Quali contraddittori, blasfemi compagni di letto accoppia la guerra eterna.

Conio esce, da Ostermünde, conio entra.
Fiorini di Sua graziosa Maestà il Re di Svezia. Luigi di Sua Altezza Serenissima il Re di Francia. Il messia eretico e l’araldo della Vera Fede, indissolubilmente legati in politica dal controverso Trattato di Barwalde. Inesorabilmente uniti in arme contro il medesimo, rapace nemico: il Sacro Imperatore della Nazione germanica.
Quali contraddittori, blasfemi compagni di letto accoppia la guerra eterna.

Saga di Magdeburg, terzo volume: Il demone. Autore: Alan D. Altieri.
Lo sto leggendo.
Come alcuni tra voi, o perlomeno come alcuni tra voi ho acquistato il libro – spero abbiate il tempo di leggervelo, in questo tempo di esami e scadenze.
Ai tempi ruppi il cazzo abbondantemente per diffondere i suddetti libri. Guerra dei Trent’anni, narrativa con prosa veloce molto d’effetto, incessantemente cadenzata.
Ai tempi ci si spartirono i personaggi, e divenni madrina di Reinhardt von Dekken. Incredibile la mia tendenza ad apprezzare personaggi con Grandi Piani che a un certo punto vengono colti dal morbo della decadenza. E ora Reinhardt ha la pancetta. Beve acquavite. Sbava. E noi lo amiamo così. Avevo bisogno di un libro che mi coinvolgesse, dato che avevo perso un po’ il concetto di buona lettura. Quando cominci a elogiare la prosa di un saggio, allora, sei messo male. Ho bisogno di un libro quale cosa in cui riposare. Ce l’ho, e ha 650 pagine: avrò molto tempo per riposare…


Sentito Cam, stasera, su MSN. Cam che conoscete poco per mia bocca, Cam che conosco da… Beh, almeno sei anni ( O_o ). Era una risolutina darkettina, ai tempi. Ora sta per diventare insegnante in un’università negli Stati Uniti.
Uno degli esseri più stakanovisti che io conosca (credo dorma circa tre ore a notte), Miss 30 e lode, Miss inappuntabile, bell’aspetto e ottima presenza, colta e multilingue, ora anche ballerina di latino americano, fu giocatrice di ruolo e una serie di caratteristiche bastanti a far venire complessi a gran parte dei generi femminile e maschile. (Difatti, non a caso, la ricordo emanare quest’aurea di competitività – da cui ero, ovviamente, esente, mentre mi scarrozzava in giro compiaciuta.) Se ci devi trovare un difetto sta nel fatto che è una cazzo di Bilancia, quindi ti rompe le palle se rutti o fai qualcosa di anti-estetico. (Non a caso mi ha contattato perché avevo una bestemmia come sottonick.)
Stasera le ho chiesto per la prima volta perché non abita a dieci chilometri da casa mia ma a centocinquanta. Questo perché lei era invasa dai propri ormoni di promettente donna in carriera post-ballo (diverrà la classica insegnante su cui scrivere hentai, esattamente quella), io perché sono io, credo.
Raffinati (è una Bilancia, dopotutto) giochi tra le lenzuola, mi farà piacere rivederla prima che sparisca in quel degli Stati Uniti (Ohio; cazzo c’è in Ohio a parte un’università?) in cerca di una villetta a schiera con famiglia annessa. Non comprenderò mai questo suo desiderio di nucleo famigliare con marito e due figli (due, ne vuole; precisione da Bilancia, sìsì), ma speriamo per lei il suo bene. O che cambi idea. Beh, le ultime 4-5 volte in cui l’ho sentita negli ultimi due anni (e tutte le 4-5 volte ero ubriaca… O_o) le ho detto a cuore aperto una serie di cose positive e tutto ciò che spero lei realizzi. Eh, Sna ubriaca e dolce.
Questa ragazza (donna?) che mentre io sprofondavo nella mia testa (vuota) studiava e lavorava (8 ore) contemporaneamente.
Questa ragazza a cui io ho presentato il futuro fidanzato dopo che Caine me l’ha passato perché lo umiliassi. (E io l’ho passato a lei tipo osso da cui sgranocchiare la carne rimasta… La vita è strana.)
Questa ragazza che, l’ultima volta che l’ho vista (novembre?), ha comprato un vestito con texture ’70 da tipica professoressa. (Orribile. E gliel’ho detto. Ma l’ha preso comunque.)
Ricordo, una volta, di averla ferita dicendole che era una pavida.
Ricordo le volte in cui mi ha ferito l’idea che lei potesse preferire l’uomo che frequentavo a me.
Ragazza strana, Cam. Particolarmente unica. E la prima ragazza che ci ha provato con me prima che lo facessi io. (Difatti, non a caso, credevo fosse un fake.) Che come augurio di diciottesimo compleanno mi ha detto che, con i diciotto, diventavo ufficialmente drag. (Non so se in quel momento l’ho stimata e odiata o stimata e basta.)
Ci piacerà rivedere Cam – una di quelle personcine con cui ci si vede pochissimo, e dopo lunghi lassi di tempo, e ci si riconosce sempre.
E ho ancora di là un libro sull’ermafrodito che mi prese tre anni fa, e che mi ha consegnato a novembre – e che non ho ancora letto.


Scritto in breve lasso di tempo un’articolo su una mostra X. Mostra d’arte. Ennesima. Posso dirvi di quanto io odi scrivere di mostre d’arte? (Posso dirvi quanto io odi come l’arte vuole si parli di lei?)
Scrivere articoli si fa sempre più arduo. Mi sfianca dover ridurre il mio linguaggio.
(“Fiera e algida donna.”
“Algida, il gelato?”
“È il gelato che viene dalla parola, non viceversa.”
“Ma il lettore pensa al gelato. Non ci vogliono parole difficili.”
“…”
)
È sfiancante trovare un compromesso tra verità e sintetismo, tra verità e dovete-leggermi-perché-causo-scalpore. È frustrante scrivere di temi ininfluenti – vedi la mostra X nel paese X, vanitas alla nausea – è da fiato sul collo scrivere di temi influenti – vedi il pezzo sulla pedofilia. Preferisco i reportage, i reportage in piccolo che posso aver fatto, perché mi permettono di parlare di cose che conosco. Preferirei un reportage in un luogo che mi parli di cose che abbiano più importanza di una mostra X in un paese X. Ci stiamo lavorando. Lavoriamo al conoscere abbastanza cose da poter scrivere articoli influenti senza avere l’impressione di parlare di nulla ben condito e ritmato. Nel frattempo, ho proposto di scrivere racconti al posto degli articoli.
Un racconto può essere di parte.
Può far montare lo scalpore assieme al ritmo, e non pretende di essere esaustivo su un argomento.

Poi c’è il racconto storico, e vi rimando a:

Quali contraddittori, blasfemi compagni di letto accoppia la guerra eterna.

Vi ci rimando perché se scrivi narrativa a sfondo storico hai sia la Verità (da maneggiarsi con le pinze, dato che la storia è un insieme di punti di vista) che la libertà della fiction.
Insomma, giudichi il doppio – ma giudicando ciò che è morto tempo addietro, fai meno casino.
Avrei voglia di leggere postfazioni di autori che si siano cimentati con il racconto storico. Vorrei discutere dei pro e dei contro di questo genere. Ho letto la nota dell’autore de L’opera al nero, in cui la Yourcenar spiegava le fonti, e dove si era attenuta alla realtà storica, dove aveva spostato date, dove aveva fatto citazioni. Ho pensato che una mia nota dell’autore sarebbe lunga quanto un saggio.
Nell’ambientazione di Smoke – che pare essere divenuta l’ufficiale mia ambientazione fantascientifica, dall’uso fattone in R.I.P. in poi – la storia è pari alla cinematografia: è fiction, materiale per collezionisti. Non ha valore documentativo. Il concetto proviene da un libro di William Gibson, mi pare nella seconda trilogia.
La forza della storia, oggi, è che è effettivamente fiction; effettivamente, non abbiamo dati certi; possiamo sapere cosa non è accaduto meglio di quanto possiamo sapere cosa sia effettivamente accaduto; ma la storia viene considerata in qualche modo certa, e per ciò giustificare storicamente della fiction rende la fiction più vera.
Verosimile, diceva Manzoni.
Non ricordo dove e quando, ma ricordo di aver studiato l’ostinazione con cui lo scrittore spiegava come il verosimile avesse del vero.
Altroquando. Era, mi pare, il titolo di un albo di Dylan Dog. Mi è rimasto in mente quando ero troppo piccola per fermarmici e riflettervi. Si ripete, ora, spesso nel mio cervello.

Mi dico che sto facendo palestra con la storia, scrivendone, per poi poter scrivere in egual modo dell’attuale.
Il processo è cominciato. Il secolo breve e No logo attendono. In treno, da brava pendolare, non potrò studiare il barocco – abbisogno di più libri e un tavolo su cui aprirli per confrontarli. Ma potrò leggere singoli saggi. Che attendono. Dopotutto, il bello del verosimile è che…

Quali contraddittori, blasfemi compagni di letto accoppia la guerra eterna.

La puoi usare anche per l’oggi.

… E ora torniamo al nostro Jan di Leida, che sicuramente ci attende fremente.

2 comments

  1. massì stavolta faccio l’uke (anche se preferisco l’Umi KuretE :p)
    calandomi volentieri nel ruolo di referente bibliografico, Gli Orrori di Altroquando – Speciale Dylan Dog n°2 Luglio 1998*, e filologico, ho un fornito database di bestemmie o, come direbbe il Pirona, di interiezioni, intercalari, imprecazioni…
    Chiedi e ti sarà dato.

    Quanto alla tua situazione emoticonal, ti ho mai detto che hai un fottuto bisogno di coccole?

    *
    Volumetto allegato: L’enciclopedia della paura: “Il Diavolo dalla A alla Z” (a cura di Ferruccio Alessandri)
    http://www.sergiobonellieditore.it/auto/scheda_speciale?collana=21&numero=2

    1. [Umi KuretE]
      Cioè? O_o

      [Quanto alla tua situazione emoticonal, ti ho mai detto che hai un fottuto bisogno di coccole?]
      Oh, sì.
      In forma di status sociale e sesso.
      Sono CIRCONDATA da persone predisposte alle coccole-puccipucci.
      Eccheccazzo, basta.
      (Però sono così belle quelle post-sesso, quei cinque minuti tra l’orgasmo e il sonno profondo. *__*)

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