Die Raserei und der Wahnsinn.

Oh my God!
Mein Gott!
Etc etc…

Giornate un po’ piene.
Un po’ tanto.
Ricche di cose come:

Haben Sie Lust und Hunger.

(Spiegazioni all’interno del post. Per le lamentele rivolgersi alla regista.)


Il padre di Cononut jr è Congolese.
“Congo? Non ne so niente, sai? Ma aspetta, è dove Conrad…”
“Sì, Cuore di tenebra.”
“Ecco. Beh, quel che so del Congo è rimasto lì.”
“Ma è ancora uguale.”
“Cioè?”
“Un casino. Anarchia.”
Metropolitana linea gialla, ore 6:00 p.m. Io e il Mister aggrappati in metro.
“Ma… Cosa c’è in Congo?”
“Diamanti. E multinazionali.”
“Cioè… Tipo Blood Diamond. Visto?”
“No.”
“Beh… Traffico di diamanti a distruggere un Paese. Come hai detto. Scannarsi per i diamanti.”
“Sarà stato il Congo.”
“No, non era il Congo, comunque… Veramente, non ne so nulla.”
“Non c’è molto da sapere.”
“Non ci sei ancora stato?”
“No… Mia sorella sì. E…”
Coconut jr non ha detto “non me la sento ancora”, ma quello era il concept.
Che scoperte che si fanno.
Comunque, ha intenzione di andarci.
Che scoperte che si fanno.
Non mi si prenda per opportunista se ora mi sento ancor più spronata a conoscerlo.


Appena fuori dalla sede di S. Alessandro, verso la metro, ore 5:50 p.m.
Vedo una rossa.
Lì, seduta sulla scalinata della chiesa.
La osservo perché – sapete – non si possono avere pregiudizi e quindi pensare che qualsiasi rossa sia per forza bella. Insomma, va constatato. E quindi: constato.
Guardo gli occhi grandi e penetranti, la statura minuta ma ben tornita. Guardo le labbra, forma invitante. Il constatare diviene un soffermarsi. Il soffermarsi diviene un ostinarsi, mentre camminando la distanza che ci separa viene meno.
Ovviamente, in tutto questo, non guardo minimamente i tratti dell’Altra Ragazza, quella che è seduta di fianco a lei e con cui sta parlando. Chissenefotte, dice il mio occhio, e indugia e indugia e…
“Ciao!” saluta l’Altra Ragazza, oh sconosciuta, e il mio sguardo beato vira violentemente e con rabbia verso ciò che mi ha appena distratto.
Ciò che mi ha appena distratto: l’Altra Ragazza.
Che mi conosce, suppongo.
Che dovrei riconoscere, suppongo.
Il mio sguardo disperato torna sulla rossa, che a quel punto si volta verso di me e vede tutto quel di cui i miei occhi si sono riempiti fino a quel momento.

Ho desiderato ardentemente una pala.
(No, non d’altare.)
Il Mister, in metro, ha compreso profondamente il mio disagio. Capita anche lui. Caro Mister. Capita a tutti, no?
(Non è colpa mia.)


Stamattina, ore 7:30 a.m., pronto soccorso. Sna seduta in attesa.
Cosa ha portato la nostra eroina (ho sempre pensato che questa parola fosse terribile…) in siffatto luogo?
Premesse: Ula è un misogino.
Come la misoginia di Ula può portare Sna alle 7:30 a.m. in ospedale?
No, non è ciò che pensate voi.
No, non mi ha picchiata a sangue.
(Prima dovrebbe riconoscermi come donna.)
Semplicemente, la misoginia di Ula ha fatto sì che la prima volta che Sna e Ula si sono trovati a letto insieme, un preservativo tra loro, Ula abbia guardato il preservativo, poi Sna, poi il preservativo, poi Sna.
E Sna, basita, ha domandato:
“… Non sai metterlo?”
“…”
“…”
“…”
“Ora ti spiego…”

Ho spiegato a Ula, anni fa, con la puntigliosità che sulla sicurezza mi contraddistingue, l’uso e l’abuso di un preservativo. Le indicazioni e controindicazioni. Le particolarità delle maggiori marche, e cosa avere e non avere sulle mani quando ci si sfila addosso un preservativo. Il Gran Nemico chiamato Vaselina che corrode laidamente il nostro amico e via discorrendo.
Assieme a tutto ciò gli ho passato il Demone della Paranoia, che nella sottoscritta – che ha un utero e in gioventù si è data al libertinaggio – ha avuto modo di essere fustigato e martellato a sufficienza da tacere e divenire semplice buon senso. (Un po’ rigoroso, ma buon senso.)
In Ula, invece, è ancora allo stadio di Paranoia Strisciante.
Per questo, e per un preservativo lievemente risalito post-coito, è nato un dialogo, che riporteremo nella parte saliente:
“… Un pargolo tra me e te.”
“Nah, Ula, piuttosto lo strozzo con le mie mani. Mentre ce l’ho dentro, intendo.”
“No! Lo cresco io! Da spartano! Lo faccio correre in cortile sotto la neve e…”
Risvolti ludici a parte, la paranoia gli è venuta dopo, ossia: quando l’esperta – io (…) – non poteva più effettuare attenta disamina sull’arma del delitto. Vedi: il mattino seguente, in auto, dal nulla Ula se ne esce con tono funereo chiedendomi se posso fare un test. Ma il test vale dopo il ritardo delle mestruazioni. Dai, Ula, non paranoiarti. Comunque controllo sempre, anche se non attentamente, quando abbiamo finito. Sai che per natura non mi fido. Il funereo paranoico è tratto distintivo di Ula, in me è latente e a digiuno da tempo, e quindi…

… Sveglia alle 6:30 a.m. per andare in ospedale e farmi prescrivere la pillola del giorno dopo. Ricetta in mano, pillola ingollata, treno per università, e la mia mente che ripassava tutte le bestemmie conosciute.
(Sono in loop su “Dio Troia”, in questo periodo. Ma non è propriamente offensivo.)
Mater, mentre mi accompagnava in macchina per poi andare al lavoro, si è lamentata genericamente del fatto che Ula non avrebbe dovuto farmi pesare la sua paranoia.
Peccato che Ula sia il verginello della faccenda, digiuno di simili esperienze e per natura melodrammatico davanti a certe cose. Non mi avrebbe mai implorato di prendere la pillola del giorno dopo, perché è troppo rispettoso. Mi ha ringraziato con una gratitudine senza eguali quando gli ho detto che poteva schiacciare ogni paranoia.


Lezione di Kokott, che ci afere spiegato l’imperatifo.
L’imperatifo:

Schreben Sie schnell!

… Che, kome lui ci afere spiegato, ha la stessa forma della domanda:

Schreben Sie schnell?

… Kuindi lui ci afere detto che è importante la “musika”. È importante la “musika” perché, ci afere lui detto, gli italiani hanno una brutta idea di teteski. Lui afere citato Primo Lefi, che diceva che le foci di ufficiali SS semprafano loro come l’abbaiare dei kani, e – per farcelo capire meglio, ha imitato un SS:

SCHREBEN SIE SCHNELL!
(Scriva velocemente!)

… E poi si è molto molto dispiaciuto di kvesta brutta cosa. Brutta cosa, ja.

… Amo Kokott.
Gli bacerei il pelato cranio ogni volta che fa il facci(o)ne dispiaciuto, tanto dispiaciuto lui, ja.

La cosa bella dell’imperatifo, come sopra mostrato, è che è in forma cortese. Sie è forma cortese.
Repeat: imperativo in forma cortese.

… Motivo per cui, disquisendo post-lezione con una compagna, è stato definito che tutto ciò è perfetto per il Seme d.o.c.:

Haben Sie Lust und Hunger!
(Abbia lei voglia e fame!)


A proposito di tedesco, ho avuto una crisi da bulimica.
Ore 7:30 a.m. di martedì mattina, metropolitana. Sna riflette:
“Lo prendo o non lo prendo? L’ho già letto, ma rileggendo la copia che ho regalato a Caine mi sono resa conto di essere oggi maggiormente in grado di comprenderne lo spessore…”
Stiamo parlando de I turbamenti del giovane Törleß.
“… Ma no, dai, ho tante di quelle cose da leggere che… No, dai. No.”
Poi ho preso una scorciatoia per raggiungere l’università, svoltato un angolo e davanti a me si è presentata la scritta:

LIBRERIA
Testi Universitari

Sottotitolo:

Testi in lingua

… E io ho ceduto.

Per la cronaca, l’ho già finito. Godendomi tutte le notte su alcune delle parole chiave in originali, amate finezze, e angosciandomi inverosimilmente nella scena in cui Basini viene…
… Beh, leggetevelo.


Poi c’è la bionda soave, che chiameremo Elisa perché mi rifiuto di chiamare una ragazza “bionda”.
La bionda soave che fa inglese e tedesco, corso avanzato di entrambi. Che quest’estate, per diletto, ha studiato i geroglifici. E la società egizia. Il francese lo aveva già studiato. Soave bionda con aurea da piccolo genio umile, con cui ho passato quaranta minuti prima di una lezione discutendo di sfumature di lingue e autori, e che sa elogiarmi il più pedante e astratto autore tedesco e poi commuoversi dinnanzi alle opere della beat generation.
La soave bionda che ha movimenti leggeri, occhi azzurri limpidi e un modo di esaltarsi quasi candido per tanta è la purezza con cui lo riversa. (Ovviamente la mia scelta di termini nel descrivere costei è assolutamente influenzata dai fottuti Pietisti, precisiamolo.) La soave bionda che all’inizio di un’altra lezione mi domanda:
“Hai fatto la fotocopia che ci ha dato Maletta?”
“Quella in tedesco?”
“Sì.”
“Sì, l’ho fatta. Serve una copia anche a te?”
“No, intendevo… L’hai tradotta? È tedesco…”
“Ah. Già. No, devo tradurla.”
“È un po’ difficile… Se vuoi ti do una mano.”
“…”
… Qualcuno mi dica se è normale che un essere umano sia così spudoratamente gentile e… e…
… Beh, purtroppo oggi non si è potuto fare. Avremmo dovuto trovarci nella biblioteca di germanistica e mi avrebbe dato una mano (trovo un che di scandalosamente affascinante nell’essere aiutata da una persona più piccola di me, e dovermi/potermi mostrare umile), ma le nostre ore libere non coincidevano. Dio sa quanto mi è spiaciuto. Intanto, però, Elisa è quella che incontro in bagno durante una pausa. Si sta lavando le mani, starebbe per andare. Vado in bagno, ne esco e lei mi ha aspettato. Non mi dice “Ti ho aspettato” con quel lieve imbarazzo che sottintende “Non sapevo se dovevo/potevo aspettarti o meno, quindi te lo notifico e ora passo la palla a te”; senza quell’imposizione delle proprie gentilezze che sottintende “ti ho aspettato, ho fatto qualcosa in favore della tua persona, notalo”. No. In silenzio, ha atteso che mi lavassi le mani mentre sorrideva, e poi ci siamo avviate verso l’aula. A fine lezione in silenzio mi ha seguito. Oggi ho svoltato un angolo mentre la cercavo; ci siamo trovate una di fronte all’altra e ha sorriso. Leggera. Leggera, capite? Come qualcuno che non abbia bisogno di avere riscontro: È la mia presenza ben accetta? Sono i miei interessi condivisi? Cosa pensi? Cosa dovrei fare di ottimale? No, il silenzio mentre si esiste. Ti viene da pensare che l’insostenibile leggerezza dell’essere è invece più che sostenibile, anelata. Traduco: non ho rigurgiti di pseudo-misoginia con Elisa, e provo anzi per lei – come direbbe un etereo Pietista – una qual certa gentilezza d’animo che mi porta a volerla compiacere.
È… bello, capite? È una boccata d’aria, prenderla mentre si sta invece cercando di dare qualcosa. (Prendere la boccata d’aria, non Elisa. Laidi lettori che non siete altro…)
Vorrei passare ore con lei nella biblioteca di germanistica. Germanistica è nel reparto bunker, sotterrato, silenzio e bildung tra un fiato emesso e uno non emesso. La biblioteca di germanistica, entrarvi e trovare i nomi di Heimdall e Njord e i tanti nomi di Odino sulla lavagna (e aver discusso, oggi, con il Mister della storia della Russia, di come i Variaghi vennero e…).
Vorrei passare con lei ore di germanistica e ascoltarla mentre mi accultura.
Forse ho bisogno d’amor platonico.
Forse il durchbruch subito, e il riversarsi del sublime dualismo della letteratura tedesca del 1700, hanno risvegliato il fanciulletto del Pascoli che è in me – il problema è che il fanciulletto del Pascoli era un rinomato indefesso porco, e così ero io; di conseguenza, non ho mai avuto il piacere di vivere quella fase che tanti romanzi polverosi e non descrivono, quell’entrata nella vita cui corrisponde il conoscere e amare qualcuno al di fuori di sé, e diverso da sé, il tutto ovviamente ambientato in grandi e formali aule. I tedeschi passati sono dei fottuti geni nel descrivere ciò. Così tanto geni e così poco fottuti che i loro antieroi hanno una sessualità vagamente contorta. (La tesi di Caine dopo aver letto Törleß: “Dovrebbero scopare di più.” Come smentirlo?)
Parlo di – se mi intendete – quella voglia di avere qualcosa che si potrebbe avere solo non sapendo desiderare. (No, non è un gioco di parole.) È spesso legata, nell’adolescenza di chi da adolescente aveva poca umiltà, alla frase:
“Mi piacerebbe essere stupido e inconsapevole, si vive meglio.”
Ero un’adolescente con poca umiltà, e che cercava continuamente di fare quanto più profonde esperienze possibili. Senza riserve, citando Amu. Alla fine ti sfondi. Sfondarsi come: i colpi forti, anche se ben accetti, traumatizzano la carne. Aprono cicatrici. Le cicatrici induriscono, e cominci a idolatrare alla tenera età di sedici anni l’idea del corpo-anima incontaminato, lieve e soffice, anche un po’ stupido, idea del vaso di cristallo bello perché perfetto e totalmente infrangibile. (E ritroviamo l’idea dell’adolescente-eroe tedesco che deve compiersi distruggendosi mentre realizza l’ideale. La morte della sua bellezza è sopravvivere. Ecco perché ho cercato di farmi fuori.) Il fatto che quel vaso di cristallo ha esattamente, ipoteticamente parlando, la tua età, le tue esperienze e la tua intonsa pelle non lo contempli. Non contempli che un vaso di cristallo ripetutamente shockato non diventa di ghisa, ma semplicemente un vaso di cristallo incrinato. Spereresti, avessi il buon senso, che nel frattempo all’interno vi sia cresciuto qualcosa, e che quando il vaso si romperà come un uovo sarà per rivelare un’identità.

Poi, beh, mi sono divertita a cercare di essere tutto ciò che mi risultava aberrante. Ad esempio la volgarità. Ad esempio i grossi e muscolosi omoni incapaci di speculare. Il colloquiale. La serata disimpegnata con birra in mano e parlare di stronzate-e-basta. Metà delle cose che fanno parte di me o della mia vita oggi, insomma. L’altra metà è ciò che era in partenza: Sna che mai si sarebbe fatta chiamare con un nomignolo di tre lettere con livello di lettura ipervolgare, che era monoespressiva, dosata, aggraziata, elegante, formale, etc etc

Devo aver toccato l’altro estremo, e ora devo avere un rigurgito di compassata passionalità. Deve essere così, sì. Voglia di cercare l’apice con una persona e non dirsi disillusa che l’apice che comunque si avrà sarà un orgasmo, e quindi sbattere giù dal tavolo ogni altra opzione e puntare a quello senza troppo impegno. Insomma, il signor Horton è ancora in vacanza. Spaparanzato (termine tecnico) sul suo divano, beve birra senza emettere un silenzio voglioso di reclamare la mia attenzione. A ognuno il suo. Il sergente istruttore è in piedi, alle mia spalle, ma corro più veloce dei suoi ordini, ed è abbastanza soddisfatto. Il problema è che sta imparando il tedesco e quindi urla in tedesco, perché aggrada più la sua vena filo-americana da film trash con nazisti cliché. (Vuole una divisa SS anche lui. E urla: “SPRECHEN SIE DEUTSCH!“)


E ora, parentesi intitolata:

Sfruttiamo i Rammstein!

… Particolarità di alcune canzoni, cominciando da Du hast.

Du hast —> Tu hai.
(Ich habe.
Du hast.
Er/sie/es hat… etc etc…
)

Du hasst —> Tu odi.
(Ich hasse.
Du hasst.
Er/sie/es hasst… etc etc…
)

Il titolo della canzone tedesca, scritto, è “Tu hai”; pronunciato è sia “Tu hai” che “Tu odi”. La versione inglese è “You hate”.

Du
Du hast
Du hast mich
Du hast mich gefragt
Du hast mich gefragt und ich hab nichts gesagt

Tu
Tu hai/odi
Tu hai/odi me
Tu hai/odi me chiesto
Tu hai/odi me chiesto e io non ho detto nulla

(Ringraziamo http://www.rammstein.it per averci suggerito le parti non ancora comprensibili.)

Il restante testo:

Vuoi, finché morte non vi separi,
esserle fedele per sempre

No

Vuoi tu fino alla morte della vagina
amarla anche nei giorni peggiori

No

Ho mai detto che amo i Rammstein, mh?

10 comments

  1. [quella voglia di avere qualcosa che si potrebbe avere solo non sapendo desiderare]

    HO provato a non desiderare, ma è da quando so come si attiva -anche in minima parte- un cervello che desidero sempre qualcosa. SOno egoista.
    E’ per questo che non ottengo ciò che voglio forse…

      1. Re: quella voglia di avere qualcosa che si potrebbe avere solo non sapendo desiderare

        Condivido.
        (dio, voglio comunicare per simboli, mi son rotto di scrivere, di slegare lunghi serpenti discontinui e neri su foglio…forse non ci sono abituato).

        1. Re: quella voglia di avere qualcosa che si potrebbe avere solo non sapendo desiderare

          Mai detto che amo i simboli?
          Anche se di solito mi rivolgo al sesso, più abbordabile come mezzo comunicativo 😛

  2. Uomini e preservativi.
    Ci sarebbe da scrivere un trattato.
    In generale, dalle mie personali esperienze, ho notato che l’uomo e il profilattico non sono compatibili. Di solito lo odiano, e quando non lo odiano non sanno infilarselo.
    Otto volte su dieci ci lasciano le bolle d’aria (controllare sempre il loro operato, occhio!) che dieci volte su dieci lo fanno rompere. Le restanti due volte riescono ad accartocciarselo sulle dita invece che dove dovrebbe andare. Bestemmiano, lo lanciano via e ricominciano da capo. Intanto a te è venuto sonno.
    Credo di aver trovato solo un tipo che sapeva usare sta roba a modo. Ma aveva quarant’anni, quindi non vale.

    PS: Elisa vuole essere scopata.

Rispondi a deacissy Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...