Intellegenti pauca.

A volte si dice:
È una di quelle persone che cerca di far bene qualsiasi cosa faccia.
E se io gioco di ruolo e uno dei miei personaggi deve fare un discorso per farsi eleggere Presidente di Commissione, ed è già Presidente del Dipartimento di Diritto, allora io scriverò il discorso.

Una delle leggi non scritte, e non citabili pubblicamente, del St. Ahorn giaceva sotto la parola “decoro”.
Una delle verità non scritte, e non citabili pubblicamente, del St. Ahorn era che quella massa di studenti, essendo composta di adolescenti, viveva ancora nel mondo di coloro che di leggi non ne hanno. Per cui le leggi sono astrattismi esistenti solo quando si abbattono, e che – quando vengono scoperti da esse – sono nudi e impreparati. Così inermi da risultare imbarazzanti.
Intellegenti pauca. E il non poter dire che il dormitorio non deve apparire come una fumeria d’oppio, ma può esserlo; che Sedlacek era sempre stato un ottimo Prefetto in quanto era quasi sempre riuscito a far sì che nelle stanze ognuno fumasse quel che voleva ma che il corridoio fosse profumato e sgombro, che nessuno finisse in infermeria ma smaltisse la cannabis – e una serie di altre cose – nel proprio decoroso letto – per poi alzarsi puntualmente il mattino dopo e andare a lezione.
«Se il sistema funziona, è perché di mezzo ci sono studenti che lo applicano e contestualizzano.» continuò Sedlacek, nel tono serio che il momento richiedeva, che venne rispettato con un silenzio rituale. Se il sistema funziona… Quella frase era pura ironia, perché iniziava con un’assurdità come assunto, e tutti lì dentro lo sapevano – a parte primini come Stewart Taylor, probabilmente – come sapevano che Sedlacek non avrebbe potuto dire altrimenti.
«Ho scritto un articolo a favore della Riforma delle procedure disciplinari, ma non aspetto che venga attuata o meno per agire come penso sia giusto agire. L’ho sempre fatto. Come Prefetto, tratto gli studenti colpevoli da persona che pensa che errare sia umano, e che senza errori non esisterebbe una legge.»
Come Prefetto, tratto gli studenti colpevoli da persona che pensa che non esista uno studente non minacciabile, perché il St. Ahorn richiede così tante cose che chiunque, in ogni momento, deve stare attento a quello che sta facendo, anche se ha le migliori intenzioni.
«Cerco delle soluzioni che permettano a tutti di vivere al meglio assieme – ci passiamo cinque anni, qui dentro, l’unica soluzione è cercare di andare d’accordo.»
Cerco delle soluzioni che permettano a tutti di non affondare trascinandosi dietro altri – ci passiamo cinque anni, qui dentro, l’unica soluzione è cercare di sopravvivere.
«Le regole sono necessarie, perché ci tutelano e danno certezze.»
Le regole sono necessarie, perché siamo esseri umani colti e raffinati e non ci sbraniamo con i denti ma con le parole. O, almeno, nella maggior parte dei casi evitiamo l’uso dei denti.
«Ci saranno sempre colpe e sempre punizioni. Il mio apporto come Presidente non sarà, nella sostanza, diverso dall’apporto come Prefetto: sapete come agisco, per chi non lo sapeva ho cercato di spiegarlo, sapete come agirò: quel che imparo per la mia carica lo imparo stando tra voi e non chino su un libro, quel che faccio come Prefetto – e farò come Presidente – lo faccio per portare soluzioni reali, non per costruire castelli ideali in cui non c’è posto per i colpevoli. Ho e prometto soltanto fatti e nessuna ipocrisia da svendere a chi si sente trattato ingiustamente e a cui viene risposto che questa è la giustizia
Quella marcia di un parco Prefetti che si autoregolamenta, e come uno Stato nello Stato crea nuove leggi – come uno Stato nello Stato funziona per amicizie, e le vecchie leggi le studia per capire come girarci attorno.
«La giustizia non è un insieme di regole o leggi, ma il modo in cui vengono usate.»
E Sedlacek, Presidente del Dipartimento di Diritto, è specializzato nel girare attorno alle leggi e nel far rispettare quelle che noi, studenti, vogliamo; non quelle che vuole la Rettrice.
«Una giustizia che non ascolta il colpevole non è giustizia, ma tirannia. Quello che vi prometto come Presidente è una giustizia che sia fatta per aiutare il colpevole, perché di innocenti ne esistono solo negli esempi. Una giustizia che nasce tra gli studenti e non contro gli studenti.»
E Sedlacek, come Presidente della Commissione Disciplinare, sarà quello con cui potrete dire: «Sono amico di Sedlacek.»
«Vi ringrazio per l’attenzione.»

Troverete questo discorso nella sua completezza in gioco. Non che sia questo gran spoiler, Sedlacek è fatto per vendere sempre le stesse cazzate, solo che di anno in anno si raffina nel dirle.
E questo significa:
1) Capire qual è il vero credo politico di Sedlacek.
2) Capire quale credo politico fake creerebbe per coprire quello reale, che è poco politically correct.
3) Metterli nella forma di un discorso che è fatto per essere declamato e non letto e che deve avere due livelli di lettura.
4) Renderlo più verosimilmente scritto da un diciassette con l’ausilio della sua professoressa di Diritto.
5) Che la follia è in me.
E mi diverte pensare che un esame che devo dare è così: esame orale oppure "ORALE in forma scritta" che consiste nel rispondere per iscritto, come se si parlasse rispondendo oralmente, a precise domande. Portare con sé penne per scrivere, orologio, libretto universitario e altro documento di identità. Immediatamente dopo questa fase ha inizio la lettura pubblica degli elaborati di ciascuno secondo l’ordine di consegna delle risposte. Ok, il docente di questo esame è uno psicopatico dalle mille pubblicazioni che ha girato il mondo, e per questo esame dovrò dissanguarmi – e ci piace così, anche se la penserò diversamente quando dovrò affrontare il primo modulo, che consiste tutto nell’apprendere il linguaggio per comprendere i meccanismi economici – dell’Economia politica, della Politica economica e dell’Economia internazionale ai fini della comprensione dei meccanismi che presiedono al funzionamento del sistema economico.
Ma la vita con follie simili, gratuite e masochistiche, è sopportabile se dall’altra parte hai contrappesi quali il week-end appena passato. Anzi, è la coesistenza delle due cose nella stessa vita a farmele amare entrambe.

Credo di aver lasciato il mio cuore in custodia da qualche parte tra un balcone gelido di sera con sigaro e vino da botte e le gambe di Kate.
Martedì a Verona e Bergamo Alta – e mi mancavano entrambe, anche sotto la pioggia e temperature polari – polari per la sottoscritta che odia vestirsi pesantemente e poi congela non appena smette di camminare.
La Rocca di Bergamo, il suo mastio, mi mancavano particolarmente. Sono fuggita cinque minuti per gustarmela in solitudine, accarezzando umili e intime manie di onnipotenza del genere che solo un videogame o una rocca assisa su una città e vissuta in solitudine possono risvegliare.
Ho comprato un rosario, perché ho una mezza collezione di rosari mai presa sul serio, ma quel rosario era composto di tante piccole roselline di metallo come grani, e si ricollegava a troppi significati vivi per non ritualizzare il momento.
Ho cucinato, io, a casa dell’Angelo mentre io e Kate lo attendavamo. Ho cucinato io perché Kate non sa cucinare pasta e perché è viziata in quanto ama farsi viziare e sa far sì che la gente ami viziarla, quindi era matematico che cucinassi.
Io e l’Angelo ci siamo tenuti compagnia sul suo balcone con un sigaro e del vino, congelando senza avere freddo, non so se per merito del vino nel sangue, della combustione interna causata dal sigaro o se per l’ottima atmosfera. Ovviamente ottima in senso hard-boiled – dovevo specificare?
Il cammeo è stato realizzato quando, con Kate sulle gambe, ho detto:
"I’m gonna smoke."
Kate mi ha ignorato continuando a guardare la TV – a fingere di guardare la TV, non sa l’italiano.
"I’d take you with me but you hate cigarettes."
Kate ha smesso di cercare di ignorarmi e ha optato per mugugnare contraddetta strusciandosi su di me circa nell’esatto modo in cui il mio cane cerca di leccarmi in faccia quando sa che deve scendere dalle ginocchia, con la speranza che se mi seduce dimenticherò il proposito iniziale.
Dirle che i tabagisti sono esseri umani liberi perché la loro prima amante è la nicotina sarebbe stato troppo complesso, la mia autonomia era agli sgoccioli e lo sapevo razionalmente benché i miei ormoni non mi avessero fatto regredire confermandomi che la parola evoluzione è vanitas, quindi ho optato per un:
"I’m gonna smoke anyway."
… Così atono da risultare non fraintendibile. (C’è gente che cerca l’assoluto per anni interrogando libri e persone, ed ecco che basta trovarsi davanti a un bivio – ragazza e nicotina – per sfiorarlo ed esserne illuminati.)
Sarei regredita dopo, sul divano, laptop dell’Angelo sulle mie gambe lì finito in attesa che Kate facesse la valigia, a valigia fatta, quando Kate ha deciso che si annoiava e ha deciso di notificarlo leccandomi le labbra.
E ho pensato: amo regredire.
Non con queste parole, anzi, non a parole, essendo troppo regredita per avere il dono della parola.

Ore dopo, a letto, stanca come quasi mai mi capita, ho anche pensato che avrei potuto sussurrarle gratuitamente che non volevo che partisse – ma ho pensato, con quel barlume di lucidità che sempre mi rimane, anche quando riversa e ubriaca penso che se lo perdo finisco all’ospedale, che Kate è adorabile sulle gambe e sulle labbra e a letto quanto è intollerabile come coinquilina, quindi l’ho scampata.
Ho pensato poi che andrebbe educata.
E ho pensato a quanto indicativo sia stato questo pensiero della mentalità di cui sono figlia – probabilmente Kate non sarebbe così adorabile a letto se non fosse intollerabile come coinquilina, perché alla base c’è la stessa caratteristica: voracità e nessun problema a ottenere quel che vuole, il che è carino se vuole te e siete nude ma meno se ti ha avuto e ha fame e nessuna voglia di mettere in ordine il casino che ha creato.
Mi ha svegliato, in piena notte, dicendo "water". Come una bambina che ha sete. E come una bambina che ha sete me lo stava dicendo perché andassi al frigorifero, tre metri di distanza, per prenderle l’acqua.
Ma circa un’ora prima, quando avevamo concluso la sessione, mi ha dato le spalle e mi ha borbottato un "hold", alzando il braccio perché infilassi il mio attorno a lei, e l’acqua potevo anche prendergliela, poi. Perché ha chiesto le due cose nello stesso modo, come qualcuno che vuole qualcosa e lo chiede e basta, e non so perché ma questo umanamente mi piace. Forse perché non era mia coinquilina. Forse perché un tale modo d’essere diretti mi dà il diritto di esserlo altrettanto nell’apporre un "no" senza dover tessere spiegazioni. Non lo so.
Ho cercato di capire, mentre mi mostrava video della "donna della sua vita" (un’attrice sudamericana che ho trovato essere veramente un cesso, e ciò mi ha fatto riflettere su quanto i gusti siano squisitamente individuali), quale fosse il segreto dietro al suo modo d’essere a letto – adoro Giordano Bruno e Jan di Leida, non posso evitare di fare mistica delle lenzuola (mistica del guanciale) – e non l’ho capito, ma Kate mi ha mostrato delle possibilità che credevo possibili solo in astratto e in me (tra l’altro, per certe cose solo in potenziale). No, non sto parlando di orgasmi, grette creature. Non solo.

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