Simple man.

Una volta pensavo che una persona per me importante dovesse essere qualcuno lì, presente, a vedere e condividere le mie passioni, i miei amori, le mie sconfitte.
Penso da tempo che una persona importante è qualcuno che sappia condividere ciò che abbiamo passato anche se spendiamo poche parole per descriverlo.
Per pensare ciò, devi prima aver fatto un giro di 360°. Devi aver creduto profondamente in qualcosa, e aver permesso a questa cosa di dare nome al tuo Io più profondo. Devi averla rinnegata, o esserti fatto ammazzare in suo nome – poco prima di essere ucciso, devi essere riuscito a sopravvivere. Dentro. Con desideri e passioni e mete. Devi aver continuato a camminare, e aver compiuto quel giro di 360° per tornare infine a te stesso. Quel che trovi lì, al grado zero, è quel che è rimasto di te. Sei tu, e quel che era vicino al tuo Io. Quello che non cambia, per quanto tu possa morire dentro e rinascere.


Beh, al posto 163 con 145 posti disponibili.
(Stiamo parlando della graduatoria dell’università.)
Si può dire che due risposte corrette in più avrebbero fatto la differenza, il che mi porterà a essere ancor più puntigliosa in futuro. (Più di così? Evidentemente sì.)
Il Jack Daniel’s l’ho versato nel bicchiere per pro-forma, e per non potermi dire – domani – che non ho avuto modo di bermi il mio Jack Daniel’s. Mi fissa paglierino e acre, con la sua leggendaria fama di olio per motori.
Il buon whisky/whiskey/bourbon, dice l’esperto, ti massaggia le spalle. Non è un modo di dire. Imparate a coesistere pacatamente con un whisky/whiskey/bourbon, a ingerirlo senza rabbia né fretta né scopo, e imparerete a conoscere il modo in cui rilassa le spalle.

L’elenco dei prossimi impegni, sparsi:

– Andare a Milano a iscrivermi a Lingue e letterature straniere, sezione germanistica.
– Comprare delle morbide suole per gli “stivali da viaggio” per:
– Dare ok a Caine per venerdì/sabato.
Chiamare parrucchiere e fissare appuntamento per giovedì mattina. Mezzogiorno. Fottuta ricrescita, tra l’altro.
– Giovedì sera cena da Amu. (Così mi farò consolare scolasticamente parlando da sua madre. O magari questa mi abbatterà. Boh.)
– Lunedì 24 andare a Milano per l’iscrizione alla sezione anglistica. Fatto ciò, stendere definitivamente un piano per i corsi da seguire.
– Stesso giorno, chiamare Ula e accordarmi per andare da lui una sera in settimana, e tornare a casa giorno dopo. (Assicurarsi che abbia altro bourbon in casa.)
– Agire in modo da definirsi per comprare un traduttore elettronico.
– Iscrizione per patente (all’auto penseremo poi).
– Agire in modo da definirsi per quel corso di dizione su cui medito da tempo.
– Agire in modo da definirsi per farmi pubblicare dio-sa-dove.
– Tenere controllati concorsi letterari e grafici.
– Contattare l’Illustratore mandandogli le ultime cose fatte. Sia mai che mi infili in qualche suo progetto.
– Abusare bassamente del giornale per approfittare di mostre e conferenze stampa utili.
– Cercare di capire cosa è utile.
– Trovare un lavoro per pagare le cose di cui sopra.

Sono entrata nel circolo del “illusione di essere economicamente indipendenti”. Non hai una casa tua, ma non chiedi soldi per ciò che ti serve. Non credo di aver voglia di rinunciare a questo privilegio, e ho sempre bisogno di soldi da investire. Troveremo un fottuto lavoro.

Intanto, credo mi segnerò queste cose su un foglio da appendere in camera. E quelle che mi ricorderò man mano. Tipo, chessò: darla a un/una inglese e a un/una tedesco/a a caso che non conoscono l’italiano per affiancare un po’ di parlato allo studio. Se poi mi pagano anche, ho anche risolto la questione finanziaria.

E non dimentichiamo…

– Finire di leggere quella fottuta cronologia totale, farvi seguire Il secolo breve, poi cominciare con gli approfondimenti.

Insomma, arriviamo all’oggi. E il 1630 prosegua parallelamente, in qualche modo. L’importante è non perdersi. Difficile, se fai ventisette cose e vorresti crearne una che raccolga tutte.
Per ciò, dato che almeno per quest’anno l’università che avrebbe dovuto spodestare il sergente istruttore che è in me non si fa:

– Sensi all’erta; sempre adattabile; retorica pronta; aspetto impeccabile; convinci il prossimo delle tue abilità lavorative.

In questi giorni, dall’atroce esito del test a ora e fino a non so quando, si è svolto il capitolo:

Cammina su se stesso.

Abbiamo detto: cammineremo sul dolore.
L’abbiamo fatto.
Abbiamo detto: cammina sulla fatica.
L’abbiamo fatto.
Abbiamo detto: cammina sulla paura.
Siamo arrivati a una moderata convivenza.
Poi, siamo stati in silenzio e abbiamo camminato su noi stessi. Traduzione? Credo di non essere più granché capace di ascoltare i più lirici struggimenti del mio animo. In agosto, l’idea di non passare quel test era bastante a farmi fare atroci incubi. Non era opzione contemplabile, insomma. Adesso, sono tranquilla. Sono tranquilla – mi dico – perché non ho voglia di essere indebolita dal mio struggermi. Nessuna voglia, nah. Ci sono così tante cose al mondo per cui struggersi – di conosciute e di neanche immaginate – che credo io sia al momento naturalmente portata a evitare di struggermi ogni volta che posso. Devo fare scorta per gli struggimenti seri, insomma. Al mio ego frantumato penseremo poi – tanto, con l’attuale tempo che dedico ai rapporti interpersonali, la questione non bussa alla porta dall’esterno poi così spesso. E poi, diciamocelo tra noi, non ho voglia di essere indebolita dal mio struggermi perché il mondo è catifo in quanto stupido e poggia il culo sulle cose molli prima che su quelle dure, e non voglio il culo di nessuno sulle mie spalle – rilassate dal Jack Daniel’s.

Vedere nell’arco di una settimana Caine e poi Ula. Due degne antitesi, due persone che conosco da tempo e che voglio rivedere per rivedere me stessa davanti a loro. Il tuo riflesso in uno specchio che conosci, e che perciò non devi decifrare.
Ho sentito Ula oggi, che mi ha chiamato – lui e la sua da poco iniziata storia con “una tipa”. Ula il misogino, Ula la scimmia. Ula che prega che il brutto esito che si sta profilando all’orizzonte indurisca le cicatrici, così che non si ripresentino più tali situazioni in futuro. Tradotto: niente più “tipe”. Ula. Gli ho dato della testa di cazzo, io che ogni volta che mi scontro frontalmente con qualcosa (e lo faccio spesso, perché mi piacciono le cose spettacolari) faccio tutto il possibile per non cicatrizzare duro e lasciarmi aperta alla prossima esperienza.
Secondo bicchiere da bar di Jack Daniel’s. Bicchiere da bar: due dita formali per dare un senso al bicchiere, perché svolga la sua funzione al minimo sindacale.
Voglio vedere il cancello della villa di Ula aprirsi, io camminare e a 3/4 del percorso vedere la porta di casa aprirsi e la grossa scimmia in scarpe da ginnastica e maglia sulle spalle muscolose ad aspettarmi. Il suo sorriso che si compiace delle amicizie, perché crede nell’amicizia. Sorridere, e il suo “Carne Morta”, modo in cui mi chiama a volte. “Carne Morta”, per la mia tendenza a mettermi in casini più grossi di me e uscirne. O anche “‘uagliò“, appellativo che ho ereditato perché riservava a tutti gli amici – assieme ho ereditato molte altre cose che riservava agli amici, misogino Ula, che, abituato ad avere a che fare con amici di palestra, mi dava per affetto e simpatia pacche sulla schiena. È colpa sua se, oggi, quando qualcuno alza una mano di fianco a me, tendo a irrigidirmi – modo di non essere scaraventata a terra da una mano che solleva 80 chili per fare esercizi di mantenimento. Chissà a che massimale è arrivato.
Voglio arrivare alla porta senza affrettarmi, sorridere, e abbracciarlo. Sentire il suo “come butta?”, domanda che in qualche modo spera in risposta positiva, perché ama troppo Cuore di Tenebra per credere che un individuo possa risolvere i demoni di un altro.
Ula e serate nella villa vuota, i genitori via, bicchieri sul tavolino e stereo con Megadeth e Opeth e Death e Iron Maiden e Nonricordotuttiinomi al massimo volume. Io seduta da una parte, lui seduto altrove, e la musica e l’alcol e spalle contrite e pensare nel profondo.
È sacro, sapete, stare nello stesso luogo senza guardarsi e pensare entrambi nel profondo? Soprattutto se si è visceralmente diversi in qualcosa di fondamentale. Certe situazioni spazzano via ogni arzigogolo caratteriale e fanno credere in una specie di Anima Mundi. C’è stata una guerra per sviluppare un’amicizia con Ula. Ce ne sono state due. Una mia con me stessa e una sua con se stesso, per riuscire ad accettare l’altra persona. Ma, a quanto pare, si pensava che ne valesse la pena.

Potrei scrivere una simile sequenza di parole riferendomi a Caine. Non si parlerebbe di muscoli e di ville, ma di altri tipi di silenzi. Ula e Caine che – messi uno di fronte all’altro – fanno dubitare di appartenere entrambi alla stessa razza, perché troppo differenti. Cercherebbero di ammazzarsi a vicenda, per disprezzo.

Una volta pensavo che una persona per me importante dovesse essere qualcuno lì, presente, a vedere e condividere le mie passioni, i miei amori, le mie sconfitte.
Penso da tempo che una persona importante è qualcuno che sappia condividere ciò che abbiamo passato anche se spendiamo poche parole per descriverlo.
Per pensare ciò, devi prima aver fatto un giro di 360°. Devi aver creduto profondamente in qualcosa, e aver permesso a questa cosa di dare nome al tuo Io più profondo. Devi averla rinnegata, o esserti fatto ammazzare in suo nome – poco prima di essere ucciso, devi essere riuscito a sopravvivere. Dentro. Con desideri e passioni e mete. Devi aver continuato a camminare, e aver compiuto quel giro di 360° per tornare infine a te stesso. Quel che trovi lì, al grado zero, è quel che è rimasto di te. Sei tu, e quel che era vicino al tuo Io. Quello che non cambia, per quanto tu possa morire dentro e rinascere.
No, non è necessario per una persona essere “testata da tempo” perché sia importante.
Puoi incontrarla per strada, una persona importante, e farti segnare dentro per poi non vederla mai più.
Se ne sei capace.
Se lo vuoi.
Essere te stesso, intendo, senza pudore e senza paura quando vedi una porta socchiusa.

Sono tante le persone che ho salutato lungo il percorso, senza salutarle. Persone che scompaiono ai margini del tuo campo visivo. Non sono meno importanti, ma – semplicemente – non ci torni portando in mano il tuo cuore. Quando le incontri di nuovo – e capita, o perlomeno, a me capita abbastanza spesso – fai una seconda prova: provi di nuovo se sia possibile conoscervi nel profondo, quel genere di conoscenza che va al di là dello scorrere del tempo. L’uomo e la sua tendenza all’infinito, leopardiana memoria. Prima di Leopardi la si sarebbe potuta chiamare tendenza a Dio, ma la si chiamava Fede.
Ripudio chi ripudia la Fede.
Ripudio chi ripudia l’idea di poter conoscere nel profondo il Creato tramite se stesso e ciò di cui la natura – e non l’opera degli altri uomini – l’ha fornito.

Ula, tempo fa mi regalò un CD i cui pezzi erano da lui scelti.
Titolo: From the soul.
I pezzi sono pezzi che posso ascoltare oggi.
Sono Broken Wings, degli Alter Bridge, che ho ascoltato allora e non ho più abbandonato.
Sono Simple Man, che g_pz mi passò, che è ciò che disperatamente vorrei essere – e avere il mio porticato, la sedia su cui dondolarmi, e la consapevolezza di aver fatto ciò che dovevo fare.
Sono Hurt, di Johnny Cash, che vi ho linkato qualche giorno fa, che è un memento mori.

Ogni tanto si ha bisogno di lanciare un’occhiata al passato per ritrovarsi.
L’ho fatto, e ho trovato tasselli che si sono ripresentati nel mio presente al di là del mio diretto desiderio.
Parvenze di un senso delle cose.
Ogni pensatore – chi si diletta nell’arte del pensare cercando una “logica” con cui unire tutto – cerca un senso alle cose. Una specie di unità prima che riunisca tutti gli elementi esaminati. Una coerenza, chiamiamola. Una traccia, una freccia che attesti e indichi.
Ne ho bisogno.

La nostra quotidianità dovrebbe darci modo, ogni giorno, di toccare con mano e pensiero quel senso.
Quello che va oltre la società in cui vivi, la vita che fai.
Quello che ti permette di non alienarti da te stesso – perché se l’essere umano ha domande e risposte, queste non sono in un Dio disegnato su un altare, non sono nei diritti umani decisi da una società, non sono nelle uscite di una teoria scientifica.
Non sono l’ultima eclatante novità sul mercato.
Quando ho incubi, il mio incubo portante è urlare e non essere ascoltata.
Urlare qualcosa di fondamentale, e non essere sentita.
Qualcosa di evidente e fondamentale; urlare il proprio intestino, e non avere risposta.
Vorrei persone che ogni giorno urlano il proprio intestino modulando quell’urlo in un canto melodico. Che svolgono il proprio lavoro trovandovi quel senso, nel proprio piccolo. Qualcosa che accomuni tutti. Qualcosa che ti faccia pensare, quando sei incazzato, che il nemico che stai indicando è anche dentro di te, e che non è un nemico ma parte della vita.
Vorrei.

Al momento ci sono poche cose che so quanto so che farò il possibile per continuare a volere ciò che voglio.
E ciò che volete, chiunque legga.
La Volontà è il passo successivo all’esistenza.
Si è, poi si ha. Se stessi.

9 comments

  1. scrissi una volta: “Voglio persone che vadano al di là del tempo e della distanza, persone che potrei non incontrare mai più o incontrare tra anni e che saranno cambiate ma sempre le stesse. Persone con cui basta scambiare uno sguardo per capire che Il Legame è rimasto. Persone nei cui occhi potrò sempre vedere quella scintilla che me le ha fatte amare, e quella scintilla è la Volontà.”
    lo scrissi di te, 2 anni fa.
    e tu sei confortante, tu e ovviamente Silvia, perchè siete quel genere di Persone.

    1. In verità starei diventando il contrario, data la mia attuale reale apertura verso il prossimo. Ma gli amici sono amici, eh. O qualsiasi cosa siano, non importa.
      (E poi, ero sotto Jack Daniel’s. Clemenza. :P)

  2. beyond

    solo una parola…BRAVA…è un bel post con tante cose che condivido e con qeulla voglia di vivere e di evolversi che fà la differenza tra le persone normali e quelle come tè

    1. Re: beyond

      Non fare differenze tra persone.
      Mettiamo che io non sia normale e che ciò abbia caratteristica positiva in mio favore, ok? Prendiamolo per buono. Preso ciò per buono, quanto sarebbe letale pensare che il mio caso è un’eccezione? Quanto sarebbe inutile esserlo?

  3. – Andare a Milano a iscrivermi a Lingue e letterature straniere, sezione germanistica.
    […]
    – Lunedì 24 andare a Milano per l’iscrizione alla sezione anglistica.Cioè ci si può iscrivere sia ad una cosa che all’altra? Non è una sola iscrizione con la scelta (fatta da te) di una prima lingua + una seconda lingua?
    Come mai la scelta del tedesco? Perché è più vicino all’inglese? Sai, facendo una breve carrellata mentale delle lingue europee, ti vedrei benissimo per lo spagnolo. Sarà una fantasia erotica mia immaginarti parlare in questa lingua… perché ti vedo minuta, precisina e veloce come lo spagnolo enon burbera come il tedesco. Il primo è più dinamico, l’altro è rigido e tu sei dinamica. Anche come “mimica facciale”, avendoti vista con la webcam, il tuo modo di sorridere, la forma delle tue labbra le immagino molto più “adatte” per lo spagnolo. 😛 Che razza di commento da vecchia porca. ^^ A parte tutto so che il tuo “mito” (= persona con gli attributi che in quanto tale si è meritata la tua stima e di cui vorresti leggere e conoscere tutto) è Jan di Leida e studiando queste due lingue potresti leggere quello che ha scritto. Ci somigliamo di sicuro in due cose: dobbiamo tentare di comprendere ciò che (ai nostri occhi) è incomprensibile; dobbiamo leggere i nostri autori preferiti in lingua originale. Se siamo quello che siamo è dovuto in parte a frasi, stralci, libri che ci hanno segnato, siamo maturate come persone anceh in questo modo, perciò abbiamo la necessità di avere un’idea concreta dei loro scritti che non sia stata filtrata dalla supervisione di terzi (leggere è come dialogare e in un dialogo ci si comprende meglio se ci si sente faccia a faccia).

    Quel pezzo in corsivo posso dire di condividerlo appieno, di aver sperimentato/esperito di più e se non è una citazione di un autore, ma un pezzo tuo mi sento sollevata perché spero da tempo che in molti comprendano queste idee e finalmente qualcun altro la pensa così!
    Ho fatto già diverse volte questo percorso interiore, e posso assicurare che è un percorso sterrato e diroccato, se fosse un sentiero fatto al meglio, non avrebbe senso avventurarvisi e fare un giro per vedere dove porta. Spero che tanti altri abbiano fatto lo stesso percorso interiore, che ci abbiano almeno provato. Tanti non si rendono conto di quanto sia importante “esserci” con la propria presenza ma anche con la propria assenza.
    Ma il mio punto d’arrivo è stato diverso: sono passata prima dal “le persone importanti sono quelle che si rendono presenti” a “le persone importanti sono quelle che mi fanno capire che ci saranno sempre, a prescindere dal poterle incontrare o no” e da qui a: “le persone importanti sono quelle che mi fanno capire che ci saranno sempre – anche se non dovessi incontrarle mai più – ma mi danno quel minimo di certezza che prima o poi le incontrerò di nuovo.” Significherà che così come le cerco io, mi avranno cercata anche loro. In un rapporto sincero ci devono essere indubbiamente stima ed affetto reciproci, ma anche volontà ed intenzione di incontrarsi. E nostalgia l’uno dell’altro! Altrimenti non è amicizia o un qualunque altro rapporto, ma semplice affetto.

    1. [Cioè ci si può iscrivere sia ad una cosa che all’altra? Non è una sola iscrizione con la scelta (fatta da te) di una prima lingua + una seconda lingua?]
      Lingue e letterature straniere, sia indirizzo linguistico o letterario (a me il secondo), prevede due lingue.

      [Come mai la scelta del tedesco? Perché è più vicino all’inglese? Sai, facendo una breve carrellata mentale delle lingue europee, ti vedrei benissimo per lo spagnolo. Sarà una fantasia erotica mia immaginarti parlare in questa lingua… perché ti vedo minuta, precisina e veloce come lo spagnolo enon burbera come il tedesco. Il primo è più dinamico, l’altro è rigido e tu sei dinamica. Anche come “mimica facciale”, avendoti vista con la webcam, il tuo modo di sorridere, la forma delle tue labbra le immagino molto più “adatte” per lo spagnolo. 😛 Che razza di commento da vecchia porca. ^^]
      AHAHAHAHAHAHAHAHA.
      Non sono minuta, proprio no. 😛
      Ok, non sono 1.80 (1.70 >_>), ma non sono minuta come corporatura. (Sarà anche colpa della palestra fatta in passato.)
      Perché tedesco?
      Dunque, la priorità è inglese.
      Mi sono detta:
      “Quest’anno niente politecnico, ma tu dovevi comunque migliorare il tuo inglese.”
      Le lingue obbligatorie sono due. Mi sono detta:
      “Ma non volevi fare un corso di tedesco?”
      I motivi sono molti. Un buon motivo è che poco sopporto francese e spagnolo, ma avrei le basi – volendo – per impararle da sola, a differenza del tedesco. Che lingue scandinave mi piacerebbe, ma sarebbe pressoché inutile non volendo io diventare traduttrice di professione. E le altre… beh, le altre poco mi interessavano.
      E poi altri motivi, ja.
      Non li so neanche tutti, in realtà.
      Tra l’altro, non trovo il tedesco burbero. Direi quasi che lo trovo sensuale, sai? 🙂 Adoro come suona.

      [A parte tutto so che il tuo “mito” (= persona con gli attributi che in quanto tale si è meritata la tua stima e di cui vorresti leggere e conoscere tutto) è Jan di Leida e studiando queste due lingue potresti leggere quello che ha scritto.]
      Vero, verissimo, e ci ho pensato – ma a posteriori. Non studio una lingua per leggere di uno dei miei miti. Ma in tedesco, tra l’altro, ci sono molte cose che mi interessano e che sono state scritte, e non tradotte. Non solo Jan di Leida, che è solo un piccolo raggio della ruota. 😛

      [Ci somigliamo di sicuro in due cose: dobbiamo tentare di comprendere ciò che (ai nostri occhi) è incomprensibile; dobbiamo leggere i nostri autori preferiti in lingua originale.]
      Verissimo.
      Se leggo Rimbaud con testo a fronte e un dizionario capisco. Non appieno, vero, ma intuisco. Idem con Hugo, che amo. Con un testo tedesco posso spararmi – e la lingua è importante, importantissima, soprattutto se vuoi cogliere le sfumature. (E io voglio cogliere tutto.)

      [(leggere è come dialogare e in un dialogo ci si comprende meglio se ci si sente faccia a faccia).]
      Quoto, decisamente quoto.
      (E ci sono quelle altre 4 lingue che vorrei studiare, assieme ad altre 35 materie >_>)

      [Quel pezzo in corsivo posso dire di condividerlo appieno, di aver sperimentato/esperito di più e se non è una citazione di un autore, ma un pezzo tuo mi sento sollevata perché spero da tempo che in molti comprendano queste idee e finalmente qualcun altro la pensa così!]
      Mio, mio. *nods*

      [“le persone importanti sono quelle che mi fanno capire che ci saranno sempre – anche se non dovessi incontrarle mai più – ma mi danno quel minimo di certezza che prima o poi le incontrerò di nuovo.”]
      Qui non condivido – sono contro a ogni certezza.
      Chiedimi di giurarti un qualcosa fino alla morte e arretrerò alzando le mani.
      Voglio che le persone siano ciò che sono. Se ciò ci porterà a incontrarci di nuovo, ben venga. Altrimenti, quella persona incontrerà un’altra persona speciale e lo stesso valga per me. L’importante è che le persone si rendano speciali. 🙂

      1. Ma quando parlo di donne minute mi riferisco principalmente all’ossatura, non all’altezza. Tu mi sei sembrata magra e con le mani sottili. ^_^ Ok, chiudo il discorso.

        Tra l’altro, non trovo il tedesco burbero. Direi quasi che lo trovo sensuale, sai? 🙂 Adoro come suona.
        E’ vero, ha un bel suono, eppuure chissà perché le voci della tv fanno tutte storcere il naso e il doppiaggio tedesco è altrettanto brutto. ^^”Qui non condivido – sono contro a ogni certezza.
        Chiedimi di giurarti un qualcosa fino alla morte e arretrerò alzando le mani.
        Voglio che le persone siano ciò che sono. Se ciò ci porterà a incontrarci di nuovo, ben venga. Altrimenti, quella persona incontrerà un’altra persona speciale e lo stesso valga per me. L’importante è che le persone si rendano speciali. :)Non parlavo in senso “assoluto”, è difficile avere certezze assolute. Ma continuare ad esserci (semmai di meno, se si hanno più impegni o più conoscenze, considero vile chi decide che si scoccia, e sparisce e basta) lo trovo semplicissimo e più che fattibile per tutti… purché si abbia la voglia, l’affetto necessari, e purché non sia una questione di “preferenze” -> abitudine di dedicarsi solo ad una-due persone per volta, per cui tutti gli altri sono degli intermezzi rimpiazzabili (come ragionano tanti che ho conosciuto. ^^”).

        Magari farsi vivi con tutti fino alla morte! Sarebbe una lieta-fine, ma potremmo incappare nel tunnel della demenza senile XD…
        PS: certo, è auspicabile che le persone siano sempre ciò che sono, altrimenti le avremmo accanto senza conoscerle mai.

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