Strëdan.

Quando ti dici

Mi arrendo.

inserendo un CD di MP3, significa che tra quelle canzoni alcune si sono saldate a un tuo modo di percepire il mondo – che per qualche motivo, a tratti, rifuggi.

Serata scazzo.
La media, quando scrivo.
Due Heineken in corpo, la prima aperta dopo un

Mi arrendo.

La seconda è scivolare su una pista già intrapresa.

Sna è confusa, signori.
Sna vacilla.
Perché sente con egual pathos cose positive e cose negative.


Voglio spendere due parole sui giorni passati a casa di cauchemar_73. Avevo scritto delle parole, durante il viaggio, destinate al LJ. Avevo scritto delle parole durante la permanenza. Sono lì, e non qui.

Ho conosciuto e rivisto “personaggi comprimari” con piacere.
Fatemi parlare di Sabrina, essere così zuccheroso che di norma mi farebbe fuggire – ma mi sono tanto divertita, e ho riso con lei, e ne sono felice. E ci rivedremo, forse, dato che per lavoro qualche volta passa di qua.
Mi farà piacere, perché si è creata intesa.
Ci fa piacere l’intesa.

Ho rivisto Vittorio, che potrà sputarmi addosso se ritiene sia impudente da parte mia chiamarlo per nome.
L’avevo conosciuto durante la mia scorsa visita alla Villa di Cauchemar – conosciuto per frecciate e battute pesanti.
Mi ha fatto piacere, stavolta, trovare intesa. Ridere e scherzare non l’uno contro l’altro, ma uno con l’altro. Prova del nove passata. Mi ha fatto piacere averlo seduto di fianco a me e scambiarci battute senza quell’esigenza di controllare l’altrui reazione propria dei rapporti non definiti.
E poi, è dannatamente simpatico.
E fa dannatamente ridere.

Ho conosciuto di persona Weir, che mi ha fatto pensare che ero felice di averlo conosciuto. Weir e il regalo che mi ha fatto. Weir e una persona che ho trovato così umile davanti a se stessa – questa l’impressione.

Ho conosciuto Claudio, suo fratello, presenza che non avevo considerato. Essere così tenero da sciogliere la sottoscritta, e soprattutto: essere con cui intervallare discorsi pesantissimi a cazzate spensierate. Ed essere che si fa splendidamente massaggiare e che splendidamente mi massaggia.
Essere per cui mi è spiaciuto gli sia accaduta una brutta cosa, e lo conoscevo da un giorno e non ci avevo neanche scopato.
Non poco, non poco.

Ho rivisto colei che chiamerò Zefirina, che già era stata una splendida guida turistica in quel di Venezia, e con cui ho trovato un’intesa lieve e preziosa.
E che l’ultimo giorno, dal nulla, dopo aver fatto l’espressione di chi stia pensando “ma dai, facciamolo” (o forse l’ha anche detto), mi ha abbracciato e baciato.
L’abbraccerei e bacerei per volte e volte e volte – e i miei ormoni impazziti sarebbero forse addirittura secondari.
L’ho amata quando, al supermercato, senza premesse mi ha detto che era ora che andassimo a occuparci della spesa alcolica.
L’ho amata quando, a tavola, si è alzata dicendomi che andava a recuperare alcolici.
Amore e alcol.
… Ma comunque.
Da che Cauchemar ha creato il personaggio di Zefirina, me l’immagino come lei – da cui il soprannome – e sono sicura indosserebbe splendidamente quei panni.
Mi lascerò andare al gioco per cui una parte di lei lo è, perché così si decide – Zefirina cortigiana dall’empatia provvidenziale, e lo è stata, in questi giorni passati assieme.
La adoro già, perché infine è in questi giorni che ho avuto modo di conoscerla a sufficienza.
E diciamoglielo: Zefi, ti adoro.
E ti chiederò, quando organizzerò il Tour Torchia e indosserò una bautta in quel di Venezia, d’essere Zefirina.

Abbiamo riso e urlato, e cantato Notre-Dame de Paris a squarciagola in macchina, in francese – io con testi alla mano perché la versione francese non la conosco, ma ciò non mi ha impedito di cantare a squarciagola.
Ho abbracciato uno Smo senza darmi motivo, e abbracciandola ho percepito che mi andava di farlo, e ho stretto – senza pormi domande.
All’una di notte è stato recitato un dialogo, tra Caligola e Scipione – in cui io ero Caligola e Cauchemar era Scipione.
Non so con quale mossa la Provvidenza abbia fornito questo pezzo, ma era decisamente provvidenziale.

La solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine? Sì, quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Quale solitudine? Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro? Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi, E fossero solo loro. poco male. Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e ci hanno amato, il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei! Solo! Ah, se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata di fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi – sentire tutta l’ebbrezza del flusso del mio cuore.
La solitudine! Ma no, Scipione. La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti. Accanto alle donne che accarezzo nel cuore della notte, quando credo di poter finalmente atterrare qualcosa di me stesso tra la vita e la morte, ormai distante dalla mia carne stanca, allora la mia solitudine s’impregna tutta dell’odore che promana dalle ascelle di quella che ansimando mi si strofina contro.


CALIGOLA
Scena 1- 4

CALIGOLA. Ah, sei tu.
(si ferma come per darsi un tono) E’ tanto che non ti vedo (Gli va lentamente incontro) Che stai facendo? Continui a scrivere? Puoi farmi leggere le tue ultime cose?
SCIPIONE (anche lui a disagio, diviso tra l’odio e qualcosa di diverso) Ho scritto delle poesie, Cesare.
CALIGOLA. Su che?
SCIPIONE. Non Io so, Cesare. Sulla natura, forse.
CALIGOLA {riprendendo tono} Bell’argomento. Ampio. E che ne hai ricavato?
SCIPIONE (riprendendosi a sua volta, con ironia e cattiveria} La consolazione di non essere Cesare.
CALIGOLA. Ah! Pensi che potrebbe consolare anche me per il fatto di esserlo?

SCIPIONE {come sopra}. Ne sono certo. Ha guarito ferite più gravi.
CALIGOLA {stranamente sincero}. Ferite? Lo dici con cattiveria. E perché ho ucciso tuo padre? Eppure hai scelto la parola adatta – Ferite! (cambiando Tono.) Non c’è che l’odio per rendere la gente intelligente,
SCIPIONE {gelido}. Ho risposto alla tua domanda sulla natura.
CALIGOLA (siede, lo guarda. Poi gli prende di colpo le mani e lo costringe a inginocchiarsi davanti a sé. Gli prende il viso tra le mani)
CALIGOLA. Recitami una tua poesia.
SCIPIONE. No, Cesare. Ti prego.
CALIGOLA. Perche?
SCIPIONE. Non ce l’ho qui.
CALIGOLA. Non te la ricordi a memoria?
SCIPIONE. No, dimentico sempre ciò che ho amato troppo.
CALIGOLA. Ecco la tua prima frase sincera. Dimmi almeno il contenuto,
SCIPIONE {sempre teso, malvolentieri}. Parlavo di un certo patto…
CALIGOLA {interrompendolo, con voce assorta}, …tra la terra e il piede.
SCIPIONE {sorpreso, esita e continua}. Sì, più o meno… Ed anche del profilo dei colli romani, e di quella pace provvisoria e sconvolgente che cala quand’è sera…
CALIGOLA. …E del grido dei rondoni che si perde nel verde del cielo.
SCIPIONE {cominciando ad abbandonarsi}. Sì, anche. E di quell’attimo sottile in cui il cielo, ancora inondato dell’oro del sole, vacilla di colpo e ci mostra l’altra faccia, intessuta di stelle lucenti…
CALIGOLA. Di quell’odore di fumo, di alberi e d’acqua che sale allora dalla terra verso la notte…
SCIPIONE {abbandonandosi del tutto}… Il grido delle cicale mentre il caldo si disperde intorno, i cani, l’eco degli ultimi carri, i richiami dei fattori nei campi…
CALIGOLA. …E i sentieri sprofondati nell’ombra, tra piante di resina e d’olivo…
SCIPIONE, Sì, proprio così. Ma tu come lo sai?
CALIGOLA {stringendolo a sé). Non lo so. Forse perché amiamo le stesse verità. Oppure perché ci si può sempre intendere su sentimenti così vaghi.
SCIPIONE (fremente, affondando la testa nel petto di Caligola}. Non importa, dato che tutto in me diventa amore
CALIGOLA {accarezzandolo}, E una preziosa virtù di questo tuo cuore, ragazzo mio. Potessi conoscere anch’io la tua trasparenza. Ma io sono animato da una passione troppo forte per la vita. La natura non le basterà mai. Tu non puoi capire. Sei di un altro mondo. Tu sei puro nel bene come io sono puro nel male.
SCIPIONE. Posso capirti.
CALIGOLA. No – non questo mistero che mi porto dentro, questo lago di silenzio, queste erbe fradice. {Cambiando tono bruscamente} Certo, quella tua poesia è bella. Ma se posso dirti che ne penso…
SCIPIONE. Dimmi.
CALIGOLA. Ci manca il sangue.
(Il giovane Scipione, come morso da una vipera, si tira indietro e guarda Caligola con orrore. Poi arretra passandosi una mano nei capelli e lasciandoli cadere. Continuando a indietreggiare, parla lentamente, con voce sorda mentre Caligola lo fissa intensamente)
SCIPIONE. Ah, mostro – mostro infetto. Hai recitato ancora. Hai appena recitato, vero? E sei contento, no?
CALIGOLA {con una punta di tristezza). Sì, c’è del vero in ciò che dici. Ho recitato.
SCIPIONE {come sopra}. Che cuore fetido e insanguinato
devi avere. Quanto ti deve torturare tutto quest’odio e questo male.
CALIGOLA {dolcemente}. Ora taci.
SCIPIONE. Ah, come ti compiango. E come ti odio.
CALIGOLA. Taci.
SCIPIONE. E come dev’essere immonda la tua solitudine!
CALIGOLA {esplodendo di rabbia, si getta su di lui, l’afferra per il collo e lo scuote). La solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine? Sì, quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Quale solitudine? Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro? Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi, E fossero solo loro. poco male. Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e ci hanno amato, il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei! {Lo lascia e torna indietro al proprio posto.) Solo! Ah, se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata di fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi – sentire tutta l’ebbrezza del flusso del mio cuore.
{Seduto, colto da una stanchezza improvvisa) La solitudine! Ma no, Scipione. La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti. Accanto alle donne che accarezzo nel cuore della notte, quando credo di poter finalmente atterrare qualcosa di me stesso tra la vita e la morte, ormai distante dalla mia carne stanca, allora la mia solitudine s’impregna tutta dell’odore che promana dalle ascelle di quella che ansimando mi si strofina contro.
(È disfatto. Lunga pausa di silenzio. Il giovane Scipione passa dietro Caligola e si avvicina, esitante. Tende una mano verso Caligola e gliela poggia sulla spalla. Caligola, senza voltarsi, la copre con la sua)
SCIPIONE. C’è sempre un momento di felicità nella vita, per tutti. E’ questo che ci da modo di continuare. E’ a questo che ci si afferra quando ci si sente svuotati.
CALIGOLA. E’ vero, ragazzo mio.
SCIPIONE. E non c’è niente di simile nella tua vita? Un moto di pianto, una fuga nel silenzio?
CALIGOLA. Sì, nonostante tutto.
SCIPIONE. Che cosa?
CALIGOLA {scandendo}. Il disprezzo.

Ho urlato, in quella parte.
Mai provata prima, con quell’enfasi.
È stato… catartico.
Credo di aver bisogno di giocare di ruolo.
O di smetterla di giocare e di salire su un pulpito.
(Ma dio – dio! – quanta conoscenza mi manca per farlo!)

Ci sono intese in qualche modo sacre, perché fanno risuonare le persone – l’una con l’altra – anche se queste persone sono indissolubilmente (ma mai dire “mai”) diverse l’una dall’altra.
L’ho sentito quando Cauchemar, in auto, ha messo Secretly degli Skunk Anansie, canzone che ha collegato a Horton – azzeccandoci, posso dire ora che l’ascolto.
L’ho sentito cantando Notre-Dame.
L’ho sentito con Caligola e Scipione.
Quel che comincia a bruciare è la diversità tra me e Cauchemar. Ci chiamiamo una Nemesi dell’altra, credo a ragione. Quel che brucia è – al solito – la distanza. Brucia il trovarmi così comoda nei panni di Horton. Così giusta, spaventa.
Chiederò a Cauchemar una telefonata. Gliela chiederò in altra sede – quindi non prenda questo topic come un richiamo. Glielo chiederò a tempo debito.
Per ora le chiedo scusa, nel caso si fosse resa conto che a mio modo l’ho trattata male.

Spaventa il fatto che io mi trovi così bene a parlare con una persona come Hyoga, che persona non è, ma presenza virtuale.
Così facile aprirmi a lui, perché così facile è per lui – essendo presenza virtuale – fanculizzarmi quando vuole.
Come gli ho detto.
La mia coscienza non si lamenta.
Hyoga che è attore partecipe di quel dialogo tra persone che s’intendono ma non si svelano. Una tipologia di rapporto che quando avevo 17 anni anelavo con tutta me stessa. Ora sento come basilare. Mi manca di Ula – colui-che-mi-insegnò-l’amicizia – il fatto di non, a pelle, sentirlo mio pari.
Ringraziamo eredhikr, che in qualche modo così sento – anche se non ci scambiamo serate di botte e birra. E frasi fatte dette tanto per esorcizzare la realtà quotidiana e al contempo mostrare di percepirla perché non si può non volerla conoscere, con questo lei accade. Questo è sacro, perché provvidenziale. (Non a caso si dice Divina Provvidenza, no?)

… E interrompiamo qui questo post, che linkerò alle persone nominate per conoscenza.
Vi ringrazio.
Tutti e comunque.

15 comments

  1. …ciò significa che non ci si aspetta una mia risposta in questa sede?… o che nondovrei inserire commenti?…
    Bhè, lo farò comunque, evitando di parlare “di noi” ma approfittandone per ringraziare te, e non solo te, per la festa meravigliosa.
    Mi ci vorrà un po’a riemergere da questo week end e dallo stato di prostrazione psico-emotiva in cui mi ha gettato.
    E’stato bello, breve (ma neanche tanto!!) e intenso, come direbbe il mio beneamato Guillaume, e io ne sono uscito devastato nè più nè meno quanto la mia casa, nella quale l’orda di barbari (e non mi riferisco a Ciro, anche se la sua presenza sabato sera e notte è stata apprezzatissima) già soggiornavano da venerdì sera.
    Così, tra partite all’ultimo sangue ad Activity (lo so Frater…lo so), esibizioni vietate ai minori sulle musiche dei Village People, duetti canori da spezzare il cuore (e i timpani…) a tutti, compresi i miei vicini (che lunedì mattina mi hanno salutato chiedendo:”Hai fatto il compleanno, vero?…” con più di una punta di acredine nella voce), e pomodorini…davvero tanti, troppi pomodorini, checchè ne dica lo Smo, che lamentava il fatto che QUEST’ANNO fossero troppo pochi (e infatti gli ultimi sopravvissuti, una nutrita e impavida legione giustamente paragonabile ai 300 delle Termopili, sta ancora resistendo strenuamente nel nostro frigorifero…), le serate sono trascorse in un clima degno di una comune di frikkettoni.
    Il tutto è culminato domenica con la grigliata e la festa vera e propria.
    Sai benissimo, o mia Nemesi, che per me il regalo più bello è stato avervi lì tutti, la mia congrega ideale, tale da far impallidire i sogni più sfrenati di quel frustrato di Lestat!! Chi non conosce il mio passato, la mia infanzia, la mia adolescenza nerd non può capire quanto fosse prezioso vedervi tutti lì, ad una festa nella quale se mi fossi alzato e me ne fossi andato non solo tutti se ne sarebbero accorti, ma si sarebbero anche preoccuparti di venirmi a cercare. Stupido? No, non direi…e non la considero nemmeno una rivalsa, semmai una dolcissima consolazione, che ancora mi stringe alla gola con un nodo che non va nè su nè giù, ma che non fa male, dopotutto…
    Rita e Walter sono stati meravigliosi, sia per il menù e la cantina, che mi hanno costretto a rimuovere parole come “vegetariano” e “salutista” dal mio vocabolario almeno per un giorno, sia per i decori, le farfalle e i fiori di tulle, la coreografia in generale.
    Ringrazio loro, e ringrazio te, e tutti, proprio perchè la festa non sarebbe andata come è andata se non ci foste stati voi. Ciascuno a suo modo avete reso quel giorno indimenticabile.

    onori e ossequi

    Cauch ancora un po’commosso

    1. Non è mai vietato inserire commenti nel mio LJ.

      Basta pomodorini.
      Anche perché chi ne fa è condannato a non mangiarne, causa nausea.

      [ad una festa nella quale se mi fossi alzato e me ne fossi andato non solo tutti se ne sarebbero accorti, ma si sarebbero anche preoccuparti di venirmi a cercare.]
      E vorrei anche vedere. 😛

      [Ringrazio loro, e ringrazio te, e tutti, proprio perchè la festa non sarebbe andata come è andata se non ci foste stati voi. Ciascuno a suo modo avete reso quel giorno indimenticabile.]
      Compresa l’omosessualità latente di tuo padre che brutalizzava soft Claudio.
      Ci sono stati momenti emozionanti. 😛

  2. la Dea in via di vendicazione

    Uaaaaaa ma ho visto ora *_*(non leggo quasi mai le mie mail).
    Sono felice di non esser stata causa della tua fuga e sono venuta nel tuo LJ a spargere un po’ di zucchero qua e la. Grazie da morire della compagnia mai stancante (la parte di film vista durante il viaggio di ritorno è ciò che non dimenticherò mai; quelle inquadrature vivranno in me per sempre :P. Ci vediamo un giorno o l’altro al tuo posto di lavoro ^_^. DQV (dea quasi vendicativa) o B6

        1. Il Convitato Silenzioso…

          Ringrazio ancora tutti per la splendida festa in cui però mi sono sentito come ad un banchetto… troppa gente con cui parlare, scherzare, ridere, magari anche arrabbiarsi… Il papà di Cauche faceva troppo lo scemo, e per me era uno spettacolo insopportabile, io che sono abituato ad essere deferente nei confronti degli adulti per un meccanismo inglobato anni fa…

          Insomma, era traumatizzante vederlo scherzare con mio fratello (anche se so benissimo che poteva benissimo essere il suo regalo di compleanno per la prole… ma ci pensi?).

          Più traumatizzante è stato andare contro le prescrizioni di Mamma Terra, quando ci siamo gettati in discorsi e schiamazzi da far impallidire quelli di una torma di baccanti… Ancora più traumatizzante è stato ascoltare il duetto di voci gemelle di Cauche e di Simo nella raccolta tavernetta (momenti conviviali, canti e mobili ed edifici legnosi sono un balsamo per me… )putroppo non c’era un Amato a cui stringersi, altrimenti sarei stato in paradiso.

          Per quanto riguarda i Village People. MAI PIU’. Il muro in rovina della mia decenza interiore è crollato sotto le spinte pelviche delle orde Visigote. MAI PIU’ disse il Corvo.

          Vi ho tanto voluto bene, ve ne voglio ancora di più!

          A tutti i presenti, felice perchè i regali e la presenza siano stati graditi.

          E sì, sono umile… quasi mi schifo. Ma d’altronde capita alle persone che hanno una adulta e matura cognizione di sè stessi… ma d’altronde capita anche ai complessati depressi… hum…

          Baci! Weir!

        2. Re: Il Convitato Silenzioso…

          [Insomma, era traumatizzante vederlo scherzare con mio fratello (anche se so benissimo che poteva benissimo essere il suo regalo di compleanno per la prole… ma ci pensi?).]
          Ciò renderebbe il gesto ancor più angosciante.
          Io sono abituata a trattare con i genitori come… Beh, come… Beh, al contrario di te, ma a questo… A questo… NO. O_O

          [Più traumatizzante è stato andare contro le prescrizioni di Mamma Terra, quando ci siamo gettati in discorsi e schiamazzi da far impallidire quelli di una torma di baccanti…]
          E pensare che dovevamo trattenerci… Ma gli invitati ridevano così bene…

          [Per quanto riguarda i Village People. MAI PIU’. Il muro in rovina della mia decenza interiore è crollato sotto le spinte pelviche delle orde Visigote. MAI PIU’ disse il Corvo.]
          XD

          Grazie Weir 🙂

        3. Re: Il Convitato Silenzioso…

          Davvero?

          Due piccioni con una fava, come si suol dire.

          Per serbarmi un minimo di decenza per me, defrauderò il mio piano perfetto per farla pagare a Snà della battuta sulle Orecchie (creatura debosciata e quel che è peggio…prevedibile! prevedibile! prevedibile!).

          Verrò, spalmerò lubrificante e una sostanza nociva e salverò (se acconci* al mio senso estetico) l’amante di cui ti stavi cibando. Tiè.

          E sono sicuro che non saprai mai NULLA del mio Piano Perfetto, perchè questo post è troppo indietro nel blog… salvo notifiche via mail, hummm…

          BAH!

        4. Re: Il Convitato Silenzioso…

          No.

          Probabilmente ti arrivano notifiche e-mail anche quando le tua biancheria intima viene calate da mani altrui… hum, dev’essere ben capiente quella casella elettronica…

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