Dopo giorni e giorni di studio e studio e studio ho un’insana voglia di essere poetica.
E ciò mi garba poco.
Sono anti-poetica per consolidato odio verso chi invece ama esserlo.
Ora, noi sappiamo (ah sì?) che tutto in fondo è poetico. Quindi, noi sappiamo che desiderare di essere poetici è una tendenza a un’iperrealtà.
Oltretutto, in quest’epoca di blogs, in cui chiunque ha il diritto di esprimere se stesso in modo assolutamente individualizzato, la poesia diventa una tautologia di sé. Ognuno parla il proprio linguaggio, ognuno parla a sé.
Come me ora.
So che mi leggete, e quindi virtualmente sto comunicando con terzi (sì, terzi) oltre a me (e Me), ma non vale. Non cambio modo di esprimermi solo perché scrivo pubblicamente. Penso come scrivo: ho interiorizzato il pubblico.
Per questo, forse, non so cosa sia l’intimità.

Giorni e giorni di studio e studio e studio, intervallando con cazzate di infima qualità su internet per staccare il cervello.
Perché è una necessità, e lo so, ma funziona così.

"Fai una pausa: leggi un romanzo."
"Allora potrei leggere il romanzo per l’esame di luglio."
"Allora potresti leggere gli appunti per l’esame."
"Allora potrei continuare a studiare."

È problematica, la cosa, e si risolve nel modo più stupido: fare cose assolutamente inutili.
Tipo: guardare video stupidi su YouTube.
Tipo: inciampare nell’ennesima parodia di 300.
Tipo: per link finire a scoprire l’esistenza degli Hindu push-ups. (Credo sia tipico della globalizzazione – qualsiasi cosa sia – il fatto che non saprò probabilmente mai perché siano Hindu.) Un genere d’esercizio che chi scopa non avrebbe bisogno di fare, suppongo. Beh, io sono in martirio della carne e tra studio e studio e studio e cazzate online per svuotare la mente faccio esercizi, e gli Hindu push-ups mi hanno notificato che i miei dorsali alti hanno smesso di avere una consistenza, dato che facendoli le mie ossa emettono rumori agghiaccianti.
Mi sto affezionando a questa abitudine del fare esercizi quotidianamente. Ogni tanto capita. Credo sia compensazione. Credo sia l’alternativa al cazzeggiare senza scopo, fare qualcosa di utile ma non comparabile alla lettura di un libro (attività che come abbiamo visto mi è impossibile per concatenazioni logiche).

Dire "Sono stressata." non sarebbe corretto.
Mi piace studiare politica economica internazionale, rileggere e (finalmente) capire, fare collegamenti e scovare; non è stressante.
Sono solo un po’ in mancanza di ossigeno. In cattività.
Ci sono diverse reazioni alla cosa.
Una è prendere una persona che di seghe mentali e concatenazioni logiche non ne fa (non quanto me, almeno – caccia facile, devo ammetterlo), e infilarla in discussioni che mettono in dubbio tutto e tutto decostruiscono.
La persona è Capi, la nostra santa che sopporta tanto bene. Io continuo a tacciarla di un assertivismo che sfiora la sindrome di Stoccolma. Costruisco discussioni senza sapere quale sia il mio scopo: dimostrare che il suo non è assertivismo o dimostrarlo e quindi dimostrarle che deve asservirsi a me.
O forse lo scopo non c’è. C’è solo stress da sfogare.
Un’altra reazione consiste nel romanticizzare quello che al momento non posso fare.
Tipo: ho un’immane voglia di fare una colazione sul lago con l’Angelo. O di andare a Sempione ad ascoltare djembe suonati dai presenti, che ho voglia di rivedere.
Tipo: placcare il solerte cameriere che l’altra sera mi ha servito la cena. Era molto tenero. Sorrideva in maniera molto tenera. Mi piace la dedizione. Mi sono piaciuti i sorrisi privi di costruzioni (o costruiti così bene da sembrare tali) che mi ha rivolto. Me lo sarei portato a casa.
Mi sono detta sarei tornata – ho un "bere qualcosa" da svolgere con l’Angelo dopo il 4 (data dell’esame), questo ho pensato. Poi ho fatto un frenetico calcolo mentale per vedere quante sono le persone che avrei a disposizione per bere qualcosa fuori casomai ne avessi la voglia (casomai). Sono cose che di tanto in tanto faccio. Per quanto io sia un’amante (in senso fisico-sessuale) della misantropia, non potrei sopportare di averla come scelta costretta.

È un periodo provante, e necessito conferme. Da me stessa e non. Ogni tanto capita. In realtà capita serialmente, ma in certi periodi la cosa si acuisce e si rende a me manifesta.

Comunque, l’unica conseguenza del tartassare Capi con iperseghe mentali sul Creato è stata deprimermi. Scomporre troppo ti riporta a una tavola vuota. Posso riempire i solchi lasciati dalla crudezza con cui cerco di guardare alle cose con retoriche sfoganti, come "legge del più forte" e via discorrendo, ma di solito l’unica conclusione a cui posso giungere è – puntualmente, invero, ci sarebbe da rifletterci – che la maggior parte dei miei conoscenti, duecento anni fa, sarebbe morta nei primi anni di vita.
Compresa la persona con cui sto parlando – al che il discorso si fa surreale: "Scusa, potresti essere morto un attimo per seguire la mia tesi?"

… Beh, un diamante è per sempre, comunque.

Mi ha ricontattato una vecchia conoscenza, che non sentivo da tanto. Ci si è aggiornate. Le ho detto del mio progetto di tesi.
Mi ha chiesto:

"La De Beers ti sponsorizza per il lavoro di marketing?"

… No, ma Hart annovera la De Beers nei ringraziamenti del suo libro sui diamanti. Contattare la De Beers, volendo fare una tesi su di lei, potrebbe non essere una cattiva idea. Non per farmi sponsorizzare.
Di tempo ne ho.
Già prima che io comprenda di quante società è fatta la De Beers e di cosa fa parte e cosa fa parte di lei sarà passato del tempo.

Ho una crescente quantità di materiale su Diamanti&co. in accumulo.
Libri, fotocopie di libri, articoli (stampati e da stampare) – e nomi di riviste sull’economia africana, nomi di saggi imprescindibili, USW.
Dovrei fare una lista per la mia gonnabe docente per la tesi, la mia amata V. – o potrei portarle tutto.
Dopo l’esame, prima del mio prossimo appuntamento con lei (l’8?), devo passare di nuovo dalla biblioteca di scienze politiche, che lei ha fatto riempire di testi sul Sudafrica, cercando un paio dei titoli dati. The Making of the Modern South Africa, Social Change in South Africa, Race, Class, Nation
Sono stata avvisata che – data la lunghezza richiesta per la tesi triennale (ossia: brevità) – la ricerca dovrà essere circoscritta. Dovrebbe circoscriversi a come l’industria diamantifera abbia costruito la società poi riflessa nell’Apartheid.
E io penso già che i campi di lavoro inventati da Rhodes all’interno delle cave Foucault li avrebbe amati. Sorvegliare e punire. Hanno tutto: popolazione di un solo sesso, controlli (accurati; il valore di un diamante rosa grande quanto una biglia vale la pena di usare non solo il proprio retto come ripostiglio, ma anche le viscere, scavandosi dentro a mani nude), disciplina, gerarchia, punizioni (al cui riguardo non so nulla)…

… Torniamo alla bassa O/L dei Paesi tropicali.

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