che nel tempo libero cerca di saltare in letti nuovi con la divertita e seria curiosità con cui salta da un argomento di studio all’altro. La mia limpidità non mi salverà dalle complicazioni ma dall’inferno sì.

Quando VB è partita ho sentito la sua mancanza, e in senso letterale: sentivo la presenza della sua assenza. E la sento. Stanotte ho dormito in un letto che era vuoto, e a cui mi ero in fretta disabituata.
Non farò discorsi sul genere “la sua partenza ha lasciato un vuoto in me”, perché in realtà la sua presenza mi ha reso più piena di quanto la sua partenza possa avermi svuotato. Ho pensato al mio primo rapporto consistente, anni fa, che era a distanza, e ho ricordato il dispiacere del salutarsi in stazione. Ho pensato: amen. Non è questo che conta, o meglio, conta più il fatto che VB mi ha lasciato e lascia in continuazione cose. Alla resa dei conti abbiamo la solita sottoscritta, però energizzata da più voglia di essere quel che è, di esserlo meglio, e che ha un bonus sull’umore quando sente VB.
Penso che un rapporto possa essere una benedizione in questi termini: quanto più migliora una persona – quanto materiale le lascia dentro, a uso e consumo della sua realizzazione nel mondo. Altrimenti, un rapporto è una droga – e per quello ho già il tabacco.

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