Baron Samedi

(Scritto la notte passata.)

“Sento che ne verrà un post.”

L’Angelo, oggi, tenuta elegante da lavoro in trasferta, seduto davanti al PC lavorando affinché il (fottuto) router funzionasse.
Gli ho detto che sì, ne avrei scritto; avrei scritto dell’Angelo che viene a casa mia pur stremato da giorni lavorativi massacranti per sistemarmi il computer e non per fare sesso.
Mi ha fatto la lingua, gli ho fatto la lingua.
(Ed è finita qui… Che volevate leggere, miei laidi lettori?)
Ho aggiunto che non potevo neanche istigarlo, onde evitare il distrarlo dal sacro router.
(Che poi non è riuscito a sistemare, ma son dettagli.)
Penso, ancor prima di pensare che mi deve liete ore non davanti a un PC ma preferbilmente in un letto (anche davanti al PC, webcam accesa, se pagate bene – non formalizziamoci) – dove sono quelle schiere e schiere di uomini da sessista ottica il cui unico e con tenacia perseguito obiettivo è scopare? Dove, ditemi DOVE, cazzo! Odio la legge di Murphy – ma dicevo, prima di debiti e crediti, vorrei poterlo vedere meno stanco. La voce che aveva ieri sera al telefono e la faccia che aveva oggi dal vivo erano stanche. Semplicemente stanche, letalmente stanche.
E a me, semplicemente, spiace.
(Soprattutto, quando lui dice che io ho la voce stanca, la cosa si fa inquietante.)

L’Angelo venne salvifico a metter mano al router per grazia e in onore di Baron Samedi.
Ok, ora pausa e prendere il respiro.
Prendiamoci tutti per mano e commemoriamo questo momento dando il benvenuto a Baron Samedi, che potete altresì chiamare Le Baron, e che dovrete chiamare con rispetto e umiltà.

Questo poiché Baron Samedi – il mio portatile nuovo – porta il nome dello stesso Baron Samedi per causa di cui Ula urlerà scongiurando quando gliene dirò il nome.
Ula mi dirà:
“NON DIRE IL SUO NOME, CAZZO!”
Questo perché Ula è superstizioso, e lo è con sacralità se si parla di divinità proprie della Santeria.
Se Sna ha conservato un pacchetto di Pall Mall New Orleans alla caduta della detta città, è stato anche perché nella detta città sarebbe voluta andare, a cercare germi di quella Santeria che tanto le è cara.
(Ora ci toccherà andare a Haiti.)
Le Baron, su cui Sna ha sempre trovato pochissime informazioni, è nell’iconografia tipica uno scheletro elegantemente vestito, con tuba e bastone, occhiali da sole e sigaro, sarcastico e temuto signore dei cimiteri. E’ un Loa.
… E qui dovrei darvi una serie di informazioni ricavate dalle poche informazioni su Santeria e Voodoo che ho trovato, ma – dato che il router non funziona (e per ciò domani discuterò amabilmente con l’assistenza tecnica) – mi riservo di tacere onde evitare di dirvi immani stronzate.
Posso dirvi che William Gibson, nella Trilogia dello Sprawl, parla di Loa.
Ne parla parlando di Rete.
Ne parla William Gibson colui che ha inventato il moderno concetto di Rete.
Se l’avete letto, lo avete amato o odiato – quindi, che ve ne parlo a fare?
Ricordiamo anche la peggiore sbronza della vita di Sna, in cui la suddetta, delirante e incapace di comandare il proprio corpo in quel della spiritica casa della nonna defunta di Ula, biascicava:
Ngh… I Loa mi cavalcano…
“Dai testona, smettila che mi inquieti!”
“… Ngh… I Loa…”
(Quel ragazzo è fortunato.)

Rendiamo quindi onore a LeBaron, così spoglio ora. Dopo aver fatto un disco di ripristino, l’unica aggiunta è stata Firefox – poi il router è andato a puttane, e ogni buon proposito su Spybot, OpenOffice et via dicendo è andato a fottere a sua volta.
Lo Sna Paparino le ha chiesto il favore di essere tenuto aggiornato sugli sviluppi del computer.
Esempio di aggiornamento, per farvi capire:
“Ciao! Dunque, ho fatto il disco di ripristino e…”
So che è una richiesta strana, e in verità non la capisco molto neanche io. Chiamarlo per riferirgli come sta il portatile quasi fosse un bambino. Mi sono detta che in effetti ciò che con costanza ha legato me e mio padre è proprio il computatore e annessi, dalla mia nascita a oggi inseparabile compagno. LeBaron è stato acquistato dallo stesso tecnico che ha venduto il primo PC a mio padre, e tutti i seguenti computatori su cui io sono cresciuta.
Non sono mai riuscita a farmi insegnare dal paparino come siano le viscere di un PC, causa la sua (e oggi anche mia) dannata abitudine di reputare deficiente chi non comprende cose per lui scontate – e forse, vedendomi lui oggi così addentrata, rivede sé.
Boh.

Per la cronaca, il workshop con Magneto è rinviato a settimana prossima – il che è un bene, visto come sta messa la mia rete.
E’ stata una giornata pesante, tra il vedere rimandata la conoscenza di Maya e l’inizio di un lavoro; tra l’avere il capo che richiede la correzione degli articoli mentre tu ripeschi il modem; tra lo spostare mobili per fare spazio ad altri cassetti vicino alla scrivania, ove travasare periferiche e supporti.
Mater dovrà scusarmi per il mio poco docile umore di stasera (poco docile: all’erta ogni secondo e pugni a muri seguiti da imprecazioni), e ancor più dovranno scusarmi Micio e Diana – che sono bestie, e sentono molto più nitidamente l’incazzatura di una persona, senza poter capire che non a loro è indirizzata.
E’ guardando alle due bestie che spesso rifletto, e mi domando come possa una persona tollerarmi. Io che preventivo così poco tempo per coccole, io scorbutico esserino placido finché ha i propri, esponenziali, controllati spazi. Non a caso, mi spiaceva ai tempi per Nonna come ora mi spiace per le due bestie: creature destinate a vivere con me e che hanno/avevano nella sottoscritta il punto di riferimento affettivo.
(Non mi consiglierei al mio peggior nemico, a volte.)

Sfoglio la rubrica del cellulare e guardo al numero e alla mail del Nostalgico Artista (vedesi post di qualche giorno fa), segnati a metà scalinata, all’ultimo, prima di rientrare nelle rispettive stanze.
Guardo, e penso a lui in piedi sigaro in mano, mezzanotte passata all’esterno di un albergo per anziani, lui a parlarmi della solitudine di giornate passate in studio senza parlare con nessuno.
Ti dici che tutto passa, anche gli stati esistenziali.
Penso a lui e al figlio di cui mi ha accennato, ai quarantré anni di vita vissuti – il doppio dei miei – e quel modo di parlarmi di sé, aprendo un varco di comunicazione in cui la mia non-esperienza non mi ha posto nel ruolo di osservatrice non coinvolta.
Ero lì.
E ho riflettuto tanto, quella sera e quella notte.
Sarei partita subito, andata nel suo studio sul mare con vetrata infinita; sarei partita rincorrendo la percezione di una connessione tra due persone, tra il dentro di due persone.
Non credo di stare parlando di qualcosa di eclatante o unico – non è eclatante trascinare qualcuno ad attardarsi fino a ora tarda, costringendosi a vicenda a dimostrarsi interessati – non è eclatante provare quella sensazione di vicinanza, tipica se hai bevuto.
Mi sono (volutamente) abituata a fare cose simili, forse per dimostrarmi di poterlo fare.
Mi sono anestetizzata.
Quello che in quella sera era diverso era in me. Era una scintilla rimasta accesa abbastanza a lungo da non farmi pensare che, in fondo, non eravamo altro che due esseri umani che con speranza si trascinano uno verso l’altro. Non ho pensato che è bello e facile parlare e attardarsi con una persona che non si conosce.
Ho pensato che avrei voluto essere sul mare, nello studio, poi a piedi nudi sulla sabbia e avere lui che mi travasava i segreti di mare che a sua volta aveva travasato in lui suo nonno (o padre?). Informazioni in entrata prive di utilità, pillole di salsedine. Farsi schiaffeggiare dalle onde in compagnia di una persona che nell’acqua salata ha immerso le mani per lasciarvele, e dipinge sulla sabbia.

Andrò a trovarlo, se sarà fattibile. Sì, credo andrò.

Nel frattempo, ripenso all’ultimo post sull’A.D.1630. Non mi ero, per così dire, per un cazzo resa conto di aver avviato tanti sottoprogetti. O_o
Beh, miei tenaci e anche un po’ masochisti lettori, non vi ringrazierò per l’ennesima volta, vi sarete rotti i coglioni di ringraziamenti da parte mia, ma lasciatemi essere la stagionata checca che sono e fatemi condividere con voi il momento di emozione e commozione.

… Comunque, per tornare al pragmatismo e al mio giovane e ignorante presente,
Nulla di eclatante, su cui fare post per sciorinarvi chicche storiche interessanti… Sto studiando e riassumendo cento secoli di storie di regni&simili, facendo schemi e glossari di parole potenzialmente richiamabili.
Ad esempio, i moriscos definivano l’Inquisizione el tribunal del Diablo – piccola chicca pittoresca, e meno pittoresco ma più interessante è vedere che tra i perseguitati dal tribunal del Diablo erano gli alumbrados, mistici un po’ troppo eclatanti, un po’ troppo fanatici, tendenti all’eresia (Ignacio di Loyola, fondatore dei gesuiti, fu tacciato d’esserlo – eh, i gesuiti…).
La Spagna la studiamo poiché boia del Portogallo – e il nostro Giovane Portoghese Nogueira indovinate da dove viene; difficile, nevvero? – del Portogallo si potrebbe dire di una figura di Re-Messiah tanto sentita dal popolo. E la studiamo poi perché non si può, in piena Controriforma, non studiare la Cattolicissima Spagna.
Non vi tedierò oltre con queste informazioni di repertorio, e di come poi verrà l’Inghilterra e poi finalmente la Francia – so dirvi che non vedo l’ora di sapere abbastanza del regno di Richelieu per potermi mettere a studiare nel dettaglio le vicende del Nogueira.
Per dio (e per il Torchia), ho ricostruito la scalata sociale di un veneziano spietato ma non eccezionalmente arrivista, non voglio immaginare cosa arriverò a costruire per un Giovane Portoghese arrivista e machiavellico.
Nel frattempo, mi ricordo che non ho ancora letto del Principe Machiavelliano.
Nel frattempo, leggo la Bibbia (per scrivere come vorrei scrivere dovrei saperla a memoria, la Bibbia, in latino – prenderò un collaboratore).
Nel frattempo, vorrei tempo e un monastero in cui rinchiudermi a leggere l’intera historia del concilio tridentino di Paolo Sarpi (800 pagine di storiografia aulica). Torchia l’ha fatto, eh. Il fatto che lo pagassero per farlo e che nelle pause avesse una cortigiana con referenze a coccolarlo è, credo, un mero dettaglio (…).

L’unico problema con Torchia, al momento, è che per ricostruirne la vicenda mi sono pesantemente immedesimata – al contempo, delineandolo, mi sono resa conto che vira personalmente verso la mia personalissima (una delle mie personalissime) persone ideali, il che mi crea qualche problema di narcisismo – ma soprattutto mi richiama la consapevolezza che il Torchia, per Dio, è mio personalissimo simbolo di come le vicende possano rovinare l’umanità di qualcuno.
Ma è così tremendamente commovente il modo in cui si abbandona a Donna Camilla…

21 comments

  1. Nel frattempo, ripenso all’ultimo post sull’A.D.1630. Non mi ero, per così dire, per un cazzo resa conto di aver avviato tanti sottoprogetti. O_o

    e sono tutti interessanti!

    Per dio (e per il Torchia), ho ricostruito la scalata sociale di un veneziano spietato ma non eccezionalmente arrivista, non voglio immaginare cosa arriverò a costruire per un Giovane Portoghese arrivista e machiavellico.

    hihihi! io invece sono curiosa di leggere^_-

        1. a proposito come sta il mio protetto???

          … leggo sotto…

          perché non hai fatto latino? Pensavo venissi da un liceo…

          La bibbia la conosco un po’, ma non in latino… ma tu non sei mai andata a catechismo?
          Io non faccio testo perché, come dicevo alla mamma di Gabriele, ho studiato otto anni dai francescani.

        2. Il protetto esercita la gola per i suoi concerti da non-castrato.

          [perché non hai fatto latino? Pensavo venissi da un liceo…]
          Ja.
          Artistico.
          Ora mi credi quando ti dico che non ho ben presente che sia una subordinata?

          [La bibbia la conosco un po’, ma non in latino… ma tu non sei mai andata a catechismo? ]
          Battezzata e basta. Famiglia laica mi ha dato libertà di scelta. 🙂

          [Io non faccio testo perché, come dicevo alla mamma di Gabriele, ho studiato otto anni dai francescani.]
          O_O

        3. cos’è quell’ltima faccetta eh????

          OT
          sì, adesso faccio anche gli OT, ma ieri notte svegliandomi da un sogno che non ricordo, mi è sorto un dubbio: Torchia & co. sono tutti personaggi fittizzi, ma se un contemporaneo, sempre fittizzio, decidesse di andare a Venezia e mettersi sulle tracce di questo passato, cosa troverebbe?
          Il palazzo sarebbe accessibile? Ci sarebbero carte da consultare? Quari o incisioni che lo rappresentano? Potrebbe ancora sfiorare oggetti che sono stati toccati secoli prima dalle mani dello stesso Torchia?

        4. Francescana 😛

          Nel mio (ideale) progetto l’unica cosa fittizia e palesemente contro la realtà storica sono i soli protagonisti.
          “Torchia”, ad esempio. Non ho controllato se ne esistesse uno, ma non credo.
          Di contro, è possibile trovare tutto ciò che concerne la sua professione: Palazzo Ducale, il Fontico dei Tedeschi, la Cancelleria. Io stessa devo ancora girarmi Palazzo Ducale per toccare con mano. :9
          In un vecchio pezzo, quello su Rialto, parlo della statua del “gobbetto” che lì stava – e che sta lì tuttora, puoi andare a salutarla.
          Parlerò di molte cose che si potrà andare a salutare: la sede dell’Accademia degli Incogniti, ad esempio, il cui palazzo esiste a tutt’oggi (S. Maria Formosa).
          I Corner esistevano, e non dubito esistano nei musei oggetti appartenuti a parenti del nostro Nicola – che è invenzione storica, ma non quel suo cugino che sta in Consiglio dei Pregadi mentre Giovanni Corner è doge.
          La chiusura del romanzo, per quel che concerne Venezia, presenterà la Basilica di Santa Maria della Salute: è lì, lì dal 1630 a oggi.
          È questo il bello di Venezia…

          E vedrò, se riesco, di essere altrettanto dettagliata con il Nogueira.

        5. **”Torchia”, ad esempio. Non ho controllato se ne esistesse uno, ma non credo.**

          guarda che hai controllato! avevi fatto un post dicendo che non lo avevi trovato… ne sono sicura al 99,9%

          **E vedrò, se riesco, di essere altrettanto dettagliata con il Nogueira.**

          Tu ne dubiti? Io no^_-
          tnx

        6. [guarda che hai controllato! avevi fatto un post dicendo che non lo avevi trovato… ne sono sicura al 99,9%]
          XD
          Mi fido.
          Non ho memoria.
          XD

          [Tu ne dubiti? Io no^_-]
          Spero che le fonti aiutino. T_T

  2. [Nel frattempo, leggo la Bibbia (per scrivere come vorrei scrivere dovrei saperla a memoria, la Bibbia, in latino – prenderò un collaboratore).]

    Io, io! Io sò il latino! (Bhè, lo sò da sette e da studente di terza liceo scientifico, lo so dal latino all’italiano e non viceversa, ma lo so un po’, per Diana!)

      1. No, ma a differenza di te ho fatto circa otto anni di catechismo e casa-chiesa la domenica. E alcune cose le ricordo, trite e ritrite dalla Messa, pezzi dei Vangeli più che altro.

        1. Cazzo dovevo fare? XD era la cosa migliore non-yaoi che mi concernesse… (ma poi a me piacciono i tuoi avatar: Speculum e Quolet li trovo meravigliosi…)

    1. Ah ecco, stavo per dirti:
      “Chiunque tu sia, va bene.” 😛
      Sì, va bene.
      Mi stranisce sempre più sentire gli auguri quest’anno, sento le festività sempre meno.
      A te come va?

  3. amu, gio sa il latino.
    gio sa il latino da 8 al berchet di milano.
    e anche mia madre sa il latino.
    lo sa come lo sa una latinista laureata.
    se dovesse servire, chiederò ad entrambi se possono/vogliono darti una mano.

    1. In effetti non avevo pensato a quell’enciclopedia che tua madre è. o_o
      Niente contro Gio, ma in tua madre posso forse trovare anche una persona che sappia citarmi la Bibbia a dovere. (Se poi usasse un PC sarebbe anche meglio. :9)
      Io pensavo di ricercare qualche esperto specifico nel settore da convincere con qualche moina retorica.
      (Tipo, andare da Erri de Luca e dirgli:
      «Io parlo della tua traduzione dell’Ecclesiaste in cui metti “spreco” anziché “vanità” e tu mi aiuti.»
      :P)
      Non è per un cazzo semplice. :/

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