Il Dio Dissezionato.

… Il Pilota mi faceva notare, mentre parlavamo del come una canzone si sia diffusa tra le nostre conoscenze e venga quindi canticchiata, che il ritornello…

… Gott ist ein Popstar und die Show geht los…

… diventa…

… God is a popstar and the show is lost.

Gh.


Treno con 35 minuti di ritardo.
Università, pomeriggio, seduta davanti all’aula in attesa che la lezione si concluda per poi chiedere informazioni alla docente.
La porta si apre, ne esce un ragazzo.
Il ragazzo mi guarda, guardo il ragazzo.
Sta per salutarmi. Sto per salutarlo…? Si sta chiedendo se stia per salutarlo. Beh, fanculo, risolviamo la cosa:
“… Avete finito?”
“No, no…! Sono io che sono uscito…!”
“Ah…”
“Ma se vuoi puoi entrare anche ora…”
“Sì, sì, lo so, ma aspetto…”
“…”
“… Treno in ritardo, oggi.”
“Infatti, non ti avevo visto oggi.”
“…”
“…”
… Scusa, ma chi cazzo sei?

… Il mio non ricordare nomi e facce comincia a darmi problemi. Come può darmi problemi, per fare un esempio, il non ricordare delle parole tedesche, ecco. Solo che – se non ricordi una parola tedesca – al massimo taci. La parola tedesca non ti fissa aspettandosi che tu la riconosca, ecco.

Il tizio – simpatico, spigliato con imbarazzo, voce acuta da entusiasmo in loop a singulti, possibile causa di tenerezza – ha poi scambiato con me un altro paio di battute sul genere “parliamo del tempo”. E poi è andato al cesso. E io mi sono sentita in colpa, o quella cosa simile al sentirsi in colpa ma autoreferenziale che si alterna al sentirmi in colpa. Non è colpa mia. Sono sempre in prima fila, non vedo chi c’è dietro di me. Non è colpa mia. Incedo con passo certo e riconoscibile perché è un mio tic, quindi è più facile memorizzarmi. Non è colpa mia.

… Riscopro le mie dinamiche sociali. Il bello dello stare tra studenti: non esistono gerarchie, quindi tutto è fluido e plasmabile. Sei ciò che fai prima di essere ciò che ti ha dato un ruolo. Grandi giochi, ja. Und die Show geht los. (Che è pressapoco il contrario di “and the show is lost”, per chi non avesse voglia di tradurre. Tenete, ascoltatevela.)

A proposito di citazioni, voglio riportarvi una frase da Lichtenberg, 1700:

Glaubt ihr denn, daß der liebe Gott katholisch ist?
(Credete voi che il buon Dio sia cattolico?)

… Nel caso mi stessi domandando perché studiare letteratura tedesca.
(Dopo anni e anni a raffinare le armi contro il buon Dio cattolico, quando sono così sottili che potresti dissezionarlo, ti rendi conto che non ha più alcun senso titillare Dio con la punta del tuo pugnale; ti rendi conto, anzi, di stare dalla sua parte – dalla parte del Dio Dissezionato, intendo.)

E a proposito di dissezionamenti, oggi ho anche conosciuto i metallari deambulanti nei corsi che frequento, di cui uno dei due mi ha stretto la mano presentandosi solo quando ho esposto il mio amore per gli Ulver (…). Metallaro black metal andante simpatico all’interazione. Ah, e una ragazza che ha un aspetto dolcissimo. (Mi illudo che, scrivendone qui, io possa ricordarli tutti. A gesti, perché ovviamente ho rimosso i loro nomi. Ricomincerò a dare nomignoli.)


Andando a cose un po’ più serie, riflettevo oggi sulla pillola che Maletta ci ha infilato sotto la lingua a tradimento, seme che si è innestato all’origine della mia pulsione a esprimermi e sta crescendo.
(Ho scoperto che War Emp ha un libro scritto da lei, tra l’altro – su Freud.)
Maletta che si è presentata a noi, come già devo avervi accennato, dicendoci che purtroppo (un purtroppo di cui pur troppo gode) studiando letteratura tedesca ci si trova tra le gambe uno scoglio che non è possibile aggirare: Auschwitz. Per ciò, noi lo affronteremo. Perché, dice, non è una questione che si è chiusa con la Seconda Guerra. Perché c’è ancora oggi, aperto e da risolvere. E c’era prima della Seconda Guerra, non è spuntato dal nulla, ed è nella letteratura che si può rintracciare.
… E io ho cominciato a cogitare.
Suvvia, mi conoscete.
E nel caso non mi conosceste, potete fare addizione dei seguenti elementi: amore sviscerato per la cultura norrena (svastica, le due “S” di SS: vengono da lì, assieme a un sacco di altre cose che per mia ignoranza non cercherò neanche di riportarvi), nausea dal vittimismo post-SecondaGuerra addossato agli ebrei, tendenza a cogitare speculando indefessamente, pulsione comunicativa ossessiva-compulsiva.
(Un giorno Ronin mi ha fatto notare che ho un’esigenza quasi patologica di dire sempre la mia; aveva perfettamente ragione. Siamo in un’era in cui tutti vogliono dire qualcosa anche se non hanno nulla da dire… Prodiga figliola dell’epoca.)
Aggiungetevi che voglio una divisa da SS.
(Scriverò un libro: “Voglio una divisa SS.” Troppe delle persone che conosco, e senza alcun legame, hanno asserito ciò, e io so che non è né per un motivo ideologico né per uno prettamente estetico. Progettavo con Caine di recuperare un filo-nazista con divisa annessa, convincerlo a fare giochetti sul genere “fai lo slave con l’SS”, indossare la divisa, legarlo, e poi scappare nella notte in siffatta carnevalesca tenuta. Geniale, lo so.)
(… Conoscete per caso qualche feticista filo-nazi?)
… Ma comunque.
All’esame porterò la mia personalissima tesi, sempre che io riesca intanto a documentarmi quanto serve sul nazionalsocialismo.
(Hyoga mi stava acculturando. Poi mi ha passato un inno che ho commentato dicendo che sembrava un canto di natale. Hyoga ha smesso di acculturarmi. Permalosi filo-nazi.)
Intanto, proseguo lo studio del Pietismo, che sta per volgere al termine. Nathan der Weise attende di essere letto come documentazione, ma ammetto di aspettare famelica lo Sturm und Drang. E non voglio, non voglio, il classicismo. Io odio la categoria classicismo – sono post-moderna, cresciuta a Coca Cola e “le armonie perfette sono utopie noiose”, non lo voglio il classicismo. (Tanto mi piacerà anche quello, lo so.)


Domani a casa di Ula. Cena con Ula genitori, che vedrà come da prassi presentazioni quali:
“Vuoi un po’ di questo olio d’oliva aromatizzato che è stato fatto da nostri amici siciliani? Provalo sul pane integrale che impasta personalmente il nostro vicino. E un po’ di questo rosso che ci ha regalato un amico di Firenze, che ha una propria vigna? Oh, ma usa questo sale, viene da… E poi c’è questa cosa che è fatta in…”
Cibi con titoli nobiliari d’antica e certificata discendenza. A volte penso che per quanto possa io apprezzare questi piccoli (…) piaceri da borghesia benestante pur ben acculturata, non saprei mai mantenere un regime che sappia dare attenzione anche a queste cose. Mi dico che farò sempre l’ospite che giunge portando con sé i viaggi che ha fatto e sta facendo, e onora tutto con gratitudine e umiltà – per poi tornare alla propria sregolata vita a Coca Cola e McDonald’s. E a proposito di cibi ipercalorici… Non sto sopportando che i jeans ora mi vadano larghi. Ok, sono dimagrita, bene. Ok, perfetto. MA NON SOPPORTO CHE MI STIANO LARGHI!!!… Scusate, da qualche parte dovevo sfogarmi spropositatamente. E poi compiacermi del fatto che il regime milanese ha reso le mie cosce di ferro, buona circolazione e quant’altro.
Le persone mi vedono dopo tempo e mi dicono:
“Ti vedo bene!”
E, due secondi dopo:
“Sembri stanca.”
Sono vere entrambe, e io sto da dio.
(Anche se i jeans mi stanno larghi, sì.)
Devo solo definire degli spazi in cui fare cose come scrivere, leggere per quasi-diletto, e via discorrendo. Al momento questi spazi sono dati al vedere persone. Ula. Ula Cuore di Tenebra. (Voglio rileggere quel libro. E Törless. Ah…! Esiste anche il film. Sapevate che verso i 17 mi vestivo da collegiale, eh? Oggi perdo il filo del discorso, vero?) … Ula con cui è stato detto tutto ciò che di fondamentale si poteva dire della sua attuale condizione, e che ora ha probabilmente bisogno solo di una spalla, e io lo guardo e penso che quel sopraffino cervello ha radici in una nera melma. Di quella in cui trovi oro luccicante. Ma che ti fa affondare, trascina giù. Un certo tipo di profonda, e acuta, intelligenza, può esistere anche senza che ne esista il lato più cavernoso? Prenderei Ula e lo metterei a svegliare giovani menti, con il calore che ha quando parla e con quella passione che sa rendere semplice ogni concetto, eppur affilato. Prenderei Ula e… Mi sembra paradossale l’avere l’impressione che io debba prenderlo e basta, nel senso che ha bisogno di stare su e non affondare, e in ciò per lui gli amici sono sacri. È uno… spreco. (Vanitas.) E da brava vanitas ti ricorda che può toccare anche a te. (Oh com-passione…!)


Insomma, oh voi gentaglia che mi seguite in qualche modo, mi sento in un periodo in cui tocco con un dito il più alto dei (astratti eppur afrodisiaci) cieli e con l’altro un vissuto così melmosamente squallido da essere santificabile. (Jean Genet mi capirebbe benissimo, suppongo.) Nel mentre, volteggio leggera e pesante tra cose e persone che sembrano pesantezze inconsapevoli. E corro, sempre. È uno stato mentale, quello per cui cerchi di tenere in mano quante più cose possibili e corri veloce perché non abbiano il tempo di scivolarti tra le dita. Or the like. Passare tempo a non fare un beato cazzo (…) a letto/divano con Caine/Ula è il mio stop, o meglio: l’illusione di darmene uno – perché capita, poi, che nel momento in cui dovresti essere massimamente rilassata e sgombra, un particolare – sia di carne o sia un pensiero – riesce a catturarti completamente, e la tua testa si mette nuovamente in moto versi altri e nuovi lidi da esplorare. Sono in pieno e vibrante dualismo, e la vibrazione ha una frequenza così alta che i due poli non si contrappongono ma coesistono alternandosi freneticamente. Forse è questo l’equilibrio. O forse è l’esatto contrario. Mi sento una specie di elica pronta a disintegrare ciò che avvicinandosi non vortichi alla stessa velocità. Non ho (non ho intenzione) di rallentarmi, quindi volteggio a distanza di sicurezza – e i post che scrivo, pare, riflettono questo mio pensare contemporaneamente a quattro cose diverse, e pensarle tutte sincronicamente e diacronisticamente.

Lo studio mi fa male. Sapere che ho un qualche dovere di sapere un qualcosa fa troppo bene al mio amore per gli stimoli. Io amo tutto ciò. Ma esisto a una frequenza troppo elevata per poter toccare ciò che mi sta attorno. Vi passo attraverso, questa è la sensazione – e prendo (nuovamente) coscienza del fatto che la mia testa ha un qualche disfunzionamento, nel senso che è mal calibrata, nel senso che non sa dosarsi, nel senso che ho una schiera di angeli custodi perché in fondo ho un naturalissimo istinto alla conflagrazione, e a rigirare il coltello nella piaga perché uso coltelli e non dita in quanto amo gli eccessi e perché non so dosarmi e quindi mi aprirei la carne anche se usassi le dita.
La sindrome di Gesù Cristo Martire può essere, all’occorrenza, una presa di coscienza della propria dipendenza agli stimoli esterni per mal settata sensibilità, in combo con la convinzione che ogni cosa vissuta ed esperita debba essere mostrata a quante più persone possibili perché ne facciano Testamento e il gesto non si risolva quindi in un refolo polveroso spazzato via dall’umana tendenza a dimenticare lo scontato.
… Circa, suppongo.

Adesso il problema è: come esprimere tutto ciò in modo semplice, chiaro, comprensibile senza dogmatizzare né perdere sfumature?
Uff.

12 comments

  1. mater

    scritto ieri sul mio blog:

    “…vengono da te riconoscendoti a distanza di mesi, qualcuno con sicurezza e qualcuno tibutante dicendo sei diamanta? Ti fa sentire in uno strano modo… da una parte il piacere che le persone si ricordino di te, dall’altra di guano perchè pensi che tu sei guano… non ti ricordi nessuno di loro… ”

    che sia ereditario?

  2. Io sono l’essere che potrebbe passare la giornata a letto con un tipo e poi non riconoscerlo neppure se lo incrocia per strada.
    Sono patologica, in questo senso.
    I nomi li ricordo, molto bene. Ma tendo a dimenticare i lineamenti dei volti in maniera imbarazzante. O a sostituirli con l’immagine mentale che nel frattempo mi sono fatta, e che quasi mai ha un minimo di attinenza con la realtà.
    Se trovi un rimedio a questo delirio, fammelo sapere. Mi interessa.

    1. [I nomi li ricordo, molto bene. Ma tendo a dimenticare i lineamenti dei volti in maniera imbarazzante. O a sostituirli con l’immagine mentale che nel frattempo mi sono fatta, e che quasi mai ha un minimo di attinenza con la realtà.]
      Ahi ahi ahi 😛

      [Se trovi un rimedio a questo delirio, fammelo sapere. Mi interessa.]
      Eeeeeeeeeeeeeeeeeehm…

  3. APPELLO DELLA MATER

    Please son di corsa… ma vieni sul mio o blog, o meglio te lo lascio qui tra i commenti…. quello che puoi fare….

    UN ARTISTA, SE COSI’ VOGLIAMO CHIAMARLO, HA PENSATO BENE DI CATTURARE E LASCIAR MORIRE DI FAME E SETE UN POVERO CANE COME “FORMA D’ARTE”. ORA C’E’ UN SITO DOVE SI RACCOLGONO FIRME PER FERMARE QUESTO DEFICENTE, MI RACCOMANDO ANDATECI E COPIATE IL LINK QUA SOTTO, RIPORTATELO NEI VOSTRI BLOG COSI’ CHE TUTTI POSSANO FIRMARE

    http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html

    le foto del cane invece potete vederle sul sito:

    http://www.marcaacme.com/blogs/analog/index.php/2007/08/22/5_piezas_de_habacuc

    MATER

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