Istrionismo (?)

Sul tavolo: mouse, tavoletta grafica.
Stiamo sul divano, gambe incrociate, LeBaron poggiato su un cuscino che poggia su esse.
Ogni tanto, stendere le gambe sulla sedia. Articolazioni e tendini scricchiolano. Scricchiolano particolarmente in questo periodo, che mi vuole in piedi dalle tre alle sei ore al giorno. E fin qui tutto ok… In un negozio di abbigliamento in cui in questi giorni non c’è clientela, il che significa: in piedi ferma.
Il che significa: ahia.
Talloni, tendini, ginocchia, polpacci. Tutto dolorante.
Ma non ci lamentiamo, anzi. Avere quadricipiti legnosi che scottano ha un suo perché. Sentirti stanca ti fa sentire che hai fatto. (Nulla, a parte stare in piedi, ma sono dettagli.)
Tantomeno ci lamenteremo se nei prossimi giorni non ci sarà il fiato d’un cliente; essere pagata per stare in piedi e studiare o leggere ha un suo ulteriore perché.

Contro ogni mia previsione, avere un lavoro che mi costringe a uscire di casa non ha risolto il mio voluto isolamento.
Sparare stronzate e ridere e chiaccherare e quant’altro non mi ha aperto di una virgola – anzi, mi sento ancor più spronata a non uscire.
Arriverò a settembre, a Milano, avendo disimparato l’interazione sociale. Per inerzia.
… O forse è come andare in bicicletta. O il sesso. Ma per l’una e per l’altra cosa serve la voglia.
Ho voglia, eh.
Di muovermi, camminare, spostare un po’ il culo da questo divano. Treno, metro, aule. Aule, metro, treno. Mostra, evento. Amico, bevuta. Dormire fuori. Quant’altro. Ma ce l’ho su un piano astratto, più o meno come può venirmi voglia di una birra. Solo che la birra è lì, in frigo, e non parla. Come la redbull. Si fa stappare e dà il suo effetto. Non può deluderti: sai che ha poteri limitati. Non c’è dialogo, ma un monologo.
Purtroppo, amiamo i monologhi.


Parlando con la Mater, una sera – la Mater che in questo periodo quando torna a casa, a volte, comincia a parlare. Ha di che parlare. Ha di che sfogare.
… Parlando con la Mater – quando i suoi sono spesso monologhi, perché sa come la penso, ma credo non abbia bisogno di sentire la mia, quanto più di parlare – o non proseguirebbe, mi dico, mentre la sottoscritta ascolta rimanendo a battere tasti davanti al PC – si finisce col parlare di chi parla e di chi ascolta.
“Voglio un pulpito.” butto lì, leimotiv del periodo, un *sigh* ironico tra parentesi.
La Mater risponde con una frase che contiene il termine istrionismo.
E io la guardo e non collego. Per un attimo penso che mi abbia capita male.

Premessa culturale: etimologia di istrione. Sinonimi: commediante, pantomimo.
Parleremo dopo di come detta parola sia terribilmente simile a istrice.
Parleremo dopo del Caso.

Mater mi parla con intesa di come accada che tu sia magari di malumore, ok? E come accada che tu, di malumore, esca di casa e vada in mezzo alle persone, ok?
… E smetti di essere di malumore.
Ora, questa cosa del sei depresso? Esci e vedi gente! a mio parere è un luogo comune raramente applicabile. Se sei depresso sei più vulnerabile, quindi proiettarti in mezzo alla gente è un suicidio dell’ego.
Ma.
Mater mi parla della bellezza, alla fine, di stare tra le persone e farle ridere, radunarle, avere la loro attenzione. (Mater mi perdonerà se non cito esattamente; ho una memoria pessima; e tendo a mettere del mio al posto di ciò che dimentico.) Mater mi parla di cose che conosco perfettamente.

Premessa: Sna e Mater non hanno granché in comune.
Sna pensa che una generazione tenda a seguire la legge:
Ogni azione ha una reazione, eguale o contraria.
Sna ha fatto la contraria.
Sono tante tante le differenze tra me e Mater.
Una, ad esempio, sta nel come Mater si preoccupi che una lodevole ingerenza sociale, sì detta “carisma”, possa divenire manipolazione.
Sna non crede esista differenza tra le due cose, ma semmai differenza tra fare le cose con coscienza e fare le cose senza coscienza. Quella meno perdonabile è la seconda, per la cronaca.
Quale sia il giudizio morale applicato all’azione, ho trovato una cosa profondamente in comune con Mater.

Diciamolo: voglio le persone a compartimenti stagni.
(Conclusioni tratte grazie a una discussione con purple_vertige, ringraziamola.)
Da te voglio stronzate in chat, da te narrativa omosex, da te narrativa impegnata, da te condivisione di queste idee, da te sesso, da te…
Tutto il resto, tenetevelo.
Oppure, se me lo sottoponete, che siate pronti da ora a migliorarvi.
Perché?
Boh.
Magari non è neanche così, e la mia è un’ipotesi sbagliata.
Mi hanno spesso detto – me lo dicevano anni fa, poi sempre più raramente – forse sempre più raramente persone mi conoscevano abbastanza per dirlo, o forse mi sono raffinata – che dò ruoli alle persone.
Forse.
Boh.

Devo tornare tra le persone per non scoprire, un giorno, che non so più starci.
Per non temere, un giorno, che i progetti che mi sono data siano stati dettati non dalla volontà, ma da una porta chiusa altrove.
La voglio, la mia fuga in Messico, nel caso dovessi scoprire che i miei Progetti non siano realizzabili.
La mia fuga in Messico è la bella vita.
La bella vita è respirare il tuo odore sulle altre persone.
È sapertene sbattere dei dettagli quando ti lanci nel baccanale.
Ci sono persone per cui il baccanale è un sogno irraggiungibile. Una volta, per me, era così – poi è arrivato il baccanale, mi sono immersa, ne sono uscita a breve dicendomi che era vanitas.
Ma deve rimanere. Lì, caldo, nell’angolino, in caso di necessitata fuga.

Per questo mi sono detta che a settembre o giù di lì mi darò alla bella vita.
Quella che è vanitas.
Non troppo, quanto basta per avere episodi da raccontare.
(Comincio ad avere troppi episodi non richiesti che non posso raccontare. Pesa. Cazzo. Pesa.)
Non troppo, quanto basta per riconfermarmi che posso.
Istrionismo.
Ho così tanto deprecato i risultati facili della retorica e delle presenza da ripudiarli. Ma no, no Sna; chiunque comunichi non può escludere tasselli.
Rompo tanto il cazzo perché voglio scopare, ma alla fine non voglio scopare – o meglio, sì, voglio scopare e basta. Niente istrionismo. Scopare come aprire una lattina. L’effetto è simile. Però la lattina non parla. La lattina non ha lati aggiuntivi da rivelarmi. Non ha la propria individuale visione del creato che ritiene giusta da propinarmi inconsapevolmente.

Urlate, tutti quanti.
Meno avete coscienza di ciò che credete, più urlate la vostra giustizia.
Troppe giustizie. Troppe giustizie diverse.
(Volevo scrivere un articolo sulle forme di governo e mi sono resa conto che sarebbe stato rifiutato in quanto sovversivo.)

Avete presente quando, vedendo una persona camminare per strada, cominciate a chiedervi come possa essere la sua vita? Perché abbia quel taglio di capelli? Cosa contenga la valigetta che porta? Di cosa si vergogna, a cosa si aggrappa?
Lo faccio in default.
Troppe giustizie diverse.
Tutto ciò è stupendo, se ti fermi e contempli. Lo spettacolo ideale è quello che sa sempre stupire, quello che ha sempre qualcosa di nuovo e diverso da offrire.
Ma se vuoi cercare di fare altro, oltre che contemplare; se vuoi costruire qualcosa e per farlo sai che dovrai attingere a ciò che esiste; se questo ciò che esiste è fatto di tante richieste quante sono le persone…
È un casino.
Da mettersi le mani nei capelli.

Se rimango a casa non vi sento.
Le urla sono lontane.
La vostra giustizia è la vostra e non mi riguarda. Non devo trovarci un senso. Non devo dare risposte a domande. Non devo porre domande perché qualcuno possa dare la sua risposta.
E no, non riesco a starci in mezzo e basta.
È come a un concerto, se mi intendete.
Un concerto di qualche musicista importante, uno di quei concerti in cui si crea quella che un mio amico definì onda mistica.
Sia quel che sia, tutte le persone sono proiettate assieme cavalcando la stessa cosa.
Sna, no.
Sna ne è incapace.
Esattamente come è incapace di seguire un ritmo.
Un tizio, megalomane tizio, mi disse che ciò era un bene. Chi non sa seguire un ritmo, lo crea. Megalomane tizio.
Sna, a un concerto, osserva. Ragiona. Tantissimo ragiona. Lucida come non si dovrebbe essere se si è ubriachi.
Sna vuole il palco.
Il palco vuole il pubblico.
E il pubblico, che cazzo vuole?!
Mai capito.

Qualche anno fa mi sono imposta di capire.
Nella mia saccente mente di arrogantella priva di esperienza (più di ora, si intende), mi sono detta che dovevo abbassarmi.
All’essere umano puro.
Desideri semplici, a norma.
Fidanzato/a, plausibile sesso, serata in compagnia, birra in compagnia, buona musica, sopravvivere.
Cercavo l’Adam.
Il fulcro del fulcro dell’essere umano.
Anni fa Sna parlava come un romanzo scritto. Di duecento anni fa. Sna ha imparato a riassumere i concetti per pathos e non per logica. Sna ha imparato a dire: “Vada a fare in culo, quella troia.” La frase vada-a-fare-in-culo-quella-troia non ha, nella maggior parte dei casi in cui viene utilizzata, alcun senso logico. Non rende giustizia ai fatti. È un’approssimativa imprecazione, atta a sfogare il proprio personalissimo – che non cerca quindi di essere universale – punto di vista.
Se ti fai male, dici “ahia”. Non c’è logica, è così e basta. Gliela puoi dare, ma se gliela dai non è più carico di pathos. Di presente. Di azione subita o provocata in quel momento.
Questo, l’ho imparato.
Ho chiuso gli occhi e mi sono tappata le narici, imponendomi di dire “Vada a fare in culo, quella troia.”, anziché ragionare interiormente sugli eventi accaduti concludendo con la collocazione mezzo logica dell’avvenimento.
Occhi chiusi, narici tappate: lo trovavo abominevole. Irrispettoso. Degradante. E non per le parole volgari (le parole sono parole), ma per l’atto che il mio cervello compiva: il mio cervello, dicendo la detta frase, anziché analizzare l’accadimento, lo sputava fuori con totale mancanza d’imparzialità. Fa male? Bestemmia e ti passa. Non hai capito come mai ti sei fatto male, ma bestemmiando passa.
Perché Sna voleva imparare a fare ciò?
Per immettersi nei meccanismi sociali.
Perché se parli come un vecchio libro stampato tu sarai sempre precedente o successiva al presente, come ipotesi formulata con logica o analisi logica dei fatti accaduti.
Il presente bestemmia.
Sna, che non è mai stata per le grandi compagnie di persone (come d’altro canto non è fatta per i concerti), osservava le compagnie di persone. Osservava cause ed effetti.
Voleva imparare a essere come loro, per comprendere cosa significhi godere storditi di una birra in compagnia.
Voleva imparare a essere come loro, per capirli. E basta. Perché il mondo le pareva più simile a loro che a se stessa.
Sna voleva provare l’emozione di un abbraccio tra amici – senza trovarsi a pensare che ogni essere umano è infine egoista, e quella è illusione. (Pensiero dei tempi, ora vagamente modificato; ampliato.)
Sna voleva provare l’emozione di una birra scolata – senza trovarsi a osservare su di sé gli effetti di una sostanza stupefacente.
Voleva provare l’emozione di un’incazzatura – non un tedioso osservare i fatti portato a condurla verso l’apatia poiché non trovava per logica altro nemico da additare oltre a se stessa.
Sna vuole sempre provare un sacco di roba.
Quando sei under-18, poi, non hai provato un cazzo – qualsiasi cosa tu abbia provato, non è abbastanza. C’è sempre un dopo, che per ora il mondo ti ha negato. Non hai ancora il potere di essere ciò che vuoi essere.
Poi, ti accorgi che hai in mano la tua vita, e ciò che oggi sei è frutto della tua libertà.
(Molte persone a questo punto si deprimono. Mah.)
Nel personale, io mi dico che la vita non mi tartassa abbastanza.
Che ho troppo tempo ed energie.
Per questo se mi guardo attorno vedo stronzate su stronzate. Ho la possibilità di farlo. Non ho problemi, capite? Oh, ho avuto e ho problemi di natura squisitamente pragmatica, ma infine sono tutte stronzate infinitesimali. Ho tutti gli arti. La lingua. Cibo, un letto. Riscaldamento. Non ho problemi.
(Non venitemi a dire che i problemi sono soggettivi e a ognuno viene dato il problema che è in grado di risolvere. Sarebbe come dire che una consistente fetta di popolazione è inetta.)
Arrivati a questo punto, Sna fa lo Sna-test:

“Hai mai rischiato la vita coscientemente?”
“Hai mai sentito il tuo istinto di sopravvivenza ragionare per te?”
“Hai mai ucciso?”
“Hai mai fatto tutto il possibile e capito che non bastava?”
“Dopo tutto questo, sei stato capace di sorridere?”

Stronzate nate in chat.
Fatali stronzate.

Sna si dice che si crea problemi perché la sua vita è facile.
I problemi che deve risolvere non le appartengono in senso stretto.
Appartengono alla sua testa, ma non a lei.
Qui, arriva il bivio.
Da una parte: vanitas. La bella vita. Piccole soddisfazioni quotidiane. Annega nell’alcol e nella frenesia i discorsi esistenziali.
Dall’altra parte: fai qualcosa.
La prima strada l’ho già tentata. Assaggiata. No, non la conosco fino in fondo. Né abbastanza, anzi.
La seconda è l’incognita.

Una persona molto influente nella vita di Sna, le diede come soprannome “Jhil”, dicendo che era una qualche divinità definita come: Il vento che mette alla prova.
Sna è egocentrica, indi ogni cosa che inizia la inizia con sé.
Tende a fare tutto dentro di sé – è, per fortuna, una tendenza che svanisce man mano. Sna ha imparato a farsi mettere alla prova. Ha imparato a mettersi in gioco, prendere responsabilità. Romperle non granché bene. (È importante; ogni cosa è importante; questa deve essere fatalmente importante.)
Mettersi in gioco significa tante cose.
Significa, ad esempio, confidare negli altri. E qui siamo messi malissimo.
Significa, ad esempio, mettersi nelle mani degli eventi. Eventi sconosciuti. Per capire se sei ciò che sei o sei ciò che il contesto in cui sei ha creato.
Significa, poi, provare.
Cosa?
Tutto quello che puoi.
In che direzione?
Qui si presenta un problema. Diversi problemi. Il maggiore: il multiforme mondo dalle multiformi giustizie. Cosa è utile?
Per farvi un esempio… Mettiamo che lavoriate presso una panetteria. Ora, siete utili al vostro datore di lavoro. Siete utili ai clienti a cui serve qualcuno che dia loro della buona merce, magari un buon inizio giornata.
Ma il pane, qui, costa un tot.
Quello stesso tot, altrove, sarebbe una cesta di pane.
Voi state togliendo una cesta di pane a qualcuno.
Coscientemente, ora.
(Ma anche prima di ora, spero.)
Quindi, lavorare presso un panettiere non è risolutivo.
Quello del panettiere è un esempio stupido, e poco complicato.
Mettiamo per esempio che lavoriate presso una casa editrice. Voi siete utili alle idee che i libri stampati diffondono.
Mettiamo che lavoriate per un negozio di abbigliamento che vende giacconi con collo in pelle di volpe. Voi siete utili alla caccia alla volpe. E poi, c’è chi dice che la caccia alla volpe sia buona cosa, chi dice sia cattiva cosa.
È un casino.
Da mettersi le mani nei capelli.

Per cose come queste c’è una birra sulla sedia.
Potrebbe esserci una persona nel letto, ma dovrei avere soldi da spendere per la causa: la persona dovrebbe starsene zitta come la lattina. Qualità poco in voga, il silenzio. Ognuno vuole dire la propria. Nel proprio piccolo. Senza responsabilità.
(Volete dire la propria? Siate pronti a dirla in pubblico, nudi. Magari fallirete. Ma ditemi che siete pronti a farlo, cazzo. A dire tutto.)

Post chilometrico ultimato.
Se siete arrivati fino a qui, ve ne prego, ditemi il perché.
La risposta “perché non avevo niente da fare” vale.
Vale la risposta “bella prosa”.
Vale la risposta “perché tu sappia che ci sono”.
Anche “perché sei tu”.
Nessuna di queste è la risposta “giusta”.
Ma valgono. Tutte. Tutte. Le. Individuali. Risposte.
Io. Devo. Trovare un nesso.

(E smetterla, smetterla di farmi stare inconsciamente simpatiche personalità che dal vanitas vengono annientate.)

8 comments

  1. “Hai mai rischiato la vita coscientemente?”
    “Hai mai sentito il tuo istinto di sopravvivenza ragionare per te?”
    “Hai mai ucciso?”
    “Hai mai fatto tutto il possibile e capito che non bastava?”
    “Dopo tutto questo, sei stato capace di sorridere?”Inizio dallo Sna-test:
    1) sì, sono saltata giù da un burrone per vedere se da quell’altezza è possibile cadere in piedi senza spaccarsi le ossa. ^^” Avevo undici anni, ma ricordo che capivo bene a cosa andavo incontro, il fatto che uno sia cosciente dei rischi non vuol dire che vi rinuncerà, a volte senza rischio (e adrenalina) non ci si sente vivi.
    2) Sì, quando quel porco mi inseguiva mi facevo dei calcoli mentali del tipo: “se ora vado a questa velocità e il tizio mi sta dietro di tre metri, per farlo mettere sotto dalla macchina che svolterà tra tot secondi devo aumentare la velocità del …%.”
    3) No, ma se mi toccassero una persona a cui tengo più che a me stessa, chissà.
    4) tante volte. Soprattutto se ciò che desideriamo riguarda gli altri, è qualcosa di puntualmente e inesorabilmente frustrante.
    Riguardo a cose che dipendono “solo” da me, anche qui mi è successo tante volte, specie quando mi fisso ad imbarcarmi in cose più grandi di me. Ma lo faccio perché lo desidero con tutta me stessa! Devo farlo per forza finché non le ho provate davvero tutte. Quando fallisco in un modo penso a come trovarne un altro. Se poi quando esaurisco le idee non riesco lo stesso… l’importante è averle provate tutte.
    5) Sì, se non hai rinunciato ti viene comunque da sorridere. E’ l’impegno e la speranza a dare gioia e a rendere tutto possiible, perciò non ci si può deprimere più di tanto.

    1. Se siete arrivati fino a qui, ve ne prego, ditemi il perché.
      Per dirti: sei cervellotica!! Hai cambiato marca di sigarette o bevi troppa birra? che fai ragionamenti sempre più contorti, e a volte preoccupanti. 😛

      In molti post hai scritto che sei fortunata ad essere abbastanza forte, rispetto a chi è per esempio vegetariano e ti sembra debole perché non avrebbe il coraggio per uccidere un animale con cui cibarsi (magari ha il macabro coraggio di disboscare una foresta) o a chi dimostra di ricercare gli altri perché ti sembra fragile psicologicamente mentre tu stai bene da sola…
      Sicuro?
      1 – Riusciresti a vivere senza sigarette e senza birra? Che forse sono anche un modo per annullare ‘in parte’ coscienza e cervello? Da un giorno all’altro! Ci riusciresti?
      2 – Ed a vivere senza poter organizzre niente per nessuno? Se avessi tante idee e voglia di trascinare gli altri nei tuoi progetti ma trovassi solo gente che ti ignora o non ti segue, ce la faresti a non deprimerti?

      Rispondo ad interrogativi sparsi: a me non viene affatto da chiedermi cosa fa o pensa quello che incontro per strada, mi soffermo maggiormente a notare caratteristiche fisiche (perché è quanto posso notare) ed elaborarle trovando i punti in comune e le differenze. Ed è così che sono arrivata a notare che: se una persona che incontro è bionda e occhi chiari e so che ha un genitore biondo e occhi chiari ed uno bruno, allora è indubbiamente la/il primogenita/o perché il carattere biondo/occhi chiari è davvero recessivo ma più forte perciò è “innanzi-tutto” il primogenito a nascere con tali caratteristiche [semmai fantastico su un’eventuale sorella e quanto dev’essere carina o brutta :P]. E se uno ha molti capillari in faccia, soprattutto sul naso, beve molto vino rosso; se i genitori hanno uno l’RH+ e l’altro l’RH- il primogenito prende dal padre; se uno ha una pancia da uovo pasquale esagera a birra e quando uno è pieno di lentiggini particolari (più di lentiggini, ma meno di vitiligine) e di solito del bianco sull’iride ha l’anemia mediterranea.
      Mi sono soffermata sempre sulla fisionomia e la fisiognomica traendone le mie “teorie scientifiche on my own” più che la capacità relazionale (sociologia l’ho sempre trovata difficile perché pensavo: ma come cavolo si fa a capire gli altri?) per la quale c’è da mettersi le mani nei capelli.

      Tu “hai” bisogno di un pubblico. E di un pulpito.
      Perché solo così riesci a sentirti “sollevata” nel morale e a livello simbolico – sul podio e perciò soddisfatta, forte e utile (a te stessa e agli altri). Più ti notano, più forse ti apprezzeranno e potrai continuare a sentirti utile e capace per te e per gli altri. NON è una critica negativa. Secondo me ultimamente rimugini tanto perché sei intrata in questo circuito e a forza di girarci allo stesso modo senti il peso della forza centrifuga.

      1. [Per dirti: sei cervellotica!!]
        Solo un po’. 😛

        [Hai cambiato marca di sigarette o bevi troppa birra?]
        No, è che non ne bevo abbastanza. 😛

        [In molti post hai scritto che sei fortunata ad essere abbastanza forte, rispetto a chi è per esempio vegetariano e ti sembra debole perché non avrebbe il coraggio per uccidere un animale con cui cibarsi (magari ha il macabro coraggio di disboscare una foresta) o a chi dimostra di ricercare gli altri perché ti sembra fragile psicologicamente mentre tu stai bene da sola…]
        Tu e il tuo pessimo vizio di riassumere il mio pensiero deviandone il significato. 😛
        Un vegetariano non è un debole. Posso scherzare sul fatto che gli erbivori stanno in giardino a brucare erba, e sulla filosofia del mangia-carne-come-simbolo-di-mangiare-e-non-essere-mangiato, ma ciò non fa ai miei occhi di un vegetariano un debole.
        Mi pare debole dentro, ma più incoerente che altro, chi mangia carne ma non ucciderebbe una gallina.
        Un vegetariano non è più debole di me.
        Anzi, se lo fa per scelta e si conduce per autodisciplina, probabilmente è più forte di me.
        (Il fatto che non condivida una scelta non significa non riconoscere la forza di chi la porta avanti.)

        Non considero debole chi ricerca esseri umani, perché siamo animali sociali: siamo tesi naturalmente a cercare altri.
        Considero debole chi ricerca altri esseri umani perché non sa stare da solo; il che non rende forte chi sta da solo e basta, anzi, potrebbe stare solo e basta perché è un debole.
        Io sto bene da sola nel senso che non ho voglia, ora, di stare con altri – ma so, so bene, che ci sono gioie che si possono provare solo condividendo il proprio tempo & altro con altre persone oltre a se stessi.
        È che sono un esserino sensibile.
        Tendo a sentire le cose amplificate e sul personale.

        [1 – Riusciresti a vivere senza sigarette e senza birra? Che forse sono anche un modo per annullare ‘in parte’ coscienza e cervello? Da un giorno all’altro! Ci riusciresti?]
        A vivere sì.
        Senza birra senza troppi intoppi.
        Senza sigarette temo che il mio umore sarebbe deprecabile, forse anche la mia concentrazione. Ma non ho mai provato, non so esattamente quali sarebbero gli effetti. Dovrò conoscerli, assieme a tanti altri effetti di altre cose.
        Senza alcune scontate sicurezze quotidiane.
        Per questo, Girasole, voglio mettermi alla prova: per dimostrarmi che sono ciò che sono, e non che – con condizioni sfavorevoli – divengo altro; qualcosa di inutile, un peso.
        … E non scoprire, in punto di morte, di non aver vissuto.

        [2 – Ed a vivere senza poter organizzre niente per nessuno? Se avessi tante idee e voglia di trascinare gli altri nei tuoi progetti ma trovassi solo gente che ti ignora o non ti segue, ce la faresti a non deprimerti?]
        Quello è un memento mori.
        Vedi, finché agisci nel piccolo, la gente la trovi. Anche troppo. Perché non richiedi loro niente.
        Ma quando cominci a chiedere vero impegno, le cose cambiano; i tuoi progetti vengono passati sul fuoco, prova del nove.

        Il timore di scoprire che si è sbagliato tutto.
        Che hai creduto in qualcosa che era illusione.
        O che hai creduto giusto, ma non ci sono i fattori utili a realizzare la tua idea.

        [Tu “hai” bisogno di un pubblico. E di un pulpito.
        Perché solo così riesci a sentirti “sollevata” nel morale e a livello simbolico – sul podio e perciò soddisfatta, forte e utile (a te stessa e agli altri). Più ti notano, più forse ti apprezzeranno e potrai continuare a sentirti utile e capace per te e per gli altri. NON è una critica negativa. Secondo me ultimamente rimugini tanto perché sei intrata in questo circuito e a forza di girarci allo stesso modo senti il peso della forza centrifuga.]
        Niente da negare.
        Non mi capisco granché, non so.
        So che ho bisogno di un riscontro (feedback).
        Una volta facevo tutto dentro di me (gemini). Ma questo non è vivere. È masturbazione.

    2. Il problema dello Sna-test è che per rispondere all’ultima domanda, devi prima aver risposto “sì” alle altre quattro.
      È la quinta quella importante.
      Quella la cui risposta è cruciale.
      Ma perché la risposta valga, devi aver fatto i quattro scalini precedenti.
      … E io non ho nessuno, al momento, a cui domandare cosa risponde alla quinta.
      Questo test falcia via la creatrice.
      (Stronzo test.)

  2. “Se siete arrivati fino a qui, ve ne prego, ditemi il perché.”
    perchè ho la pessima abitudine (diciamo pure mania compulsiva) che quando inizio a leggere qualcosa, devo concludere la lettura.
    (sì, anche coi foglietti dei medicinali. sì, anche con gli ingredienti dei detersivi per piatti. sì, in qualsiasi lingua siano essi scritti.)

    “[…]Il presente bestemmia.”
    *O*

    “Hai mai rischiato la vita coscientemente?” sì
    “Hai mai sentito il tuo istinto di sopravvivenza ragionare per te?” fin troppe volte
    “Hai mai ucciso?” un essere umano? nì, nel senso che non era ancora un essere umano ma lo sarebbe diventato. e poi ho ammazzato insetti a centinaia, ma sto smettendo. ah, e due pulcini e un criceto.
    “Hai mai fatto tutto il possibile e capito che non bastava?” sì
    “Dopo tutto questo, sei stato capace di sorridere?” cazzo, sì, come potrei sorridere se non avessi vissuto almeno un paio di queste cose?

    “(Volete dire la propria? Siate pronti a dirla in pubblico, nudi. Magari fallirete. Ma ditemi che siete pronti a farlo, cazzo. A dire tutto.)”
    io! IO! spogliatemi e mettetemi in piazza duomo a milano e ve ne dico 4! non sai quante volte avrei voluto farlo. offriti come bodyguard anti-stupro collettivo e ci organizziamo.
    parlo sul serio.

    last but not least…
    DEVI sentire Gio che suona la Rapsodia di Brahms. assolutamente.

    *smack*

    1. [io! IO! spogliatemi e mettetemi in piazza duomo a milano e ve ne dico 4! non sai quante volte avrei voluto farlo. offriti come bodyguard anti-stupro collettivo e ci organizziamo.
      parlo sul serio.]
      Temo che più che una bodyguard poi possa servirti un avvocato.

      [DEVI sentire Gio che suona la Rapsodia di Brahms. assolutamente.]
      Non ho un pianoforte da offrirgli, spiacente. 😛

Rispondi a diosbios Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...