Ex ignoto notus

3.50 del mattino.
Post inframezzanti in giorni produttivi a livello creativo.
Disegno, scrittura.
(La vita di Sna: disegno, scrittura e devasto. Mh.)
Domani pomeriggio viene qui eredhikr, qualche discorso da continuare – di quelli che non si chiudono mai – magari qualcosa da leggere ad alta voce, cercando ritmo in frasi scritte da me o da terzi.
Ora che ho anche qualcosa scritto da noi, in quel collage che è il lavoro attorno all’A.D.1630. (Amo i collage.)

Tutto inizia con il prosieguo del pezzo con cauchemar_73, e la sua deliziosa Zefirina, cortigiana che mi ricorda perché vorrei avere oggi e qui cortigiane (che non potrei permettermi, e per ciò avrei un motivo ulteriore per far carriera).
Poi Cauchemar va a vedere un film, e a me rimane uno stacchetto da scrivere, un Nicola Corner da muovere; breve stacchetto prima che il prossimo personaggio venga presentato; Eredhikr è online, e io tento per l’ennesima volta la carta della scrittura a quattro mani. Mi serve solo una comparsa. Dio lodi le comparse.


«Non credo sia una questione d’età, quanto piuttosto di… spirito, mio caro amico. Ma non vorrei si trascendesse di nuovo in ambiti che non sono a te congeniali, di questo passo.»
Qualsiasi cosa sia intercorsa tra il loro ultimo incontro e quello attuale, certo è che Sebastiano deve aver affilato le armi della retorica, abbastanza da guadagnarsi con quest’ultima frase la piena attenzione di Nicola – e non solo la sua, volendo dare un’occhiata al piccolo pubblico creatosi.
«No, immagino non mi sia congeniale parlare di spirito nell’accezione che tu vi sottintendi… Che, immagino, sarà ancora un vago concetto che s’aggrappa a un sonetto di qui, a un discorso teologico di là, non avendo terreno su cui poggiare i piedi.» è la sottile e veloce risposta, come per abitudine di Nicola tende a rinchiudersi nella già veloce parlantina di Venezia.
«Beh, Nicola.» accenna il cicisbeo, assaporando l’ultima eco di vino sulle labbra – la sua lingua come il panno benedetto, una veronica che possa togliere il peccato, o prenderlo su di sé. «Io direi che è il tuo raziocinio a non avere basi. Perché, vedi, lo spirito non abbisogna di fondamenta che lo sorreggano; esso è, ed è libero, etereo, non ha limiti né cause, non si consuma né si esaurisce. Le tue argomentazioni, invece, per poter sopravvivere debbono essere sostentate ed accudite, come un cucciolo domestico, finanche si trattasse del migliore puledro in scuderia. E, vedi, proprio come un puledro, quelle, una volta adulte, verranno imbrigliate o costrette al paraocchi; poiché non c’è stallone che valga, se non può essere domato e montato. E non ribattere che uno stallone indomito, a sua volta, potrebbe essere colui che monta; sarebbe un’argomentazione che il mio romano, ecclesiastico pudore non avrebbe l’ardire di ascoltare.»
La risata che si solleva somiglia terribilmente all’effetto d’un sasso lanciato nella laguna che, una volta lanciato dal primo temerario, si diffonde esponenzialmente.
Argomentazioni su chi debba montare chi, a fronte della fin troppo comoda posizione di Nicola – patrizio caduto per essere risollevato da un altro patrizio, stimato patrizio, honorato patrizio Torchia – avrebbero esiti troppo scontati per essere discusse. È così costretto a tacere, per non rischiare che le proprie parole vengano coperte dall’infangante riso. Attende, quindi, non rinunciando al sorriso provocatore che così bene sa modellare quelle labbra; è la consapevolezza della propria attrattiva a portarlo avanti. Vanitas, Nicola Corner.
«Non credo di doverti ricordare quel detto che vuole vicine persone per somiglianza di carattere, o ancor meglio di interessi. Quel che distingue me da te, Sebastiano, è che io son veneziano, e non abbisogno di antri in cui confessare a un togato le mie abitudini; tu, romano, hai invece l’abitudine d’inginocchiarti davanti a un ecclesiastico prima e dopo d’ogni cattiva abitudine. Magari anche durante.»


E sticazzi, Eredhikr – che è una di quelle persone troppo tese al perfezionismo, e per ciò tendono a scrivere troppo poco rispetto a quanto dovrebbero.
Cominciando con Cauche e terminando la giornata con lei, la mia auto-stima letteraria si sta scavando una fossa; ma non importa; sono alla disperata ricerca del giusto stile per l’A.D.1630, e ben vengano persone da ammirare.

Serata passata, prima di riscoprire su schermo, a parole scritte, quel tagliente botta-e-risposta che tanto amo con Eredhikr dal vivo, a fare ricerche per ordinare libri.
Che sono, signori:

Ex ignoto notus. Bibliografia delle opere a stampa del principe degli incogniti: Giovan Francesco Loredano, che, vi dirò, non so ancora esattamente che contenga. Nel senso che non so il livello di dettaglio e l’ampiezza. Ma si parla di Accademia degli Incogniti, fondata nel 1630, della cui storia Torchia farà parte.
Accademia fondata da Giovan Francesco Loredan, editore. E per ciò, e per una serie di informazioni che non spoilereremo:
Stampa e cultura in Europa tra XV e XVI secolo Le trasformazioni del libro e della lettura come aspetti essenziali della nascita della cultura moderna. di Lodovica Braida, di cui ho seguito qualche lezione.
E, per andare nel dettaglio delle stampe dell’Accademia:
L’Alcibiade fanciullo a scola, di Rocco Antonio.
“Alcibiade fanciullo a scuola”, sfuggito all’Indice ma considerato l’opera piú diabolica e immorale del Seicento, all’epoca in cui fu scritto (1641) circolò in pochi esemplari anonimi e con false indicazioni di luogo e data di stampa a causa della feroce persecuzione censoria. La vicenda, ambientata nella Grecia classica, vede l’anziano Filòtimo, maestro del bell’Alcibiade, sperimentare tutta la propria scienza oratoria per convincere il giovane a concedergli le sue grazie, argomentando con un abile e pretestuoso ragionamento retorico come ciò sia cosa giusta e necessaria. Al termine del vivace confronto dialettico l’allievo accondiscende a soddisfare i sensi del suo precettore suscitando lo scandalo che condannò il libro alla “damnatio memoriae”.
Un fine oratore.
Che Torchia avrà conosciuto.
Assieme a Pallavicino e ad altri…

Rimane ancora quel Processi del S. Uffizio di Venezia contro ebrei e giudaizzanti. Vol. IX (1608-1632), fondamentalmente necessario, fondamentalmente € 78 (e fosse l’unico libro di quella fottuta casa editrice che voglio…)

Un passettino alla volta, susu.
Ora, ad esempio, andiamo a dormire quattro ore.

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