Tirando le somme…

“Ma gli angeli non erano asessuati, mh?”
“Beh, ma se ci pensi, gli angeli famosi… Gabriele, Raffaele… Tutti maschi.”
“Che c’entra? Anche
Dio è al maschile, ma… Aspetta, ma Dio è asessuato?!”
“Ecco, ho creato il Male…”

Due paroline da sbattere poi sul LJ.
Sna sul divano, portatile di mater in uso da un paio di ore.
Dovevo scrivere degli articoli. Tre. Due articoli e un racconto. Ho scritto un racconto e un articolo e mezzo, e sono soddisfatta – e immensamente sgravata dal peso.

Grazie all’Angelo, occhi azzurri e un animo che – cazzo – dovrebbero clonare, per una lista di cose. Non da ultima una sana scopata, che non stona (rimembranze di un mio “Ci voleva…” molto significativo – stavo andando in secca – pessima scelta di termini), ma in primis, al solito, per essere l’essere che è.
E anche per trovarmi con lui, oggi pomeriggio, chinata a cercare ciottoli con il lago di fianco per trovare i giusti sassi da far rimbalzare sull’acqua.


Ho passato tre intensi giorni, senza tempo di spendervi due parole.
Ho un puttanaio (amiamo i francesismi) di cose da fare, tra cui alcune che neanche so che siano (mi sovviene un pezzo di mail del capo che virava sul: “Quando hai tempo volevo discutere del marketing per i week-end dell’albergo dei clienti.” – MARKETING? Moi? Che centro io?! E’ bello, davvero, e soddisfacente, essere considerati – valutati – persone poliedriche sul piano lavorativo, ma ci sono momenti in cui ti senti un attimino destabilizzata); il .txt sul desktop nominato “cosedafare.txt” ha avuto un sovraccarico, e serve per le scadenze urgenti. Terrore di dimenticare qualcosa. ‘affanculo il terrore, sta andando bene.


Venerdì appuntamento con i clienti per il logo & varie & eventuali, andati splendidamente.
Splendidamente: non riesci a credere che l’entusiamo, e la fiducia riposta, che leggi negli occhi del cliente siano realmente reali.
Soprattutto, a breve una mia creazione finirà su un cartellone, sul sito, sulla carta intestate, sull’etichetta da apporre alle bottiglie riserva e poi con il tempo sui fermatovaglioli, etc etc…
Una bottiglia riserva troneggia sul tavolo – per avere una copia della precedente etichetta da rifare – e ha un che di sacrale portare a casa una bottiglia di vino a conclusione di un appuntamento. E’ di quel genere di fottuta formalità che da qualche mese a questa parte sto scoprendo di adorare – perché la trovo tassello primevo della società quale unione di persone.
Riconoscimento di un accordo.
Piace, piace.


A quell’appuntamento ho anche avuto modo di conoscere una splendida personcina, che chiameremo la Danzatrice nella Storia, donna che nell’attuale periodo di pensionamento porta avanti un gruppo di danza antica, dal 1300 ai primi del 1900, unendo la propria passione per la danza con quella per la storia e la ricerca.
Una persona a cui puoi dire:
“… Sì, l’epoca posteriore all’Interdetto. Sì, Renier Zen è di quegli anni…”
E lei intende.
Non solo intende le informazioni – non siamo meri nozionisti – ma soprattutto intende la passione che può condurti a ricercare certe informazioni.
Devo ancora mandarle una mail con un paio di link utili, e prossimamente busserò alla sua porta per succhiarle informazioni su musica e danza nei primi del XVII secolo.
Vorrei tanto assistere – e vedrò di farlo – a uno degli spettacoli in cui tira fuori i costumi d’epoca delle cortigiane veneziane rinascimentali e post-rinascimentali – con le loro gonne che s’aprono sul davanti e le zeppe (sì, zeppe, di un’altezza che farebbe invidia ai trans di Viale Zara) e il trucco vermiglio…
Quella donna m’ha guardato negli occhi, sempre, cercando il mio sguardo, e guardandomi negli occhi si è detta felice di aver conosciuto una bellissima persona, che ha le doti per fare grandi cose, abile nel presentarsi e gestire le situazioni, scherzando sul mio futuro da manager in un modo che – cazzo – mi faceva venire voglia di cospargerla di rose rosse – e non sarebbe bastato.
Fregando un modo di dire tipico di Hyoga, scrivo: me la tiro indegnamente.
Me la tiro perché quel poco che so di quella donna, e di quella sua vita, me la fa stimare.
E – vi avrò ormai inculcato questo principio, miei teneri esserini – la stima di una persona che stimi è l’unica vera stima che accetti di metabolizzare.


Parliamo poi della Fiorista, altro fenomeno da baraccone per le doti che detiene.
Sabato sera Sna alle 22.00 uscì di casa per andare alla festa di compleanno di un’amica, a Milano.
Ci andò grazie a un passaggio della Fiorista.
Ora, la festa è stata piacevole. Tranquilla. Piacevole, tranquilla: sapete, miei folli esserini che ancora qui state a leggere, che la sottoscritta è una bestia da baraccone. Deve saltellare ed emettere gesti, sennò s’annoia.
Il sabato sera, alla festa, mi ha permesso di scoprire che la Fiorista è una di quelle personcine con cui improvvisare cabaret – e ciò crea, miei esserini, un’intesa che può con facilità santificare una serata.
Il suo commento alla serata è stato: “La prossima volta ci facciamo pagare.” Il mio commento è commemorare qui la Fiorista, ragazza di 23 anni che da un anno e mezzo, da sola, ha aperto un negozio – di fiori – in cui realizza composizioni artistiche. La stimo, realmente. Costei era con me in classe in prima liceo, ed era il classico soggetto punkabbestia in cui non riporresti speranza neanche per sbaglio.
Il prossimo commento sarà accompagnarla, come mi ha chiesto, da un fornitore in cui “trovi la feccia; tutti che sono stati dentro almeno qualche anno. Amo andare lì, ogni volta c’è questa sfida a chi comanda etc etc“. Vuole mostrarmi quanto se la cava bene nel farsi rispettare e nell’imporsi. Miei teneri esserini, se mi conoscete saprete che ciò causa in me un misto tra commozione e familiarità, una specie di tana calda a cui tornare ogni tanto…


A proposito di commozione, prigioni e legge del più forte (lodata sia), apro una parentesi su Miracolo della Rosa, di Jean Genet, il Santo (non l’ho detto io, eh; l’ha detto Sartre; in una biografia su Genet che non sono ancora – cazzo – riuscita a trovare in italiano o inglese).
Ci ho messo… Più di due mesi a finire quel libro. E’ stato pesante come il De Profundis di Wilde ai tempi, pesante inteso come mazzata morale sui denti mentre ti cacciano due dita in gola. Ma sono due dita che ti piacciono – solo che te le cacciano a spinte possenti, e se non sei per il master/slave, o se non sei Genet, hai bisogno di tempo per metabolizzare.
Non so se riuscirò a scrivere la recensione che vorrei scrivere, ma intanto vi dico: se potete, leggetelo. Se potete andare oltre all’estetismo, alla mera forma che Genet presenta – Genet è un mistico che dà forma alle proprie visioni con un chiaroscuro accecante, un dualismo netto, fuorviante.
Ma contiene perle di saggezza, sugli uomini e sulla società. Sulla bellezza e sulla santità. Sull’amore, nel suo senso più vasto. Amore come più concezioni d’amore messe assieme. Chiamo Genet il Ricolmo D’Amore. Pare potrebbe inglobare l’intero mondo, e cullarlo tra i due sfinteri, tanta è la fame di mondo. Ama così tanto che ti fa amare cose che sarebbero orripilanti, moralmente fuoriluogo, atroci, impossibili da digerire.
Non so come cazzo faccia.


Tornando alla Fiorista, dovrò incontrarmi con lei per delinearle il sito. Pagato, senza remore. (Right, devo ancora farle il prezzo – devo ancora vedere cosa vuole, e cosa di quello che vuole non so fare.) Son soddisfazioni.
Ciò mi ricorda che ho ancora un XHTML che attende d’essere conosciuto come si deve. Troppa roba T_T


Tornando al giornale…
Articolo sulla Street Art scritto a metà. Ho voluto informarmi bene, avendo avuto e avendo conoscenze che nell’ambiente sguazzano. Lungi da me dire stronzate. Taggare, writers, MC e via dicendo… Se frequentate Milano, avrete presente i Pinguini-Panettone (non quelli di Natale, quelli in strada). Se frequentate Milano, avrete visto diverse tra le tag che il Padiglione d’Arte Contemporanea riproporrà prossimamente in una mostra.
Se la cosa vi interessa, chiedete: vi darò le specifiche.
A me personalmente, deputata a metà degli articoli riguardanti l’Arte in quanto ex-frequentante di liceo artistico, fa piacere poter scrivere di writers anziché di boriosi artistoidi dalle opere incomprensibili ai più.
Proseguendo…
Articolo per la rubrica sull’etimologia (chi cazzo poteva creare una rubrica sull’etimologia se non io? :P) fatto. Lo scorso era sulle parolacce (acce acce), questo sulle sostanze stupefacenti (anche una cosa come l’etimologia può essere interessante se la prendi dal verso giusto), e mi sono decisamente divertita informandomi su alcune paroline.
Grazie a Joglara per l’idea sulla rubrica, e il sostegno nozionistico sull’articolo.
Infine…
Sna domandò, via mail, al capoccia:

“Ma quella memo segnata semplicemente sotto il mio nome ma senza titolo, cos’è?”
“Boh. Qualcosa di tuo per la terza.”
“…”
“Scrivi un racconto di fantascienza.”
“… Ghgh. Ok.”

(Eh, la professionalità. Qualsiasi cosa sia, intendo, è una bella parola, no?)

L’ho scritto.
Grazie a roninreloaded, che qualche giorno fa mi ha fatto tornare in mente Smoke et indi L’Era Di Smoke (2071-2074) e grazie agli Slipknot, album “The Subliminal Verses”, riascoltato oggi perché l’Angelo non apprezzava i Lamb.
(Ciò mi riporta alla mente una stupidissima vignetta fatta l’anno scorso, Slipknot addicted, con dentro anche il cantante – a voi, ero stupida, vero?).
Ma dicevo…
L’ho scritto e questo ve lo scodellerò che voi vogliate o meno. Perché, mi chiedete, perché? Ma ovviamente perché ne sono soddisfatta, e sono la bestia da baraccone di cui sopra, e sono egocentrica dell’ego delle mie creazioni. E sono tutti voi. Quindi voi siete mie creazioni e… Meglio se ci fermiamo qui.
Sono riuscita, ovviamente senza volerlo, a ficcare in quel racconto una briciola delle conclusioni a cui sono giunta nel mentre rifletto su Il Punto. Ho scoperto di essere giunta a quelle conclusioni, minime ma – CAZZO, FINALMENTE QUALCOSA – mentre lo concludevo.
Indi, ve lo scodellerò.
Non sul Triskell ma qui, perché – ed ecco un altro punto fondamentale – non solo non c’è omosex, ma la voce narrante è una RAGAZZA INCINTA. Soffermatevi. Avete letto? Sì? Avete compreso? Sono endemicamente incapace di scrivere qualcosa in first person donna senza che la first person divenga o me o un cosino bidimensionale. Sono? Ero. INCINTA! Sto godendo come un porcellino da latte, sappiatelo.


Ultimo punto in analisi, amaro: Roma, che non si fa. Il nostro ospite non ha al momento modo di ospitarci, indi si pospone.
Ma.
Io devo schiodare il culo da qui.
Ho detto a Joglara:
“Troverò una soluzione!”
Perché mi piace tantissimo dire quella frase e perché devo schiodare il culo dalla cittadina in cui attualmente lo poggio. Troverò una soluzione, dovesse collocarsi in una casa occupata londinese. Troverò. Basta volerlo. (Ora devo solo ricordarmi che lo voglio e non farmi distrarre e il gioco è fatto.)


Qualche citazione dagli Slipknot con cui andrò in loop a dormire…

I am a world before I am a man
I was a creature before I could stand

.

I push my fingers into my eyes
It’s the only thing that slowly stops the ache
But it’s made of all the things I have to take
Jesus it never ends, it works it’s way inside

.

Now all I do is live with so much fate
I’ve wished for this, I’ve bitched at that
I’ve left behind this little fact
You cannot kill what you did not create

Amen.

Video del giorno
Before I Forget
Slipknot

Più che video, canzone del giorno.
Gli Slipknot non fanno vedere i loro bei (…) faccini.
Onoriamo i Portatori di Maschera.

Notte.
(O mattina che sia, ‘fanculo…)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...