[empty] is forever.

Giacché sono monotematica ma per brevi periodi (ossessioni di breve durata), e giacché per la presentazione dell’articolo per il lavoro seminariale di sociologia avrò un’intera parete su cui proiettare cose mezzo PC, la riempirò a un certo punto di uno sfondo nero, con al centro:

Anni di intellettualismo timido e arrogante insegnano a collegare tutto con tutto, e io collegherò la De Beers a una presentazione sui consumi in quattro diversi Paesi.
Se riesco (ossia se la tecnologia lo consente, ossia se hanno QuickTime player o VLC media player), ci infilo anche questa:

(Poi, visto che ci sono, potrei esasperare la performance e lanciare secchiate di sangue di bovino sui presenti, ma credo eviterò.)

Oggi, prima della lezione, ho chiesto alla docente se le serviva, per caso, da accendere.
Ha risposto che, magari, poteva chiedermi una sigaretta.
Ho detto che, allora, avrei potuto farle compagnia.
(Titillare nel prossimo il vizio del fumo è una missione di vita.)

Ieri ho passato una mezzoretta apponendo post-it sul libro sui diamanti, in corrispondenza delle parti che riguardano le strategie delle varie (quelle due o tre esistenti e rilevanti) società, cartelli e monopoli.
Questo perché l’altro ieri ho chiesto a OE dove si tiene il suo ricevimento, mi ha detto che se le mie domande riguardavano cose che hanno a che fare con le lezioni potevo parlargliene subito – no, non sono cose che riguardano le lezioni.
Piuttosto, voglio andare al suo ricevimento per sentirmi dire:
"Eh, ma è una questione complessa… Bisognerebbe vedere quali sono i… E come ha… E…"
… E qualsiasi altra cosa sia sensato dire a una persona che vuole fare una ricerca su una multinazionale con mercato internazionale. Non che io voglia estrapolare connessioni mai scoperte, o scoprire dati segreti o cose del genere: vorrei solo capire quali strumenti mi servono, e come trovarli e affinarli, per capire i dati attualmente teoricamente a disposizione di chiunque.

Sto, insomma, battendo il terreno per capire se la traccia può funzionare.
Il mondo è vasto, infinito per le possibilità di una vita, e da qualche parte bisogna cominciare. Quando non conosci praticamente nulla di nulla, ogni punto si equivale – e al momento De Beers (diamanti) e Haiti (droga, voodoo) si equivalgono (come impossibilità di ricerca, oserei dire). In comune hanno il disfacimento di un ideale non solo democratico, ma di governo. Disfato da una parte (Haiti), e dall’altra… Beh, vorrei capire se è possibile dimostrare che se una multinazionale detiene mezzo monopolio di diamanti, e sta nella Repubblica del Sud Africa, allora nella Repubblica del Sud Africa lo Stato è la De Beers e non la Repubblica. Il mercato diamantifero è servito anche come mezzo per la rivendicazione dei diritti dei neri (Apartheid), che a un certo punto hanno avuto degli esponenti che hanno compreso che senza denaro non c’era politica, e senza diamanti non c’era denaro. Se poi si passasse a posti come Angola e Sierra Leone, le disquisizioni sulla fragilità degli ideali sullo Stato potrebbero giungere a un orgasmo.
E poi ci sono alcuni dettagli

Northern Rhodesia (former name): named after Cecil Rhodes, a British South African minister and businessman who helped found the colony. "Northern" to differentiate it from Southern Rhodesia (modern Zimbabwe).

Rhodes che con Barnato ha fondato la De Beers.

In 1895, a plan was hatched with the connivance of the Cape Prime Minister Cecil Rhodes, a Johannesburg gold magnate Alfred Beit and Sir Alfred Milner (British High Commissioner for South Africa and Lieutenant Governor of the Cape) to liberate Johannesburg from the control of the Transvaal government.

Sono frammenti. La storia sto cercando di ricostruirla. Da una parte ho delle guerre boere mai approfondite (1880-1881, 1899-1902), e dall’altra dei diamanti che cominciano a essere scoperti dal restante mondo dagli anni ’70 del XIX secolo e concessioni e società che si inseguono e lottano fino alla prima guerra mondiale (poi la De Beers vince e punto). Per fare folklore ho anche i primi campi di concentramenti nella storia (inglesi per boeri).

E abbiamo il lato economico e storico. Poi c’è quello linguistico, con l’Afrikaans e penso seimila pidgins di varie lingue europee sparsi per il continente. C’è l’Apartheid per la mediazione culturale. C’è la comunicazione e i media, e penso troverei diversi art directors e copywriters che sarebbero pronti a genuflettersi dinnanzi a A diamond is forever (e non solo: il lato pubblicitario e di marketing della De Beers deve essere un paradiso o una bolgia infernale).

Il terrore immane è che la questione sia troppo immane e non sia analizzabile se non da un certo punto di ricerca&approfondimento in su – ma non c’è un cazzo da fare, se mi si proponesse di lavorare nel micro con lavori come “La comunità senegalese a Milano” mi sparerei. Preferisco sempre strafare inserendo cazzate anziché moderarmi e livellare il tutto a una correttezza umile, pare.
E allora la vendo a me stessa dicendo che voglio solo analizzare quel che sarebbe analizzabile da chiunque con un po’ di pazienza e i giusti consigli. D’altro canto quello di OE mi serve anche per capire se la faccenda è affrontabile. Il settuagenario mi suggerirà con la propria reazione, se non con le proprie parole, quanto grosso è il progetto – io non ho neanche gli strumenti per inquadrarlo, che mi presti i suoi settant’anni.

Tra l’altro, continuo a ingurgitare materiale per il suo esame, non capendo bene dove stia finendo tutto quello che ingurgito. In un buco nero, forse.


Mi sento vecchia. E non mi spiace vedere la mia fisionomia mutare – pensando che una parte di ciò che vedo come mero invecchiamento fisico è forse in realtà il riflesso di un’interiorità che smania di esprimersi – mi assomiglio di più, ora. Assomiglio di più all’idea che da anni ho di me.
Quel che manca, ciò che crea lo squilibrio e la disarmonia, è che non ho altrettanti fattori esterni che rappresentino come questo passare degli anni mi abbia dato una maggior saggezza, intesa come utilità nella vita (a me stessa, in primis).

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