Benzin

Inauguriamo una nuova tag, perché ci diverte il politically correct.


Mal di gola.
Non da influenza o cazzo di malattie qui a intralciarmi l’esistenza.
Tra l’altro, odio le malattie fisiche.
Che mi tolgono energie, e lucidità.
È sacra la lucidità, sapete?
Permette di fare progetti, la lucidità. Di avere quadri d’insieme e quindi muovere le singole pedine. Come quei grossi ruminanti di informazioni chiamati personal computers, che gestiscono più processi assieme. Multimedialità. E fare tanti e diversi progetti di cui essere responsabili; creare belle cose, belle davvero, cose a sé stanti ed esserne felici.
Ma serve lucidità, cazzo, per fare questo.
Una forma di lucidità e discernimento preziosa e rara, che va curata come fosse un piccolo tesoro. Perché lo è, se ci intendiamo. Perché crearsi i propri piccoli imperi, con le loro regole, i loro snodi, i loro punti deboli, le loro coerenze, richiede una certa partecipazione. Bisogna averli a cuore, e saperli ordinare. Averli sempre in testa, per non fare errori. Non sei un cazzo di operativo esecutore del cazzo che deve fare la sua limitata fetta di lavoro. No, tu devi sapere cosa è giusto fare. E se sbagli, non solo hai fatto il danno, ma hai pure la colpa.

Un giorno Sna creò un personaggio che rappresentasse questo, perché così Sna vuole vivere: responsabile della propria cazzo di vita e non solo.
Sna è demodé, e pensa che il valore di una persona sia dato in gran parte dalle responsabilità che questa persona ha. Da quanto lungo è il suo braccio, da quante cose le sue mani possono cambiare. Se c’intendiamo.
Sna questo personaggio lo creò magnaccia, perché Sna infila puttane ovunque. Comunque. Esistono da sempre e per sempre esisteranno, no? Il lavoro più vecchio del mondo e via discorrendo.
Magnaccia e pure spacciatore, perché gli stupefacenti sono come le puttane. E gli stupefacenti sono mistici, pure.
Sna fece questo personaggio, lo chiamò Serge, per lui scrisse DaDa (lo so, devo aggiornare), e Serge è sacro. Se volete capire Sna, dovete capire Serge.

Quel che fa girare il cazzo a Sna è che, sì, anche senza puttane e stupefacenti venduti, sta riuscendo a creare cose di cui ha responsabilità.
Quel che fa girare il cazzo a Sna è il cazzo di stress e il multitasking estremo, e il perdere presa su alcuni progetti.
Rush in Peace, ad esempio, in cui Sna ha messo il cuoricino benché fosse un’opera dal target striminzito e con le stesse opportunità di un velocista zoppo. Ma ci aveva messo il cuore, creando qualcosa con (e lo sapeva) grandi richieste d’attenzione. Una di quelle cose che danno abbastanza aspettative da far sì che se scrivi una stronzata crolla tutto e fa un casino della madonna. Non puoi scrivere Rush in Peace per diletto nei momenti di noia, non puoi.
Poi arriva la vita e ti toglie presenza mentale. Non hai più la testa per starci dietro quanto vorresti, e ci rimani male come se fosse un rapporto umano andato a male per inerzia e stronzate.
Non è l’unica cosa, R.i.P.
E se Sna ha imparato a cavarsi fuori dal buco in cui stava, quei buchi infimi in cui i ragni vanno a infilarsi, è per non sprecare cose.

Il mal di gola è lo stesso fottuto mal di gola che mi prese una sera, l’estate scorsa, mentre ero a casa al PC in multitasking a correggere cazzo di articoli in fretta per poter scrivere Rush in Peace.
Passavo otto fottute ore al giorno lavorando per un cazzo di avvocato. Sna odia gli avvocati. Ma tanto. A Sna non stava bene sbattere via cose come R.i.P. per colpa di un avvocato, quindi comprimeva lo spazio per guadagnare tempo.
Quella sera, una tra tante particolarmente stressata, arrivò Nonna a chiedere non so quale cazzo di stronzata, e Sna aveva in mano qualcosa. Un bicchiere? Una bottiglia di coca cola? L’aveva in mano e lo stava sollevando. Sna era stressata, e aveva mal d gola, e strinse quel che aveva in mano e il piccolo cane di Sna si acquattò spaventato. E o Nonna o Mater le dissero di calmarsi. E Sna non aveva detto niente, fatto niente, era stressata, e non aveva un punching-ball contro cui sfogare tutto lo stress.

Poi Nonna crepò da un giorno all’altro e la vita si fece un po’ più complicata, ma Sna decise che non ci si fotte la vita per pessimismo, è da deboli. Sna decise che ce l’avrebbe fatta, comunque, nel senso: fatto ciò che avrebbe voluto fare.
Sna capì che non avrebbe mai potuto perdonarsi di non farcela, capite?
Che non avrebbe potuto permettersi di fallire se prima non avesse provato tutto il possibile.
Sna fece quella svolta per cui oggi può dirvi con il cuore sereno che darebbe il culo, non metaforicamente, se ciò le desse un assicurato e predeterminato quantitativo di contante.
Perché Sna odia gli sprechi.
Sna odia tutti i fottuti motivi che si possono portare per giustificare un fallimento.
Sna è intollerante, mai con voi quanto lo è con se stessa.
E odia, dio se odia, non avere la presenza mentale e la lucidità che le servono.

Sna chiamerà il suo avvocato, e si aggiornerà sulla questione assicurazione.
Sna vuole quei cazzo di soldi perché i soldi sono il potere che può permettere a Sna di studiare. Oh, Sna ama questo sistema in cui vive, meritocratico quanto un’indulgenza, in cui l’unica meritocrazia è quella il cui parametro è la sveltezza e la velocità con cui sai fottere il prossimo. Sna lo ama come ama la fiction: più trabocchetti e nemici trovi, più adrenalina sfoghi. Sna lo ama come ama la fiction: più riesci a scovare i bug del sistema e sfruttarli al fine di vincere, più ti senti figo.
Ma è poco elevante, capitemi.
È poco elevante perché ogni punto fatto è la constatazione di quanto fragile e demente sia il sistema.
Stupido e raggirabile.
Corrotto e accidioso.
Perché Sna non è un genio. Non è una persona veramente preparata per fare ciò che fa. Per questo Sna vuole – cazzo – studiare. Sna e il suo fottuto design della comunicazione, e non dover vivere raffinando il self-marketing alla ricerca del miglior lubrificante da somministrare all’altrui persona mentre gli stai infilando via retto la fiducia che deve riporre in te. Perché, è una vecchia storia, meglio metterlo che riceverlo, no? Meglio la coscienza di una figlia di troia che la coscienza di un tappetino calpestato da figli di troia. Come diceva quella frase…? Meglio regnare all’Inferno che obbedire in Paradiso…? Non che io abbia chissà quale cazzo di scettro o corona, ma al bivio ho scelto il sentiero con le fiammelle, sperando sempre non siano fuochi fatui.

Ma fa schifo, capite?
Fa schifo pensare che quando avrò almeno l’idea di uno scettro avrò ancora dentro di me la rabbia accumulata. Fa schifo pensarlo, no? Fa schifo pensare a come la parte più bassa di me vorrà far scontare goccia per goccia ogni lacrima di quella rabbia.
Ovviamente, signori, è la vita.
E ci piace così, la nostra vita.
Siamo personcine che amano lo stato di guerra, e giocare a chi ha l’armamentario più figo. Non aspettiamo altro che l’ombra di un nemico all’orizzonte per scaricare filo-americani il nostro scaricatore e dimostrare con quale astuzia siano stati scelti i proiettili.
Ci piace l’ingiustizia, perché ci permette di dimostrare quanto sappiamo invischiarcene e poi emergerne dopo averla derisa con le sue stesse armi.
Che erano anche le nostre, nello specifico.
Ci piace portare avanti l’individualismo che tanto va di moda, e farlo teatralmente perché l’immagine conta. L’individualismo ammazza la collettività, ma è figo, no? Stimiamo quei poveri cristi che dal nulla hanno costruito il proprio personale impero, eroi della stagione. Prima copertina, eroiche storie per popoli voyeaur.
Ci piace.
Ma non è deprimente pensare che qui e ora sia il territorio perfetto per far trastullare in certi biechi ed esaltati giochetti?

Sentire l’avvocato e sperare in quella cazzo di assicurazione.
Perché non voglio perdere presenza mentale perché troppo tartassata dall’idea che quello che sto facendo, le armi del sistema che sto affilando, siano pura vanitas.
Lo puoi tradurre anche come spreco.
Non mi va di sperare che il prossimo mio prossimo sia abbastanza stupido da farsi convincere dalle mie parole – perché è quelle che la gente vuole, cazzo, scritte come attestazione o a voce suadenti. Non un port-folio, no, follia!
Non mi va di accumulare amarezza a ogni passo in avanti, e sperare di provare rabbia a ogni mio fallimento perché quella mia stessa rabbia serva da propulsore alla mia ascesa.
Non per me, eh, a tratti è divertente. Molto fiction.
Ma, visto nel contesto, fa schifo.

6 comments

  1. [Come diceva quella frase…? Meglio regnare all’Inferno che obbedire in Paradiso…?]
    Better to reign in Hell than serve in Heaven, meglio regnare all’inferno che servire in paradiso. il senso era quello.

    per il resto…non voglio commentare, posso dirti di essere d’accordo su svariati punti, ma non ho il tuo pragmatismo e forse sono idealista quanto te ma in maniera diversa.
    io non darei il culo, no.
    io magari pulirei cessi, laverei piatti, scaverei fosse, cambierei pannoloni e metterei cateteri agli anziani, ma no, non darei il culo.
    mi pagherebbero una miseria, ovvio.
    dovrei affondare le mani fino ai gomiti nella merda per 5 euro (forse meno) all’ora, e mi ripeterei che devo perchè il lavoro nobilita, perchè sono una persona all’antica e vedo il sesso come un atto d’amore.
    per il resto, sono d’accordo.
    la cosa importante è che non sfrutti (sfruttare nel senso di far lavorare in modo degradante) te stessa per un’idea, non lo sopporterei.
    *smack*

    1. [la cosa importante è che non sfrutti (sfruttare nel senso di far lavorare in modo degradante) te stessa per un’idea, non lo sopporterei.]
      Ricordo una Caine frase in MSN dialogo:
      “Il problema è che ti senti in dovere verso te stessa.”
      Ci sto ancora pensando.

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