Legàmi

Legàmi
31 marzo – 2 maggio 2007
Inaugurazione sabato 31 marzo – Museo Basilica, ore 16.00

[…]

2007.04.01
02:30:34 A.M.

Te stessa nello specchio.
Verticale, a due metri dal letto in cui dovresti dormire.
Dovresti.
(Particelle di condizionale infinito nell’aria.)
La penna scivola saccente sul taccuino.
Sulla pagina precedente: la dedica dell’artista di cui sei venuta a vedere la mostra.
Indossi i pantaloni con cui sei venuta fin qui – qui: Clusone: sperduto paesino infossato in una valle.
(Lavoro.)
Il velluto dei pantaloni sfrega contro la pelle nuda.
La dedica recita: A Serena, per venire a Rimini.
L’artista ha disegnato una delle automobili dopoguerra che appaiono nei suoi quadri.
Ti sei attardata, con l’artista, fino all’una di notte – vi siete attardati fuori dall’hotel fumando sigarette e sigaro, discutendo di arte, comunicazione e vita.
Hai rischiato di baciare un quarantatreenne: l’artista.
Anche se non è bello, anche se lo vedi come un bambino perso nei romagnoli ricordi d’infanzia.
L’hai fatto ridere, attardare con te.
Sulle scale dell’albergo vi siete fermati, a metà esatta tra i due piani, interstizio tra scalini, scambiandovi numeri di cellulare e poi continuando sottovoce a chiaccherare.

Ti guardi allo specchio e taglienti ciocche rosse tagliano il tuo volto. Il velluto dei pantaloni tira sulle ginocchia, la maglia nera copre le spalle, i tuoi occhi dicono che sanno – e tu vorresti ignorare tutto ciò che sanno, e dormire. Dormireebasta. Come l’angioletto che ha boccoli come i tuoi.

Una calda stanza d’albergo, e la difficoltà di dormire con un putto venefico che ti guarda dallo specchio.
In auto, sullo specchietto una scritta diceva:

Objects in mirror are closer than they appear.

Solo oggi hai realizzato fosse un consiglio per automobilisti. Credevi fosse un sagace memento mori.
La Rossa ti guarda nello specchio e ti vuole.
Vorresti fosse domattina e parlare con il nostalgico artista del suo studio con un’infinita parete a vetrate.
In cui, se vorrai, andrai.
E sdraiarti e lasciare che il sole del mattino baci il nudo corpo e i riccioli taglienti.


Ora.

Le trasferte mi fanno male.
(Capo suggerisce di aprire P.IVA e scaricare così le spese. Non che io abbia speso per la trasferta. Ma se io avessi speso, potrei scaricare. Perché tutti mi suggeriscono cose diverse?!)
Oggi ho fatto ridere eredhikr raccontandole della serata di ieri. Di una Sna che per diletto e sfida con se stessa è scesa nella sala ristorante con una sottile maglia rosa antico, con dell’ombretto rosa (ARGH! Ombretto. Rosa.) e con degli orecchini (l’unica cosa che riesce a rendere il mio snob volto ancora più snob).
Ho detto a Eredhikr che sto diventando una checca.
Mi ha detto che è da un mese che lo dico.
Ha aggiunto che mi farò crescere le unghie solo per gridare isterica che me ne si è rotta una, e ha riso.
Stronzate a parte (anche se, a ben vedere, stronzate a parte di questo LJ rimarrebbe ben poco), il sabato pseudo-lavoratico ipoteticamente noioso si è rivelato interessante.
La mostra era in un luogo splendido, motivo per cui ho poi rapito l’assessore alla cultura che me lo ha fatto girare raccontandomene la storia, e parlandomi della storia di Clusone (sto collezionando frammenti di storia delle città attorno al 1630).
La cena è stata ovviamente deliziosa, e una buona dose di stronzate partorite dalla mia bocca mi ha fatto sentire utile mentre i vicini di tavolo ascoltavano o ridevano o annuivano o si inserivano. (Ho un piccolo rimorso di coscienza nei confronti del fiorista, seduto davanti a me, per cui avrei dovuto attenuare la mia simpatia nel momento in cui ho compreso che gli piacevo. Per fare una frittata etc etc… Pinocchio ha schiacciato il grillo parlante, io sto cercando di sedurlo per farlo avvicinare quanto basta per ingoiarlo.) Gianni ha potenziato il tutto con la sua cultura di giornalista-che-cerca-di-sventare-i-segreti-del-governo.
Poi l’artista, perché – diciamolo – in una cazzo di città sperduta che alla fine è un paese, alla cena post-inaugurazione di una mostra, l’unica persona interessante con cui parlare è l’artista.
E mi ha fatto piacere discutere di arte, comunicazione e vita. Mi ha fatto dire che finché nella vita ti trovi a discutere della stessa con persone che ti fanno sentire meno sola nella ricerca, va tutto ok. Mi ha fatto sorridere il suo tenue dire della solitudine di uno studio, della mancanza di semplice interazione verbale. Avrei voluto aprire una porta e presentargli persone, piccola magia per piccola grande serata.

A discapito delle malelingue, e delle glaciali occhiate che mi hanno lanciato, in ordine, la curatrice della mostra, la critica e quella che credo sia la ragazza dell’artista, mi sono svegliata alle otto, pimpante e allegra, e ho fatto colazione (Sna non fa mai colazione, quindi è un evento lieto).
Mi piacerebbe, sì, visitare Rimini e guardare il mondo da una parete infinita fatta di vetrate.
Se avrò il tempo…

Mi piace – e ciò è sommamente importante – avere prova di come io riesca a trovare persone interessanti. E’ questo a rendermi la grata Sna che sono, ed è questa gratitudine di cui sono felice. L’importanza dell’avere cose per cui ringraziare.
L’importanza d’imparare a conquistarsi cose per cui ringraziare.

4 comments

    1. Ieri ho fatto un test che suonava come:
      “Che posizione sessuale M4M sei?”
      È uscito un tizio che se lo succhiava. T_T

      (Grazie Om.)
      (Poi ci accordiamo per i turni per l’uso dell’idromassaggio, eh.)
      (Attenta che se non ne esco soddisfatta strillo isterica, eh.)

  1. *Pinocchio ha schiacciato il grillo parlante, io sto cercando di sedurlo per farlo avvicinare quanto basta per ingoiarlo.*

    … GLOM.
    (Sono consapevole del ventaglio di possibili sensi di questo commento, sì).

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