Blue.

Gimme time.

Con una casella di posta con 13 mail, di cui troppe su 13 rilevanti e impegnative.
Con un articolo da trascrivere, e… e…
… E vada tutto un attimo a fare in culo, consideriamo stasera come parte dei due giorni relax.

In Sudtirolo, come accennato.
In una minisuite in cui c’è esattamente quella temperatura che ti permette di girare nudo senza patire né caldo né freddo.

Partecipe forse il secco calore di quella sauna che ti ha scavato nei pori, del bagno turco che ti ha massaggiato dall’interno, dell’idromassaggio che ti ha avvolto sussurrando:
Sono la tua meritata pausa di piacere.

Dobbiamo ringraziare l’Angelo, che non smentisce il serafico soprannome. Rotolarsi in acqua prendendosi in giro con battute più o meno veritiere è stato uno degli attimi in cui ho potuto toccare con mano una delle cose in cui credo: libero, rilassante, stimolante rapportarsi umano.
L’Angelo è, dovete sapere, una persona di cui si dice non abbia tatto. Pare in effetti peccare di ciò che socialmente funge da cuscinetto: quel filtro tra pensiero puro e parola pronunciata.
Amo questa limpidezza, benché la si possa tacciare di incapacità di mediazione.
Trovo rassicurante e quasi arcadica questa limpidezza di cui si dovrebbe dire che viene da un certo impaccio, mentre credo sia, semplicemente, spontanea.
Ho pensato, mentre lo prendevo in giro emulando i toni di un cliché troione slavo da portarsi in hotel, mentre ci facevamo linguacce scommettendo chi fosse, tra i due, il più fortunato ad avere, lì, la compagnia dell’altro – ho pensato che è tremendamente ingiusto che una persona come lui abbia il grave problema di salute che ha.
Ho pensato, emulando di essere il cliché troione slavo che si struscia in acqua come in un film di serie B, pensando che vorrei saperlo finalmente trovare una persona da desiderare nel modo in cui vuole desiderarla – come io egualmente desidero di poter desiderare qualcuno in quel certo entusiasmante modo (anche più qualcuno, non formalizziamoci) – ho pensato che il suo cuore andrebbe aperto perché il mondo lo veda e contempli cosa è possibile per l’essere umano in quanto bestia sociale, in quanto ricchezza umana.
L’ho pensato semplicemente perché sono egocentrica, lo sapete.
E, da essere egocentrico, mi sono resa conto che se dovessi perdere questa persona piangerei.
Forse è scontato, anzi, sicuramente lo è. Quando tieni a qualcuno non lo vuoi perdere.. Lo so, è scontato, ma devo avere una concezione tutta mia della questione, per cui se mi figuro la perdita delle persone a cui tengo giungo in fretta alla conclusione: “Ciò che è, è.” Fatalismo imbattibile. Mi si dà dell’esserino zen, a volte, e credo che ciò dipenda da cose di questo genere.
Ma il mio fatalismo zen è andato un attimo in stand-by mentre, a cena, ho pensato a quanto vorrei vedere questo Angelo realizzato e ho provato un attimo di magone al pensiero che lui, ciò che vuole conquistare nella vita, ciò che desidero conquisti, possa non essere.

Non è un pensiero produttivo – non è produttivo scriverlo, perché non porta da nessuna parte, non è neanche l’incipit di un ragionamento – ma sono ancora in vacanza, stasera – non è un pensiero felice.
È un pensiero, e non ho voluto accantonarlo in un angolo come avrei potuto fare.
Mi ha costretto, in qualche modo, a guardarmi dentro.
Quel che mi ha dato – quel che l’Angelo mi dà con la sua presenza – è la volontà di poter trasmettere la volontà che lui trasmette. Non credo di poter, né voler, anelare alla sua genuinità – sono una persona diversa, con ideali diversi, con ricerche personali diverse…
Ma Dio e l’importanza di una persona che riesce con la sua esistenza a trasmettere tanta vita

Ne ho parlato a volte con la Zia, sì detta la Sciamana, o la Donna-Medicina, quella donna di cui riconosco l’autorità spirituale (cosa non scontata per l’arrogante essere ch’io sono), quella che stasera mi ha steso su un letto e massaggiato leggendomi dentro.
Con lei ho parlato della proprietà spirituale dell’Angelo, quel carisma che fa di una persona un mistico inconsapevole.


Questa mattina, mentre lui lavorava al sistema d’allarme per cui è avvenuta questa trasferta, ho preso le mie stanche natiche e ho seguito un cartello.
Sfondo marrone, Castel prima di un nome proprio, e montagne sullo sfondo che non ti permettono di indovinare fra quanto sarai arrivato.
Ho goduto della fatica di perseguire un percorso che tu hai scelto, fatica che adoro come una droga. Te la pompi nel sangue, una, due volte; quando comincia a entrarti in circolo, adrenalinica, sbarri gli occhi e la insegui.
Ho riguardato questa foto fatta questa mattina e che, a differenza dell’altra, non è stata modificata nei colori.
La guardo e mi stupisco dell’assoluto blu in cui ho camminato alle otto di questa mattina, inconsapevole, mal procedendo con suole lisce su un acciottolato. Ha un che di onirico il modo in cui quel blu vira, non trovate? Per questo stavolta, benché il post sia lungo e le immagini occupino spazio, vi propino tutto senza tagli. Vorrei aprire un cuore e mostrarne i colori.

Voglio contemplare con voi come a volte si possa camminare nell’azzurro senza neanche rendersene conto.

6 comments

  1. Voglio contemplare con voi come a volte si possa camminare nell’azzurro senza neanche rendersene conto.

    Camminare nell’azzurro con un ragazzo che sembra in tutto e per tutto il Principe Azzurro… fa pensare a un bel sogno o una bella fiaba.

    1. Nell’azzurro ho camminato da sola, lui stava lavorando al sistema d’allarme.
      (E qui ci starebbe bene un gne gne gne a lui, ma non credo che scarpinare per quaranta minuti a piedi per vedere un castello sia più rilassante, quindi me ne sto zitta che è meglio.)

      [Camminare nell’azzurro con un ragazzo che sembra in tutto e per tutto il Principe Azzurro… fa pensare a un bel sogno o una bella fiaba.]
      Era una pausa che ci voleva, decisamente.
      Sto raffinando l’arte di godersi le piccole cose della vita. E anche quelle non piccole, dai.

      L’aneddoto mancante, che ho evitato per non coprire di ridicolo il post, che voleva essere sul serio-andante…

      Io e lui nella doccia, a me cade veramente la saponetta, e finalmente, dopo ANNI in cui ho letto e sentito dire questa frase, ho potuto domandare:
      “Mi è caduta la saponetta. Me la raccogli?”
      Poi ho riso come una deficiente, ma ciò è secondario. :9

      1. Ricordo l’avviso in piscina prima di entrare nelle docce: “Vietato portare saponette” avevo sempre pensato che fosse per evitare di scivolarci sù. =P Ci sarebbe da preoccuparsi anche nelle docce femminili? XDD

        (ok, adesso torno a fare la seria).

  2. http://blog.alice.it/diamanta

    Sull’angelo non proferisco parola, sarebbe solo aggiungere il superfluo ^__^

    Sulla donna-medicina :))))))), alla quale ieri ho detto “da quando non ti prendo più sul serio”, dico solo che è una donna segnata, ormai la chiamerò solo donna medicina! :))))

    Su te… che sono sempre più orgogliosa (fin quasi a scoppiarne) di essere la tua mater (ok ok sdolcinatezza di fine giornata, i neuroni sono stanchi e vagano liberi)

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