Fuck.

Ascoltare questa canzone è sempre catartico – e io uso spesso questo termine a sproposito, perché usarlo è catartico a sua volta.

In corso: riassunti de La costruzione del maleknow-how della reificazione dell’Olocausto. Shoah. Sterminio. Genocidio. Alexander che parla della necessità di universalizzare l’Olocausto per poter far avvenire la catarsi. Un dramma nietzschianiamente in eterno ritorno, che viene rimesso in scena nell’intimo degli spettatori, un po’ per esperire il male in sé, un po’ per vederlo redento nella figura della vittima ebrea sterminata.
E nel libro a fianco Tel Aviv figura con altre tre sparute città come capitali del commercio di diamanti.
La somma stupidità di un testo come quello di Closer è una catarsi senza troppe pretese, dopotutto.

I want to fuck you like an animal
I want to feel you from the inside
You get me closer to God

Poi passerei a degli angelici Stratovarious per godermi una me stessa purificata.

Ed è colpa di una specifica persona se mi sono rimessa ad ascoltare canzoni che le mie orecchie non assaggiavano da tempo.
A tal proposito, c’è una foto che volevo ficcare da qualche parte perché mi è piaciuta dal momento in cui è nato l’intento di scattarla.

E ringraziamola, questa persona, per avermi permesso di avere una foto con una faccia sorridente&stupida.
Negli ultimi scatti di me il malumore esistenziale di sottofondo appariva un po’ troppo spesso, e i sorrisi portavano in sé le tracce della fatica di compierli. Cominciavo ad aver carenza di miei immagini in cui ritrovare ispirazione per articolare un sorriso che non fosse tremendamente palesemente dovuto.
(Lì, invece, sembro semplicemente pesantemente fumata. E invece sono semplicemente moderatamente piena di alcol.)


Ficcando nei riassunti catarsi ed eterni ritorni, scopo che soffro della sindrome dell’eterno ritorno.

Secondo una chiave di lettura vicina alla psicologia (che può portare a comprendere le note attenzioni di Freud verso Nietzsche) e al concetto di "tempo" come tempo dell’anima o "durata" bergsoniana, l’"eterno ritorno" dell’uguale è visto come una trappola statica alla quale è sottoposto il destino umano, che nel suo movimento apparente tra passato, presente e futuro, è necessariamente immobilizzato dalle "scorie indigeste" della propria storia personale, dal proprio substrato psichico, che rallenta e alla fine impedisce ogni progresso o cambiamento.
È proprio questo passato che, rielaborato prima dalla mente del singolo, poi dalle masse tramite processi storici e culturali, si traduce in "ragione apollinea" (il Super Io freudiano), andando ad inibire progressivamente e a rimuovere l’"istinto dionisiaco" proprio dell’era presocratica, preplatonica e precristiana.
Al contrario, tagliare col passato, per sempre e continuativamente, vuol dire rompere il circolo perpetuo che vizia il destino dell’uomo; rompere il cerchio dell’"eterno ritorno" significa aprirsi la via ad un nuovo tempo rettilineo, proiettato verso l’infinito e infinitamente diverso da sé, in costante cambiamento. Eliminare il macigno che l’uomo si trascina appresso dai tempi di Socrate quindi equivale ad una redenzione esistenziale che sfocia nell’Oltreuomo, e che vede nelle nuove generazioni, svincolate dalla tradizione e dal passato, la possibilità di salvezza per il genere umano.

L’importante è sapere di che malattia si è malati.
Adesso so che soffro di mancanza di prospettive escatologiche.

Closer è per me catartica, seguendo Foucault, perché mi sono strutturata in relazione al dispositivo di sessualità, e i miei sacro&profano stanno lì, nella parola fuck.
Ora, Foucault è passato alla storia come gay dichiarato dedito a censurabili pratiche sessuali, probabilmente di gruppo, dopo essere morto di AIDS, quindi forse non è poi così vero che conoscere la propria malattia (non sto dicendo che l’omosessualità è una malattia – lo è, quanto l’eterosessualità, e la cura è la bisessualità – sto dicendo che in Foucault l’orientamento sessuale è stato caratterizzante, come prescrivono le riflessioni sul dispositivo di sessualità) significa essere sulla buona strada per risolverla.
E poi sono affezionata al poter esperire catarsi con Closer.

(Fuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuckfuck.)

2 comments

    1. Nuh, io in realtà non esisto.
      Sono un’AI finanziata dalla De Beers. 😛

      Non ti ri-ringrazio che diventa grottesco; meglio che torni a romperti le palle su Facebook.

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