Monsier le Vivisecteur.

Da stasera Demian mi guarda dal desktop, enigmatico e sfingeo.
Associo d’acchito che il primo nome di Ulrich (sempre MoE o USQ di Musil) è, nei Diari, “Monsieur le Vivisecteur”, alter-ego dell’autore.

Eh sì, Maletta. Viva e più o meno vegeta. Murphy mi fa sedere stasera sull’Horton-divano, e Dr. House tratta di linfonodi ingrossati accanto al cuore. In realtà è più una barzelletta che un attimo di infastidimento, non sono brava a patire per la stessa cosa a lungo, devo variare. La variazione del momento comprende me a seguire una Maletta per sconosciute zone di Milano quando vorrà, ad esempio, e il mandarLe via mail il disegno di cui sopra – di disegni solari non ne ho, quindi andiamo su qualcosa di neutro.

Monsier le Vivisecteur.
Le ho scritto:

Monsieur le Vivisecteur?
Comincerò a giocare la parte di colei che rimpiange la dipartita dei grandi autori, andando avanti così.

Eh, Musil. Leggendo L’uomo senza qualità mi chiedo di che riuscisse ancora a vivere, tenendo con le pinze ogni cosa nominabile e guardandola come uno scienziato che tra le pinze tiene un esotico insetto in agonia, incuriosito (lo scienziato, non l’insetto; ma lo scienziato parte dal presupposto anche l’insetto lo stia guardando con curiosità, o forse kafkaniamente si sente l’insetto).

La verità è che vorrei tanto essere la pinza.

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