Chatting with a boy whose nick is "Ivy".
He contacted me this way:

I’ve decided to go against the grain of facebook and actually try to find /new/ people. Coupling this with just how little of most anyones existence I am up for stomaching, it’s a hefty task.

This whole preferred desensitized disconnection probably sets the perfect stage for my potentially sounding unpreferably odd to you, in which case, you blow, and you are definitely not a sort of person I’d be interested in speaking with

So far, I know that you belong to some Ulver group. There are only a few select artists I’m willing to take as strong enough indicators to bother talking to people over.

So,hi, hello, and I would like to know more of you?

Add me?

Could I refuse to add him? I need reasons to like English.
It’s been the most intelligent presentation I’ve never read on Facebook. I added him on MSN soon after and he showed himself instantly. I like people with no modesty, they remind me of me – that’s something doesn’t happen so often.
I stare at him while he’s listening to the song we’re listening to. His eyes are closed, he’s lost in sound. A person who’s still able to show with no veils the feelings that pass throughout him.


Quello qui sopra era il post di ieri, poi sono crollata prima di postare.
La webcam è ancora accesa, sonoro incluso stavolta. Così posso non capirlo meglio. La cam accesa serve a ripeterci che ci sono troppi chilometri di distanza per una scopata, e che è un peccato. Lo è, in un certo qual modo. Il tizio (chiamiamolo Ivy) è un pacchetto mandato da Dio, che in questo periodo cerca in ogni modo di ridarmi fiducia: stavolta lo fa con un essere umano con cui sembro avere in comune tutte le cose fondamentali. Se non avesse l’attitudine di un giovane ribelle in cerca di limiti e atrocità gratuite sarebbe perfetto. Ma che vogliamo, dopotutto? Dio non può certo essere onnisciente.
Tra un dialogo e l’altro, lunghe pause di silenzio. Non dovute al non saper che dire, ma a due persone che non reputano necessario spegnere webcam e microfono quando fanno altro. Mancanza di pudore, l’ho detto? Con un certo sfidante esibizionismo da parte sua (io no, io sono un’esibizionista modesta, fingo di non esserlo). Poi, dal silenzio, domande casuale. Tipo:

“Sei mai stata violentata?”

E rido. Rido perché mi viene in mente una scena di GDR con Capi, una scena climax tra (il nostro amato) Sedlacek e (il nostro amato) Van Beumer a domandarsi vicendevolmente:

“Sei mai stato violentato? Hai mai violentato?”

Ho creato l’Acero pensando che parlando di adolescenza si possa in qualche modo parlare dell’intero arco della vita umana.
Sedlacek e Van Beumer se lo domandano vicendevolmente con circospezione e una morbosa curiosità a trasparire, e la scena si fa cruciale. Le risposte andranno direttamente a definire le persone che le hanno date, adolescenti e quindi poco capaci di sdrammatizzarle.
Rispondo a Ivy che no, non sono mai stata violentata, né ho violentato, mi mancherebbe l’arma, e ride. È mai stato violentato, lui? No, risponde. Peccato, dico. Mi domanda perché ridendo.
Ieri sera ho passato diversi minuti a osservarlo ridere, facendo battute apposta per vedere le sue labbra arcuarsi. Faceva sorridere me, di piacere. Oggi ho detto a Ghiro che Ivy è cute, e Ghiro non si aspettava questa definizione da me. Le persone cute, gli ho detto, mi servono: mi fanno sorridere.

La webcam serve anche a guardarmi in faccia. La mia schifosa webcam che mi scava il viso più del dovuto, e a volte mi sembra di poter intravedere il teschio, sotto. Studiare anatomia è masochistico.

Ivy, rannicchiato in posizione fetale nell’inquadratura, deve avere il mio stesso problema di vista dei corpi umani.
Domanda:

“Perché ti alzi al mattino?”

Domande e risposte scivolano alla stessa velocità. Nelle pause ci guardo non fare un cazzo. Gli guardo la schiena magra e definita mentre si dondola autistico. La magrezza mi ha sempre fatto un ambiguo effetto: agevola nel vedere i corpi come scheletri.
Qualche anno fa la sofferente magrezza era il mio ideale, e non sono mai riuscita a eliminare il timore – quando mi ci accostavo fisicamente – di aver paura di rompere qualcosa. Credo le due cose siano intrinsecamente collegate, desiderio e timore.

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