Ho dormito all’incirca 23 ore.
La mia vaga volontà di svegliarmi si risolveva nel sognare che mi svegliavo.
La mia vaga volontà di svegliarmi è diventata un’esigenza dettata dall’angoscia.
E alla fine sono riuscita a rompere il velo sottile, come la superficie di una bolla, che mi invischiava.

Oggi Milano. Trovarmi con un fotografo per cui dovrei fare da modella, con il piccolo problema che dovrei truccarmi io (io spero sempre che la professionalità faccia includere un truccatore e un costumista, ma la speranza è vana). Le foto che fa contengono sempre una consistente mano di trucco, più teatrale che fotografico, rielaborazioni che mi piacciono, ma non so se 1) so più truccarmi così e 2) se ho ancora i necessari trucchi per farlo.
Quindi: oggi ci incontriamo e vediamo che gli ispiro, poi tornerò a rivolgermi a Kijomi che mi faccia da truccatrice.
E stasera da Nora per smettere di fingere di fare pause, che finché ho il mio computer a tiro la mia mente continua a elucubrare anche se non lo uso.

Cam sta dando una ventata di entusiasmo e sostanza all’Acero. È anche "colpa" sua se mi sono assentata dal LJ. Solitamente ho la notte come momento solo mio, in cui non c’è nessuno – ma il suo fuso orario è quello dell’Ohio, quindi…
Mi fa piacere "ritrovare" persone. Il bello del non temere la "scomparsa" di persone dalla propria vita è che ti permette di vederle riapparire dopo anni. All’estremo del non temere la "scomparsa" delle persone nascono rapporti in cui "presenza" e "assenza" si mescolano così fittamente da smettere di contare – questo è il rapporto con Cam, in cui si è sempre e mai nella vita dell’altra persona. Un genere di elasticità e libertà che risponderebbe a molte delle domande che mi vengono fatte sul perché io viva i rapporti come li vivo.
In questi giorni ci sono state diverse "conoscenze" tra le mie conoscenze – amo presentare fra loro persone interessanti, dico – e l’essere definita "aggregatore sociale" da due tra queste. Osservo l’appellativo e sorrido, non certa se guardarlo come una riconferma o se come una sfumatura del concetto di base. Il discorso della sottoscritta aggregante, e quindi poi quello dell’aver ereditato questa caratteristica dalla madre che attualmente organizza parties, è un vecchio Leitmotiv – ma si cambia, e il fatto che questa cosa non cambi mi fa piacere.
Vi è poi il lato egoistico dell’essere aggregante: il vedere cosa succede all’immagine di te se due immagini di te di due diverse e scollegate tue conoscenze dialogano. Forse è una ricerca della verità. Perché siamo sempre visti in modi diversi, e io da anni sono abituata a essere vista contemporaneamente come uno scaricatore di porto e una fine intellettuale, una persona gentile e accomodante e una aggressiva, molto femminile e molto maschile, etc etc… La verità sta in mezzo, ma non tra due estremi, bensì tra le infinite sfaccettature. Più ne cogli, più il parallelepipedo somiglia a una sfera – non avrai mai la sfera, ma puoi accumulare quante più sfaccettature ti riesce. Questo non ti darà la verità, ma ti eviterà esponenzialmente di dire cazzate – che è un buon, vita natural durante, punto di partenza.

Lavorare all’Acero può voler significare che ti troverai a creare un professore di scienze perché serve un professore di scienze, che costui sguazza nella fisica quantistica perché tale è l’esigenza della narrazione, quando tu sei sempre stata poco versata per le scienze e fisica è stata l’unica materia in cui tu abbia mai preso un’insufficienza.
E allora, a parte wikipediare a caso per trovare qualcosa da mettergli in bocca («Kjeld, dov’è l’articolo sull’equazione di Schrödinger?» – chissà che è l’equazione di Schrödinger e soprattutto chi è Schrödinger), cerchi di declinare la narrazione secondo il modo in cui un genio della fisica quantistica si declinerebbe.

Lo studio eccessivo della scienza sembrava aver agito fisicamente sul professor Disraeli, come se questi avesse compiuto un esperimento su se stesso modificando la consistenza della propria presenza nello spazio.
Continuò a spostare fascicoli e fogli, infrangendo l’ordine caratteristico di Van Beumer e creandone un altro – perché c’era una logica istintiva alla base del modo in cui spostava gli oggetti, incomprensibile ma precisa.

E finirà che mi appassionerò di fisica quantistica.
L’esponenziale interesse per l’economia mi viene intanto instillato da un libro di sociologia, La società dei consumi, che si appella a dati economici per spiegare l’oggi (l’oggi dell’autore, quindi anni ’60-’70). E io vorrei sapere economia per poter capire tutti i risvolti, saperne la logica, i termini, il linguaggio. Parlando con Mater, l’altra mattina al bar in quei dieci minuti quotidiani che vengono riempiti da cose a random, ho detto che quando carpisco la logica e i termini-chiave di una scienza (che sia riconosciuta come tale o meno), allora penso di poter passare alla successiva. Non mi specializzerò mai. Ma continuerò a legare tutto con tutto, e se vado avanti così probabilmente arriverò anche alla fisica quantistica (è la nostra religione contemporanea, la cosiddetta “scienza”, quella da laboratori e numeri, e da appassionata di religioni dovrei studiarla).

In questi giorni è pop-uppato un Tizio che pare avermi visto in quel della città in cui vivo, ed era in compagnia di un amico, il quale mi conosceva vagamente, e sapeva chi avrebbe potuto avere il mio numero di cellulare (Amu, nello specifico), con la conclusione che mi sono vista arrivare un SMS da Tizio.
Dinnanzi al mio non cacciarlo con epiteti offensivi, né ignorarlo come la gente oggi ignora la gente con quel fare terrorizzato e paranoide e indignato, mi ha chiesto se ero bendisposta nei suoi confronti o se ero abituata a essere contattata. Sei abituata a essere contattata? Sembra la domanda di un test, quelle a cui non sai come rispondere perché devi interpretarle traducendole nel tuo linguaggio. Nello specifico ne viene: Sei abituata a rispondere a sconosciuti come se fossero i benvenuti o come se fossi pagata per trattarli con riguardo? Sì. Mi è anche stato simpatico il modo sfrontato in cui si sia informato su di me e ce l’abbia infine fatta.
Tizio è un metro e novanta con fisico da palestrato che fa economia politica e che nel tempo libero ha l’economia come passione da approfondire mezzo libri. Grazie a ciò, Tizio ha saputo cogliermi una citazione a Foucault perché in un esame aveva un monografico su costui – il che mi fa amare ancor di più sia Foucault che economia che Tizio.
Dovrei bere qualcosa con Tizio, e avrò tanto piacere nel farlo, solo che sorge il solito problema: esco con le persone per due motivi, che non suitano (to suit) alla mio ruolo sociale oggi.
I due motivi, dopo breve auto-analisi, sono:
1) Scopare. E allora qualsiasi formalità può fottersi, e qualsiasi contorno, e qualsiasi presentarsi e qualsiasi qualsiasi. Nello specifico non so se voglio scopare con Tizio, gran bel fisico e i palestrati mi mancano, di viso non mi convince e in questi casi la risposta è di persona.
2) Parlare di cose interessanti senza scopo. Che non ha nulla a che fare con lo “scopare”, e la più magnifica interessante conversazione non ha una sega (francesismo) a che fare con la probabilità in percentuale che io finisca o meno a letto con questa persona.
Credo di dividere le persone, a primo acchito, in “gente da letto” e “gente da scacchiera”. Con alcuni scopi con altri giochi a scacchi – e la passione usata è eguale in ambo le situazioni come intensità, ma diversa in qualità – diversa in “qualità” è un dato supposto, supposto dal fatto che se una persona da letto mi propone di giocare a scacchi, o se una persona da scacchiera butta lì che potremmo scopare, scoppio a ridere. No, non è questione di chiusura mentale, credo, ma di semplificarsi la vita. Quando un rapporto va avanti, si approfondisce, tendenzialmente, se è un mio rapporto, finirà con l’avere in sé scacchiere e lenzuola mescolati senza compartimenti stagni, ma bollare qualcuno con un adesivo permette di semplificarsi la vita nel caso in cui il rapporto non sia destinato ad approfondirsi.
(Le persone hanno questa pessima abitudine di sentirsi maggiormente in diritto di romperti i coglioni se hai, dal loro punto di vista, aperto te a loro sia da un punto di vista mentale che da uno fisico. Spiegare che parlare con passione di massimi sistemi e scopare con passione una persona appena conosciuta non deriva da un mio aver deciso che quella persona è speciale, ma deriva dal fatto che 1) non ho pudore e 2) enjoyare ogni attimo sociale traendone il meglio è una regola morale, spiegarlo tende a essere inutile, perché questa spiegazione è abusata, e quindi non ci crede più nessuno.)

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2 comments

  1. [Cam sta dando una ventata di entusiasmo e sostanza all’Acero. È anche “colpa” sua se mi sono assentata dal LJ. Solitamente ho la notte come momento solo mio, in cui non c’è nessuno – ma il suo fuso orario è quello dell’Ohio, quindi…
    Mi fa piacere “ritrovare” persone. Il bello del non temere la “scomparsa” di persone dalla propria vita è che ti permette di vederle riapparire dopo anni. All’estremo del non temere la “scomparsa” delle persone nascono rapporti in cui “presenza” e “assenza” si mescolano così fittamente da smettere di contare – questo è il rapporto con Cam, in cui si è sempre e mai nella vita dell’altra persona. Un genere di elasticità e libertà che risponderebbe a molte delle domande che mi vengono fatte sul perché io viva i rapporti come li vivo.]

    Wah, ti adoro 🙂
    Sai che se anche non vivessi in Ohi avremmo gli stessi orari, dato che entrambe non dormiamo molto…
    Mi fa piacere che tu abbia menzionato elasticità e libertà nel nostro rapporto, caratteristiche che lo rendono incredibilmente coinvolgente anche dopo ann di nulla.
    E poi ci sei tu, che muti e diventi più interessante e mi fai re-interessare ogni volta 🙂

    Ciò che dici sulla ‘gente da letto’ e ‘gente da scacchiera’ è interessante, e sono certa che parecchia gente si arrogherà il diritto di chiederti come li consideri, avendo rivestito ambo i ruoli.
    Mi aggiungo all’ipotetico gruppo, spinta dalla curiosità di conoscere la mia etichetta!
    [preferisco essere persona scacchiera, personalmente…ma sia in che periodo sono]

    1. [E poi ci sei tu, che muti e diventi più interessante e mi fai re-interessare ogni volta :)]
      Depreco la base teorica della monogamia perché il matrimonio è da un giorno X fino alla morte – troppo facile assicurarsi così.

      [Ciò che dici sulla ‘gente da letto’ e ‘gente da scacchiera’ è interessante, e sono certa che parecchia gente si arrogherà il diritto di chiederti come li consideri, avendo rivestito ambo i ruoli.
      Mi aggiungo all’ipotetico gruppo, spinta dalla curiosità di conoscere la mia etichetta!]
      Sei la seconda che lo domanda.
      E la seconda a cui rispondo:
      “Ti conosco da troppo, sei ambo le cose.”
      Citandomi:
      “Quando un rapporto va avanti, si approfondisce, tendenzialmente, se è un mio rapporto, finirà con l’avere in sé scacchiere e lenzuola mescolati senza compartimenti stagni.”

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