Baluginare.

Se non si ha sonno non si ha sonno.
Ma non è questione di sonno: quello probabilmente ne avrei. O meglio, lo necessiterei. Ma non sento la mancanza pur presente.
Quanto è angosciante. Ogni volta.

Il lavandino della cucina ieri lavata è già pieno.
Questo perché ieri, anziché tagliare una scaglia dalla forma di formaggio, ho tagliato una scaglia di medio della mano sinistra. Capita, ma credo di avere il diritto di sentirmi una cogliona. E di riflettere su quanto sia stupido l’uomo. Crea strumenti per aiutarsi e poi ci si fa male. La storia della scienza è la storia dell’uomo che cerca di rimediare alle proprie invenzioni.
Tipo: la sigaretta tra le mia labbra.

Ieri sera mi ha telefonato A. dopo qualche mese di mio silenzio.
L’ultima volta che l’ho visto si stava rivestendo. L’ultima volta che l’ho sentito mi si prospettava una folle notte di sesso con una stupenda ragazza russa.
Abbiamo parlato del "documentaristico nelle foto di nudo", questo perché – prima che lo guardassi rivestirsi – avevo usato il termine "documentaristico" per commentare le sue foto di nudo con organi genitali a vista. Ovviamente, avevo usato il termine per poi rimuovere. È stato più utile a lui che a me – perlomeno ha avuto l’utilità di creare un discorso, prima di farmi sapere che potrei andare a trovarlo e che mi riaccompagnerebbe anche in stazione.


Sedutosi, e toltosi la redingote fradicia, ordinò un whiskey – dopotutto a Londra bere the in pubblico prima delle cinque era maleducato. Quando il bicchiere giunse, e il secco liquido ridiede vita alle labbra infreddolite dalla pioggia, si domandò che cosa avrebbe ordinato Helena.
Le avrebbe chiesto di scegliere anche per lui, ovviamente, affidandosi ai suoi gusti. Era stato lei a invitarlo, perché non concederle questa piccola e piacevole responsabilità?
… E perché farlo, invece?
Ma si fermò prima di trovare risposta, interrotto dall’immagine di una camera da letto (quella di lei, immaginata) mentre fuori il cielo si riversava. Se ne sarebbero fregati del cielo, in quel frangente, lo avrebbero ignorato con divertito sdegno. Nikolaus glielo avrebbe fatto ignorare con dedizione.
Fece un secondo sorso, che andò a scaldare anche le membra intorpidite.
Che Helena fosse una bella donna era un fatto.
Che fosse una papabile buona cliente era una speranza nutrita da salde basi.
Ma c’era altro.
Un qualcosa di assolutamente superficiale, come una prima impressione, ma una di quelle che per rendersi convincenti vanno a scomodare gli istinti. Non gli era ancora ben chiaro quale tra gli istinti fosse stato chiamato all’appello per primo, ma si abbandonò al ricordo di quel décolleté candido dalle spalle tornite, lisce e invitanti come pesche. E sicuramente dolci, come il tenue profumo di lei suggeriva.
Helena era una donna ricca, esponenzialmente ricca grazie a un evidente fiuto per gli affari (e forse era l’impossibilità di scindere affari e passione a renderla ancor più desiderabile agli occhi di Nikolaus), e le donne ricche erano dolci con sfumature amarognole date dai profumi aspersi. Per fortuna quelle misture floreali non giungevano ovunque – Nikolaus ripercorse il ricordo seguendolo fino all’incavo tra i seni. L’immagine del diamante nero dal pessimo taglio che Helena indossava proprio lì gli tornò alla mente, e ne fuggì scendendo ancora, immaginando quei lembi di carne che il vestito aveva coperto.
Le avrebbe proposto di effettuare un nuovo taglio per quel diamante. Era scuro, con una scadente tonalità, ma un buon taglio avrebbe tolto pochi carati donando in cambio una nuova lucentezza – avrebbe fatto vibrare quella gemma, e anche il ventre di Helena. Pensò d’intuire il ritmo dei colpi che l’avrebbero accordata come un violino da cui strappare i lamenti più commoventi – e intuì che forma quel diamante avrebbe dovuto avere perché la luce lo trapassasse facendolo risplendere.


Si vede che sono in astinenza.
(Da febbraio, signori. Febbraio. Sono quasi tre mesi.)
Si vede che sono in astinenza e pregusto la fine della mia astinenza.
Fa brutto parlare della persona con cui andrai a letto se non è stata accordata né premeditata la scopata, ed è eppur certa come certo è che associare diamanti è una scopata è sintomo di qualcosa di preoccupante, quindi mi sfogo scrivendo.
È una settimana dannatamente piena e non so come reggerò. Non fisicamente, ma mentalmente. Il fisico, anche se in questo periodo arranca, è sempre stato il minore dei miei problemi. Gli impegni serrati sono un altro conto. (E stanotte non ho dormito: come cominciare bene.)
Gli impegni mondani riempiono ulteriormente le giornate, ma sono provvidenziali perché fanno svegliare con più gioia all’idea di dover prendere un treno. E poi mi manca lo svegliarmi e ficcare la testa tra gli attributi sessuali secondari di una persona.
Poi c’è una persona che di seno ne ha quanto io ho predisposizione per gli algoritmi, questa persona è Maletta ed è viva. E tiene una lezione, questa settimana, che per me è come un concerto con Freddie Mercury redivivo per una persona che ha il culto di Freddie Mercury.
Se Maletta mi sentisse usare certe parole, come culto, avrebbe pronta una comprensiva e spietata battuta sull’idolatria, ma da anti-idolatra abuso di ciò che vi assomiglia, caricando con il linguaggio. Da fan del Pietismo festeggio il ritorno di una Maletta rediviva, quindi un po’ martirizzata, battezzata dall’esperienza dissanguante (per lei fisicamente e moralmente; per me moralmente).
Non so come stia. Non so come stia la sua salute, non so come l’anno passato abbia agito sulla sua mente – che tanto s’interroga e scrive di traumi, dalla Shoah al Freud più becero. Ho percepito in me il timore di ritrovarla amputata nel suo intelletto dalla malattia; dalla decadenza mentale assieme a quella fisica, da un cervello troppo provato dal sopportare d’essere annebbiato dalla sofferenza.
Vedremo.
Al momento mi aspetta un treno.

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