Mi sento così:


Impilati: assorbenti, antidolorifico “qual è, scusi, l’antidolorifico più forte che avete che non necessita ricetta?”, lucchetto. A che serve, il lucchetto? Non lo so, ma compare tra le necessità da acquistare.
Biglietti per Londra a posto, ora rimane Sarajevo. Right, so arrivare a prenotare fino a Zagabria. So ostelli e hotel in Sarajevo. Il sito dei treni Zagabria-Sarajevo è in serbo-croato. Anche quello dell’aeroporto non si fa decifrare. Ho provato a dire: “Arrivo in aereo fino a qui, poi treno o pullman.” Qua: Romania. No, assurdo. Busseremo a un’agenzia di viaggi. Infastidisce il non poterci andare direttamente da Londra, ma avrò un bagaglio londinese che andrà epurato da laptop, libri, tacchi, scollature – e riempito di farmaci (non ho tessera sanitaria, ghvaccinazioni consigliate: epatite virale A, epatite virale B, febbre tifoide, rabbia. Rischi sanitari: diarrea del viaggiatore, encefalite da zecche, rabbia, febbre tifoidea, mine terrestri inesplose – ecco a che serve una copertura sanitaria), jeans, marsupio. Assurdo il decidere prima la destinazione e poi informarsi. Per quanto si può. Ok, assurdo pensare esistesse una guida italiana su Sarajevo – in compenso sulla Bosnia ne esiste una. Una. Non che volessi farmi un itinerario culturale, ma giusto sapere, ad esempio, abitudini locali. Cosa fare e non fare. La cattiva conservazione degli alimenti nei mercati e nei negozi può essere causa di spiacevoli disturbi e intossicazioni. Si raccomanda pertanto la massima prudenza negli acquisti di generi alimentari che possono essere effettuati anche nei punti vendita di grandi distributori presenti nelle principali città del Paese. Quali sono le specialità locali.
… Ok, la smetto.

Mater suggerisce:
“… Ma un paese del Nord?”
“Nah.”
Vorrà essere chiamata tutti i giorni, credo. Mi diverte, ciò. Mi diverte che la liberal-Mater abbia limiti nel suo essere liberal.
“… Ma da qualche altra parte?”
“A Israele rischio che non mi fanno entrare.”
Giochi.
Esigenza di lasciarmi qualcosa alle spalle per avere davanti qualcosa di diverso. Mi si fa notare che vado sempre oltre le mie possibilità, ed è vero. Lo faccio nello studio, perché non in un viaggio? Sono vecchia per i percorsi lenti. (Lo ero anche a 12 anni, ma allora ero troppo vecchia per iniziare un qualsiasi percorso.)
Di sicuro qualcosa devo fare. Stare a casa senza esami e corsi e lavori è da follia. La follia c’è già, il vuoto la rivela. F. mi parla dei suoi sentimenti e io sorrido e penso che non so come faccia. Stasera un certo… Amil?… Mi approccia, abita nel quartiere, si dichiara, e io sorrido. Gli dico: “No, non ha senso. Smetti di pensarci ora.” Non ho buoni e sinceri sentimenti per nessuno che non abbia rischiato tutto almeno una volta, ne porti i segni, e stia continuando a rischiare. Perché? Non lo so.
È come se fosse tardi, molto tardi, e avessi molto sonno e poco tempo residuo. Come se avessi poche carte in mano e sempre meno puntate da fare prima di chiudere gli occhi. Le urla di Tanz sono così forti che non sento null’altro. Si tenta di bere birra e whiskey per farlo tacere, ma Tanz è astemio, e si finisce con l’essere inermi mentre lui urla con ancor più forza. Il giorno dopo, il mondo continua. Sorrisi agli uffici, lavarsi, vestirsi, accendere il computer. Vorrei diventare ciò che ho cristallizzato in Horton, capacità di stasi assoluta. Penso a cinque giorni della mia vita comandati da un’entità che non condivido e mi vedo esplodere – nel senso, avendo esplosivo addosso.
So che qui non ho più nulla da trarre. Questo popolo non è il mio, né la nazione – se una nazione esiste – è la mia. Non i credo, i presupposti, le mete. L’università è una presa per il culo in cui spiccano singoli docenti parzialmente o meno asserviti al sistema. Aria viziata.


Saints and Soldiers. Film sul Malmedy Massacre – e i santi e soldati sono ovviamente gli americani e non i tedeschi – tra le cui fila c’è Peiper.
Andiamo a riempirci la testa di rumore.

4 comments

  1. [Esigenza di lasciarmi qualcosa alle spalle per avere davanti qualcosa di diverso. Mi si fa notare che vado sempre oltre le mie possibilità, ed è vero. Lo faccio nello studio, perché non in un viaggio? Sono vecchia per i percorsi lenti. (Lo ero anche a 12 anni, ma allora ero troppo vecchia per iniziare un qualsiasi percorso.)
    Di sicuro qualcosa devo fare. Stare a casa senza esami e corsi e lavori è da follia.]

    Mwuah, come ti sento simile =)
    Esigenza che sento troppo spesso, quella che ti prende in questo periodo.
    Vai oltre le tue possibilità? Alas, quando ti comprendo – è la strada per l’eccellenza, e volente o nolente ti ci sei incamminata.
    Mi fa sorridere che dici di impazzire a casa senza esami e corsi e lavori – mi sento esattamente lo stesso.

    Penso anche che tu mi abbia presa in giro qualche anno fa per la mia ansia di “fare, fare, fare”!
    Ora come la mettiamo? =P

    Per Sarajevo: se vengo a visitare la tomba (perchè lo sai che beccherai la mina inesplosa ja?), posso imbrattarla? 😛

    xox

    1. [Penso anche che tu mi abbia presa in giro qualche anno fa per la mia ansia di “fare, fare, fare”!
      Ora come la mettiamo? =P]
      Eh, bella domanda. 😛
      Ma c’è una piccola differenza tra me e te, fatta di tante sfaccettature, che quindi non saprei definire, ma che credo tu conosca.

      [Per Sarajevo: se vengo a visitare la tomba (perchè lo sai che beccherai la mina inesplosa ja?), posso imbrattarla? :P]
      Aspetta, perché io morirò saltando su una bomba, ma letteralmente.
      È stato stabilito: una sera cercherò di raggiungere il Camp Butmir fuori dalla città inseguendo un militare tedesco; vedrò una bomba, e comincerò a saltarci sopra per capire se è veramente una bomba; scivolerò e sbatterò la testa.
      Una morte dignitosa.
      Sì, ti prego, imbrattala; così si distingue dalle altre.

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