Computare

Le persone che incontri dopo un po’ di tempo che non le vedevi ti permettono di fare un piccolo sunto della tua attuale vita.
Ieri Sna ha incontrato una tizia (la mancanza di nome sottintende che non vi interesserà sapere chi è), e la tizia ha avuto la malaugurata idea di chiedere a Sna:

«Cosa fai in questo periodo?»

Quando si sono salutate Sna stava ancora facendo mente locale chiedendosi se avesse omesse qualcosa.

Il problema è, come Sna ha cercato di riassumere, che il focus di Sna punta sulla comunicazione.
E la comunicazione è ciò che (vorrebbe) fa(r) comunicare tra loro tutte le cose.
La comunicazione è onnipresente.
È il primo passo dell’individuo verso ciò che è esterno a se stesso (spesso, anche verso ciò che è interno).

Sna, ora, a parte come al solito scrivere, e studiare pseudo-storia (pseudo-storia: studio di tutti gli elementi di un periodo storico con approfondimenti sulle aree di interesse; insomma, uno storico probabilmente mi sputerebbe in un occhio), a fare grafica, correggere articoli, scriverne, lavorare part-time in un negozio e via discorrendo
… Sta cercando di dare un metodo a ciò che concerne le conoscenze relative alla costruzione di un sito web.
Il metodo che fino a ora ha portato avanti più che un metodo era un insieme di mosse paracule. (Mescola l’uso dell’editor a copia/incolla da manuali on-line; ad esempio, giuro, non saprei dirvi il codice per una tabella o un frameset; dei CSS non parliamo, ogni volta devo andare a controllare la sintassi.)
La mia conoscenza dell’argomento non mi darebbe il diritto di mettere online un sito. Quindi, la mia coscienza mi prende a calci urlandomi:

«CRISTO, DEFICIENTE, STUDIA!»

(Vi ho mai detto della simpatia della mia coscienza?)



Sul tavolo: stampa di due manuali di XHTML.
Non vi tedierò spiegandovi le specifiche dell’XHTML, ma vorrei parlarvi di quella X che sta a eXtensible.
Sforzo di uniformare la struttura di un sito web, con un linguaggio che permetta di ospitare una serie infinita e svariata di altri linguaggi – facendo sì che il sito sia però funzionante anche senza la serie infinita e svariata dei linguaggi aggiunti.
(Non rinunceremo a Babele.)

Il Linguaggio Macchina è stato quello con cui Sna è cresciuta. Non nel senso che l’hanno infilata in un’immensa incubatrice che con voce da robot anni ’80 la svezzava, ma nel senso che Sna ha sempre avuto un PC in casa. Il giorno in cui ha avuto il diritto di accendere il PC da sola, senza abbisognare della paterna figura che fosse lì ad assicurarsi che non commettesse cazzate, è stato per Sna un gradino di presa maturità (aveva già 5 anni?).
Sna è stata un caso a parte, per la propria generazione, composta di due tipologie di individui: la massa, media matematica e maggioranza, totalmente ignorante nell’utilizzo e nella convivenza con un PC; i nerd, quelli che oggi, miei coetanei, conoscono dai 10 ai 90 linguaggi di programmazione (e solitamente non conoscono altro, socialità compresa).
Sna non ha mai imparato a programmare. Il suo uso del PC si è sempre limitato agli scopi ludici o di base (videogames, documenti word, grafica). Ricordo una volta in cui mi ero ficcata in testa di aiutare un server in cui ero GM studiando un po’ di programmazione. Ricordo un amico programmatore che, online, ha cercato inutilmente di introdurmi al C. Fallimento totale.
Per ogni materia esistente, o arte che dir si voglia, esiste una logica.
A Sna quella logica mancava del tutto, supponiamo.
… Per l’HTML e affini è diverso.
(Sarà che l’HTML è una stronzata, mh?)
Sna è divenuta un individuo con navigata intimità con il Linguaggio Macchina, nel senso che stare davanti a un PC è per lei cosa naturalissima. La logica di un PC, al suo livello basilare, è scontata (per questo raccomandiamo di non farvi mai spiegare da Sna qualcosa a riguardo di un computatore, nel caso doveste avere qualche sorta di blocco: vi tratterà come se foste dei deficienti, ciechi, assurdo che non capiate!). È scontato e naturale, per Sna, organizzare le cose per cartelle. È scontato e naturale, per Sna, che se una cosa non funziona la colpa è sua, non della cosa che non funziona. (Un computer è stupido esattamente quanto la persona che lo usa.) È liscio come l’olio, per Sna, passare otto ore al giorno davanti a un PC. Anche 24, se servono. Lisce come l’olio.
L’evoluzione ha voluto che le generazioni successive a quella di Sna avessero il suo stesso itinerario di presa di coscienza dell’elemento macchina. Il trattarlo come cosa scontata, immensa e minuscola. Sna è cresciuta con ragazzi perché, tra le altre cose, e per motivi che le sono ancora ignoti, le connotazioni nerd erano solitamente indossate da maschietti e non da femminucce (ricordo biglietti passati tra me e un mio compagno, alle elementari, sulla risoluzione e sui trucchi di The day of the tentacle). Ricordo Sna a 14 o 15 anni in una soffitta veronese, capodanno, computer in rete, e non-stop di Unreal Tournament per tutta la notte. (E voi, figli della PS, siete degli inetti perché non sapete gestire contemporaneamente più di 15 pulsanti :P)

… Ma stiamo divagando con ricordi che fanno sentire Sna una vecchietta.
(L’importante è essere giovani dentro. Cosa che Sna non è mai stata e sempre sarà. Un gemello è pubescente e l’altro ha novant’anni. Regolare, no?)

Quando è arrivato Internet, Sna ha pensato, pischella, che avrebbe potuto parlare con un cinese in Cina.
Non importava che Sna non sapesse il cinese. Quisquilie. L’importante era il poter essere connessi.
E lo è.
Abbattimento delle barriere geografiche.
La Rete è meritocratica.
Il mio aver visto un computer funzionare in DOS anziché WINDOWS mi fa guardare al medio usufruitore incosciente del codice binario che scorre sotto agli input lanciati come a un uomo di materia inconsapevole di stare guardando il Velo di Maya.
Sna sa del codice binario, e di una serie di linguaggi che permettono, ad esempio, di farle vedere sullo schermo le parole che sta scrivendo. Sa, ma non saprebbe ricreare tutti i processi. Sa perché ha visto, e quindi oggi, guardando allo schermo e non potendo decifrare, non può che avere fede in ciò che sta sotto all’interfaccia.
Studiare l’XHTML non è che il suo piccolo contributo. Tutto parte con un gruppo di nerd al MIT (non Movimento Identità Transessuale, ma Massachusetts Institute of Technology) che giocano con un trenino. A questo gruppo viene messo a disposizione il primo computatore, un macchinone in cui inserire schede perforate. Le schede perforate sono il programma. Il computatore legge i pieni e i vuoti ed esegue. Per convincere il corpo insegnanti della validità di questo computatore, lo programmeranno per essere abile nel gioco degli scacchi. Il computatore, in una partita contro l’insegnante, vincerà.


Sna non vuole programmare un vincitore a scacchi.
(Sna ricorda il suo papino che programmava giochi di carte per poi giocarci. E pseudo-platformgame dalla grafica disdicevole.)
Sna vuole sfruttare il presente.
Sna ama la comunicazione, e quello che scorre in questo computatore è un flusso di informazioni.
A volte mi soffermo pensando alla tecnologia wireless, e a onde invisibili che passando da un dispositivo all’altro mi attraversano.
E contemplo.
Mi capita anche quando penso alla parola opensource.
Contemplo.
(Cosa, contemplo? Non lo so. Sto riflettendo, ancora, sullo scopo di Sna, sulla sua utilità, e il discorso ingloba tutto.)

3 comments

  1. ricordo lo schermo nero con le cifre verdi!

    …e il portatile della epson, schermo blu, lettere avorio… bbrrr… mi sembra di essere Norton che arreda la casa col catalogo dell’Ikea…

    1. Spero tu non finisca con un buco nella guancia.
      Non ti donerebbe, madrina.
      E Nicola piangerebbe tanto tanto tanto. *nods*

      (Norton in American History X. *__* Ieri sera lo stavo facendo vedere a un’amica…)

      1. ##Spero tu non finisca con un buco nella guancia.
        Non ti donerebbe, madrina.
        E Nicola piangerebbe tanto tanto tanto. *nods*##

        Cercherò di fare attenzione^_-
        Povero Nicola! Non facciamolo piangere!!!

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