I’m not dead.
I’m just studying for the exam I’m taking on the 16th of July – I won’t be prepared, not enough, and that’s exactly what I’m gonna say to Miss Gualtieri, who happens to be my supervisor – that’s why I’ll be extremely honest (I always like to be honest, but in this case it’ll be more useful), because I can’t lie to the woman who’s there to listen to my expectations, my diamond-wise questions and answers.
And in the meanwhile I study – colonialism, decolonization, excerpts from books and essays and songs to read and analyze and I don’t know what else, because I didn’t attend this course, and it’s the first time I take an exam without knowing what the lecturer would like to hear, without being someone the lecturer knows well, and so on.
As a result, I have no idea of what to perform; and how; and if. And.

Sul fronte VB di novità ce ne sono, ma credo sia chiaro che prima o poi mi sarei arresa dal cercare di fare chiari quadri della situazione. Limitarsi a elencare ciò che accade è frustrante, fa sentire inutili, e in parte equivarrebbe al raccontare i cazzi di qualcun altro senza motivo apparente.
Ma quel paio di novità intercorse si sono agglomerate per formare un “pacchetto news” consistente abbastanza da formare un discorso capace di stare su senza abbisognare di infinite disamine.
Riassunto, parte 1: VB ha preso una “pausa” con il ragazzo, dopo che questi ha interrogato l’umore e l’atteggiamento di lei negli ultimi tempi (leggere “ultimi tempi” in ottica di breve periodo, considerando che bisognerebbe probabilmente osservare il lungo periodo per farsi un quadro della situazione).
Riassunto, parte 2: VB viene qui dal 19 al 25 (o 24).
Ho rotto i coglioni a VB dicendole che, alla fine, ha preso una posizione solo quando il ragazzo l’ha “messa spalle al muro”. E ciò è vero. Ma è anche vero che quella posizione l’ha presa, e ha continuato ad agire anziché reagire chiedendomi se poteva venire qui.
Questa volta la situazione non è vaga, anche perché ho preso una posizione che potrebbe suonare come “O io o la vaghezza!”, oppure “La morte, piuttosto che la vaghezza!”.
L’ho anche spietatamente presa per il culo dicendole che – visti i suoi modelli e precedenti – se scopa con altri mentre è in pausa poi il suo ragazzo “non se la riprende”. Ironizzavo biecamente. Tale fiotto ha, credo, spazzato via ogni possibile vaghezza.
Non che ne fosse rimasta molta.
Mi ripeto in continuazione che sono in una “situazione seria”, senza aver deciso cosa sia una “situazione seria”, dato che mi reputo una persona molto aderente alla “serietà” – ora, però, è una situazione seria (in parte) esterna a me ad aderire a me. E qualcosa di interno a me che aderisce a me, anche – anche questa sensazione, che, mi rendo conto, così scritta non significa granché. Perdonatemi. So che lo farete. Subisco uno smottamento emotivo-comportamentale che coglie una buona fetta di popolazione, e quindi tende a essere giustificato molto più di altre cose parimenti “gravi”.
La situazione seria, essendo seria e quindi pervasiva, ha i suoi lati comici – come, ad esempio, pensare al fatto che ho tra le mani una trentatreenne vergine di esperienze con donne, e rendermi conto che la cosa ha un peso per me.
Nei primi giorni drammatici, primi giorni del periodo di transizione, ho scoperto un lato di me: come il mio tendere a immedesimarmi in qualsiasi cosa si acuisca quando c’è del sentimento. Tradotto: cercavo di immedesimarmi in VB, con le sue aspettative e sofferenze, le questioni irrisolte e quelle considerate risolte.
Ho tentato anche di aderirle dentro abbastanza da capire la sua attrazione nei miei confronti, e questo è – credo – narcisismo. In ogni caso, ho così scoperto che è una cosa che non faccio praticamente mai. Se penso o so di essere attraente è per accettazione del dato di fatto (ho attratto qualcuno) o buon proposito (sono attraente, fatevi attrarre) o per la sacra regola per cui la volontà è performativa; ma raramente mi sono soffermata sul come e perché una persona potesse essere attratta da me, e questa è – credo – mancanza di narcisismo – o un narcisismo di base così sconfinato da non necessitare controprove esterne.
Non è la prima volta che vado con una pseudo/ex/circa/nonsicapisce-etero. Sono stata con più pseudo-etero, o “etero qualche eccezione”, o “prima erano etero” che con confermate bisessuali (e, con lesbiche, mai). Ma non avevano trentatré anni e non c’era in gioco molto altro a parte l’esperienza sessuale in sé, quindi potevo agevolmente fregarmene di ogni dubbio e giocare a occhi chiusi.
E potrei anche ora.
Un rapporto non cambia per il modo in cui usi le dita e mi stimo troppo sessualmente per mettermi in dubbio in quel campo.
Ma…
… Ma mi chiedo come sia rapportarsi a un corpo che si è considerato per trentatré anni asessuato. Non so neanche se io abbia timori o invece una sconfinata curiosità – per ciò cerco di immedesimarmi, e capire, e probabilmente la cospargerò di domande.
(Oppure potrei essere colta per la prima volta nella mia vita da ansia da prestazione.

… No, non potrei, non potrei digerire ciò.)

L’attesa per l’arrivo di VB si associa anche a una voglia immane di fare grandi pulizie, voglia acuita dal fatto che non ho voglia di studiare e preferirei pulire pavimenti. Svuotare dispensa e frigo da cibi scaduti (pratica che ogni tanto viene svolta, ritualmente), buttare via vecchi asciugamani, pulire le tende (O_o), i vetri (o_O), e cose così, da aggiungersi alle tipiche pulizie-disinfestazioni.
E ho anche voglia, ad esempio, di preparare della sangria, voglia che si colloca a metà tra una voglia personale di sangria, la voglia di offrire qualcosa di customizzato a VB e la voglia di festeggiare bevendo.
Non sarà difficile, festeggiare.
In mesi di rapporto a distanza abbiamo disseminato simboli da ripescare – e, così, il fatto che Mater sappia fare un ottimo tiramisù si ricollega a una scena scritta con VB in cui i nostri personaggi dissezionavano un tiramisù non capendo che fosse – no, non vi elencherò tutti gli esempi, tanto non capireste, non avendo i presupposti, con cui non vi tedierò.
Quel che conta è che si sta rivelando difficile fare progetti che non si ricolleghino a Leitmotiven cari, al punto che in questi giorni sto avendo la netta impressione di vivere in uno di quei film che fanno sì che le opere di un autore siano tratte dalla sua vita, o che questa influenzano, in un gioco di riflessi continuo.
E così verrà portato un libro da leggere a voce alta (sì, sto per tediarvi con esempi che non vi spiegherò – amata coerenza), verrà portata una Bibbia per pregare assieme, verrà sfilata la cintura dall’accappatoio, si fumeranno sigari (ma per quello, c’è da dire, ogni occasione è buona), si studierà tedesco, cercherò di piegarla a fare esercizi, USW.
Sarà una settimana simile a un battello che si ferma dopo una tempesta – non sai dov’è finito, non sai a quale terra si approderà, intanto è lì.
Una certa fame di decisioni mi aveva portato a voler definire netti limiti al rapporto – poi, quando ho realizzato che VB una presa di posizione l’aveva presa, ho allentato. E penso che quella sosta sul battello sia necessaria a entrambe per capire, se questo rapporto dovesse continuare, cosa questo rapporto è.
Per quanto io sia abituata a sviluppare rapporti che saltellano allegramente da “rapporto online” a “rapporto di persona” e viceversa, con ritmi diversi – o forse proprio perché vi sono abituata – so che una dimensione non può sostituire l’altra, e sono stati messi in gioco troppi elementi senza che l’elemento “di persona” li masticasse un po’. Una settimana è uno sputo, ma è meglio di niente. L’unica e ultima volta che l’ho vista di persona sono bastati due giorni perché – al salutarla – io scoprissi di sentirmi veramente dispiaciuta – ed è stato rivelante.
Oltre a tutti questi bei ragionamenti so perfettamente di stare intraprendendo una corsa verso il muro per la seconda volta – per la seconda volta non sapendo se quel muro sarà di pietra, gomma o carta velina. La risposta a ogni domanda è “Ne vale la pena.”, la risposta a ogni dubbio è “Mi sono dimostrata di saper rimanere aderente ai miei principi.”, e con queste basi mi sento abbastanza in diritto di fare deliberatamente folli investimenti.
Rispetto alla prima corsa stavolta so cosa c’è dall’altra parte; questo non rende la corsa meno folle, ma elimina un po’ di Vanitas.

Testi da analizzare per un esame con l’acqua alla gola.
Le pause sono lo scrivere qui, il sentire VB, il perdere tempo su Facebook, il fare esercizi. A proposito dell’ultimo punto, sono felice della costanza che ho acquisito, anche se è un allenamento che ha più un senso psicologico ed estetico che altro. Mi permette di sentirmi rilassata quando vado a dormire e di fare ulteriori pause guardandomi allo specchio. E poi c’è il piacere dell’atto in sé, presupposto fondamentale.

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