Lo studio di interpretazione di trattativa fomenta il relativismo culturale del mio pensiero – e ribadisce l’importanza del role play, mentre studiando gioco di ruolo su MSN.
Testo partorito da una generazione di new-age mediatrici linguistiche, insiste sull’importanza dell’aspetto psicologico. Elenca metodi per risolvere l’ansia, sia risolvendola alla radice che agendo sul corpo.
A parte un paio di termini e concetti nuovi, è un ripasso.
(Che dovrò tradurre in termini inglesi, dettaglio.)

Due persone su MSN mi chiedono una mano per completare la loro scheda del personaggio. La realtà dei fatti è che serve loro una mano a farlo, il personaggio, a dargli forma. Procedo a domande mirate e osservo i processi mentali altrui. Alla fine dico: “Sono cinquanta euro per la seduta psichiatrica.”

La cura che le autrici della raccolta mettono nel sottolineare l’importanza di cose come “ansia”, “capacità sociale”, “postura”, “lettura di segnali paraverbali e cinestetici” e via discorrendo mi commuove – mi commuove, cioè, che queste siano le mie ultime preoccupazioni (Dov’è il mio pulpito? Dov’è il mio tavolo operatorio?), e io sia invece incapace non solo di tradurre dal tedesco all’italiano a voce, ma anche di capire il tedesco, parlato o scritto che sia.
Tanz dal Fronte mi manda cartoline intimidatorie, in tedesco. Così le ignoro meglio, e il mio senso di colpa monta. Si sgonfierà come un soufflé? A volte capita. Dopotutto – si sa – i miei sensi di colpa sono messe in scena molto convincenti.
È che non trovo l’ago, nel pagliaio, per bucare il soufflé.

Il gioco di ruolo stimola l’inventiva, e raddrizza il mio italiano stortato da tedesco e inglese.
Il taccuino sta venendo usato, e questa notte quattro ore sono volate come non accadeva da tempo, volate scrivendo.
Abbiamo ripescato Sedlacek, da adulto però, in quel di Praga. Le note a margine mi suggeriscono di informarmi da che piano in su nei grattacieli le finestre non si aprono con un click e di recuperare dettagli citabili su Guantanamo.
Io invidio, invidio tanto chi riesce a sfornare racconti senza doversi ogni volta documentare. Invidio chi ha settantanni e ha le basi per scrivere un’ampia fetta di fiction. A volte mi trovo a voler scrivere di settori e sentirmi come se dovessi scrivere in inglese: mi manca il lessico. In italiano, però. Oltre che le informazioni.

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