Anti-epica.

Capita, a volte, che delle espressioni si sostituiscano a quelle della lingua madre.
(Con il tedesco mi capita in mondo esponenziale. È una lingua virale.)
Tra queste, abbiamo: sort of.
E io sono sort of malata, in via di guarigione.
E ho cambiato le lenzuola.
Diciamo, riassumendo, che ho ridato un aspetto decente alla camera. Dopo settimane ho anche raccolto dall’angolo la caduta cartina della caduta Germania della Guerra dei Trent’Anni, e l’ho riappesa.
Il Ducato di Bavaria mi guarda e mi dice:
“Qui sotto c’è la Contea del Tirolo.”
“Ma non era un Vescovato?”
“Non saprei, su di me è scritto county. Comunque sia, chi ci passò?”
“Un fottio di gente, immagino.”
“Sì, ma in particolare…?”
“Torchia?”
“Brava. Quando?”
“Aspe, aspe! Lo ricordo, eh! 1600 e… 1624? Prima di unirsi agli uomo di Stahler. Ma non ho ancora deciso dove. La Stiria? Non ricordo a chi stesse in mano, se l’avevano già presa e nel caso chi.”
“Perfetto.”
Poi mi dice:
“Leggi: Munich. Puoi tornarci prima di Natale.”
Ieri sera su Skype Seb leggeva la Genesi in tedesco a me e kijomi.
Seb ha un problema ossessivo sull’invitare gente a casa propria.
L’ospitalità può essere una qualità morale?

Monaco in periodo natalizio. La neve, le bancarelle, le luci. Carne, dolci e alcol. Quell’odore che sarebbe nauseante per chi non vi è abituato, ma che giunge alle narici come se fosse un’abitudine proveniente dai tempi dell’utero. Quando sento quell’odore penso: tentazione e peccato. Il peccato delle pre-moderne rappresentazioni, fatto di allegorie con banchetti.

Quando ero appena adolescente avevo un ideale d’essere umano magro per consunzione. L’Eremita dei tarocchi: tanto più sapere e potere quanto più i tendini si tendono nudi. Era concettuale. Era: darsi così tanto a qualcosa da dimenticare i bisogni fondamentali. Un rachitico corpo che non si nutre e non si riproduce. (Se non si nutre e non si riproduce, può anche non morire?)
Non è stata una strada che mi ha portato a condividere un destino qui comune (quello che fa scrivere sulle porte dei cessi dell’università lunghi dialoghi tra un conato di vomito e l’altro), ma mi ha portato a guardare con distacco nutrimento e riproduzione. Mezzi, più che fini.

Il lato Still (der Bürgers) im Lande della Germania traccia una pausa e mi riporta a un mondo dove i bisogni primari possono essere tutto – pur mantenendo il quieto vivere sociale e senza azzannarsi.


Leggo e amo Slaughterhouse-5 e Spook Country (cominciato a leggere alcuni capitoli in inglese). Piccoli capolavori, soprattutto il primo, anti-epici.
Però la cartina della Germania della Guerra dei Trent’Anni mi guarda e mi dice:
“Un po’ ti manca, l’epicità.”
Tale nostalgia si nasconde in angoli casuali della giornata. Nel ritornello di una canzone alla radio, nella luce su un volto su una pubblicità, nelle rughe di un viso sconosciuto.
Le direi:
“Sarebbe molto gradita l’astensione.”
Ma non capisce il linguaggio cortese.


… Che tenera Di Venosa addata su Facebook che mi scrive che il fatto che sia una docente non significa che sia una “matusa”.
Se penso a Maletta, invece, mi vengono in mente tutti i deprimenti incubi fatti. Qualche giorno fa, all’ennesimo incubo, ho sinceramente in qualche modo desiderato di abbracciarla e piangerle addosso. Non che il mio rapporto con lei sia mutato, non è questa la causa: il rapporto è statico, essendo statica la sua situazione (e la mia). Non è cambiato alcun fatto. Non so, di fatto, cosa sia cambiato per immaginarmi, sia pur per un secondo, abbracciata a Maletta mentre le piango addosso.
Lei avrebbe potuto dire, per esprimere come io vedrei ciò:
“Infliggersi all’altro.”
Perché, di fatto, fare una cosa del genere significherebbe portarle ulteriore male. (E io continuo a pensare al maiuscolo: portarLe.) Constatare che invece non so che stracazzo fare per farle bene – a lei o a chi come lei versa in quelle condizioni – mi porta alla percezione di quell’impotenza che tanto mi angoscia.
Che è quella, credo, che mi fa fare incubi.
Insomma, circolo vizioso.

Io e la SorellaInCristoTM ci rimbalziamo citazioni malettiane su MSN, nelle chat e nei sottonick – e io penso: “Prima o poi si esauriranno. Ne servono di nuove. Maletta deve sfornarne di nuove facendo ancora lezione.”
Non voglio considerare Maletta l’ennesima autrice da citare sterilmente perché non si può fare altro. Perché fare ciò è il primo passo per pensare (e poi scrivere) banalità come: “In questo mondo di merda bla bla bla…” Nah. Lasciamo Maletta in salute così che possa maieuticamente far germogliare altri intelletti da citare nei sottonick.
È che mi girano le palle. Mi girano le palle al pensiero che l’apporto di una Maletta alla sottoscritta possa riassumersi, un giorno, in un “Eh, se in questo mondo di merda ci fossero più persone come lei…” Mi girano le palle quando mi deprimo pensando a come sta, quindi mi girano le palle al pensiero che sta male, perché la conseguenza è pensare che sì, grazie a lei ho aperto un nuovo sorriso alle cose, ma la sua mancanza tra noi mortali non citabili strozza quel sorriso in un ghigno che è peggio del non-sorriso precedente.
Che poi, cazzo, mi morissero 3/4 dei conoscenti non batterei ciglio, e verso lacrime per una donna vicino alla menopausa che al momento sembra l’ospite di un fu Lager. Fa girare i coglioni, decisamente.

L’anti-epica serve a dire: “Vabbeh. Ma tanto, in fondo, appena avrai scopato starai meglio.” Ed è vero, perché l’anti-epica dice sempre la verità. Una assoluta e secca e non confutabile perché umilia tutte le altre con una battuta caustica.

2 comments

  1. [Capita, a volte, che delle espressioni si sostituiscano a quelle della lingua madre.]

    Lascia stare, a me capita fin troppo.
    Quando sono sclerato non mi capisce nessuno, perché inizio la frase in italiano, poi a metà passo all’inglese e se mi gira aggiungo pure il giapponese.

    [L’ospitalità può essere una qualità morale?]

    Per gli antichi Greci lo era.

    Vedo che Slaughterhouse-5 ti sta piacendo. Dillo che ho fatto bene a consigliartelo 😛

    [Constatare che invece non so che stracazzo fare per farle bene – a lei o a chi come lei versa in quelle condizioni – mi porta alla percezione di quell’impotenza che tanto mi angoscia.
    Che è quella, credo, che mi fa fare incubi.
    Insomma, circolo vizioso.]

    L’impotenza è una brutta bestia. (no, niente doppisensi) mi è capitato spesso di sentirmi così, a causa delle varie malattie costellate nella storia della mia famiglia (e non solo): purtroppo è uno di quei sentimenti che non hanno un rimedio. Per la paura hai il coraggio, per la rabbia hai la calma, ma per l’impotenza? La speranza, forse. Ecco, lei ci sta sempre bene.

    E quindi spererò anche io, per Maletta. Tu dirai: “è idiota sperare/augurare la guarigione ad una persona che non conosci.” O peggio : “è ipocrita.” …ma sinceramente io sono una persona che spera tanto, per tutti, perché in tanti ne abbiamo bisogno. Semplicemente. Anche perché sempre meno gente spera *davvero*, e quindi bisogna parare i colpi.

    1. [Vedo che Slaughterhouse-5 ti sta piacendo. Dillo che ho fatto bene a consigliartelo :P]
      Me l’hai consigliato tu?
      Beh, allora… grazie. 😛

      [E quindi spererò anche io, per Maletta. Tu dirai: “è idiota sperare/augurare la guarigione ad una persona che non conosci.” O peggio : “è ipocrita.” …ma sinceramente io sono una persona che spera tanto, per tutti, perché in tanti ne abbiamo bisogno. Semplicemente. Anche perché sempre meno gente spera *davvero*, e quindi bisogna parare i colpi.]
      Grande Shin, siamo fieri di te. Il che ci rende pure grati.

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