Bah.

Creeping death.
Un’ora e mezza sotto le coperte con morte strisciante in lenta avanzata. Certe laide e striscianti sensazioni mi hanno fatto tornare alla mente questo pezzo, che non sentivo da anni. Indicato, lo ammettiamo; indicato.

Ragno che si rattrappisce nel petto, nidi di ragno nello stomaco, mandibole serrate sulla gola.
Perché?
A un certo punto ho inspirato a lungo; lungo fiotto di ossigeno, aria pura, profumo di momento fortunato.
Vivo una vita fatta di momenti fortunati. Momenti che non puzzano, che non bruciano, che non saranno gli ultimi.
Perché un’ora e mezza a letto a occhi aperti provando l’inquietudine di un bambino che teme i mostri, senza avere mostri da temere? Perché quel senso di inutilità di tutto? Crisi mistiche. Due voragini ai lati del ventre che sembrano solchi aperti da uncini, conficcati nelle costole. Gli uncini sono fissati a corde che tirano per divaricare.
Come quando ti svegli faticosamente da un pessimo incubo.
Devi accendere la luce, prendere una boccata d’aria, fumare una sigaretta, tornare alla realtà e scrollarti il sogno di dosso.
Ma se non stavi dormendo, se non era un brutto incubo, come fai?
(Apri il LJ e catartica vomiti parole. Oplà.)

Horror vacui del cazzo.
Sì, quello tipico degli arzigogoli barocchi di poeti italiani mentre in Germania scendeva l’inferno.
Frenesia di fare tutte le cose che non hai fatto, sapere tutte le cose che non sai ancora.
Così il travaglio durerà meno?
(Bella la similitudine vita=travaglio. Bella. Ecco, ora cancelliamola. La rifileremo a qualche personaggio per levarcela di dosso.)
Mi giro da un lato e sento il baubau che mi alita sul collo.
Mi giro dall’altro e scorgo prati fioriti e tutte le belle cose che mi aspettano dietro l’angolo.
Cazzo.
Qualcuno spenga il mio cervello.
Tappi il mio stomaco.
Mi richiuda il petto.
Censuri la mia capacità d’astrazione. D’immedesimazione. Di speculazione.
Seconda sigaretta, dopo la prima.
Dopo questa, il letto.
Occhi socchiusi e soffermarmi su melodie armoniche. Dolci. Lievi. Profumi appena percepibili. Proporzioni gradevoli che racchiudano un momento dandogli la parvenza di un senso.
(Voglio toccare il senso di una cosa.)

Mi è venuto questo brutto vizio di far invecchiare i personaggi che partorisco.
Non li stampo come un fotogramma perennemente fisso su un determinato arco di tempo, no.
Nascono, crescono, maturano, invecchiano, muoiono.
Ho smesso di far crepare i miei personaggi prematuramente, e indago sulle conclusioni che potrebbero trarre in vecchiaia. Astrazioni nel tentativo di divinare le mie conclusioni. Ah. Ah.
Qualcuno mi ridia la meta-che-è-il-cammino.
Qualcuno spenga il faro nella nebbia.
Zittisca la bestia che guaisce da qualche parte cercando di farsi trovare.
Quand’è che ho disegnato un mirino sulla mia retina?
E soprattutto, perché?

Ho sempre più l’impressione di non aver mai imparato una cosa che avrei dovuto imparare tempo fa.
Il problema è che non ho la più pallida idea riguardo la natura di questa cosa.

Letto.
Lenzuola.
Ecco, sì.
Cambiare lenzuola e dormire in fresco tessuto profumato e intoccato.
Sì.

8 comments

  1. Non è colpa mia, vero?

    [quote]
    Ho sempre più l’impressione di non aver mai imparato una cosa che avrei dovuto imparare tempo fa.
    Il problema è che non ho la più pallida idea riguardo la natura di questa cosa.
    [/quote]

    Tener fuori certe sensazioni?

    1. [Non è colpa mia, vero?]

      No, Weir.
      Io non sono te. 😛

      Tranquillo.
      Non so di cosa è colpa (in me, sicuramente).
      Per questo mi incazzo.

      [Tener fuori certe sensazioni?]
      Come?

      1. [Tranquillo.
        Non so di cosa è colpa (in me, sicuramente).
        Per questo mi incazzo.]

        Ipnosi psichiatrica?

        ‘Tener fuori certe sensazioni.’ era una cosa un pò sarcastica. Magari quella sensazione di dimenticanza è direttamente collegata a quello che hai vissuto.

        1. È sicuramente legato al mio background. L’ipotesi di Dio che mi inietta nel sangue idee perché vengano manifestate è l’ultima in lista.
          Più che ipnosi psichiatrica, mi piacerebbe rifare due chiacchiere con la psicologa. Era un ottimo specchio. Mi manca uno specchio così tanto neutrale.

        2. Mi direbbe che devo smetterla di attirarmi persone che mi emulano. 😛

          Grazie di avermi chiamato Bios e non Dio’s. Sei forse l’unico, finora, a fare ciò che è corretto: il diminuitivo è Bios.

          È da mesi che mi dico di informarmi per rintracciarla.
          Da mesi devo andare da un dentista.
          Ottico.
          Controlli vari.
          Procrastino a favore di altre priorità – alcune le conosco, altre no.

        3. Non ti conosco abbastanza per potermi permettere di emularti, sei più profonda di una risposta secca e semplice.

          Non procastinare più un cazzo. O perlomeno procastina dopo quel benedetto test d’ingresso. Procastina il procastinabile, tipo ciò che non ha che fare con la tua salute. Non sei inarestabile come la tua volontà ci tiene a farti credere, lei è inarestabile, il tuo corpo fisico -no- ed altre zone della tua psiche non sono la tua volontà.

        4. [Procastina il procastinabile, tipo ciò che non ha che fare con la tua salute.]
          Ti rendi conto di quanto relativa sia questa frase?
          Dimmi: preferisci evitarti un doloretto o negarti tempo ed energie per scrivere?
          Indovina io?

          So che sono poco abile nell’ordinaria manutenzione, dal mio corpo alla casa. Alla mia testa.

          Non sono inarrestabile, ma ciò non toglie che in alcuni momenti non posso fermarmi. Non posso: il piano che mi sono fatta non mi lascia tempo in quel momento di fermarmi.

          La psicologa sarebbe un lieto incontro, qualcosa di indubbiamente utile, più o meno come un massaggio a una schiena dolorante perché con i muscoli accavallati. Sarebbe utile anche un massaggio alla schiena. Anche la patente, che devo fare quest’autunno. Cose da scrivere. Da studiare. Idee da capire e realizzare.
          Ci sono troppe cose che devo fare – potrei farne meno, e magari eviterei di passare un’ora e mezza sveglia a occhi sbarrati senza sapere il perché. Ma farne meno mi porterebbe risultati minori – e no, non è ciò che voglio.
          Sai perché mi incazzo?
          Perché un’ora e mezza sveglia a letto è un’inutile perdita di tempo. U_U Perché certe sensazioni, acuite in una nottata, distraggono. Sviano. Confondono. Tolgono lucidità.

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