Jan di Leida

Münster, 13 gennaio 1534, sera

– Buon Dio, amici, se la fede degli abitanti di Münster è prosperosa come le tette delle sue donne allora non sono mai stato in un luogo così vicino al paradiso!

Jan di Leida affonda il viso eccitato nel grandioso seno della sua prima ammiratrice münsterita. Le sue parole sono la miccia per la risata di Knipperdolling.
– E non hai mai visto la spanna abbondante del capo delle gilde cittadine, – gli ribatte quello con poca modestia dopo alcuni vani tentativi di articolare una frase comprensibile.
– Una spanna, amico Berndt? – domanda Jan con una punta di sarcasmo. – Allora gli indigeni delle Americhe ci sono davanti nel Regno dei Cieli!
– Che intendi dire? – chiede Knipperdolling incuriosito mentre slaccia il busto della sua dama.
– Ah, lascia perdere, amico. Non vorrei ferirti nell’orgoglio.
Un cuscino centra Jan in piena faccia. Le due donne sghignazzano divertite e ripagano i loro cavalieri con un crescendo di attenzioni.
La ragazza che si prende cura di me non bada alle chiacchiere, non perde tempo. Due o tre baci sulle labbra, poi va giù con la testa a occuparsi del resto. Sono riuscito appena a capire il suo nome e ho fatto pure in tempo a dimenticarlo.
Knipperdolling intanto sguazza pesante tra le coperte. Tenta di girarsi a sedere senza staccarsi dalla sua amica, ma la pancia gli crea qualche problema.
– Ehi, Jan, tu che sei del mestiere, conosci qualche posizione comoda per noi altri un po’ bassi di torace?
– Eh, amico Berndt, non saprei dire. Però posso raccontarti di quando lavoravo con la puttana piú grassa d’Europa. Non puoi immaginare quanti clienti aveva quella troia!
– Dai! Ma quanto era grassa?
– Guarda, una cicciona schifosa. Però a quelli come te piaceva un sacco.
– In che senso?
Jan stringe le labbra e stritola fra le mani le tette della bionda. La voce gli esce piú acuta del solito: – Sì, Matilda, la tua ciccia mi fa godere. Le magre no, perché sono un trippone.
– Ma vaffanculo!
– Te lo giuro! Tutti ci stavano: anche solo per poter dire di essersi fatti una che ce ne volevano cinque per sollevarla.
Un bacio aggressivo zittisce Knipperdolling. Per parte mia non ho bisogno di un simile bavaglio. Mezzo sdraiato per terra, con la nuca appoggiata al muro e una ragazza che mi inghiotte lentamente, ho perso già da tempo la parola.
Jan adesso è mezzo soffocato dalla procace compagna. Si direbbe sia riuscita nell’impresa di farlo tacere.
Cosí, è nel silenzio generale che Knipperdolling comincia a emettere un sordo, ansimante, definitivo muggito.
– Tagli sempre il traguardo così in fretta, amico Berndt? – lo interroga Jan con il solito ghigno. – Ho il rimedio che fa al caso tuo. Fai bollire delle cipolle nell’acqua e quando è fredda te lo sciacqui lì dentro -. Agita le mani per aria. – Infallibile, te lo garantisco io. Altrimenti, se passi da Leida, chiedi di Hélène. Lavorava per me: è l’unica puttana che conosco che riesce a farti godere senza venire mai.
– E come fa?
– Non ne ho idea, ma ci riesce davvero. Pensa che me la facevo pagare a ore e dovevo fare persino le prenotazioni. Ti dico: una volta venne uno che voleva farsi una sveltina, mi spiego? Lei invece pensava di doverlo far star lí per almeno un’oretta. Il tipo pare che spingesse come un dannato, però niente. Dopo un po’ si è innervosito di brutto. Ha tirato fuori il coltello e me l’ha sfregiata, mi spiego? Naturalmente è stata l’ultima cosa che ha fatto in vita sua. Cioè, cazzo, rovinarmi un capitale del genere!
Knipperdolling scosta i capelli della sua bella dal faccione sudato e guarda in direzione di Jan: – Merda! – è il suo unico commento.
Mi esce una risatina, ma non ho la forza per illustrargli la strana abitudine del nostro attore: quando racconta una balla non riesce mai a trattenere quel «mi spiego?». È un metodo infallibile per fare la tara ai suoi aneddoti.
Knipperdolling ora non vuole lasciarsi sfuggire nessuna delle storie dell’amico magnaccia: – Cos’è che dicevi prima sugli indigeni delle Indie?
– Quando?
– Prima, no? La storia che ci sono davanti nel Regno dei Cieli!
– Oh, niente. Me l’ha detto un marinaio mio cliente che è stato laggiù. Là sono molto più bassi di noi, però hanno un batacchio così. E se ti può interessare, un altro cliente che è stato in Africa, mi ha detto che là si circoncidono perché alle donne piace molto di più.
– Quei fetenti dei Giudei! Allora è sicuro che anche loro lo fanno per quel motivo, altro che popolo eletto.
Ormai anche Jan è arrivato alla fine. L’accenno a Israele lo eccita ancora di più. Alza le braccia al cielo e non si trattiene: – Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa!
Pronuncia l’ultima vocale come un lungo lamento, mentre lentamente si lascia andare sul letto.
Se lo conosco bene non parlerà più.
Pochi minuti ed è di nuovo in sella. Non lo conosco poi così bene.
– Signori, signore, amici tutti, por favor -. Nudo, braccia larghe, in ginocchio sul letto. – Alcune istruzioni prima, o richieste se vi pare: tu, amico Berndt, hai forse intenzione di uccidermi per arsura, porco bottegaio taccagno, è forse così? Perché allora su di te ricadranno…
– Eh sì, sì, eccheccazzo, vado, vado subito, ma, ma tu fai paura, bevi come una cisterna, non mi ero accorto… – La pancia di Knipperdolling traballa verso la stanza accanto.
– Ecco bravo, bravoo! – applaude fragorosamente. – E tu, amica, mia devota puttana santa, continua a trastullare il divino aspersorio che ho tra le gambe, mentre il Santo Pappone vi racconta la storia delle sue nobili origini. Sì, brava, sì.
Knipperdolling rientra con tre bottiglie di acquavite e un sorriso ebete stampato sulla faccia che gli si spegne quando si accorge che la sua signora affonda ormai completamente la faccia nel culo di Jan.
– Bene, sono pronto, anzi no. Gert! Gert, c’è qualcuno lì? Sei sicuro che la signorina non te l’abbia sciolto del tutto? È un’ora che ce l’ha in bocca, così rischia di soffocare!
– Cagati addosso! – è la mia risposta.
– Eh no, mio caro, non sarebbe il caso, anche per il bene di Madama Baciamilculo qua sotto. Ma adesso basta, un po’ di attenzione, por favor!
Knipperdolling non è molto convinto, fa per buttarsi goffamente nella mischia di carne e guadagnare posizione.
– Mia madre era un’immigrata tedesca, nubile. Si fece prendere in un fosso dal vecchio Schulze Bockel, gran sottaniere dell’Aja, e mi mise al mondo col nome di Johann, in olandese Jan. A sedici anni mi sono imbarcato su un mercantile: Inghilterra… Fiandre, Portogallo… Lubecca… poi il nostromo cominciò ad avere delle attenzioni particolari per me. Una notte durante una burrasca gli spaccai la testa con un remo e lo buttai fuori bordo. Due giorni dopo sbarcai a Leida infilandomi nel letto di sua moglie. Ho consolato la vedova per un paio d’anni, vissuto in casa sua e ricavato un gruzzoletto dalle sue riserve. La signora mi trovò lavoro come sarto: diceva che ero tagliato per quel mestiere, non so cosa glielo facesse credere, non ho mai avuto voglia di fare un cazzo. Gran puttanone era: aveva perso un marito grasso e beone in cambio di un meraviglioso ventenne… Ma la mia vera vocazione era un’altra, non volevo rompermi la schiena a lavorare per tutta la vita, ero chiamato a qualcosa di meglio, di più alto e spirituale, fare l’attore, scrivere versi, dovevo mollare la vecchia bagascia… vivere la mia vita… sì. Dov’ero rimasto, ah sì, quando piantai la vedova e aprii la mia taverna… un postribolo di gran lusso, buoni guadagni e poche grane. Allietavo i clienti declamando le mie strofe, prima che le ragazze si occupassero di loro. Una volta ho anche recitato in una chiesa, passi del Vecchio Testamento a memoria, mica cazzi. La Camera dei Retori mi ha fatto membro onorario. Sapete, erano assidui frequentatori del mio casino e gli praticavo degli sconti eccezionali, tariffe di favore. Ero più vicino io a Dio in mezzo alle mie puttane che tutti quei letterati con la puzza sotto il naso e che poi venivano a farsi trattare i piselli da loro!
Un giorno arrivano al mio bordello due viandanti inviatimi da Dio. Uno è Jan Matthys e l’altro è quello che Inge sta massacrando sul tappeto. Gert, sei ancora vivo? E mi fanno: «Jan di Leida, il Signore ha bisogno di te, molla tutto e seguici».
– E tu l’hai fatto…
– Certo, perché sentivo che era la cosa giusta da fare, il mio destino, cazzo, Dio mi ha parlato e ha detto: «Jan, bastardosciupafemmine, ti ho cacato sulla terra per un motivo, non perché ti rotolassi nel fango e negli umori per tutta la vita! Alzati e segui questi uomini, c’è un lavoro da compiere». Ed eccoci qui a ricevere il tuo comitato di benvenuto. E il nostro ringraziamento, amico Berndt, ti seguirà fino in cielo, dove riceverai quel che meriti!
Knipperdolling sghignazza con le mani sui coglioni: – Col cazzo, menagramo, col cazzo, ma ascolta, davvero prima dicevi quella cosa degli indigeni lì, dai, è una stronzata.
– Lungo un braccio, Berndt, lungo un braccio.
Knipperdolling si incupisce. Jan tracanna dalla bottiglia lasciandosi cadere lungo disteso sul letto. Comincia a blaterare: – Chi sono? Indovinate, chi sono?
Silenzio.
– Dai, dai, è facile -. Prende un lembo del lenzuolo con due dita e comincia lentamente a coprirsi: – Chi sono?
– Un ubriaco perso.
Si tira su, serissimo, avvolto nel lenzuolo: – Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli! – Un urlo verso Knipperdolling: – Chi sono?!
Il capo delle gilde mi guarda sgomento, visibilmente impaurito.
Sto per rassicurarlo quando Inge solleva il capo, si gira verso Jan e dice: – Noè.


Capitolo 25 di Q.
Leggetevelo.
Io tempo fa l’ho letto tutto al telefono a florachan, esultando come una bimbetta.
Al momento sto leggendo Kristus, romanzo-biografia di Jan di Leida, e mi è tornato alla mente questo capitolo di Q.

Sna è in fase ossessiva-idolatrante nei confronti del personaggio storico, Jan di Leida, al di là di tutte le succulenti stronzate che il multi-user ID Luther Blissett possa scriverci a riguardo.
Leggo quel tomone cercando di andare oltre alla personale visione dell’autore – rileggo Q cercando di andare oltre alla sublime ottica degli autori.
Non so cosa sto cercando.
Ma Jan di Leida è abbastanza eroe e abbastanza umano da poter essere assiso nel mio momentaneo tempietto.
Non lo so perché.
Ma avere quel libro, su quel personaggio storico, come libro da leggere prima di dormire è una nutrita fonte di compiacimento.

Q mi ha in qualche modo proiettato nella storia. Non quella dei grandi nomi vincitori, ma nella ricerca della piccola storia, del quotidiano passato, di cosa oggi sia diverso da ciò che era ieri al di là degli eroi blasonati.
Jan di Leida – non lo so perché – sembra essere rimasto uomo nel suo essere stato un eroe.

(Q è liberamente e legalmente scaricabile qui.)

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