Pausa.
Un Stampa e cultura in Europa tra XV e XVI secolo iniziato e finito dopo uno sbocconcellare sociologia e dopo aver finito la prima passata alla storia francese del periodo che ci interessa.
Un Ex ignoto notus ossia Bibliografia delle opere a stampa del Principe degli Incogniti: Giovan Francesco Loredan appena iniziato mi fa domandare perché un tale libro sia stato stampato. Per mia gioia, suppongo – chi stracazzo si prende una bibliografia di un’accademia veneziana del Seicento oggi poco indagata? Io lo divorerò con piacere, curiosando tra le pieghe della vita di Loredan con la gioia con cui una Me più pettegola curioserebbe in un giornale scandalistico.
L’Accademia degli Incogniti è il più piccolo microcosmo ad alta definizione a cui sono giunta.
Ad alta definizione implica: quando studi storia cominci da un quadro generale. Poi vai per temi. Poi per storie locali. E tutte queste cose si parlano tra loro nella tua testa fino a che non hai abbastanza ottica e info da aprire un Bibliografia delle opere a stampa del Principe degli Incogniti: Giovan Francesco Loredan sapendo di cosa si sta parlando. Di chi, nello specifico. E quel singolo uomo non ti appare incomprensibile, perché hai acquisito le chiavi per comprenderlo.
Il mio amore per Loredan non è mera passione per il dettaglio, il punto è che Loredan sarà umanisticamente parlando caro amico di Torchia, e senza Loredan (o chi per lui; ma usiamo lui, anziché inventare) la trama del romanzo non funzionerebbe.
Nel mentre, devo ringraziare un anno di università con esami a ritmo serrato che mi ha insegnato a ottimizzare nello studio. Riflettendo su quello che ho, quello che sto avendo e quello che mi serve, penso che mi serve una storia di Parigi dettagliata. Mese per mese, idealmente. Giorno per giorno – ma non ho abbastanza preghiere per una tale cosa.
Non potrò descrivere Parigi e le sue vicende di contesto bene quanto potrò farlo con Venezia – a Venezia cammino con la mente ogni volta che vi penso, ripescando ricordi e sensazioni, e quando vi cammino di fatto leggo nelle case e nelle piazze la storia passata. Amo la capitale della Serenissima per un motivo per cui deprecherei qualsiasi altro soggetto: è rimasta immutata. Architettonicamente, beninteso, e solo parzialmente, ma abbastanza da permettermi di poggiare la mano sulle pareti di un Fontego dei Tedeschi in cui Torchia svolse mansioni – e questo, oltre a compiacere quella briciola di feticismo che mi concedo di mantenere in me, significa che posso descrivere esattamente la sensazione a tatto di quel muro mentre è Torchia ad appoggiarvisi.

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