Überchristlichkeit.

Le risposte di un tizio a cui ho chiedo informazioni su organizzazioni di volontariato & similia mi palesano che la mie domande non hanno direzione, e non hanno direzione perché non sanno che chiedere.
Abbiamo esattamente ciò che chiediamo.
Se non chiediamo nulla, non abbiamo nulla.
Abbiamo esattamente ciò che chiediamo.
Lo dice un video che Hannes mi fa vedere, e che io prendo in giro sulla scia di un Donnie Darko cinico. Ma Hannes non è santone di plastica new age – santone probabilmente sì, non di plastica, un po’ new age – così il mio ridere è ridere con lui del video, di come sia buono il concetto, ma se magari la messa in scena non avesse il sapore di una messinscena… Concorderebbe, ma stima chi ha messo in scena quei messaggi in una forma 4dummies, perché vanno comunicati a chi dummy è, per ora, e ha bisogno di quel messaggio per…
… e discutiamo un po’ di tutto. Guardiamo treni e aerei per Sarajevo, mi mostra foto e talvolta non so che dire – ed è bello, ogni tanto, non avere nulla da aggiungere – mi offre pass giornalistici per organizzarmi viaggi agevolati, gli correggo un’e-mail con cui vorrebbe farsi finanziare un ritorno in Nicaragua come simpatizzante del Fronte di Liberazione sandinista dal suo primo viaggio lì. Fronte di Liberazione lo trovo come termine sul mio libro di diritto internazionale, come soggetto giuridico. Hannes prende in giro le mie correzioni raffinate e ringrazia – Hannes il cui italiano è assestato su uno scritto poco sopra il minimo sindacale e ha punti di forza nei punti che sa sottolineare, la cui parlata manca di congiuntivi all’italiana e soffre di un inesorabile accento tedesco. Che vorrebbe correggere. Ogni tanto lo fermo e gli dico:
“Dì gli.”
Li.”
“No. Allora dì li.”
Li.
“E ora gli.”
Li.
Sigh.
E lui mi dice.
Ich kann Deutsch nicht.
Ich kann Deutsch nicht.
“No. Voi italiani fate sempre questa cosa. Ich.
Ich.
“No.”
“Aspetta, prova a ripetere.”
Ich.
Ich.
“Giusto.”
Ich. Non noi italiani… Il mio madrelingua era di Freiburg, per questo dico ich morbido.”
Ich kann Deutsch nicht. Ich kann Deutsch nicht.” Ride. “Sì, accento Süd.”
Non ha 61, ma 51 anni. Mio errore di calcolo. Non che cambi poi molto, quando lo osservo cucinare ostriche mentre la coinquilina si scusa ogni volta che entra nella sala da pranzo comune. Non che cambi qualcosa quando bevo un altro sorso di vino e potremmo essere nudi sul divano in cinque minuti, e non sono discorsi quali quanto tempo ci mette a venire a farmelo pensare, né le battute a sfondo sessuale di entrambi sulle ostriche che si aprono, ma cose come il romanzo che sta scrivendo su Cristo in croce. Hannes che ama Cristo perché era un ribelle. Da scriverci un saggio, gli dico. Amo Cristo perché era un ribelle. E gli dico come lo amo io, Cristo, e gli dico dell’Ebreo Errante e di Venezia e del 1630 e lui si ferma, si fa calmo mentre arrotola una sigaretta, e mi dice oltre al proprio stupore come io sia una persona dopo non sa quanto tempo da cui sente di imparare. E non è come lo dice, né il modo in cui lo dice, ma il silenzio che precede la mia risposta e che è una sequenza di secondi in cui sono in pace e mi sento quieta. Mente sgombra, qualcosa del genere. Vi compartecipano fattori che in quel momento non considero, perché si sono appena aggiunti. Con nonchalance. Dirsi, ribadirsi uno in faccia all’altro con importanza e quasi gioia quanto sia importante per un essere umano saper uccidere per saper amare. Importanza astratta, dal mio lato. Non porto avanti discorsi per cui non ho materia prima, e scivolo lateralmente, e parliamo di cose che non so se saprò riportarvi, perché non mi capita sovente di parlarne in maniera così stringata non dovendo spiegare ogni passaggio perché i passaggi sono scontati per la persona con cui parlo. O quando lo sono per me, e gli completo i discorsi.
Che fratellanza in Cristo, penso ridendo mentre discutiamo i dettagli di un Cristo in croce. Due persone a cercare di sviscerare il Messiah per collocarselo di fianco o addosso o in mezzo. Il vino in corpo cambia poco la percezione del mondo, che si è fatta abbagliante e vacua dai discorsi scanzonati sul prendere a calci il prossimo per festeggiare la vita. E se tale pace mi è venuta dal discorrerne, è perché tale discutibile modo di festeggiare la vita è stato trattato come qualcosa di lasciato alle spalle per andare oltre – ne ho strapieni i coglioni di persone che si aprono dinnanzi a me mostrando il privo di remore proposito di andare oltre, quando andare oltre significa commettere qualcosa di molto cattivo e immorale, quando il proposito di andare oltre ha il retrogusto morboso di una trasgressione o una vendetta. No, sono oltre quell’oltre, e parlando di questo sovraoltre scopro di aver bisogno di qualcuno che non guardi con famelico interesse alla mia potenziale mancanza di moralità. Evidentemente 51 anni spesi tra un groviglio geopolitico e l’altro aiutano a sviluppare quest’attitudine, e io posso finalmente parlare dell’überoltre (überüber O_o) senza scrivere un romanzo di premesse.
Se solo non avesse 51 anni…
Non è questione di rughe e quant’altro abbia segnato il suo corpo (benché mi faccia un po’ impressione l’idea di andare a letto con una persona con un corpo più vecchio di quello di mia madre, più che altro perché non so che aspettarmi; arrivo fino ai 30 e qualcosa). Il fatto è che – per quanto le attuali ricerche possano condurre agli stessi luoghi – sono 28 anni di esperienza di differenza, 28 anni spesi – da parte sua – a fare in buona parte quello cui io anelo. Qui si pone la differenza, che tende sempre a essere di aspettative e non di dati.
Il problema è che non ho capito perché questo sia un problema.
(Forse perché non so esternare umiltà neanche dinnanzi a chi stimo così tanto, e dinnanzi alla cui esperienza sono di fatto umile?)
… Ma come sappiamo, sono tutte seghe mentali, che vedrò di scalciare a lato senza rancore per tornare a trovarlo.
… Ciò nonostante, una scopata con una persona molto giovane sarebbe rinfrancante.

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