Summa

… Posso dirlo, eh? Eh?
Dai, dai! Posso?

Ho finito l’articolo sulla Danse Macabre.
E mi fa schifo.
Ovviamente intendo l’articolo, e non la Dance Macabre</em – che come tema è assai interessante.

Soprattutto da che weir_wanderer ha steso come un velo la realtà dei fatti: negli articoli ogni buon e individuale lato del mio scrivere viene meno.
Niente fluidità.
Niente di accattivante.
Mera esposizione di fatti e opinioni.
Mi si chiede di essere emotiva, e scrivere articoli come se stessi narrando fiabe a bambini; non riesco. Non riesco se pubblico qualcosa che è articolo e non fiction. Non riesco a narrare se ogni artificio viene spazzato dal fatto che un articolo deve contenere tutte le informazioni nelle prime due righe.
O la verità, o la fiction.
O. O.
Questo dualismo manicheo che mi è proprio comincia a pesare, ma non so perché sento di dovermelo tenere con saldezza dentro ancora per un po’. (Giusto il tempo di maneggiare con tono fiction cose che non sono fiction, la padronanza necessaria. Anni? Decenni? Vite…?)


Piace il nuovo avatar predefinito?
Indovinate chi è, su!


… A proposito di messe in latino e in volgare e pio silenzio, ringraziamo A./ComaDivine per il link sul Papa che vuole ripristinare la messa in latino.
Folkloristico.
“Il ruolo del vescovo è centrale nelle disposizioni dell’ordine delle celebrazioni”, che tanto mi ricorda le disquisizioni sulla residenza vescovile. Con quel decreto di 45 anni fa, papa Roncalli si limitò ad aggiornare il rito tridentino… Giàgià.
Io la metterei in inglese.
… Ma tanto sono speculazioni, dato che la Chiesa non ha più tutto quel potere. Le Danse Macabre sono in prima copertina, solo che gli scheletri sono ancora vivi e vestono firmato. E ballano da sole.
(Che dite, l’aggiungo nell’articolo?)


Scopa in mano, diamo una spazzata al pavimento per ricacciare un attimo il cinismo, e dedichiamoci a g_pz.

… sarà perché a volte Münster o Venezia in fondo
-dal profondo dei bordelli-
altro non sono che isole non trovate…

Il sig. Cucciolo Dal Pozzo qui citato dovrebbe rendersi conto – e qui stiamo cercando adesso di far sì che ciò accada – di quanto la sua infine infinitesimale presenza nella mia vita (della serie: in verità, non so chi cazzo tu sia; in verità, non importa) sia rilevante.
Il sig. Cucciolo Dal Pozzo qui citato mi ha proposto in diverse sedi di creare personaggi che siano poi utilizzati da altri per scrivere.
Il sig. Cucciolo Dal Pozzo non sa che sono una ladra, laida oltretutto, e che chi conosco – e non solo chi – è inevitabilmente destinato a finire in ciò che scrivo. Non so neanche se lo scoprirà mai, perché molte persone sono vittima di questi furti senza esserne consapevoli.
Ora che il sig. Dal Pozzo ha posto alla mia attenzione un concept, il concept verrà prima o poi messo in atto. Non sappiamo come. Mi credete se vi dico che spesso cito inconsciamente?
… Ma comunque.
Non saprei come infilare il suddetto input in ciò che concerne Jan di Leida e ciò che vi sto scrivendo.
Ma.
… C’è un piccolo esercito mercenario, in Germania, verso il 1620 a cui serve una guida spirituale.
E, nella Guerra dei Trent’anni, mercenari, vogliamo dare loro un casto e astemio gesuita?
Penseremo, penseremo…

Ma il frate è secondario rispetto al concept iniziale: l’importanza del sig. Dal Pozzo. Con cui si hanno da fare una serie di cose per quando verrà qui, a cui aggiungo ricordando solennemente:
Cucciolo, imparatela a memoria perché se le dosi alcoliche saranno sufficienti, te la faccio cantare in ideale prosecuzione di
Capitolo a caso di un libro a caso.

Münster, 13 gennaio 1534, sera

– Buon Dio, amici, se la fede degli abitanti di Münster è prosperosa come le tette delle sue donne allora non sono mai stato in un luogo così vicino al paradiso!
Jan di Leida affonda il viso eccitato nel grandioso seno della sua prima ammiratrice münsterita. Le sue parole sono la miccia per la risata di Knipperdolling.
– E non hai mai visto la spanna abbondante del capo delle gilde cittadine, – gli ribatte quello con poca modestia dopo alcuni vani tentativi di articolare una frase comprensibile.
– Una spanna, amico Berndt? – domanda Jan con una punta di sarcasmo. – Allora gli indigeni delle Americhe ci sono davanti nel Regno dei Cieli!
– Che intendi dire? – chiede Knipperdolling incuriosito mentre slaccia il busto della sua dama.
– Ah, lascia perdere, amico. Non vorrei ferirti nell’orgoglio.
Un cuscino centra Jan in piena faccia. Le due donne sghignazzano divertite e ripagano i loro cavalieri con un crescendo di attenzioni.
La ragazza che si prende cura di me non bada alle chiacchiere, non perde tempo. Due o tre baci sulle labbra, poi va giù con la testa a occuparsi del resto. Sono riuscito appena a capire il suo nome e ho fatto pure in tempo a dimenticarlo.
Knipperdolling intanto sguazza pesante tra le coperte. Tenta di girarsi a sedere senza staccarsi dalla sua amica, ma la pancia gli crea qualche problema.
– Ehi, Jan, tu che sei del mestiere, conosci qualche posizione comoda per noi altri un po’ bassi di torace?
– Eh, amico Berndt, non saprei dire. Però posso raccontarti di quando lavoravo con la puttana piú grassa d’Europa. Non puoi immaginare quanti clienti aveva quella troia!
– Dai! Ma quanto era grassa?
– Guarda, una cicciona schifosa. Però a quelli come te piaceva un sacco.
– In che senso?
Jan stringe le labbra e stritola fra le mani le tette della bionda. La voce gli esce piú acuta del solito: – Sì, Matilda, la tua ciccia mi fa godere. Le magre no, perché sono un trippone.
– Ma vaffanculo!
– Te lo giuro! Tutti ci stavano: anche solo per poter dire di essersi fatti una che ce ne volevano cinque per sollevarla.
Un bacio aggressivo zittisce Knipperdolling. Per parte mia non ho bisogno di un simile bavaglio. Mezzo sdraiato per terra, con la nuca appoggiata al muro e una ragazza che mi inghiotte lentamente, ho perso già da tempo la parola.
Jan adesso è mezzo soffocato dalla procace compagna. Si direbbe sia riuscita nell’impresa di farlo tacere.
Cosí, è nel silenzio generale che Knipperdolling comincia a emettere un sordo, ansimante, definitivo muggito.
– Tagli sempre il traguardo così in fretta, amico Berndt? – lo interroga Jan con il solito ghigno. – Ho il rimedio che fa al caso tuo. Fai bollire delle cipolle nell’acqua e quando è fredda te lo sciacqui lì dentro -. Agita le mani per aria. – Infallibile, te lo garantisco io. Altrimenti, se passi da Leida, chiedi di Hélène. Lavorava per me: è l’unica puttana che conosco che riesce a farti godere senza venire mai.
– E come fa?
– Non ne ho idea, ma ci riesce davvero. Pensa che me la facevo pagare a ore e dovevo fare persino le prenotazioni. Ti dico: una volta venne uno che voleva farsi una sveltina, mi spiego? Lei invece pensava di doverlo far star lí per almeno un’oretta. Il tipo pare che spingesse come un dannato, però niente. Dopo un po’ si è innervosito di brutto. Ha tirato fuori il coltello e me l’ha sfregiata, mi spiego? Naturalmente è stata l’ultima cosa che ha fatto in vita sua. Cioè, cazzo, rovinarmi un capitale del genere!
Knipperdolling scosta i capelli della sua bella dal faccione sudato e guarda in direzione di Jan: – Merda! – è il suo unico commento.
Mi esce una risatina, ma non ho la forza per illustrargli la strana abitudine del nostro attore: quando racconta una balla non riesce mai a trattenere quel «mi spiego?». È un metodo infallibile per fare la tara ai suoi aneddoti.
Knipperdolling ora non vuole lasciarsi sfuggire nessuna delle storie dell’amico magnaccia: – Cos’è che dicevi prima sugli indigeni delle Indie?
– Quando?
– Prima, no? La storia che ci sono davanti nel Regno dei Cieli!
– Oh, niente. Me l’ha detto un marinaio mio cliente che è stato laggiù. Là sono molto più bassi di noi, però hanno un batacchio così. E se ti può interessare, un altro cliente che è stato in Africa, mi ha detto che là si circoncidono perché alle donne piace molto di più.
– Quei fetenti dei Giudei! Allora è sicuro che anche loro lo fanno per quel motivo, altro che popolo eletto.
Ormai anche Jan è arrivato alla fine. L’accenno a Israele lo eccita ancora di più. Alza le braccia al cielo e non si trattiene: – Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa!
Pronuncia l’ultima vocale come un lungo lamento, mentre lentamente si lascia andare sul letto.
Se lo conosco bene non parlerà più.
Pochi minuti ed è di nuovo in sella. Non lo conosco poi così bene.
– Signori, signore, amici tutti, por favor -. Nudo, braccia larghe, in ginocchio sul letto. – Alcune istruzioni prima, o richieste se vi pare: tu, amico Berndt, hai forse intenzione di uccidermi per arsura, porco bottegaio taccagno, è forse così? Perché allora su di te ricadranno…
– Eh sì, sì, eccheccazzo, vado, vado subito, ma, ma tu fai paura, bevi come una cisterna, non mi ero accorto… – La pancia di Knipperdolling traballa verso la stanza accanto.
– Ecco bravo, bravoo! – applaude fragorosamente. – E tu, amica, mia devota puttana santa, continua a trastullare il divino aspersorio che ho tra le gambe, mentre il Santo Pappone vi racconta la storia delle sue nobili origini. Sì, brava, sì.
Knipperdolling rientra con tre bottiglie di acquavite e un sorriso ebete stampato sulla faccia che gli si spegne quando si accorge che la sua signora affonda ormai completamente la faccia nel culo di Jan.
– Bene, sono pronto, anzi no. Gert! Gert, c’è qualcuno lì? Sei sicuro che la signorina non te l’abbia sciolto del tutto? È un’ora che ce l’ha in bocca, così rischia di soffocare!
– Cagati addosso! – è la mia risposta.
– Eh no, mio caro, non sarebbe il caso, anche per il bene di Madama Baciamilculo qua sotto. Ma adesso basta, un po’ di attenzione, por favor!
Knipperdolling non è molto convinto, fa per buttarsi goffamente nella mischia di carne e guadagnare posizione.
– Mia madre era un’immigrata tedesca, nubile. Si fece prendere in un fosso dal vecchio Schulze Bockel, gran sottaniere dell’Aja, e mi mise al mondo col nome di Johann, in olandese Jan. A sedici anni mi sono imbarcato su un mercantile: Inghilterra… Fiandre, Portogallo… Lubecca… poi il nostromo cominciò ad avere delle attenzioni particolari per me. Una notte durante una burrasca gli spaccai la testa con un remo e lo buttai fuori bordo. Due giorni dopo sbarcai a Leida infilandomi nel letto di sua moglie. Ho consolato la vedova per un paio d’anni, vissuto in casa sua e ricavato un gruzzoletto dalle sue riserve. La signora mi trovò lavoro come sarto: diceva che ero tagliato per quel mestiere, non so cosa glielo facesse credere, non ho mai avuto voglia di fare un cazzo. Gran puttanone era: aveva perso un marito grasso e beone in cambio di un meraviglioso ventenne… Ma la mia vera vocazione era un’altra, non volevo rompermi la schiena a lavorare per tutta la vita, ero chiamato a qualcosa di meglio, di più alto e spirituale, fare l’attore, scrivere versi, dovevo mollare la vecchia bagascia… vivere la mia vita… sì. Dov’ero rimasto, ah sì, quando piantai la vedova e aprii la mia taverna… un postribolo di gran lusso, buoni guadagni e poche grane. Allietavo i clienti declamando le mie strofe, prima che le ragazze si occupassero di loro. Una volta ho anche recitato in una chiesa, passi del Vecchio Testamento a memoria, mica cazzi. La Camera dei Retori mi ha fatto membro onorario. Sapete, erano assidui frequentatori del mio casino e gli praticavo degli sconti eccezionali, tariffe di favore. Ero più vicino io a Dio in mezzo alle mie puttane che tutti quei letterati con la puzza sotto il naso e che poi venivano a farsi trattare i piselli da loro!
Un giorno arrivano al mio bordello due viandanti inviatimi da Dio. Uno è Jan Matthys e l’altro è quello che Inge sta massacrando sul tappeto. Gert, sei ancora vivo? E mi fanno: «Jan di Leida, il Signore ha bisogno di te, molla tutto e seguici».
– E tu l’hai fatto…
– Certo, perché sentivo che era la cosa giusta da fare, il mio destino, cazzo, Dio mi ha parlato e ha detto: «Jan, bastardosciupafemmine, ti ho cacato sulla terra per un motivo, non perché ti rotolassi nel fango e negli umori per tutta la vita! Alzati e segui questi uomini, c’è un lavoro da compiere». Ed eccoci qui a ricevere il tuo comitato di benvenuto. E il nostro ringraziamento, amico Berndt, ti seguirà fino in cielo, dove riceverai quel che meriti!
Knipperdolling sghignazza con le mani sui coglioni: – Col cazzo, menagramo, col cazzo, ma ascolta, davvero prima dicevi quella cosa degli indigeni lì, dai, è una stronzata.
– Lungo un braccio, Berndt, lungo un braccio.
Knipperdolling si incupisce. Jan tracanna dalla bottiglia lasciandosi cadere lungo disteso sul letto. Comincia a blaterare: – Chi sono? Indovinate, chi sono?
Silenzio.
– Dai, dai, è facile -. Prende un lembo del lenzuolo con due dita e comincia lentamente a coprirsi: – Chi sono?
– Un ubriaco perso.
Si tira su, serissimo, avvolto nel lenzuolo: – Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli! – Un urlo verso Knipperdolling: – Chi sono?!
Il capo delle gilde mi guarda sgomento, visibilmente impaurito.
Sto per rassicurarlo quando Inge solleva il capo, si gira verso Jan e dice: – Noè.


… Tornando a noi.
Ho identificato il problema nella mia bocca. Consiste in un dente del giudizio incastonato in lembi di carne che non si decidono a seguire la sacra legge di natura e staccarsi e morire.
Sogno di bisturi arroventati che mi liberino di questo peso.
Soprattutto perché non mi avvalgo di bisturi, ma sono incapace di non rompere le palle alla suddetta gengiva con la mia prode lingua, e ciò fa sì che la carne destinata al lutto alzi i suoi gemiti al cielo.
C’è da dire che dovrei andare da un dentista.
Da almeno 12 anni.


… Tornando a noi e all’umile e schifida dimora in cui al momento sto poggiando il mio culo, che ora ha un bagno pulito; piastrella per piastrella. Passerò anche alla cucina, prima o poi. La priorità sarebbe comprendere da dove diavolo escano i ragni che si posizionano minacciosi in zona lavandino (o nel lavandino, suicidi).
Una volta, ero aracnofobica.
Poi, ho smesso.
Cioè: mi sono detta:
“Non puoi vivere con questa fobia, ti precludi un sacco di luoghi ed esperienza!”
… Ma echi sordi della stessa sono rimasti.
Quegli echi sordi che dovrebbero far sì che tu voglia prestare un minimo d’attenzione al quantitativo di ragnatele presenti in un ambiente, per intenderci, siano di polvere o altro.
Ma…
La notte scorsa ho sognato ragni. Tanti ragni. Capita spesso di sognare tanti ragni, che sbucano da ogni dove, di ogni dimensione e forma e velocità, che cercano di invaderti e posizionare le loro eleganti zampette e le loro virali uova su di te.
Ma…
La notte scorsa, a metà del sogno “L’invasione dei ragni parte ennesima”, Sna ha reagito con un esausto:
“E vabbeh, allora… vaffanculo.”
… E se ne è sbattuta del fatto che le creaturine potessero arrampicarsi su di lei, svanire dal suo campo visivo e riapparire in forma di formicolio sulla pelle.
Forse la mia non pacifica relazione con i ragni è un lusso.
Ciò nonostante, per principio, mi piacerebbe capire da dove cazzo escono quelli che puntano al lavandino.
(Oh, ma prima o poi ne mangio uno. Lentamente. Pubblicamente. Un bel memento mori per i ragni a venire. Proteine, eh!)


Camilla, oggi, mi ha mandato un SMS per accordarci riguardo al suo arrivo qui; weir_wanderer, oggi, ha dato l’ipotesi di un suo arrivo qui.
Il primo caso è certo, va solo definita la data. Impegno impegnativo, perché Camilla è una fottuta esteta (Bilancia del cazzo) e dovrò darmi una passata a ceretta due giorni prima; e pulire casa, veramente; abbiamo idea che le solite rose al suo arrivo potrebbero farle piacere; o una, singola, rosa rossa? O qualche altro fiore…? Un’orchidea…? (Certe abitudini vanno gustate in tutta la loro speculazione, suppongo.)

Per ciò che concerne Weiro, ribadiamo ciò che già è stato detto: sarà un piacere averlo qui. Se poi, come dice, si occuperà della cucina, sarà un piacere tornare a casa dal lavoro e trovare la cena pronta 😛
Anche farlo assistere alla creazione di una HortonKendall.
E smetto con gli e anche, perché dovrei fingere di conoscere Weir, quando non è così, ma ciò è totalmente ininfluente.

Ci piace avere gente in casa.
Dopotutto, siamo per la comune.
(Münster.)
Al contempo ci piace avere i nostri spazi interiori.
(Molto brava, Sna, a prendersi gli spazi interiori anche in mezzo alla folla o a un gruppo di amici; questa sua naturale tendenza all’alienazione, unita al suo naturale istrionismo, unito alla sua naturale tendenza a diffondere, dovrebbe farle pensare che c’è qualcosa che non va. O che dovrebbe darsi alla carriera mistica punto e stop.)


5.20 del mattino.
Cibo da dare alle bestie, lettiera del gatto da pulire, canide da portare a passeggio. Magari, se il folle bar sotto casa è aperto, colazione a cappuccino e brioche. (È da giovedì che mangio solo cose sane, pure, semplici, pochi accostamenti – caffè in eccedenza a parte – sto per dare di testa. DATEMI UN BIG TASTY E UNA BIRRA! Horton sta rantolando a terra, le mani sullo stomaco, la lingua fuori. Biascica che al prossimo alimento pseudo-sano, morirà. Dice che tutta quella roba sta dissipando la naturale nocività di cui è costituito. Lo disgrega. Giusto le sigarette e il caffè gli permettono di non liquefarsi. E dice di volere la propria pistola.)

5 comments

  1. Mera esposizione di fatti e opinioni.
    Mi si chiede di essere emotiva, e scrivere articoli come se stessi narrando fiabe a bambini; non riesco.

    Pensavo che fosse una libertà che ti prendevi da sola perché magari ti lasciavano ampio margine. Infatti gli articoli dovrebbero essere “mera esposizione” perché lo scopo è permettere ai lettori di costruirsi un’opinione propria. Odio quei libri di storia infarciti di (non tanto velate) ideologie politiche o quelli scientifici appesantiti da considerazioni morali e amo da sempre le agiografie, se non esprimono giudizi a priori.

    Quando lessi il tuo articolo su Venezia (quello in cui parlavi di P.zza San Marco e in genere di architettura) lo trovai scritto bene sì, ma troppo descrittivo, come se ti sforzassi di farlo apparire “sentito” o – giacché dovevi scrivere l’articolo – ne approfittassi per ostentare la tua passione per quella città. E’ un tipo di esposizione che piace sempre di più, basti pensare a quante persone seguono questo blog incantate dal tuo esporre ogni cosa in questo modo :P, ma per me (che leggo&appunto di tutto come ‘fonte di approvvigionamento dati’ XD) il risultato era un po’ frivolo. Ma se te li richiedono così…
    Apprezzo però che si fondano le due cose: Prima scrivere tutto l’articolo in maniera imparziale; poi, la conclusione in poche righe in cui aggiungere al tutto parere ed emozioni a riguardo.

    Scrivere articoli “affabulando”, cioè come narrando una favola… dipende dall’argomento: per qualcosa di “serio-da-intenditori” (e/o appassionati) che non hanno bisogno di sentirsi narrare&spiegare tutto, potrebbe sembrare una presa per il culo, dipende anche dal tipo di sito/testata per i quali bisogna scriverne. Se è per argomenti che leggerebbero tutti affabulare è invece la cosa migliore.
    Ma scrivere come se si parlasse ai bambini dev’essere semplicemente “senza contorcimenti e paroloni” e perciò semplice e lineare = funzionale ed efficace (che non è affatto ‘per bambini’ ma stile ‘adulto’ per eccellenza).
    La difficoltà degli articoli sta nel mostrarsene intenditori al punto da poter scrivere dell’argomento – ma non per forza appassionati – e tanto abili da far appassionare gli altri con un’esposizione ottimale (non sempre necessariamente ottima).
    Se riesci ad esporre determinate conoscenze non da appassionata ma da “interessata” e quindi invogliando a proseguire le ricerche, riuscirai a creare o ravvivare un interesse; al contrario se ti mostri appassionata otterrai solo di creare giudizi che aumenteranno l’interesse di chi è attratto dall’argomento e diminuiranno al minimo/annienteranno quello di chi non è un vero patito.

    Ho parlato troppo anche stavolta. ^^ E’ solo il mio parere. Scrivere anche cosa ne pensiamo “per me” rischia di trasformare in tema da compito in classe ciò che è una seria ricerca.

    Non ci hai detto quale Danza Macabra. Uno degli omonimi dipinti? La poesia di Baudelaire? La sinfonia di Camille Saint-Saëns? Il saggio di… (non ricordo chi ^^”)?

    1. [Pensavo che fosse una libertà che ti prendevi da sola perché magari ti lasciavano ampio margine. Infatti gli articoli dovrebbero essere “mera esposizione” perché lo scopo è permettere ai lettori di costruirsi un’opinione propria. Odio quei libri di storia infarciti di (non tanto velate) ideologie politiche o quelli scientifici appesantiti da considerazioni morali e amo da sempre le agiografie, se non esprimono giudizi a priori.]
      Concordo con te.
      Esiste la fiction per parlare con i sentimenti. E la fiction ti permette anche di dire al lettore: “questa è una storia vera”.
      … Il fatto che per me l’informazione d’oggi sia fiction è un’altra questione…

      [Ma scrivere come se si parlasse ai bambini dev’essere semplicemente “senza contorcimenti e paroloni” e perciò semplice e lineare = funzionale ed efficace (che non è affatto ‘per bambini’ ma stile ‘adulto’ per eccellenza).]
      Lo stile è adulto, è il target che varia. Non a caso credo che scrivere, o illustrare, storie per bambini sia una delle cose più difficili.
      Il problema, però, sta nel punto seguente:
      [La difficoltà degli articoli sta nel mostrarsene intenditori al punto da poter scrivere dell’argomento – ma non per forza appassionati – e tanto abili da far appassionare gli altri con un’esposizione ottimale (non sempre necessariamente ottima).]
      La maggior parte delle cose di cui mi trovo a scrivere, non le conosco. L’articolo sulla Danse Macabre (per rispondere alla tua domanda finale: la Danse Macabre come iconografia medievale, da allora a oggi) segue la mia lettura di un breve saggio sull’argomento, una mia precedente conoscenza vaga dello stesso, una mia vaga conoscenza di concetti inerenti.
      Ma io non parlo da intenditrice a ricercatori.
      Mi è stato fatto notare che ho l’impostazione di una testata di ricerca: per me è sacro sapere di ciò di cui si parla, se stai facendo un articolo o cronaca. Ma, ovviamente, se scrivo da intenditrice di un argomento non causo la curiosità altrui, se Altrui dell’argomento non sa una sega e di proprio non ha curiosità.
      Amo, quindi, articoli in cui possa essere reporter, perché in questo modo so di aver visto con gli occhi ciò di cui parlo, e posso quindi essere sia informata che “appassionata”, perché l’argomento non lo conosco e quindi porto con me la curiosità generale.
      Purtroppo temo di apprezzare poco articoli da reporter su mostre o sagre di paese; e propositi quali quello di un articolo su San Vittore mi vengono cassati.
      Vorrei avere le nozioni necessarie a scrivere di attualità.
      Le avrò.
      Prima o poi.
      Le avrò.
      Un libro mi attende e altri mi verranno consegnati o verranno comprati, e poi verrà l’esperienza.

      1. È che odio l’opinionismo. Quello che esprimi con
        [Scrivere anche cosa ne pensiamo “per me” rischia di trasformare in tema da compito in classe ciò che è una seria ricerca.]
        per me è degenerazione della libertà di parola.
        La libera opinione dovrebbe essere l’esporre la propria opinione a seguito di un ragionamento logico, non il dire semplicemente “ecco, io penso questo, personalmente”. Il problema sarà anche che su 3 temi su 4 di attualità, e non solo, l’unica cosa che penso è:
        “Sono tutte stronzate. Parliamo di cose serie.”

        [Quando lessi il tuo articolo su Venezia (quello in cui parlavi di P.zza San Marco e in genere di architettura) lo trovai scritto bene sì, ma troppo descrittivo, come se ti sforzassi di farlo apparire “sentito” o – giacché dovevi scrivere l’articolo – ne approfittassi per ostentare la tua passione per quella città. E’ un tipo di esposizione che piace sempre di più, basti pensare a quante persone seguono questo blog incantate dal tuo esporre ogni cosa in questo modo :P]
        Tra LJ e articolo c’è un approccio diverso.
        Su LJ parto con l’idea di esprimere ciò che mi appassiona, e per condividerlo lo spiego.
        Nell’articolo devo spiegare e poi semmai rilevarne i lati appassionanti.
        E poi, un LJ è un LJ, indi è una realtà mia che non ha pretese d’essere informativa ufficialmente. Su LJ potrei probabilmente anche scrivere che brucio la bandiera italiana nel tempo libero; sarebbe comunque vietato, ma è uno spazio personale, non ha la consistenza di uno spazio ufficiale.
        Il problema degli spazi ufficiali, è che la gente crede in ciò che vi viene detto, spesso spazzando via quelle sfumature necessarie a non attuare giudizi.

        1. Ma quale degenerazione della libertà di parola! O_o Lo evinci da due virgolette? che sono solo un modo pratico per evitare fraintendimenti… Non uso mai sottotesti.
          Dunque, prima affermavo: Sbaglio a pensare che le regole per scrivere articoli siano ancora solo le 5 W? Poiché, se ora richiedono di andare oltre a ciò, allora saranno cambiate le cose (sicuramente lo sono le richieste da assecondare)!
          Quando scrivo “per me” tra virgolette (IMHO come dicono le ragazzine) mi limito a mettere in chiaro che si tratta solo di un parere senza alcuna pretesa di essere quello giusto, non il contrario. Perciò non è opinionismo.
          Quel ‘per me’ è anzi una forma di rispetto degli altri punti di vista ed un pacifico ammettere pubblicamente che ho voluto dire la mia anche se – non conoscendo a priori le idee altrui – potrei rischiare di risultare in contrasto. ^_^

          Tra LJ e articolo c’è un approccio diverso.
          Lo so, infatti quello mi aveva colpito perché si vedeva che eri veramente molto emozionata e felice di scriverne. ^_^
          Ma io non parlo da intenditrice a ricercatori.Dipende dal target della rivista o del sito. E’ naturale che per Science dovresti essere quanto più esperta possibile, per Donna Moderna non ce n’è bisogno. Per Mondo Motori e Gente Motori vogliono ingegneri (mi ero informata…).
          Mi è stato fatto notare che ho l’impostazione di una testata di ricerca: per me è sacro sapere di ciò di cui si parla, se stai facendo un articolo o cronaca.
          Ma in genere per tutto ciò che si scrive. A me hanno detto che mi informo sempre come se ambissi scrivere trattati, ma uno dei miei motti è: per scrivere una frase su un argomento, devo averne lette almeno duecento. XD

        2. Opop, mi hai frainteso.
          Per me è l’opinionismo a essere una degenerazione della libertà di parola.

          [E’ naturale che per Science dovresti essere quanto più esperta possibile, per Donna Moderna non ce n’è bisogno. Per Mondo Motori e Gente Motori vogliono ingegneri (mi ero informata…).]
          Parlavo personalmente. 🙂

          [per scrivere una frase su un argomento, devo averne lette almeno duecento. XD]
          Questa mi piace, sai?

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