Varie&Eventuali.

Con la solita ottima tempistica sfoglio la dispensa per l’esame a 8 giorni dall’esame.
Sono felice di vedere che Di Venosa ci ha infilato l’immagine del carro di Trondheim che le avevo linkato in una mail in cui confutavo l’info per cui nelle lingue germaniche la radice indoeuropea di “Sole” ha varianti in n, mentre in quelle germaniche in l etc etc e quelle cose pallose di cui voi non fotte una benemerita sega e che sono la grammatica quotidiana con cui leggo il mondo che rotola nel tempo. Sono felice di vedere che nella dispensa ha dovuto mettere le eccezioni svedese e norvegese. Sono soddisfatta del “lavoro” fatto con lei, mentre non lo sono per nulla di quello fatto da me studiando – ma sono dettagli.
Spero mi tenga per lungo tempo a discorrere di etimologia, sì che io possa svolgere un esame raccontandole la genesi dei nove mondi norreni e tutti i pettegolezzi riguardanti Loki e le Norne e sviare su parole quali “Silbentrennung”, che spero esista, perché la ricordo, so che ha a che fare con quello che dovrei sapere, ma non mi ricordo che sia.
Dovrei vedere Di Venosa oggi, dopo essere andata a Sesto. A Sesto a capire a chi compete il mio caso e aprire schemi sulla mia situazione in quanto a esami, per comprendere se riesco a ridare l’appello del 9 settembre il 1° ottobre. Perché non sono pronta per l’orale. Non lo sono per parlare in tedesco, non lo sono per disquisire di Silbentrennung – e mi spiacerebbe troppo deludere Kokott e Di Venosa. Vorrei salutare la sezione Germanistica di Lingue degnamente. Ciò non toglie che io non sappia declinare un aggettivo senza qualche secondo per pensare. >_>
(Kokott ha scelto, per l’esame, anche un testo che parla di come il tedesco sia malvolentieri studiato in quanto troppo complesso. Altri testi riguardano la pessima cucina tedesca deprecata dall’autore, la soffocante famigghia italiana, e una serie di altre maldicenze su italiani e tedeschi.)

Milano non mi mancava eccessivamente. Non mi mancavano eccessivamente le occhiate storte di ragazze casuali impettite in metro che Dio sa cosa vedano in me sufficientemente odioso da far emergere diffidenza e astio in loro, le persone che spingono sentendosi vittime delle persone che spingono, i non-italiani che chiedono informazioni a non-italiani (intessendo grotteschi dialoghi in italiano di reciproca incomprensione) perché gli italiani li guardano male, una signora che mi ricorda quanto deve essere astiosa la quotidianità se mi dice che tutti dovrebbero essere come me solo perché le ho chiesto se le dava fastidio se le fumavo di fianco, etc etc…
Dicono che Milano faccia dimagrire, e credo sia vero. O per paranoie instillate da cartelloni anoressici, o per la sauna in metro, o per stress, dimagrisci – e io devo riabituarmi, oggi sono tornata a casa stanca. (C’è da dire che è da due mesi che non muovo un muscolo.) Il lato positivo è che potrò ricominciare a occupare il mio cervello con l’intrattenimento a basso costo del decidere cosa mettersi per uscire di casa. Perdere tempo fingendo di guardare le vetrine e guardando la propria silhouette. Arriverà l’autunno. Odio l’autunno, ma ne amo l’abbigliamento. Ogni fottuto anno, in questo periodo, sciorino parole su tagli a 3/4 di giacche e su stivali e su velluto. Il narcisismo è un’ottima droga. (Chi sa assaporare il rumore dei tacchi dei propri stivali può capirmi – ma forse questo è feticismo, non narcisismo.)

Sono tentata da La variante di Lüneburg. Colpa di Camilla. So che è l’ennesimo libro ambientato in quel periodo, ma posso dirmi che lo faccio per leggere finalmente qualcosa dal p.o.v. ebraico-internato. Vale, come scusa? Devo staccare dal tema Freiwillige – “volontario” – che ho riconosciuto essere il tema del periodo, tanto nel periodo WWII quanto in quello attuale nella documentazione che mi passa sotto mano. Molti residui nostalgici della WWII si radunano oggi sotto questo concetto, e devo capire l’esatto perché – non è lineare, se lo fosse non vi farebbero riviste ma andrebbero tutti in Legione Straniera.
Proseguo Sorvegliare e punire, con la dovuta calma – dovuta all’incapacità riassuntiva di Foucalt, e al suo ripetersi ennesime volte. (Avete presente quando, leggendo un libro, vi trovate a urlare “HO CAPITO, CAZZO, HO CAPITO!”? Ecco.)

Con perfetto tempismo le mestruazioni si presentano oggi. Da qualche mese il mio corpo mi dice: “Figlia, o soffri”. Variante pagana di “Partorirai con dolore”. Ma non ho l’esatta intenzione di figliare, e dovrei decidermi a tornare da un ginecologo e farmi qualche mese di pillola. (Odio quella roba, mi rincoglionisce – odio essere rincoglionita.) L’alternativa è fare esercizio fisico, e… ehm… Beh, magari facendo addominali mi salverò dal Dolore Del Primo Giorno.

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8 comments

    1. Re: Info

      Ahahahahahah. Grazie. Ma grazie a Dio quelle parole lunghe come paragrafi esistono sul vocabolario.
      È la divisione in sillabe. Quegli psicopatici, con la riforma ortografica del ’98, hanno creato nuove regole, e tutti hanno dovuto imparare da capo come dividere in sillabe.

  1. [Proseguo Sorvegliare e punire, con la dovuta calma – dovuta all’incapacità riassuntiva di Foucalt, e al suo ripetersi ennesime volte. (Avete presente quando, leggendo un libro, vi trovate a urlare “HO CAPITO, CAZZO, HO CAPITO!”? Ecco.)]

    Io applico la Carta dei Diritti del lettore di pennac e salto pagine, in quel caso.
    Se si arriva all’estremo, leggo l’ultima pagina e lascio perdere.

    I tedeschi hanno riformato l’ortografia – bravi.
    Lo facessimo anche noi, con la nostra grammatica sgangherata >_<
    O meglio, aperta a troppe eccezioni.

    1. [Io applico la Carta dei Diritti del lettore di pennac e salto pagine, in quel caso. ]
      Il problema è che tra una ripetizione e l’altra mette info nuove.

      [I tedeschi hanno riformato l’ortografia – bravi.
      Lo facessimo anche noi, con la nostra grammatica sgangherata >_<
      O meglio, aperta a troppe eccezioni.]
      Il gioco della sezione di Germanistica è immaginarsi la TV italiana che dice:
      "Da domani dovrete applicare le seguenti 27 nuove regole."
      Te la immagini?

        1. Sarebbe troppo apocalittico.
          Il terzo giorno 2/3 del parco politico si sarebbe dimenticato 26 delle 27 nuove regole e nessuno ne parlerebbe più se non per lamentarsene quando il treno è in ritardo.

  2. Italiano e nuove regole.

    La semplificazione o meglio l’imbarbarimento della nostra lingua è già presente. Del gerundio si stanno perdendo le tracce, ne hanno avvistato uno vicino a Bari mentre cercava di imbarcarsi per l’Albania, i congiuntivi sono in via di estinzione, sarebbe il caso di lanciare un pubblico appello per creare una riserva naturale a loro dedicata. Magari un parco a tema.

    1. Re: Italiano e nuove regole.

      Quando ho studiato per l’esame di glottologia ho scoperto che linguisticamente non sono più considerati errori:
      – il non-congiuntivo in alcuni casi (“spero che ti piace”);
      – il “che” polivalente (“il giorno che sono stato…”);
      – il “gli” al posto di “le” per il femminile;
      – etc etc…
      La lingua cambia, è assurdo pensare il contrario. Il problema è che l’italiano si sta arricchendo solo con prestiti dall’inglese (vocabolario), mentre la grammatica persa non ha rimpiazzi.

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