Du bist was du isst.

Oziando su un divano, tra un film e l’altro, scoprire cosa (anche) fa Luttazzi.
E mi fa tornate in mente Witkin.


Su uno dei tre divani in sala, Törleß, Musil.
Di fianco al letto, sul ripiano: Demian, Herman Hesse.
Di fianco al letto, sul comodino, aperto: Heart of darkness, Conrad. Il pensiero:
“Ecco cos’altro devo ancora rileggere in lingua…”
Il libro preferito di Ula.
“Dopo aver visto tre volte Apocalypse now…” dice Caine.
Due ore di discussione, un mese fa, su quel libro.
L’appartamento era quello di Ula. Sempre sul divano, posacenere davanti, birra di fianco.
Due ore di suo monologo sul cuore di tenebra: quello negli uomini, quello che gli uomini hanno voluto estirpare da sé. Analisi critica del libro da parte di un infervorato e cupo Ula che ha il fervore di un profeta. A volte lo seguirei come Jan di Leida ha seguito Jan Matthys. L’ho ascoltato con la stessa umiltà megalomane, mentre mi parla dei tentativi dell’uomo di nascondere nell’armadio il proprio cuore di tenebra, l’istinto svincolato dalla ragione, cieco, che si rifiuta di sottostare ai voleri dell’uomo civilizzato. Viene ignorato, scacciato, rinchiuso; non muore. Non può morire. E non può essere veicolato secondo gli ideali raziocinanti. Questa, almeno, era la tesi di Ula – che accoglie in sé quel cuore di tenebra, rifiutandosi di non ascoltarne ogni gemito perché – dice Ula – significherebbe non voler ascoltare la Verità. Quella dolorosa sull’uomo. Quella che lo divora dentro.
Ho controbattuto, per abitudine. In verità non potevo smentirlo con convinzione – come non posso smentire con convinzione l’atarassia promulgata da Caine.
Metterli nella stessa stanza, ja. Cose da fare nella vita. E far leggere a Ula Demian e Törleß, così chiudiamo questo cerchio.
Costanti nella vita: trovare sull’altrui comodino i cosiddetti “libri del periodo corrente”. Spesso sono classici che risorgono dalle pieghe del tempo per apparire contemporaneamente nelle librerie dei tuoi conoscenti. Ammiccano a un impercettibile senso logico nelle dinamiche. Lieve, si fa appena sfiorare, poi sparisce per ricomparire tempo dopo.


Stamattina mi sono svegliata sul limite del letto.
Ho ricordi nebulosi di un freddo patito, non so quanto a lungo; quando ho aperto gli occhi il pavimento mi fissava, e il corpo dell’essere contro il mio aveva tolto il gelo.
Ho osservato il momento, facendo un breve pensiero.
Lo stesso breve pensiero che faccio quando, di notte, per il freddo mi accosto all’altrui persona ben sapendo che sarò scomoda e mi toglierò probabilmente dieci minuti dopo.
Il breve pensiero riguarda la Scimmia nell’essere umano e alcune dinamiche basilari. Freddo? Ricerca di una fonte di calore. Dinamiche basilari che accomunano tutti gli esseri umani. A guardarle, fanno ridere e sorridere contemporaneamente. Scimmie.


Invidierei il suo raccontarmi con entusiasmo tutte le stronzate ludiche che si raccontano con entusiasmo. Ho fatto questo con questa e poi c’era questa che ma quello che dovevi vederlo e allora io con quello che… Assisto alle sue evoluzioni di essere sociale con l’ammirazione che si riserva a un componimento poetico di cui non puoi non ammirare la realizzazione, ma il contenuto non riesce a motivarti abbastanza da metterti all’opera a tua volta. Una specie di ammirazione molto sentita per l’abilità tecnica. Ho questo amico che è un bravissimo chitarrista speed; ma io suono heavy. Cerco anche di farmi spronare da siffatte divertite narrazioni abbastanza da sentirmi spronata a farle a mia volta – perché sono ludiche, distraggono, divertono.
Poi mi scontro puntualmente con la presa di coscienza: ho agito in siffatto modo; ho agito in siffatto modo per l’equivalente in tempo di un secondo; il secondo dopo mi sono resa conto che in verità non mi interessava agire così. Ho fatto spallucce, ho preso le mie stanche chiappe, ho cercato un’altra direzione. La sto ancora cercando, ma adesso sto camminando. (In pellegrinaggio.)
Questo mi spiega anche perché ogni nascente rivalità nei suoi confronti sia morta e sepolta. R.i.P. Poi mi parla di quella voglia, hai presente, di trovare una persona alla tua altezza con cui guerreggiare un po’. Gli rispondo, e facendolo rispondo a domande che non mi ero ancora posta: “Mi sono rotta di eroi in miniatura.” Gli rispondo e mi rispondo che cercare il nemico perfetto significa dare un ruolo a una persona; la persona muterà, uscirà dal ruolo dato, scadrà, e bisognerà cercarne un’altra; e poi un’altra ancora; e un’altra ancora; scavalcare nemici come grani di un rosario come amanti, uno dopo l’altro perché nessuna persona è quello che stai cercando.
Però sì, ho presente.
E tutte le persone che arrivano, e che accendono quella voglia di mettersi in campo, finiscono in rapporti silenziosi fatti di sottintesi che non necessitano di essere palesati. In un altro luogo, in un altro momento, in un’altra situazione, saremmo perfetti nemici. Sarebbe divertente. La Condanna del Condizionale.
L’eredità lasciata dal 1989: non esiste il Nemico.
Lo penso passeggiando per Brescia e guardando vetrine e persone, speranze e soddisfazioni. Il Nemico è un sassolino nella scarpa, che fa zoppicare tutti. Il Nemico siamo tutti noi. Per sparare al nemico dovrei armarmi di mitra e cominciare a sparare in metro a Centrale; per finire dovrei passare all’atomica.


Comunque…
Il week-end tra Cremona, casa dell’essere e Brescia serviva. Benedetto stacco. Abbuffata in ristorante finto minimal, pranzo in autogrill alla Sna, aperitivo in locale cremonese finto tradizionale con quarantenni impomatati; in ordine sparso. La Cremona bene che puzza di profumo e umidità, il caminetto dietro cui perdersi, film lentissimo in lingua sconosciuta. Benedetto stacco.


Finiamo con la parte più stupida, quindi.
… Ho stifali nuofi. *__*
(Ancora?! Sì, ancora. Gli altri facevano entrare acqua. >__<)
Stifali nuofi neri morbidi morbidi, caldi caldi e comodi comodi.
Pantaloni nuofi, velluto (velluto *__*), sotto il ginocchio, ammiccanti al modello "fantino", che fasciano (gustatevi questa parola come me la gusto io: fasciare), stringendosi sulla gamba. Caldi caldi, morbidi morbidi e comodi comodi. È come avere sempre qualcuno che stia onorando la tua gamba, ricordandoti che ce l’hai e che è fatta come tu sai. Narcisismi sfondati. Stanno da dio con la maglia a righe, e invero anche con il maglione grigio in misto merinos ben aderente sui fianchi. Che fascia. Ok, la smetto. (Sono un appassito trave autocompiacente, *sigh*).

4 comments

  1. Ti devo ringraziare per questa canzone, l’altra notte non riuscivo a dormire e ascoltarla era proprio quello di cui avevo bisogno. ^^

    Per adesso però non l’ascolterò più perché non sto riuscendo a togliermela dalla mente. E’ bello il significato: per troppa ingordigia ci comportiamo come gli animali, stiamo diventando tutti dei burattini senz’anima.

      1. Perché a differenza degli animali non agiamo per istinto, ma per scopi subdoli. Qui parla del denaro già nel titolo. Siamo schiavi dei nostri piaceri perché pretendiamo di usufruirne, perciò noi stessi li trasformiamo da “piaceri” in “vizi”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...