Valigie.

Pausa dal fare bagagli.
IPod nelle orecchie sfruttato nel suo uso primario. Nome provvisorio: Bejelit. Dopo un laptop che si chiama Baron Samedi, un disco esterno che si chiama Louise (nome di un’AI), un altro (K)GB, non mi vengono in mente nomi. Consigliate pure.

In Die Nacht der Generale Tanz dà disposizioni circa il numero di fazzoletti puliti che devono essere in auto quando lui vi sale, su quali parti del motore vadano pulite, sull’esatta temperatura dell’acqua nella vasca (un classico).
Io mi limito a fare una lista al PC suddivisa in quattro colonne con in grassetto le cose prioritarie. (Organizzazione puntuale inutile, in quanto ho dimenticato di prendere trasformatori.) Voglio un attendente. È da anni che ribadisco che sarei pronta per grandi cose, ma ho bisogno di qualcuno che mi sbrighi quelle basilari, meccaniche e fondamentali. Volontari…?

Heart of Darkness comincia salutando il Tamigi. L’autore, quando era piccolo, aveva mappe dell’Africa con larghe e indefinite zone nere. Il boom del colonialismo travolgerà le potenze europee nel corso della sua vita, ma la prima volta in cui vede la zona che anni dopo farà da quadro al suo più famoso romanzo, il Congo, questa è un buco nero con pochi nomi e fiumi.
Oggi conosciamo tutto, anche quello che ancora dobbiamo conoscere; se non sappiamo, c’è chi sa per noi; niente più cuori di tenebra in cui affondare.
A Londra vedrò il Tamigi. Magari le londinesi librerie saranno più clementi, e io troverò qualcosa che mi parli di Sarajevo prima che sia Sarajevo stessa a farlo direttamente. Qualcosa che non balbetti le trite e ritrite informazioni che vengono copia/incollate qui e lì, per il principio per cui non esistono zone d’ombra non illuminate dall’informazione.

“Scusi, l’assicurazione ‘rimpatrio incluso’ dove posso farla?”
“Beh… Di solito la fa l’agenzia di viaggi…”
“Ok, e se non mi avvalgo di un’agenzia di viaggi?”
“Beh… Non saprei… Aspetti un attimo.”
Musichetta.
“… Con un’assicurazione.”
“Ahhh… Grazie.”

… Trovata assicurazione per copertura spese mediche ed eventuale rimpatrio o trasferimento (include anche rimpatrio salma; ora, considerando che una salma lì diviene salma perlopiù a causa di bombe, la domanda è: raccolgono con il cucchiaino? O gli eredi diventano possessori del raggio contenente i tuoi pezzi? Mi immagino addetti alla raccolta dei pezzi – adatta scena a una novella di Bulgakov).
Ci sono due vantaggi notevoli insiti nella seconda parte del viaggio:
1) Al ritorno sarò costretta a fare tutte le analisi del sangue e visite mediche che non faccio da anni. (E scoprirò di avere 4 malattie da 2 anni, letali a lento decorso.) Non che non mi sia stato possibile farlo in precedenza, ma…
Tanz: “A che ti serve?”
Io: “Eh, boh. Intendo… È una cosa che si fa.”
Tanz: “Stai bene?”
Io: “Beh… Sì.”
Tanz: “Hai motivi di sospettare malattie?”
Io: “Beh… No.”
Tanz: “Allora perché perdere tempo?”
Io: “… Già, come ho potuto non pensarci?…”
2) Un grosso quantitativo di papabili tappe mi sembrerà non abbordabile, ma incredibilmente, ridicolmente, easy. Tipo: Israele. Che richiede lunga disamina e un progetto di percorso da spedire all’ambasciata italiana per mostrare come i motivi di viaggio siano meramente e innocentemente turistici.
(Si vede che in questi giorni non ho nessuna materia da studiare e quindi niente in cui riversare la frenesia del mio cervello, vero…?)

Torniamo alle valigie.

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