7 giorni.

Cercando documentazione “Convenzione di Ginevra” (dopo 8 volte che il saggio di Diritto Internazionale la cita, e dopo averla sentita citare solo in relazione al processo di Norimberga con commenti quali: “Questo non rispetta la Convenzione.”, si comincia ad aver voglia di avere i documenti sottomano), si finisce (di nuovo) sul sito della Legione Straniera. Ogni tanto ci si finisce, si sa. Per vedere se il reclutamento funziona sempre nello stesso insabbiante modo.

Voglio fuggire dal mio passato e non voglio far sapere che mi sono arruolato, che garanzie ho?
La Legione garantisce l’anonimato. Al momento di arruolarsi il volontario può dichiarare una “identità fittizia” che non lo potrà mai far risalire al suo vero nome.

… E per riaverla devi ri-appropriartene, è questo il dato che mi calamita lì. Un dato che il mio cervello elabora ma non digerisce, non risolve. Assieme alle tot settimane di totale isolamento dal restante mondo conosciuto e sconosciuto.

Pagine e pagine sulla legislazione sugli spazi marini. Calcolare tot miglia dalla riva a bassa marea, in caso di costa particolarmente frastagliata applicare… all’interno di questo raggio il governo costiero ha tali diritti, con tali limitazioni… con le seguenti eccezioni…
… Non è male. Non è male perché non sono leggi ma direttive, perché sono giovani e quindi ancora prossime alla logica che le ha partorite. C’è un che di grottesco nel vedere come le creative menti legislative cerchino di dare ordine a norme consuetudinarie che sono più giovani di loro, non sono norme matematicamente parlando né all’applicazione, e non c’è consuetudine che regga. Una volta ci si dava un’aria seria e perfettamente giustificata parlando di Dio, oggi di trattati e accordi (prima che nascano – a parto avvenuto la serietà lascia posto a perplessità e critiche). Rifletterò sui 7 giorni che separano l’inizio del processo di Norimberga (18 ottobre 1945) e la nascita ufficiale delle UN (24 ottobre 1945). Ci rifletterò poco, perché poco conosco l’uno e l’altra.
Rifletto sul fatto che la pace di Westfalia viene considerata punto primo dell’istituzione di trattati internazionali e la guerra è di nascita tedesca (o perlomeno, in territorio tedesco scoppia la scintilla), e il bis si fa con Seconda Guerra Mondiale e UN. Passando per la Società delle Nazioni e il diritto internazionale di inginocchiare la Germania. Dovrei ringraziare “quei territori lì” (concetto variabile, “Germania” – o “Deutschland”, a essere precisi) per aver permesso, a loro spese, la creazione di organismi sovranazionali. Nobile gesto. Egemonico, indubbiamente.
Sono felice di constatare che Mr Cassese, autore del saggio sul Diritto Internazionale, mi porta esempi che caso vuole io abbia appena studiato: Germania a parte, Ex-Jugoslavia, Vietnam, dovrei approfondire la dissoluzione della Russia e gli “sbirri del mondo” (geniale definizione data da Cam per gli USA, mentre Mr Cassese parla di “gendarme”). Israele. Israele mi incombe addosso sussurrando: “Sai cosa c’è da sapere? Sai le nuove? Sai cosa c’è di nuovo da sapere?”. “So di non sapere” è ancora valida, come risposta? No, temo di no.

La mancanza di sonno mi lede i nervi. Processo semplice da spiegare: senza Tanz, dormo quanto mi pare, quindi tanto, quindi rimango sveglia a lungo – il che significa, però, che dopo un tot solo il mio corpo, i miei sensi e la mia paranoia rimangono svegli, mentre il resto vegeta inutilmente. Cerco di ottimizzare iniziando con lo studiare le cose più importanti e impegnative (tedesco), e poi man mano scalando (il post è in italiano perché non ho la forza di fare un discorso provvisto d’unità in inglese; potrei balbettare dignitosamente, però). Stando a casa e non muovendo un muscolo (il mio culo poggia sul letto), la speranza di essere stanchi diminuisce, come diminuisce la fame – non la voglia di caffè, però.
Insomma, mi sto devastando. Ogni giornata ha in previsione una piccola dose di incubo – quando il cervello finisce il turno e io rimango inerte davanti all’instabile coscienza – cervello lucido, anima malata – se manca il cervello all’appello è un dramma. Si spalanca l’abisso e mi racconta barzellette di cui nessuno riderebbe se non egli stesso – dopotutto il Dio Che Ride è un incompreso cronico, si sa.

Portiamo fuori il pulcioso cane (sì, ha di nuovo le pulci nonostante l’anti-pulci; sì, continua a dormire con me, con il gatto, che pure ha le pulci; sì, prediligono il mio cuscino; no, non mi gratto, ma forse è inerzia esistenziale che si rifiuta di sentire qualsivoglia prurito – dovrò tornare dal parrucchiere per fare la tinta per scansare la prossima ondata di pulci) e riempiamo altri attimi in attesa del sonno.

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