La fedina penale del Principe e della Principessa.

Oggi è la giornata del principe azzurro e della principessa rosa.
I colori sono messi perché quando si parla di principe azzurro e di principessa rosa bisogna tornare all’infanzia, a quando sui libri le parole dovevano illustrarsi con colori e forme – perché il principe azzurro è di un certo tipo di azzurro, e non di un altro. Né di un altro. Il principe azzurro è dell’azzurro che scelse la Disney – alcuni sono cresciuti con libri illustrati fake non Disney, e quindi hanno un’idea sfasata di principe, poco conforme al giusto azzurro.
I colori hanno una loro dignità, come ogni altra cosa che possa diventare caratterizzante di una persona per riflesso.
Ricordo quando ero una marmocchia da poco trasferita nel nuovo asilo, ricordo quando disegnai un principe che era colorato come un arcobaleno, e qualcuno rise del mio disegno dicendo che era un pagliaccio.
Imparai le iconografie di ogni genere di disegno, i colori concessi e quelli no – poi andai a un liceo artistico e mi misi a destrutturare tutto. Ci sto ancora lavorando.

Oggi è la giornata del principe azzurro perché continuo a inciampare nella sua tomba. Inciampo in un gruppo di FaceBook che lo vuole morto, in reclami che lo danno per disperso, in fronti di liberazione. Non sapendo dove sia finito, cerco almeno di capire da dove venga.
La sua prima apparizione è nel bosco, sul suo cavallo bianco, che corre andando incontro al proprio destino. Da dove cazzo viene, costui? Notiamo che egli è un Principe e non un Re – se fosse un Re se ne starebbe probabilmente nel proprio, di castello, ma fatto sta che costui è ancora un Principe, un Regno non ce l’ha.
Per meritarselo, decide di mettere il vestito da festa, passare dal parrucchiere e va farsi una cavalcata. Una lunga cavalcata. Una cavalcata abbastanza lunga da farlo finire nel Regno del vicino, inciampare in una bara di vetro e decidere di darsi alla necrofilia.
Passiamo alla seconda versione, più eroica: il giovane Principe, per meritarsi il Regno, decide di non perdere tempo in scampagnate e fare ciò che solo un eroe può fare: uccidere un drago e liberare la sconosciuta Principessa che attende nella torre.
Mettiamoci nei panni di questa povera cristiano-pagana, che da tempi immemorabili vive in solitudine segregata in quelle quattro mura, e che è perfettamente cosciente del fatto che verrà salvata a priori. Sa, il suo Principe, com’è fatta? Sa del suo aspetto, dei tormenti vissuti, del suo animo nobile? Se pure fosse un cesso, cambierebbe qualcosa? Assolutamente no. Non che si formalizzi, beninteso: dopo anni di reclusione la prima priorità è la libertà. La darebbe anche al Drago, se questi non fosse – come tutti i draghi – ossessionato unicamente dall’oro.
Il nostro Drago, difatti, è l’unico sfigato della famiglia che non ha un tesoro da coccolarsi. Essendo sagace, ha pensato bene di rapire una Principessa e chiedere il riscatto. Essendo sfigato, ha rapito la Principessa di un Regno troppo povero, che non ha soldi nemmeno per formare un piccolo esercito da mandare contro al Drago.
Per fortuna, come il Drago ben sa, per avere un Regno bisogna prima di tutto avere una Principessa. Ci sarà pure un Re pronto a contrattare…
Il nostro Principe, però, che è Principe e non Re, di contante non ne ha. Finché il vecchio non crepa, o finché lui non gli dimostra di meritarsi qualche possedimento, niente paghetta settimanale. Sottotitolo: è ora di guadagnarsi il pane. Questo il Principe lo capisce: si è rotto le palle di avere l’armadio tutto azzurro solo perché la Regina ama quel colore ed è lei a pagare il sarto.
Il nostro eroico Principe, che ama il combattimento e nel tempo si è fatto abile, compie il miracolo e fa fuori il Drago, irrompe nella torre e lui e la Principessa sospirano sollevati vedendo le fattezze del reciproco futuro consorte. Poi, ecco il miracolo, non scopano, ma aspettano di arrivare al castello per vivere insieme felici e contenti.
La nostra documentazione finisce qui. Tra qui e la scomparsa del Principe possiamo solo supporre.
Supponiamo che dopo una scopata paradisiaca, il Principe abbia prima di tutto assunto un sarto personale e abolito l’azzurro dal proprio Regno. La Principessa, invece, espletata l’urgenza contingente, sarà passata alla seconda, che avrà preso forma in un pensiero del tipo:
"Col cazzo che sto chiusa nella stessa torre per un giorno di fila dopo anni di reclusione. D’ora in poi scampagnate tutti i giorni."
Per poi scoprire che le Principesse non escono dal castello da sole, a cavallo ci vanno sedute di traverso e quindi niente galoppo. Riassumendo, le principesse stanno nel castello e non ne escono – "Ed ecco dove stava l’inculata." avrà pensato la Principessa.
C’è però un’ipotesi alternativa, quella coerente al e vissero per sempre felici e contenti. Principessa reclusa e felice e contenta. Sindrome di Stoccolma nata ai tempi della torre? O forse prima? Non vedeva, la Principessa quand’era piccola, la madre imprigionata tra le mura? E non era forse sempre sorridente, la madre? Non era forse la donna più bella del Regno, come diceva sempre il Re alle feste? Questa fortunata Principessa, capitata tra le grinfie del Drago, avrà saputo con cristiano-pagana pazienza attendere che il proprio destino si dipanasse – tra le mura paterne, tra quelle del Drago, tra quelle del futuro consorte, sempre lo stesso Leitmotiv – non infangando la propria coscienza con oscene profferte sessuali al Drago.
Si sarà fatta saggia, negli anni di solitudine, avrà capito come vanno le cose. Non a caso, certamente. Se quel principe lì, all’orizzonte, cavalca da solo, è perché così sono fatti i principi. Ed è quindi giusto che il Principe, dopo il matrimonio, esca ogni qualvolta vuole, perché così gli è stato insegnato fare – e gli è stato per fortuna insegnato a dire della Principessa, a ogni festa, che è la donna più bella del Regno – anche se lei è un cesso, beninteso.

Il mio esperimento in qualità di Principessa è durato circa tre ore.
Avevo 4 o 5 anni, e come vicino di appartamento il bambino più cool della classe, nonché mio migliore compagno di giochi. Passavamo pomeriggi a fare quello che fanno i bambini: giochi nel cortile, nascondino per le scale, emulare i cartoni animati che vedevamo.
Sulla scia dell’emulazione, dopo aver riprodotto nei nostri giochi qualsiasi cosa la TV passasse, una sera abbiamo deciso di provare a fidanzarci.
Per i bambini ogni cosa è gioco, ogni gioco è una cosa seria, ogni atto è un modo di conoscere il mondo.
Dediti e seri come i bambini sanno essere, ci siamo profondamente immedesimati in quel gioco, forti del sapere che andavamo d’accordissimo e quindi le basi c’erano.
Tre ore dopo ci siamo lasciati di comune accordo, dopo aver scoperto che – giocando quel gioco – non ci era permesso fare l’uno con l’altra una serie di altri giochi, non se si voleva restare seri – ossia aderenti a ciò che stavamo emulando. Ossia usando il giusto azzurro, senza variazioni.

Il mio esperimento in qualità di Principe, a quei tempi, è durato dieci minuti.
Ok, non si trattava esattamente del Principe, ma di Pegasus dei Cavalieri dello zodiaco (con tale nome allora conosciuto), che aveva la peculiare caratteristica di essere il protagonista della serie. Dico "peculiare" perché può portare due bambini a litigare pur di coprire quel posto anziché quello di comprimario, anche se questi bambini sono ottimi compagni di giochi come io e il mio vicino eravamo.
Era un dibattito importante per entrambi, per motivi non troppo diversi.
Lui era, dopotutto, il bambino cool della classe, quello che nei giochi decideva per primo e per tutti; io probabilmente ero testarda e basta, abbastanza da farlo piangere – il che, sebbene non per la via ottimale, decretava la mia vittoria, perché non appena avesse smesso io avrei fatto Pegasus.
Poi è scesa sua sorella, lui è corso da lei a lamentarsi, lei mi ha sgridato e nessuno ha fatto Pegasus. -.-

La mia posizione riguardo a Principi e Principesse si è chiarita quando ho visto La bella e la bestia.
Tutti i requisiti minimi c’erano: Principe, Principessa, castello e anche il mostro (che in tal caso coincide col Principe, ma sono dettagli).
In tal caso, però, la Principessa anziché passare il tempo a rigirarsi le dita è un’accanita lettrice, cosa che mi ha permesso di immedesimarmi. Oltretutto, non vede l’ora di levarsi dalle palle, altra cosa perfettamente comprensibile.
Il destino le viene incontro seguendo la legge di Murphy, ossia facendola uscire dal recinto in cui è cresciuta di notte, mentre piove, per infilarsi in un bosco pieno di lupi sulle tracce del padre. Al posto della torre abbiamo un castello, al posto del drago una Bestia che anziché sputare fuoco è disposta alla trattativa: "Riportiamo le cose come stavano nella fiaba: tu stai qui e io libero tuo padre".
Noi supponiamo che né la Bestia né la Principessa mancassero d’intelletto: se la Bestia preferisce una ragazza a un vecchio grasso non è per vezzo estetico. Stavolta la Principessa deve darla per farsi imprigionare e far liberare il padre. D’altro canto, di castelli e titoli da vendere non ne ha.
La Bestia, colta da pietà e compassione, decide di non far sapere al lettore se la sua trasformazione da uomo a metafora sessuale abbia incluso la taglia delle sue mutande, ed evita cortesemente di stuprare orrendamente la ragazza. Perlomeno, cerca di fare quella cosa che si chiama "preliminari" e la invita a cena.
Non sappiamo se la Principessa abbia rivalutato la Bestia considerando la taglia delle sue mutande o se invece sia stata l’immensa biblioteca ad addolcirla; personalmente trovo le due cose assieme un’ottima combinazione.
Purtroppo, per scelte di regia, la Bestia alla fine deve riassumere le dimensioni del Principe e vestirsi d’azzurro, ma perlomeno finiamo in parità di diritti: entrambi se la sono dovuta vedere con i lupi al-di-fuori-delle-mura, e quindi li immaginiamo romanticamente andare a caccia assieme nei week-end per poi tornare a casa e tentare di finire di leggere tutti i tomi dell’immensa libreria.

12 comments

      1. Io credo che alla fine sia scappato col sarto, che è la figura con cui ha avuto più rapporti, dopotutto. Anche perché la questione dell’avere vestiti nuovi è presentissima, nella mente del caro principe!

        (Io e la figlia dell’amica di mia madre avevamo sempre una questione irrisolta. Entrambe volevamo fare Ranma 1/2. Così invertivamo i ruoli spesso).

        1. E’ che all’inizio volevo fare un discorso serio, con tutto un trip mentale che passasse da lavoro delle donne nelle fabbriche, ’68 e la principessa che si traveste da principe e va a cavallo e il principe che si traveste da principessa per stare al castello a giocare alla PS. U_U

          (Con la mia amichetta facevo Michael Jackson. U_U)

        2. Che è anche vero, dopotutto. Però la donna, che vuole avere ruolo di cavallerizza, per non smentirsi non comprende il ruolo dello stiletto e lo utilizza come scarpa. (Sempre che non si sia fatta sagace, e indossi la scarpa come arma impropria). Okay, sto divagando. Dicevamo, discorso serio? >_>

  1. Oddio, è fantastico. Grazie.

    [Ok, non si trattava esattamente del Principe, ma di Pegasus dei Cavalieri dello zodiaco (con tale nome allora conosciuto),]

    Odkoa
    Dasfèpsèalp
    Flpfd
    Sdff
    Lpè
    Lèpsdgslèp
    Flpsdf
    Gfu
    GUGAH.

    NON FARLO MAI PIU’. MAI.

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