Storia contemporanea.

Fa. Freddo.


Selezione attuata sui testi per storia. Siamo a 4.

Castronovo V. Un passato che ritorna. L’Europa e la sfida dell’Asia, Roma-Bari, Laterza, 2006 La storia ci insegna che nessun genere di primato è irreversibile. Lungo i suoi tornanti si osserva un continuo susseguirsi di rincorse e sorpassi, apogei e declini. E questo non è mai stato tanto vero come ai giorni nostri. All’orizzonte si profila una svolta epocale negli equilibri geopolitici e nel quadrante dell’economia mondiale che rappresenta per l’Europa un’autentica nemesi storica, la rivincita dell’Asia nei suoi confronti. Numerosi segni lo lasciano presagire: la Cina affianca il Giappone nel ruolo di potenza industriale, l’India è in ascesa, si va cementando l’integrazione economica tra questi giganti e le ‘piccole Tigri’ del Sud-Est asiatico. Già seicento anni fa l’Asia produceva assai più dell’Europa e il Vecchio Continente importava da quelle lontane contrade molti beni essenziali sia per la sua economia che per i propri abitanti, e avrebbe continuato a farlo fino ai primi dell’Ottocento. Lo racconta Valerio Castronovo in questa grande opera di sintesi che ricostruisce la curva fluttuante delle relazioni economiche e politiche fra Oriente e Occidente dal Quattrocento a oggi. Se negli ultimi due secoli l’Europa ha avuto la meglio, è stato grazie non solo alla Rivoluzione industriale e alla superiorità degli armamenti, ma soprattutto alla progressiva debilitazione dei principali potentati asiatici per cause endogene. Ma i rapporti di forza d’un tempo stanno oggi per ribaltarsi.

Indice
I. Una nemesi storica – II. Oro e argento per l’Oriente – III. Le ragioni di scambio nell’età preindustriale – IV. All’insegna dell’imperialismo – V. Una fase di transizione – VI. L’Asia alla ricerca di un modello di sviluppo – VII. Nella morsa fra America e Giappone – VIII. La paralisi della Cina e i dilemmi dell’India – IX. Europa, America, Asia a confronto – X. Il decollo del Dragone e l’implosione del Sol Levante – XI. Dal fervore dell’euro alla sindrome cinese – XII. Il passo di carica del Far East – XIII. A un punto di svolta – XIV. Dall’Asia centrale al subcontinente – Conclusioni. Quale futuro? – Note – Indice dei nomi – Indice dei luoghi Motivo di dovere: non posso conoscere l’Oggi se non mi aggiorno sull’Oriente. (E, no, tutta la conoscenza antropologica inconsciamente acquisita tramite manga e anime non vale.)

Black J., Le guerre nel mondo contemporaneo, Bologna, Il Mulino, 2006 Questa sintesi offre un panorama generale di tutti i conflitti che hanno avuto luogo dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi sulla scena globale. Si tratta di una narrazione estremamente chiara che, oltre a fornire le informazioni essenziali relative ai conflitti trattati, li inquadra in una cornice interpretativa nuova. Secondo Black infatti la Guerra fredda ha uniformato nel paradigma tipicamente occidentale dello scontro fra Est e Ovest una quantità di situazioni diverse, particolarmente nel Terzo mondo, che a tale paradigma in realtà non erano riconducibili. La prospettiva qui adottata porta viceversa un’inedita attenzione ai paesi in via di sviluppo e alle specificità dei conflitti là combattuti spesso secondo logiche, strategie, mezzi altri rispetto a quelli della guerra tradizionale.

Esperto di storia militare, Black offre in questa sintesi un panorama generale di tutti i conflitti che hanno avuto luogo dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi. Si tratta di una narrazione che fornisce le informazioni essenziali per i conflitti trattati inquadrandoli in una cornice interpretativa nuova. Secondo Black infatti la guerra fredda ha uniformato nel paradigma dello scontro fra Est e Ovest una quantità di situazioni, particolarmente nel Terzo mondo, che a esso in realtà non erano riconducibili. La guerra fredda era, sotto ogni punto di vista, un paradigma occidentale. La prospettiva di Black viceversa porta attenzione ai paesi in via di sviluppo e alle specificità dei conflitti là combattuti. Motivo ludico, ammettiamolo.

Hobsbawm E. J., Nazioni e nazionalismi dal 1780. Programma, mito, realtà, Torino, Einaudi, 2002 Molte nazioni credono di avere origini antiche e nobilissime, e spesso questa presunta profondità storica viene impugnata per dare forza e conferire fierezza alla propria identità. In realtà, non pochi di questi contesti nazionali risalgono soltanto al XIX secolo, quando l’Europa ridefiní i propri equilibri interni configurando degli assetti statali che all’incirca sono ancora quelli odierni. Il nazionalismo, quindi, è un fenomeno politico e culturale relativamente recente.
Ma, sottolinea Hobsbawm, celate dietro le parvenze dell’orgoglio nazionalistico, vi sono questioni che attengono al rapporto fra classi e ceti di una stessa società, prima ancora che la volontà di un popolo di dichiararsi diverso rispetto al proprio vicino.
Il nazionalismo, dunque, non è soltanto la manifestazione di protervia di un’etnia nei confronti di un’altra, ma il risultato di molte variabili locali e generali che ne hanno mutato le caratteristiche da luogo a luogo e soprattutto nel corso del tempo. Condotto con grande rigore critico e con gusto costante per l’esempio storico, il percorso di formazione e di diffusione di questo fenomeno viene ricostruito da Hobsbawm a partire dalla fine del Settecento e analizzato nelle sue manifestazioni odierne, in bilico tra forme tradizionali e i nuovi difficili orizzonti di una grande comunità multietnica.
Premio Viareggio Internazionale 1991.

1. La novità nazione: dalla rivoluzione al liberalismo
2. Il protonazionalismo popolare
3. La prospettiva dei governanti
4. La trasformazione del nazionalismo, 1870-1918
5. L’apogeo del nazionalismo, 1918-1950
6. Il nazionalismo alla fine del secolo XX Pluralità di motivi: è Hobsbawn, approfondisce la nozione di “nazionalismo”, dedica un capitolo alla Germania.

Sémelin J., Purificare e distruggere. Usi politici dei massacri e dei genocidi, Torino, Einaudi, 2007 Risultato di piú di vent’anni di ricerche e analisi sul tema della violenza, delle sue espressioni estreme, dei suoi usi politici e degli esiti che hanno scandito la storia del XX secolo, questo libro si propone di reperire una logica, per quanto atroce e terribile, nell’inferno dei genocidi.

Il che è possibile solo attraverso una minuziosa ricostruzione dei tragitti politici, delle poste in gioco, delle tattiche e strategie per mezzo delle quali la violenza ha potuto trapassare – superando interdetti ancestrali relativi alla stessa concezione dell’umanità – in pratica genocidiaria e purificazione etnica. La violenza in questione è quella estrema, apparentemente piú ingiustificabile e terrificante, che Sémelin invita a guardare senza subirne gli effetti sideranti o addirittura l’atroce fascinazione, e che diventa comprensibile non appena venga inscritta nelle condizioni, nei meccanismi e nei processi che conducono alla messa a morte di massa. Il libro prende in considerazione in particolare le tragedie della Shoah, dell’ex Iugoslavia e del Ruanda, alla ricerca degli «operatori» logico-storici che hanno funzionato nel progetto di distruzione del popolo ebraico, nel programma di pulizia etnica attuato in Bosnia e nel genocidio ruandese, mettendo a confronto ricerche, resoconti e testimonianze, e intrecciando al lavoro di carattere storico l’analisi psicologica, sociologica, antropologica, politologica.
In un momento storico in cui l’opinione pubblica ha raggiunto una nuova, inquietante soglia di assuefazione alle tragedie (massacri, guerre etniche, pretesi scontri di «civiltà» o di religione, con i loro seguiti di dolore e morte), questo libro costituisce un indispensabile strumento di conoscenza, e insieme l’invocazione di un’esigenza etica di vigilanza, di comprensione, di azione.

Introduzione

I. Gli immaginari della distruttività sociale
II. Dal discorso incendiario alla violenza sacrificale
III. Contesto internazionale, guerra e media
IV. Le dinamiche del massacro
V. Le vertigini dell’impunità
VI. Gli usi politici dei massacri e dei genocidi

Conclusione. Quel «mai piú tutto questo!» che ricomincia…

Appendici.
I. Indagare su un massacro.
II. Confrontare i massacri.
III. Un’enciclopedia elettronica dei massacri e dei genocidi. Motivo strettamente personale: la mia passione per i massacri e i deliri di massa. Non che un massacro debba essere un delirio di massa, ma vedesi indice:

Conclusione. Quel «mai più tutto questo!»

… Lo sono nel momento in cui vengono di-sconosciuti.

Dovrei sceglierne uno. Credo opterò per due. Tendo per gli ultimi due.

Speriamo che Soresina sappia essere illuminante, lunedì, se riesco ad andare a ricevimento, tra le altre 4 diverse cose che devo fare in 4 diversi luoghi e per 4 diversi motivi.
Un bel placido rientro a Milano, già.

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