… No, queste mie giornate non sono solo VB e VB e VB, anzi, sono l’assenza di VB, un’assenza non usata per evocarne la presenza.
Ora, ad esempio, guardavo foto di Travaglio. E mi chiedevo perché non ci si debba far ingannare dalle apparenze. Perché rifiutare quel che un’estetica ci comunica. E ciò perché Travaglio ha un magnetismo raro – raro, perché ha un’espressività che di solito non viene assortita a un viso maschile di quell’età, e la mimica su un volto è tutto, e perché dovrei ignorare ciò? Perché dovrei fare tabula rasa delle prime impressioni, quando queste potrebbero aiutarmi a capire chi mi attira e chi no?
Il tizio che ha vinto nella città accanto a quella in cui vivo ha questa faccia, ed è dalla prima volta che l’ho vista che mi angoscia. Mi fa venire in mente quei film sci-fi in cui c’è il dittatore di turno che dissemina vassalli per il vasto impero – ecco, quella faccia (Daniele Nava, per la cronaca) mi fa venire in mente quella del vassallo-prototipo.
Ma qui non va accusata la mimica del sig. Nava, quanto il fotoritocco aggiunto, che è inquietante da un preciso momento storico: un cartellone ritraente un Berlusconi 64enne con un lifting debitore a photoshop – e palese ai limiti del ridicolo – che lo rendeva lucido e tirato come un 32enne.
Gli ambiti in cui la menzogna non si vergogna a mostrarsi palesemente mi hanno sempre inquietato.
(Non la persona; l’ambito. Una singola persona, in un ambito di 60 milioni di abitanti, è agevolmente sostituibile.)
Ed è parlando d’ambito e non di persone che comincio a sentirmi angosciata. Non so se sia a causa della maggior attenzione che do alla politica italiana (maggiore rispetto al nulla precedente: un bel salto), o se sia a causa della maggior attenzione che ci danno le testate straniere; credo che andare a Kiel e parlare con non-italiani mi farà capire meglio.

Potrei descrivere la faccenda VB come potrei descrivere uno di quei sogni variopinti e omnicomprensivi che ti fanno svegliare al mattino sentendo che hai scoperto qualcosa di nuovo, colto una luminescenza, scostato una tenda, ma quel qualcosa è stato messo nella tua testa in un pacchetto così pieno di complessi e paradossali elementi che ci vorrà tempo perché tu sappia, perlomeno, descriverlo.
Avevo sottovalutato l’importanza di parlare di dettagli come le lacrime da me versate. Beh, quelle potrebbero essere un dettaglio – lo sarebbero, se si avesse ben chiaro tutto il quadro precedente, e io lo avevo ben chiaro, VB no. Parlare del dettaglio “lacrime” ha fatto parlare di tutto il quadro precedente, in qualche modo taciuto da entrambe le parti, con la conclusione che a fine “sessione d’aggiornamento” sembravamo due persone che abbiano appena trovato un pezzo di qualcosa trasparente e accecante scavando, e non capiscano cosa sia. Plastica, vetro, zircone, diamante.
No, metafora sbagliata.
La mia mente dice “diamante”, ma può dirlo del rapporto non contestualizzato. Ma grazie al cazzo, il rapporto ha sempre avuto questa peculiarità di non essere contestualizzato e di brillare. Il problema è l’incastonatura.

Sapevo prima, e so ora, quali sono i miei principi e come brillino con prepotenza. In questo specifico caso quello tirato in causa è probabilmente quello che porta corona, ed è l’onestà – l’onestà come patologia, che include il dire tutto, subito, senza rimandare, senza accettare di provare remore.
Il ragazzo di VB verte in effetti in una situazione non rosea. Con lo spirito di chi pone una domanda sulla porta sapendo che non la varcherà più ho domandato, e ho scoperto di un ragazzo afflitto da una rara malattia dai risvolti poco prevedibili.
Situazione difficile.
Ma il mio amore per la sincerità mi ha portato ad avere persone al telefono che minacciavano il suicidio adducendo me come causa, quindi la mia posizione non cambia.
“Sono scelte.” devo aver detto. “Io allora ho scelto la sincerità e avere la coscienza più sporca da altri punti di vista.”
Cambia il dispiacersi, cambia il quanto rido per la situazione grottesca, ma non cambia la struttura, l’incastonatura.

Per ciò che concerne il pezzo di qualcosa, la situazione è cambiata. Mi sento stupida a dirlo, stupida tanto, ma sì, è possibile che in poche ore di discussione vengano fuori cose che gettano nuova e fatale luce su un rapporto. Non segreti apocalittici, non trame mozzafiato – semplicemente, l’altra persona ti dice cose mettendoti in mano delle chiavi di lettura con cui rileggi tutto quello che è avvenuto prima. Ed è avvenuto sia per me che per VB.
Per questo, credo, un’oretta almeno è passata avendo su skype due dementi. Le due dementi che guardano il qualcosa e cercano di ridefinirlo. Gli pongono domande, lo illuminano per capire i riflessi – cercano di rigarlo, per vedere quanto intangibile è.

C’è una specie di… lieve serenità, in me. Una demente felicità – simile a quella del tizio che scopre di aver appena trovato un diamante, felicità che non si spegne solo perché il tizio sa che il diamante non lo terrà in mano per molto.
Ho trovato un diamante.
Ho fatto una lunga discussione, con VB, che era poi la continuazione di altri foucaltiani discorsi, su monogamia, famiglia e storia. Su come due secoli fa mettere le corna fosse meno romanticizzato (non esisteva il romanticismo) e drammatizzato, e quindi quel pathos che coglie molte persone già occupate potesse (più) tranquillamente riversarsi al di fuori del nucleo famigliare. Era un dramma morale, certo – ma la morale era una cosa più pubblica che privata.
Oggi che quella morale è interiorizzata, le coppie scoppiano quando quel pathos cessa. Monogamia seriale, viene chiamata in sociologia. Persone che cercano per tutta la vita un rapporto ideale, pubblicizzato dalla fiction, in cui vi sia tutto: rispetto, abilità nella gestione della casa, pathos.
Non che io non creda che quel pathos possa durare fino alla morte, ho detto. Esistono coppie affiatate fino alla morte, benedetti siano loro, ma è una cosa così rara che basare un intero sistema su tale cosa è semplicemente folle. Avrai monogamia seriale e coppie non scoppiate i cui partner si sentono però insoddisfatti o trattati ingiustamente (da chi, non si sa; di solito si scarica la colpa sul coniuge). E rari casi fortunati.
Come sono rari i casi in cui un rapporto compiace tutti i cliché suggeriti dalla fiction. Li conoscete meglio di me, che non li rincorro, dicendomi che ho di meglio da fare. Parlano di rapporti in cui rispetto e desiderio non si annullano a vicenda, in cui i lati fortunati dell’amicizia convivono con quelli della passione, in cui le cose vengono fatte per desiderio e non per prassi o dovere sentito.
Sì, giocavo a fare la despota che dice a una persona “Chiamami domani pomeriggio.” senza spiegazioni né “Per favore.”; giocavo per testare l’assertività di VB; non mi passava per la testa che VB avrebbe comunque voluto sentirmi il giorno dopo, e prendeva quel comando come un “Sono libera il pomeriggio, quindi chiamami nel pomeriggio e non a pranzo.”
Facevo di questi test e la mia paranoia aumentava; e aumentava quando lei cominciava a farmi telecronaca dei suoi spostamenti senza che glielo chiedessi; non mi passava per la testa che lo faceva per darmi “rassicurazioni” sul rapporto e non perché facilmente sottomettibile alle possibili richieste di un fantomatico despota.
Poi ci sono i prodotti fiction omosessuali incentrati sulla scoperta da parte di uno dei protagonisti della propria nuova sessualità; quelli meno fantasiosi e più arditi mettono le due persone nello stesso letto, e uno dei due protagonisti scopre esattamente in quel momento che prova attrazione. Roba da industria pornografica. L’industria sentimentale o comica fa sì che il povero malcapitato, per chiarirsi le idee, provi in seguito a osservare con intento foto e filmati di persone del proprio sesso, per capire quale cazzo sia la propria sessualità; né le foto né i video sortiscono effetto, quindi è etero; ma quella notte di attrazione ne ha provata, quindi è gay?
Risvolti che mi fanno sorridere.

Ho chiesto per sfizio a VB se il tono della cotta iniziale presa per il suo attuale ragazzo fosse stato intenso quanto quello della cotta provata per me; mi ha risposto nel modo giusto che è anche quello sbagliato, che è “no”. È stato uno sfizio, nulla più: un rapporto non è riducibile alla passione iniziale. L’ho chiesto da saccente socratica, che pone domande a VB mentre lei cerca di costruire un quadro della situazione. Le ho anche fatto una domanda nerd, tirando in mezzo modelli ispirati a quelli economici, che pretendono di fare stime sulla realtà omettendo elementi – e quindi: “Mettendo sui due piatti della bilancia i due rapporti dopo aver eliminato dal piatto dove sta il tuo ragazzo l’abitudine, il fatto che ti dà certezze e il fatto che ora sta in una situazione di merda, come sta messa quella bilancia?”
È un’altra domanda-sfizio, sì. Perché si tragga da questo rapporto, a chiusura conti, il più possibile. E qualcosa traggo – quel qualcosa che mi fa sentire una certa beatitudine ci sia la sua presenza o meno – traggo che, se il mio modo di vivere un rapporto non è certo la via ottimale alla felicità semplice, può essere un modo valido quanto altri per ottenere i sentimenti di una persona – ma senza remori, senza omissioni, senza dover scegliere tra amicizia e amore, senza dover scegliere tra rapporto serio e rapporto di svago. Senza compartimenti stagni. Ed è importante. È il punto importante della faccenda, assieme a VB.
E ci ho interrotto, a un certo punto, ci ho interrotto dal delirante cercare di capire questo rapporto che stava venendo reinterpretato e quindi ricollocato – ci ho interrotte per dire che probabilmente la maggior parte delle persone, anziché passare ore a farsi seghe mentali cercando gli angoli, avrebbe risolto la faccenda con un “Ci siamo innamorate.” Punto e stop.
Anche se dire “Ci siamo innamorate.” non è né esaustivo né fedele significante al significato sottostante. Ma ha un peso storico tale da potersi dire che di peggio non si può dire. La realtà è che di peggio c’è, ma semplicemente a tutt’oggi parlare di innamoramento significa giungere al gradino ultimo, poi mancano le parole. È un gradino ultimo zoppo, perché include tante brutte e inutili cose – gelosia, incertezza, seghe mentali speculative, romanticizzazione che rende sterile ciò di cui si parla – e mi chiedo come possa una società che ha come massima aspirazione linguistica quella andare oltre, come possa tendere a qualcosa che poi non potrebbe esprimere.
Sì, sto apologizzando il rapporto. Ma solo nella sua connotazione sentimentale. Un rapporto è fatto di mille altre cose, ma quella che mi toglie il fiato ora, ogni tanto, è la parte sentimentale.
Poi c’è quella sociale e di struttura sociale.
Non credevo – devo essere sincera, in questo caso vorrei proprio mentirmi – che la struttura sociale potesse veramente influire su un mio rapporto. Ho fatto così tanto per emanciparmi dalle strutture precotte da pensare che non erano un mio problema. Non ho tenuto in conto il fatto che il resto del mondo non ha fatto il mio stesso percorso – e rimane il fatto che questa faccenda si sarebbe evoluta in modo decisamente diverso, in punti facilmente rintracciabili e nella sua lunghezza non scandita, se fossi stata un uomo. Non sentimentalmente, ma per lo strano rapporto che sesso, genere e sessualità hanno, un rapporto che li presuppone allineati.
Sono di sesso femminile, ripudio il genere (e una buona fetta di persona ma fa il favore di depennarlo quando parla di me) e sono bisessuale; sono stata affrontata da una VB coinvolta (e dal suo ragazzo) come una donna di genere femminile e bisessuale; come donna (e lo so bene, e quanto spesso ci gioco) posso permettermi di provarci spudoratamente con una ragazza, e posso anche coltivare le fantasie della cinematografia romanticizzata porno in cui – se tu, donna, riesci a infilarti nel letto di una donna etero – le farai scoprire che le piaci. L’importante è arrivare al suo letto, e al suo corpo – e da donna, arrivi a un’intimità fisica che viene poco ostacolata.
Ma stravolgere le credenze di una persona sulla propria sessualità non stravolge le strutture in cui si è inserita; stravolge lei e basta; sta poi a lei decidere che farsene di quelle strutture.
Ma non è la questione sessuale qui a essere il problema. Il sesso è un dettaglio – su cui cose immani proiettano vincolanti simbologie.
E mi domando: in una società che, come la nostra, dà così tanta importanza al genere, al punto di parlare di universi opposti, se la bisessualità fosse veramente riconosciuta, si passerebbe a una trigamia? Un uomo e una donna a testa? E quale struttura si dimostrerebbe più forte? La monogamia, smontando l’importanza del genere, o il genere, smontando quella della monogamia?

Ci sono altre cose, portate avanti in questi giorni, ma in alcuni periodi tutto richiama tutto.
Dovendo correggere dei racconti per una raccolta, una scrittrice usa nel titolo un indicativo per sbaglio al posto di un imperativo. Errori che capitano a chiunque. Ma la scrittrice è una professionista, e quindi il socio correttore non se la sente di sottoporle la questione.
La mia reazione interiore è stato un “Oh my God…” rilasciato con un sospiro, poi scuotere la testa.
La mia reazione esteriore è stata mettermi a disposizione per l’amara ambasceria; ma anche quella sarebbe troppo irrispettosa.
La mia amara reazione è stata mettere un vincolo: se rimane così, che si faccia sapere all’editore che se non è stata corretta non è per volere mio, e non perché non conosco l’italiano.

A VB ho detto amara che sono irremovibile sulla sincerità, e non accetto procrastinazioni di verità dinnanzi a nulla (leggi: NULLA) perché mi sono rotta il cazzo di conoscere persone sincere e votate alla sincerità di cui scopro puntualmente avere un’eccezione che le costringe a non essere sincere. (Sto parlando della sfera dei rapporti umani, in cui tutto quel che si può vincere equivale a tutto quel che si può perdere: il rapporto umano.)
Nulla è dovere, tutto è scelta: piuttosto ci si può sempre ammazzare.
A VB ho detto amara che mi mancava solo lei, a tirare fuori l’eccezione. E non ci sono risposte che tengano – perché la pensiamo in modo simile, perciò lei non era assertiva ma semplicemente molto molto spesso d’accordo con me, e perché la pensiamo in modo molto simile è difficile giungere a conclusioni logiche differenti.
Ma la logica è solo uno dei fattori che coronano le scelte umane.

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