Santi e giullari.

Questo video viene subito dedicato a roninreloaded – perché è dei TokioHotel, perché è nel tedesco che tanto le piace (e anche a me; l’idea di impararlo si fa sempre più allettante), perché ieri sera abbiamo passato due ore parlando dell’Era di Smoke, che potrebbe essere il nome della mia ambientazione fantascientifica, o anche il nome del mio amore per la fantapolitica.
(Anche Spring Nicht, dei TokioHotel, non è male; chi osa dire che il tedesco è pessimo da ascoltare?)
Progetto con Ro per un post-settembre, quando e se avremo tempo, con un Mediatore e un Connesso che si ribellò alla rivoluzione stessa, in quel dell’A.D.2100 circa. Sci-fi arrugginito e i primi esperimenti cyborg, un collettivo di Connessi alla ricerca di un nuovo canale tramite cui diffondersi e una medaglietta che contiene i ricordi di un uomo morto.
Ci piace.
(Chi avrebbe detto che quella mezza scimmia di Smoke avrebbe avuto tanta utilità, negli anni?)
Abbiamo anche la colonna sonora: Ulver, sempre e comunque, da Rush in Peace in poi.

“Le vuoi? Le ha prese Sara, ma per lei sono troppo alte.”
Sandali nuovi.
E altri jeans nuovi. Borchie decorative e altri scarti di ferramenta sul filone: siamo-resistenti. Certi vizi estetici sono duri a morire. Duro a morire è l’amare tessuti che sembrano promettere di saper sopravvivere a qualsiasi cosa. Fissazione del volere vestiti con cui potresti vivere anni; ce l’ho da sempre. Un tessuto troppo mortificabile non mi fa sentire a mio agio. Sindrome pre-apocalittica costante? Il fatto che i jeans, quali essi siano, debbano ora sempre essere aderenti credo sia una questione… Ehm… Ininfluente.

Per strada, due giocolieri alti come pertiche, abiti dai mille colori e sorrisi esasperati per qualche moneta in più. Accento slavo, sorriso slavo. Sorriso slavo a un centimetro dal mio sorriso, la domanda:
“Qualche monetina?”
Sigaretta in mano, alzata, indice pronto a scrollarla.
“Se vuoi ho della cenere.”
Occhi negli occhi. Capita così di rado di trovare qualcuno che sappia guardarti occhi negli occhi che, quando capita, vuoi gustarti la sensazione fino in fondo.
Capita così di rado che una persona abbia la sfacciataggine di trattarti come se ti conoscesse nel profondo. La sfacciataggine di sfiorarti il collo, scostare la bandana, farti notare che hai dei capelli rossi.
Avrei dato loro monetine, se non l’avesse già fatto mia madre, almeno per ripagarli del sorriso compiaciuto che mi è rimasto, stampato in faccia.

Vorrei più persone così. Sono esigente, necessito continui stimoli. Continua sfacciataggine a rischio mostrata. Gente che si deve mettere in gioco.
Non amo la quiete delle persone che possono stare sulle proprie e lo fanno. Quell’avarizia di interazione umana, quale essa sia. Bisogna arrivare al punto di necessitare monetine per uscire dal proprio rassicurante guscio?
(Penso a gente che mi chiede come si abborda una ragazza. Penso alla dinamica necessaria, punto per punto, quell’insieme di cose-da-non-fare. Rituali sociali che ormai definiscono anche l’intimità.)
Il miglioramento viene dal confronto.
Come osate, orde di diritto-alla-privacy serrarvi nei confini formali che la società vi garantisce? Come osate non mettervi costantemente alla prova? Come osate sopravvivere senza che il mondo testi giorno per giorno se siete resistenti al fuoco e all’acqua?
Oggi sono simpatica, e tollerante.
Ci sono piaciuti i giullari di oggi.
Fregheremo il sorriso tagliente a un centimetro dalla faccia per appiopparlo a K, il Mediatore – come se non avessi già abbastanza personaggi che scodellano sorrisi taglienti non richiesti e invadenti…

Fu detto: datemi la vostra intimità.
Fu detto: datemi i vostri desideri e i vostri peccati. Le vostre vergogne e i vostri meriti. Ho spazio per tutti. La paura che non ha un senso, il coraggio che non è mai abbastanza. L’inettitudine che nessuno vuole farvi scontare. Tutto.
Datemi il mio caffè ghiacciato.

(Smoke mi fa male. Smoke testa di cazzo inconsapevole, un braccio lasciato a una bomba artigianale.
“Gus…?”
“Sei stato bravo, Smoke.”
“Gus, mi fa male il braccio.”
“Stai tranquillo.”
“Mi fa male, Gus!”
“No, non ti fa male.”
“Perché?… Gus, dov’è il mio braccio?”
“Stai tranquillo.”
“Gus, chi ha preso il mio braccio?”
Amen.
Smoke ci commuove sempre.)

2 comments

  1. […e una città sull’orlo del collasso energetico. Devo aggiornarti su un paio di particolari.
    Per il resto, danke.
    (E sì, anche Spring Nicht non è male. E ti garantisco che cantare spring nicht suona molto meglio che cantare don’t jump.]

    1. [[…e una città sull’orlo del collasso energetico. Devo aggiornarti su un paio di particolari.]
      Città sull’orlo di un collasso energetico: particolari. 😛
      (Quella che doveva essere una one-shot sta tendendo verso la saga fantapolitica come Nuova Interpretazione del Domani. Seguirà un saggio scritto dalle autrici sul pensiero politico alla base di tutto. Il simbolo del nuovo regime sarà una palla sventrata dipinta a mo’ di viso, con sangue.)

      [(E sì, anche Spring Nicht non è male. E ti garantisco che cantare spring nicht suona molto meglio che cantare don’t jump.]]
      … Esiste anche in inglese?
      *ascolta la versione inglese*
      Hai ragione.
      Quel “jUmp” suona male; sembra più un invito a saltare che viceversa.

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