Mi sono stordita a profumi.
Prima un pulire la camera, poi me mezzo doccia, poi un bagno. Un bagno? Da quanto non usavo quella vasca come vasca e non come contenitore? Ho fatto un bagno con perplessità.
Cercando un qualche cosa da mettere nell’acqua (ad esempio, avevo rimembranze di cose chiamate “sali da bagno”), ho trovato un profumo regalatomi dal Cicisbeo qualche tempo fa, e che le ho sentito addosso l’ultima volta che l’ho vista.
E ho pensato:
“Che buono.”
E ho chiesto:
“Cos’è?”
E ho scoperto che era quello che mi aveva regalato, che Dio sa perché non mi fossi sentita addosso in modo tanto attraente.
E prima ho pensato, spruzzandomene addosso, che il Cicisbeo ha delle immagini ideali, antropomorfe, in testa, e che le ricrea usando il proprio corpo, stoffa e trucco. Ho pensato che a me basta la mia testa. Mi basta la mia pelle risvegliata da un profumo per avere i miei cinque minuti quotidiani di viaggi mentali contemplanti. Per provare il lieto stupore di chi fa una passeggiata e vede il sole apparire dietro a una casa, splendidamente rosso. O cose così.
Insomma, al solito, il solito narcisismo.

Sto studiacchiando Small is beautiful, che è uno dei tanti testi che OE ha indicato indicando pagine scelte dei suddetti (che non significa “leggere solo queste pagine”, ma credo qualcosa tipo “queste pagine sono il fulcro utile”).
Le pagine scelte di Small is beautiful corrispondono ai capitoli su economia come disciplina da ripensare, su territorio come fonte di risorse e su industria. Il resto del libro, invece, è un libro di meta-economia (così la definisce l’autore) scritto da un tedesco, il che significa che è rivelante, puntiglioso e poi sfocia in un sentimento mistico gioioso. Economistica. Fa un’analisi della “cultura come risorsa” molto interessante, che mi ha smosso non poche cose in testa, ma poi ci rivela indirettamente di essere uno di quei Verdi che negli anni ’70 in Germania formavano un partito politico gigantesco.
Insomma, mi sta un po’ triturando le palle come solo un pietista saprebbe fare.

Ho giocato con gli United Nations development reports che OE ci ha piazzato in mano, divertendomi a osservare come alla Sierra Leone fosse sempre assicurato uno degli ultimi posti nelle classifiche dei vari anni.
Adesso voglio avere delle tabelle con le stesse Nazioni che mi mostrino le esportazioni ed importazioni di diamanti, grezzi e non, e giocarci per vedere quanto la relazione tra esportazione di diamanti è inversamente proporzionale alla speranza di vita.

La mia mente sta ragionando un po’ troppo a numeri e grafici, in questi giorni.
Qualche giorno fa, al telefono con Capi, per commentare l’ipotesi che una tal persona diventasse intelligente, ho detto:
“Sposterebbe l’intera curva gaussiana verso destra.”
E mentre Capi soffocava ridendo, ho pensato che avevo appena toccato un picco di nerdaggine da film. Ma non è semplice nerdaggine. Pensare che con il caffè prendo 50 carati di panna è indice di un particolar tipo di nerdaggine – e anche associare diatremi e trivelle a un atto sessuale lo è.
(Devo disperatamente scopare.)

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